Questione settentrionale

Questione settentrionale è un termine utilizzato nel recente dibattito politico italiano (che non ha ancora avuto un vero riconoscimento accademico come la ben nota e contrapposta questione meridionale)[senza fonte][non chiaro] per identificare le problematiche sociopolitiche correlate con la presunta condizione di disagio delle regioni dell'Italia settentrionale nei confronti delle politiche seguite per decenni dal governo italiano nella seconda parte del XX secolo.

Secondo Alfredo Canavero la questione settentrionale sarebbe stata presente sin dalla fondazione del Regno d'Italia, in quanto egli ritiene che ad «un Settentrione attivo, progredito ed operoso contrapposto a Roma capitale e ad un meridione parassitario, arretrato e indolente, il nord ha sempre rivendicato una propria peculiarità (e una propria superiorità) rispetto al sud»[1].

Tali correnti di pensiero hanno trovato risonanza e rappresentazione nel movimento politico della Lega Nord, ma hanno suscitato attenzione e riconoscimento anche in altri partiti[2] che ha dimostrato sensibilità verso una certa autonomia, soprattutto economica, dell'Italia settentrionale (ad esempio con il federalismo fiscale).

Indice

Cenni storiciModifica

La questione settentrionale vede un antecedente nelle posizioni di alcuni pensatori dell'Ottocento: Cesare Correnti nel 1860 sul quotidiano La Perseveranza, scrisse l'articolo Finis Longobardiae che viene indicato da alcuni come precursore di tale tematica[1]. Si sviluppò poi, soprattutto in Lombardia, una posizione in difesa delle istituzioni amministrative autonome locali[3] in cui lo "Stato di Milano" veniva opposto ad una gestione centralistica del paese[4].

Dalla fine dell'Ottocento e per tutto il Novecento vi fu, secondo questo tipo di visione, una ricorrente contrapposizione, effettiva o di maniera tra un settentrione aperto alle attività industriali e un meridione passivo.

Il collegamento tra questo filone storico e la sua successiva reincarnazione politica fu legato alla figura di Gianfranco Miglio, professore universitario di scienza della politica e che per alcuni anni fu punto di riferimento non solo nel mondo culturale[5], ma anche all'interno della Lega Nord, fino a quando le visioni di Bossi non entrarono in conflitto con le idee di Miglio[6].

Lo sviluppo negli anni novantaModifica

Negli anni novanta la questione settentrionale passò da dibattito culturale a rivendicazione politica.

I punti cardine della questione settentrionale in questo senso sono riassumibili in una maggiore indipendenza della cosiddetta Padania dalle regioni centrali e meridionali, accusate di essere un peso per la parte produttiva del paese. Umberto Bossi dichiarò più volte che se l'Italia settentrionale fosse stata divisa da quella meridionale sarebbe riuscita a rispettare i parametri di Maastricht richiesti e partecipare a pieno titolo all'Unione europea (soddisfacendo in breve tempo i parametri economici), sarebbe dotata di infrastrutture migliori in quanto il denaro pubblico non sarebbe stato sprecato nella Cassa del Mezzogiorno in opere e appalti fagocitati dalla criminalità organizzata.[senza fonte]

La ripresa del dibattitoModifica

Alcuni editorialisti accademici rimasero scettici sulla vera fondatezza della questione settentrionale mentre altri, anche al di fuori dell'Italia, contribuirono ad alimentare il dibattito riconoscendo tale questione[7][8].

Dal punto di vista politico l'esito delle elezioni del 2008 (con un largo successo della Lega Nord) fece comunque tornare in auge la discussione sulla questione settentrionale[9] Nonostante la questione settentrionale fosse stata per anni appannaggio politico della Lega Nord, anche esponenti settentrionali del centrosinistra (come Sergio Chiamparino, Riccardo Illy, Massimo Cacciari, etc.) sulla spinta delle considerazione che seguirono le elezioni, iniziarono a considerarla più apertamente (anche se lo avevano già anticipato in una festa dell'Unità del 2000[10]).

NoteModifica

  1. ^ a b caffeeuropa.it: "La questione settentrionale" (Alfredo Canavero).
  2. ^ Partito Democratico: "Il Pd affronterà la questione settentrionale" (2008).
  3. ^ Ne furono espressione – ad esempio – i risultati della Commissione Giulini che sancì l'annessione di nuovi territori lombardi al Piemonte di Vittorio Emanuele, mantenendo separati gli ordinamenti amministrativi delle due regioni, lasciando che in Lombardia continuassero a sussistere una parte delle istituzioni austriache esistenti.
  4. ^ La scuola lombarda (tra i repubblicani Carlo Cattaneo) era tradizionalmente su posizioni federaliste, mentre la soluzione di un forte governo centrale trovò fautori proprio tra i politici di un'altra regione settentrionale: il Piemonte.
  5. ^ In un primo tempo il dibattito fu soprattutto culturale e trovò espressione nel testo Le contraddizioni dello Stato unitario (in Miglio – Benvenuti, L'unificazione amministrativa e i suoi protagonisti, Publicaziun ISAP, Neri Pozza, Vicenza, 1969).
  6. ^ Corriere.it: "Miglio: Bossi non è federalista e attenti a quelle speronate" (1994).
  7. ^ Ricolfi: attenti il Gattopardo si farà un boccone del federalismo, milano.corriere.it, 26-1-2010. URL consultato il 6-7-2010 (archiviato dall'url originale il ).
  8. ^ Il nord Europa con Francia e Germania, Roma e il sud vadano con la Grecia, la Repubblica, 30-4-2010. URL consultato il 6-7-2010.
  9. ^ polena.net: "Le elezioni di aprile e la questione settentrionale" (Luca Ricolfi, Paola Ferragutti, Francesca Dallago)
  10. ^ Festa Unità 2000 da Radio radicale.

BibliografiaModifica

  • Massimo Riva, Intervista su la questione settentrionale, Rionero in Vulture, Calice, 1994
  • Ada Ferrari, Alcide De Gasperi e la questione settentrionale, Firenze, Le Monnier, 2004
  • Giuseppe Berta, La questione settentrionale: economia e società in trasformazione, Milano, Feltrinelli, 2007
  • Aa. Vv., Questione settentrionale, Meridiana. Rivista di Storia e Scienze Sociali. Vol. XVI, Imes, Roma 1993

Voci correlateModifica