Rādhā

divinità induista
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Raffigurazione di Rādhā mentre disegna l'immagine del suo amato Kṛṣṇa (XIX secolo).
(SA) « vilikhati rahasi kuraṅga-madena bhavantam asamaśara-bhūtam
praṇamati makaram adhaḥ vinidhāya kare ca śaram nava-cūtam
sā virahe tava dīnā
mādhava manasija-viśikha-bhayāt iva bhāvanayā tvayi līnā
 »
(IT) « Disegna in segreto con muschio di cerva te, divenuto il dio dell'amore,
e adora deponendo il delfino e la freccia di mango novello che aveva nella mano,
o Mādhava, per paura delle frecce d'amore stretta a te nell'immaginazione
lei, afflitta perché l'hai abbandondata
 »
(Jayadeva, Gitāgovinda, 92 (IV, 6, 1-4); trad. Giuliano Boccali)
Dipinto di Rādhā e Kṛṣṇa (XVII secolo)
Altare contemporaneo con la coppia Rādhā-Kṛṣṇa[1] messi fianco a fianco (yugala-mūrti)

Nella religione induista, Rādhā (anche con il nome più arcaico di Rādhikā; anche Rādhārāṇī) è una bellissima gopī, una pastorella del villaggio di Vṛndāvana, compagna eterna del dio Kṛṣṇa, considerato nelle teologie viṣṇuite/kṛṣṇaite come la Persona suprema, il Bhagavat.

« Rādhā è stata venerata dai devoti di Viṣṇu non solo come l'amata terrena di Kṛṣṇa ma anche come la sua eterna consorte, la metà della dualità divina. [...] Rādhā, personificazione dell'ideale dell'"amore devozionale" (prema bhakti), è divenuta essa stessa oggetto del culto viṣṇuita, talvolta come una realtà mediatrice, ma spesso come realtà suprema, più elevata dello stesso Kṛṣṇa. »
(Donna Marie Wulff, Rādhā, in "Enciclopedia delle religioni", vol.9; Milano, Jaca Book, 2006, p. 299)

Secondo alcuni racconti poetico-religiosi hindū, segnatamente bengalesi, Rādhā è la moglie del pastore Āyāna[2]. Un altro pastore di Vṛndāvana, di nome Nanda, alleva il piccolo Kṛṣṇa, il quale divenuto giovinetto amoreggia con molte gopī, figlie e mogli dei pastori[3], tra cui, la principale, è Rādhā.

Nell'articolata simbologia teologica hindū, Rādhā rappresenta la totale devozione per Dio, Kṛṣṇa, e l'abbandono, amoroso e incondizionato, a lui (prema bhakti), sentimento che, nella visione viṣṇuita, rappresenta il più alto principio dell'intero universo. Tale forma di abbandono amoroso è governato dalla potenza del "piacere" (s.m. hlāda, hlādinī) spirituale e trascendente. In questo senso, per alcune teologie la stessa Rādhā è una manifestazione di Dio, Kṛṣṇa, ovvero della sua potenza quando egli intende manifestare il "piacere", e tale manifestazione va intesa come atemporale.

L'amore spirituale di Rādhā verso Kṛṣṇa, ma adultero nei confronti del proprio marito terreno, viene reso come la metafora dell'amore più elevato, perché solo l'amore tra gli amanti che nulla si devono l'un l'altro, a differenza di quello coniugale mediato per mezzo di un accordo, è inteso come il più puro[4].

Indice

Origini e sviluppiModifica

Non si hanno notizie certe sull'origine di questa figura mitologica e religiosa. La fonte più antica consiste in una serie di versi resi in sanscrito, pracritico e apabrahṃśa, che dimostrerebbe come intorno alla fine del millennio ella era già celebrata come compagna di Kṛṣṇa.

Nel XII secolo il poeta bengalese Jayadeva, immortala la figura di Rādhā e del suo amore per Kṛṣṇa nello splendido poema del Gītagovinda:

(SA)

« meghaiḥ meduram ambaram vana-bhuvaḥ śyāmāḥ tamāla-drumaiḥ
naktam bhīruḥ ayam tvam eva tat imam rādhe gṛham prāpaya
ittham nanda-nideśataḥ calitayoḥ prati-adhva-kuñja-drumam
rādhā-mādhavayoḥ jayanti yamunā-kūle rahaḥ-kelayaḥ »

(IT)

« "Di nuvole soffice il cielo, le foreste scure d'alberi di tamāla;
di notte lui ha paura: e tu Rādhā, accompagnalo a questa dimora!".
Così agli ordini di Nanda trionfano sulla riva della Yamunā gli amori segreti
di Rādhā e di Mādhava [5] giunti all'albero della pergola lungo il sentiero. »

(Jayadeva, Gitāgovinda, I, 1-4; traduzione di Giuliano Boccali, Milano, Adelphi, 1982, p.37)

Con il tempo Rādhā assimilerà il medesimo ruolo della paredra di Viṣṇu, Lakṣmī, soprattutto come mediatrice tra le anime e la Persona superma, Dio.

« La natura di Rādhā contrasta con quella delle altre principali divinità femminili induiste. Ella non è né dea madre, né divinità della fertilità, né dea collerica e distruttiva e neppure paradigma sociale. Non è mai divenuta una divinità indipendente, ma è stata venerata esclusivamente in relazione con Kṛṣṇa. Nonostante tutto, la sua crescente importanza nel culto viṣṇuita a partire dal XVI secolo non può essere sottovalutata. Rādhā è la più alta fonte di ispirazione per il devoto, per la fermezza e l'intensità del suo amore per Kṛṣṇa, soprattutto nella separazione. La forza di Rādhā e delle compagne e la superiorità della loro devozione elevano il valore delle capacità religiose delle donne, con le relative implicazioni sociali. Infine, come personificazione dell'amore supremo, Rādhā nella sua eterna relazione con Kṛṣṇa rappresenta la realtà ultima, perché proprio l'amore (prema), nella visione viṣṇuita, è il più alto principio dell'universo. »
(Donna Marie Wulff, Rādhā, in "Enciclopedia delle religioni", vol.9; Milano, Jaca Book, 2006, p. 301)

Con il mistico bengalese del XVI secolo Caitanya si avvierà l'adorazione della coppia Rādhā-Kṛṣṇa messi fianco a fianco (yugala-mūrti).

NoteModifica

  1. ^ Da notare che il nome di Rādhā viene posto sempre prima del nome di Kṛṣṇa in quanto i devoti viṣṇuiti rendono omaggio prima a Rādhā qui intesa come potenza di "piacere" (s.m. hlāda, hlādinī) della stessa Persona suprema. Allo stesso modo le altre coppie della divinità: Sītā-Rāma o Lakṣmī-Nārāyaṇa.
  2. ^ Cfr. le opere di Caṇḍīdās (XIV-XVI secolo).
  3. ^ L'evidente contraddizione tra le relazioni extraconiugali di queste pastorelle con i rigidi principi morali inerenti alla figura della moglie fedele propri dei principi religiosi hindū viene spiegata da teologi come Rūpa Gosvāmī (XVI secolo) con il fatto che le gopī appartengono ab aeterno a Dio, Kṛṣṇa, e il loro matrimonio terreno con i pastori è dovuto al solo scopo di accrescere il gioco amoroso (līlā) con il Dio stesso.
  4. ^ David Kinsley, Hindu Goddesses: Visions of the Divine Feminine in the Hindu Religious Tradition, University of California Press, 1988, p.89.
  5. ^ Intende Kṛṣṇa in quanto principe degli Yādava è inteso come discendente del Madhu Yādava .

BibliografiaModifica

  • Margaret Stutley e James Stutley. Dizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, p. 352 e sgg.
  • Donna Marie Wulff, Rādhā, in "Enciclopedia delle religioni", vol.9; Milano, Jaca Book, 2006, p. 300 e sgg.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

(BN)

« jaya rādhā-mādhava jaya kuñja-bihārī
gopī-jana-vallabha giri-vara-dhārī
yaśodā-nandana braja-jana-rañjana
yāmuna-tīra-vana-cārī »

(IT)

« Gloria a Rādhā-Mādhava (Mādhava intende discendente di Madhu quindi Kṛṣṇa), gloria a [Colui che trascorre i suoi passatempi] nei boschi (kuñja: "cespugli", "pergolati") di Vṛndāvana (bihārī);
l'amante delle mandriane, il reggitore della collina di Govardhana;
Il figlio di Yaśodā e di Nanda (yaśodā-nandana), delizia degli abitanti Vraja (Vraja intende quel distretto nei pressi di Mathurā);
che si aggira nei boschi lungo le rive dello Yāmuna. »

(Bhaktivinoda Ṭhākura, Jaya Rādhā-Mādhava)
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