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QV66

tomba della regina egizia Nefertari
QV66
QV66 Nefertari.jpg
Dipinti e iscrizioni sulle pareti della QV66.
CiviltàAntico Egitto
UtilizzoTomba
EpocaNuovo Regno (XIX dinastia)
Localizzazione
StatoEgitto Egitto
LocalitàLuxor
Scavi
Data scoperta1904
ArcheologoErnesto Schiaparelli
Amministrazione
PatrimonioTebe (Valle delle Regine)
EnteSupreme Council of Antiquities
VisitabileNo
Mappa di localizzazione

Coordinate: 25°43′59.88″N 32°36′00″E / 25.7333°N 32.6°E25.7333; 32.6

La tomba QV66 è la tomba della regina egizia Nefertari nella Valle delle Regine (vicina alla famosa Valle dei Re) ed è considerata una delle tombe più belle della valle.

Scoperta della tombaModifica

È stata scoperta nel 1904 nella Valle delle Regine, a Tebe ovest, da un italiano, Ernesto Schiaparelli, che fu il direttore del Museo Egizio di Torino. La tomba è composta di diversi ambienti: scale d'ingresso, anticamera con annesso laterale, scale inferiori, sala del sarcofago con due piccoli annessi, una nicchia e una cella finale. La scala di raccordo scende nel sottosuolo in maniera leggermente asimmetrica, probabilmente per evitare che la sala del sarcofago venisse scavata troppo vicina alla tomba della madre di Ramses, che era situata a fianco, con rischio di crolli. Nonostante la tomba fosse stata già violata e spogliata degli arredi, Schiappareli rilevò che era una delle tombe più belle della valle per le raffinate pitture che decoravano le pareti e il soffitto.

Decorazione della tombaModifica

Si può ancora ammirare la bellezza dell'antica tomba. È infatti diversa rispetto alle tombe di altre regine (solitamente più semplici e dotate solo di una camera funeraria) e si ispira piuttosto alle sepolture faraoniche della vicina Valle dei Re.

 
Lo schema della tomba.

La struttura è articolata: una scala discendente porta a un'ampia anticamera, con un vestibolo laterale. Da qui parte un'ulteriore scala discendente con scivolo centrale (per calare il sarcofago) che porta alla sala principale o sala d'oro, che aveva al centro il sarcofago. La sala è sorretta da 4 pilastri decorati, con tre piccoli annessi, probabilmente destinati gli arredi funerari e una piccola cella per i vasi canopi. Sulle pareti della seconda scala discendente, la decorazione è anche a rilievo.

I dipinti raggiungono apici di qualità nell'ambito dell'arte funeraria egizia soprattutto per la ricchezza di colori (verde, blu egiziano, rosso, ocra gialla, bianco e nero) e dei dettagli, mentre i temi e i contenuti rispettano le indicazioni contenute nel Libro dei morti. Il soffitto è sempre azzurro, puntellato di stelle gialle a cinque punte. Le immagini sono presenti in tutti gli ambienti e descrivono il viaggio di Nefertari verso l'aldilà.

I quattro pilasti che circondavano il sarcofago sono decorati con figure di Osiride-Nefertari, del pilastro "ged", simbolo della colonna vertebrale di Osiride e di resurrezione, di Horus-sacerdote con pelle di leopardo, di Nefertari con Iside che le porge la croce della vita ankh e che viene abbracciata da Hator.

Negli annessi laterali è raffigurata la tomba di Osiride ad Abido e varie divinità con la croce ankh.

Nelle pareti della sala del sarcofago è raffigurato lo spirito della regina, che, uscito dal corpo, inizia il suo viaggio e entra nel mondo sotterraneo, dove incontra e onora molte divinità tra le quali Osiride, Anubi, Thot, Selkis e Hator. Nefertari si presenta recitando le formule appropriate ai pericolosi guardiani del primo e secondo cancello e ai guardiani dei restanti cancelli. Al termine Nefertari si presenta al cospetto di Hator Anubi e Iside e si tramuta in Osiride (dio dei morti), con il conseguente, auspicato raggiungimento dell'immortalità e della pace eterna.

Nelle scale di collegamento, la dea Iside è raffigurata due volte inginocchiata in atteggiamento protettivo del segno shenu ("oro"), ai lati dell'ingresso della sala del sarcofago, che doveva essere ricca di tesori. Nefertari lungo le scale fa offerte ad Hator e Nefti, sotto lo sguardo di Anubi in forma di sciacallo, seduto con lo scettro sopra una cappella. Sull'architrave la dea Maat con le sue ali protegge il cartiglio di Nefertari, che è raffigurato nuovamente ai due lati delle scale con in alto il disco solare e due piume e ai lati due serpenti urei con le corone dell'Alto e Basso Egitto.

Nell'anticamera superiore le dee Neith e Selkis introducono la regina alle altre divinità. Lo spirito della regina rinata (il ba o anima della regina, raffigurato come un uccello dal volto umano) è poggiato sul tetto della tomba, pronto per salire al cielo in unione con Ra il dio Sole. Vi è raffigurata il simbolo di Atum, il dio creatore, tra due leoni, l'airone cinerino simbolo di resurrezione, la mummia osiriaca di Nefertari sul letto funebre, guardata da Iside e Nefti in forma di falco, la porta della necropoli e l'occhio ujat. In un'altra scena la regina è seduta in un chiosco, su una trono dorato che gioca a un gioco simile alla dama, il senet.

Nell'annesso laterale superiore, probabilmente dedicato al deposito delle offerte alimentari, compare la Regina che fa ricche offerte di stoffe a Ptah e si rivolge a Thot per avere gli strumenti da scriba. Nella parete di fondo la regina presenta offerte di animali e incenso ad Osiride e Atum in trono. Nefertari poi adora il passaggio di un toro con le sette vacche celesti e i 4 timoni del cielo, che simbolicamente richiamano le formule del cap. 148 del Libro dei morti, che servono ad ottenere in eterno i cibi necessari al defunto nell'Aldilà.

Restauro di Adriano LuziModifica

La tomba venne chiusa negli anni 50 del XX secolo a causa dei danni causati dalle infiltrazioni d'acqua e dai sali, che distaccavano le pitture. Solo nel 1986, grazie all'intervento del Getty Conservation Institute e dell'Egyptian Antiquities Organisation, fu fatto un primo intervento di emergenza. Nel 1988 arrivò Adriano Luzi, un restauratore italiano, che prima di operare in Egitto si era occupato del restauro delle opere di Gian Lorenzo Bernini, Daniele da Volterra e Jacopo Zucchi. Il restauro durò dal 1988 al 1992. Quando restaurava la tomba, Luzi rimase meravigliato dalla bellezza delle scene e ci lavorò ben 6 anni restaurando meticolosamente ogni centimetro dei 520 metri quadrati. Dopo il restauro, nel 2003, si decise di mantenere la tomba definitivamente chiusa al pubblico.

La copiaModifica

Verrà realizzata per i turisti una copia visitabile della tomba nella Necropoli di Tebe che costerà 700 000 euro. Il provvedimento è atto a salvaguardare gli spettacolari colori della “Cappella Sistina dell'antico Egitto” dagli agenti atmosferici e dai danni provocati dai visitatori.

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