Questa è la vita (film 1954)

film del 1954 diretto da Aldo Fabrizi, Giorgio Pàstina, Mario Soldati, Luigi Zampa
Questa è la vita
Questa è la vita.png
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1954
Durata96 min
Dati tecniciB/N
Generecommedia
RegiaAldo Fabrizi, Giorgio Pàstina, Mario Soldati, Luigi Zampa
SoggettoLuigi Pirandello (novelle)
SceneggiaturaGiorgio Bassani, Vitaliano Brancati, Aldo Fabrizi, Mario Soldati, Luigi Zampa, Giorgio Pàstina
ProduttoreFelice Zappulla
Casa di produzioneFortunia Film
Distribuzione in italianoTitanus
FotografiaGiuseppe La Torre
MontaggioEraldo Da Roma
MusicheCarlo Innocenzi, Armando Trovajoli
ScenografiaPeppino Piccolo, Salvatore Prinzi
Interpreti e personaggi
La giara, regia di Giorgio Pàstina

Il ventaglino, regia di Mario Soldati


La patente, regia di Luigi Zampa


Marsina stretta, regia di Aldo Fabrizi


Doppiatori originali

Questa è la vita è un film a episodi del 1954 diretto da Giorgio Pàstina, Mario Soldati, Luigi Zampa e Aldo Fabrizi.

TramaModifica

La pellicola racconta quattro episodi tratti dalle novelle pirandelliane: La giara, Il ventaglino, La patente e Marsina stretta.

La giaraModifica

L'episodio è diretto da Giorgio Pastina.

Don Lolò Zirafa, un proprietario terriero ignorante e prepotente, ha paura che la sua grossa giara si rompa per causa di un temporale che sta per arrivare e l'affida ad un suo dipendente che la spacca. Infuriato, Don Lolò accusa tutti e una volta calmo sotto il consiglio di uno dei contadini chiama il mastro Zi' Dima per aggiustare la giara, ma questi ci rimane incastrato dentro, e preferisce rimanere nell'insolita situazione piuttosto che pagare a don Lolò i danni della nuova rottura della giara che gli permetterebbe di uscire. Il padrone, non avendo più scelta, manda la giara a rotolare contro un albero, lasciando uscire Zi' Dima ma distruggendo il contenitore questa volta irreparabilmente.

Il ventaglinoModifica

L'episodio è diretto da Mario Soldati.

Tuta, una ragazza madre, non ha lavoro e non sa come nutrire il suo bambino.

Ai giardini pubblici incontra un'altra donna che le regala un pezzo di pane, ma il figlio di una signora benestante, per fare un dispetto al suo coetaneo povero, si appropria del pane e lo getta nella fontana; la signora, mossa a pietà, regala pochi soldi alla madre povera, ma questa senza nessuna ragione logica li usa per comprare un ventaglio da un venditore ambulante.

Poco dopo Tuta sembra prendere in considerazione l'idea di prostituirsi per vivere con un qualche agio.

La patenteModifica

L'episodio è diretto da Luigi Zampa, con la sceneggiatura dello stesso Zampa e di Vitaliano Brancati.

Rosario Chiarchiaro è considerato portatore di sfortuna del paese: il pregiudizio impedisce all'uomo e alla sua famiglia di vivere serenamente pensando di ricorrere alle vie legali, ma ha un ripensamento e anzi pensa di usare il pregiudizio a proprio vantaggio, esigendo denaro alle persone vicine per farlo allontanare. Il progetto viene accettato e Rosario detta alla propria figlia, in lacrime per la vergogna e l'umiliazione, il listino dei prezzi che l'uomo chiede per allontanarsi da situazioni a rischio.[1]
La voce narrante tuttavia conclude prefigurando un destino più roseo per Rosario Chiarchiaro e la sua famiglia con l'abbandono della professione di iettatore.

Marsina strettaModifica

L'episodio è diretto e interpretato da Aldo Fabrizi.

Il corpulento professor Fabio Gori viene invitato alle nozze di una sua ex allieva, e per l'occasione si fa prestare una marsina che però è irrimediabilmente troppo stretta per lui: d'altra parte l'uomo non intende rinunciare a indossarla. Giunto a casa della sposa, viene a sapere che la madre di lei è morta per l'emozione di vedere la ragazza maritata. I parenti dello sposo, ricchi, arroganti e contrari al matrimonio, intendono sfruttare l'occasione del lutto per rimandare indefinitamente le nozze: ma Gori, rendendosi conto che il futuro marito è una persona perbene e che renderebbe felice la sua ex allieva, e anche che, se si perdesse l'occasione, i parenti di lui sarebbero in grado di allontanare definitivamente i due giovani, insiste perché il matrimonio si celebri lo stesso malgrado la disgrazia, e riesce nel suo intento. Alla fine confessa di aver trovato la forza di reagire alle ipocrite proteste dei parenti dello sposo proprio per lo stato di irritazione dovuto al fatto di indossare un indumento così stretto.

ProduzioneModifica

PrefazioneModifica

La pellicola è presentata dall'attore e doppiatore Emilio Cigoli, che spiega il senso dei quattro episodi da una sala doppiaggio.

NoteModifica

  1. ^ Lo jettatore è quello che paga per tutti, su LaStampa.it. URL consultato il 6 luglio 2017.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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