Raffaele Cadorna (1815-1897)

generale e politico italiano
Raffaele Cadorna
Generale Raffaele Cadorna (1815-1897).jpg

Senatore del Regno d'Italia
Legislature dalla XI

Deputato del Regno d'Italia
Legislature VIII, IX, X, XI

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature II, III, V, VI, VII

Raffaele Alessandro Cadorna (Milano, 9 febbraio 1815Roma, 6 febbraio 1897) è stato un generale e politico italiano. Fu al servizio prima del Regno di Sardegna e poi del Regno d'Italia.

Il figlio Luigi fu capo di stato maggiore del Regio Esercito nel corso della prima guerra mondiale.
L'omonimo nipote Raffaele fu il comandante del Corpo Volontari della Libertà durante la Resistenza italiana.

BiografiaModifica

 
Il generale Cadorna in un dipinto di Carlo Ademollo

Discendente da antica e nobile famiglia di Pallanza, fu fin da giovanissimo avviato dal padre Luigi all'arte militare. Gli era fratello maggiore Carlo, ministro sotto Carlo Alberto e presidente del Consiglio di Stato sotto Vittorio Emanuele II e figlio il Maresciallo d'Italia Luigi Cadorna. Il padre aveva lasciato il Piemonte rifugiandosi a Milano in seguito alla presa del Piemonte da parte dei francesi; la madre, sposata da Carlo a Milano nel 1808, era Virgina dei marchesi Bossi, sorella del patriota Benigno.[1]

Inviato nel 1825, a dieci anni, all'Accademia militare di Torino, ne fu espulso per indisciplina, poi reintegrato e poi nuovamente espulso; grazie al padre fu quindi ammesso il 13 luglio 1833 nel 1º reggimento della Brigata Savoia con il grado di soldato distinto (una sorta di cadetto), l'anno dopo venne nominato sottotenente di brigata a Pinerolo e, dopo una lunga gavetta militare, nel 1846 divenne capitano e nel 1848 fu maggiore dell'esercito regio.

Con questa carica prese parte alla prima guerra di indipendenza (1848-1849). Il 12 marzo 1849, su incarico di Carlo Alberto, recò al feldmaresciallo Radetzky a Milano la denuncia dell'armistizio di Salasco. Dopo la tragica sconfitta di Novara, Cadorna si arruolò ad Algeri nella legione straniera. Ottenne notevole popolarità a corte dopo la sua partecipazione alla guerra di Crimea (1855-1856) e soprattutto alla seconda guerra di indipendenza (1859-1861), nella quale si distinse nella battaglia di San Martino, in cui conquistò il grado di tenente colonnello.

Comandante militare nel 1860 prima durante la campagna piemontese in Italia centrale e poi nelle appena conquistate Sicilia e Abruzzo, si adoperò con durezza nel tentativo di arginare il fenomeno del brigantaggio postunitario. Venendo così a scemare il brigantaggio nel 1865, l'anno successivo prese parte alla Terza guerra d'indipendenza. Fu a capo delle truppe inviate nel 1866 a Palermo a sedare la cosiddetta rivolta del sette e mezzo (ebbe infatti a durare dalla sera di sabato 15 settembre al pomeriggio del sabato successivo). La rivolta palermitana fu domata dalla Marina del regno, dopo un feroce cannoneggiamento dal mare durato quattro giorni. Le vittime furono numerosissime. Nel 1869 ottenne da Menabrea pieni poteri per reprimere le rivolte scoppiate in tutta Italia a seguito dell'introduzione della tassa sul macinato e nel 1870 guidò il V Corpo d'armata alla presa di Roma.

Eletto deputato e, in seguito, nominato senatore nel 1871, nel 1873 fu comandante del Corpo d'armata a Torino, ma si ritirò da tale carica nel 1877, al fine di dedicarsi esclusivamente alla politica. Parlamentare di destra, fu negli ultimi anni della sua vita un acerrimo rivale della Sinistra storica e del garibaldinismo, nonostante fosse affiancato da un suo ex generale (Nino Bixio).

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1895
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1895
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— 23 ottobre 1870[2]
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1895
  Medaglia piemontese della Guerra di Crimea
  Medaglia di Bronzo ai Benemeriti della Liberazione di Roma 1849-1870
  Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (4 barrette)
  Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni Battista Cadorna Carlo Cadorna  
 
Giulia Felice Franci  
Carlo Zaccaria Giovanni Battista Cadorna  
Francesca Bianchini Michele Bianchini  
 
 
Luigi Cadorna  
Michele Bianchini  
 
 
Laura Bianchini  
 
 
 
Raffaele Cadorna  
Galeazzo Bossi di Musso Fabrizio Benigno Bossi di Musso  
 
Silvia Fossano  
Giovanni Bossi di Musso  
Eleonora Della Porta Giovanni Della Porta  
 
Virginia Calderari  
Virginia Bossi di Musso  
Carlo Rossini  
 
 
Clara Rossini  
Bellasio  
 
 
 

NoteModifica

BibliografiaModifica

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Controllo di autoritàVIAF (EN75661511 · ISNI (EN0000 0000 6121 808X · SBN IT\ICCU\RAVV\045068 · LCCN (ENn2001060533 · GND (DE106997093X · BAV (EN495/72362 · CERL cnp02122052 · WorldCat Identities (ENlccn-n2001060533