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Quod temptabam dicere versus erat è un verso del poeta romano Ovidio, tratto dall'opera Tristia (IV, X, 26). La sua traduzione è: "ciò che tentavo di dire diventava verso".

Questo verso conclude la descrizione di Ovidio riguardante la propria naturale inclinazione verso la poesia ed il suo rapporto con il padre. Egli era nato infatti con tale vocazione poetica, ed il suo talento si era presto manifestato. Il padre, che desiderava per il figlio una carriera forense, cercò di scoraggiare le sue ambizioni, ricordandogli spesso che anche il grande poeta Omero era vissuto in povertà.

Ovidio, pur sforzandosi di seguire i consigli paterni, scrive appunto che qualunque cosa provasse a scrivere diventava un verso poetico:

(LA)

«Saepe pater dixit: "Studium quid inutile temptas?
Maeonides nullas ipse reliquit opes".
Motus eram dictis, totoque Helicone relicto
scribere conabar verba soluta modis.
Sponte sua carmen numeros veniebat ad aptos,
et quod temptabam dicere versus erat.»

(IT)

«Spesso il padre mi diceva: "Perché tenti uno studio inutile?
Il Meonide (Omero) stesso non ha lasciato alcuna fortuna".
Ero scosso dalle sue parole, e lasciato del tutto l'Elicona
provavo a scrivere parole libere dal ritmo.
Ma spontaneamente un carme si formava nei metri appropriati,
e ciò che tentavo di dire diventava verso.»

(Ovidio, Tristia (IV, X, 21-26))

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