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Segno del punto interrogativo o punto di domanda
Segno del punto e virgola.
Segno del punto esclamativo al contrario, usato nella punteggiatura spagnola

Nell'ortografia, la punteggiatura (o interpunzione) è un sottosistema di segni paragrafematici comprendente un insieme di segni (detti segni interpuntivi) che servono a separare o a evidenziare parole, gruppi di parole (o sintagmi[1]) e frasi; col punto a terminare il periodo oppure, come in certa prosa giornalistica, a frammentarlo. Variabile da una lingua all'altra, l'impiego della punteggiatura è definito parte dalle regole proprie di una lingua (non ancora codificate in italiano), parte dalle credenze dello scrivente.

StoriaModifica

I primi esempi di segni che indicano pause nel discorso compaiono nella stele di Mesha dei Moabiti (IX sec. a.C.). Con lo stesso scopo i Greci usavano punti variamente disposti (spesso uno sopra l'altro, come l'attuale due punti) e così pure i Romani, che introdussero la virgola (dal latino virgula, "piccola verga"). Tuttavia furono soprattutto gli amanuensi medievali a farne uso e a idearne di nuovi. Per esempio il punto esclamativo, che deriva dal latino io ("evviva"), posta alla fine della frase per indicare gioia o sorpresa. Col tempo "i" si spostò sopra "o", poi "o" diventò un punto e "i" diventò la parte superiore del segno esclamativo. Sorte simile ebbero "q" ed "o" di quaestio ("domanda"), posta al termine delle frasi interrogative: "q" si spostò sopra "o", "o" divenne un punto e "q" si trasformò nella parte superiore del punto interrogativo.[2] Gli antichi Greci usavano il punto e virgola come punto interrogativo e tuttora, in greco moderno, il punto interrogativo è rappresentato da un punto e virgola.

 
Segni che mostrano le parentesi tonde, quadre, angolate, graffe e uncinate

Nel corso dei secoli vi è stata un'intensa attività di elaborazione per l'uso "corretto" della punteggiatura e una serie di discussioni più o meno vivaci a seconda dei periodi storici, soprattutto in relazione all'uniformità e alla stabilità delle sue "regole". Non va tuttavia dimenticato che un determinato uso della punteggiatura, se non addirittura la sua eliminazione, può rappresentare la "cifra stilistica" di alcuni autori. Sull'odierna tendenza a un impiego ridotto dei segni d'interpunzione, può essere utile ricordare l'affermazione (tuttora valida) di Francesco Flora, secondo il quale «i moderni tendono con ragione a diradare i troppi segni di interpunzione. Ma sono anche capaci di abolirli affatto, talvolta per eccesso di raffinatezza, talvolta per manifesta ignoranza».[3]

TipiModifica

Nella lingua italiana, i segni di punteggiatura sono i seguenti[4]:

Questi segni esistono nelle principali lingue indoeuropee. Tuttavia, sono ravvisabili alcune eccezioni, ad es. per la lingua spagnola: mentre in altre lingue occidentali una frase interrogativa o esclamativa finisce con <?> o <!>, in spagnolo questa viene racchiusa tra <¿> e <?> e tra <¡> e <!>; in greco, infine, l'interrogazione si esprime con un segno d'interpunzione simile al punto e virgola, detto Ερωτηματικό (erōtēmatikó).

PauseModifica

Alcuni segni rappresentano pause. Nelle lingue neolatine, questi sono il punto, la virgola, il punto e virgola e i due punti. Le lingue non neolatine possono usare altri segni: ad esempio nell'alfabeto armeno la pausa alla fine di un periodo si indica con il segno ։ detto վերջակետ, verdjaket simile graficamente ai due punti latini; altre come la lingua thai non utillzzano pause perché le parole sono scritte senza la spaziatura che nella lingua thai si usa invece solo alla fine del periodo. In dottrina il punto viene considerata una pausa forte e chiusa mentre la virgola una pausa debole e aperta. Sul punto e virgola e sui due punti le teorie non sono concordanti. Secondo l'Enciclopedia dell'italiano Treccani sono pause intermedie.[5][6]

NoteModifica

  1. ^ Per es. nella frase il gatto miagola, i sintagmi sono due: il gatto (s. nominale) e miagola (s. verbale)
  2. ^ Focus Storia, ottobre 2011, n. 60, p. 80.
  3. ^ "Punteggiatura (segni d'interpunzione): regole ed esempi pratici", su Dossier.Net.
  4. ^ Maurizio Dardano e Pietro Trifone, Grammatica italiana. Con nozioni di linguistica, Bologna, Zanichelli, 1995. ISBN 88-08-09384-0.
  5. ^ Massimo Bray (a cura di), due punti, in Il Vocabolario Treccani, Enciclopedia dell'Italiano I, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010.
  6. ^ Massimo Bray (a cura di), punto e virgola, in Il Vocabolario Treccani, Enciclopedia dell'Italiano II, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Antonelli et al., Storia della punteggiatura in Europa (a cura di Bice Mortara Garavelli), Roma, Laterza, 2008. ISBN 978-88-420-8688-8.
  • Antonio Frescaroli, La punteggiatura corretta. La punteggiatura efficace, Milano, De Vecchi, 2009. ISBN 978-88-412-3530-0.
  • Alberto Cevolini, Punteggiare la comunicazione e comunicare la punteggiatura, «La Bibliofilía», a. CXI, n. 3, 2009, pp. 301-307.

Voci correlateModifica

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