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Raffaele Leone (architetto)

ingegnere, architetto e pubblicista italiano
Una delle ultime immagini di Raffaele Leone

Raffaele Leone (Riposto, 11 ottobre 1897Catania, 9 dicembre 1981) è stato un ingegnere, architetto e pubblicista italiano.

È stato uno dei più importanti architetti e intellettuali della città di Catania. Fu vicepresidente nazionale dell'Ordine degli architetti[1]. Fervente cattolico e antifascista, dopo aver conosciuto Luigi Sturzo e Mario Scelba si iscrisse al Partito Popolare[1]. Fu grande amico di Vitaliano Brancati e in stretti rapporti anche con Giorgio La Pira, Leo Longanesi, Roberto Papini, Ercole Patti[2], oltre che con il partigiano Pompeo Colajanni[1].

BiografiaModifica

Dopo aver prestato servizio militare durante la prima guerra mondiale, si laureò nel 1922 in ingegneria civile, seguendo il corso di architettura alla Scuola di applicazione di Roma. Fu allievo di Gustavo Giovannoni alla Scuola superiore di architettura di Roma[3]. Nel 1929 fondò il sindacato degli architetti della Sicilia orientale, di cui divenne segretario.[2]

Fu attivo e acuto pubblicista: i suoi corsivi, pubblicati su Il Popolo di Sicilia, lo misero in relazione con Ugo Ojetti. In particolare nel 1931, dopo la mostra del MIAR (Movimento italiano architettura razionale), redasse una serie di quindici articoli, intitolati Ex Voto, contenenti una critica del razionalismo architettonico[3] (Leone utilizzava diversi pseudonimi, tra cui "Elle", "L'Edile", "Cavatine urbanistiche"[4]).

A partire dal 1926 e per circa un cinquantennio, fu architetto della fabbriceria del duomo di Catania. Nel 1930, alla XII esposizione internazionale di architettura di Budapest, fu premiato con un diploma. In qualità di ingegneri, Leone, Giuseppe Samonà e Giulio Viola collaborarono al progetto dell'architetto Camillo Autore, che si aggiudicò nel 1931 il concorso per la ricostruzione della Palazzata di Messina, distrutta dal terremoto del 1908 (la giuria era composta da Ugo Ojetti, Francesco Fichera, Roberto Papini, Edmondo Del Bufalo[5][3]). Nel 1932 fu relatore al primo congresso internazionale d'arte di Venezia.[2]

Tra il 1928 e il 1934 Leone fu protagonista, a Catania, del dibattito tra tradizione e modernità: fu relatore delle commissioni edilizie comunali e segretario della Commissione consultiva per il Piano Regolatore Generale; fu uno dei protagonisti del locale Centro di Cultura Corporativa e del Sindacato Fascista Professionisti e Artisti.[3] Ai tempi in cui Brancati era insegnante di liceo, Leone fondò il cosiddetto "Circolo dei Quattordici", di cui facevano parte, oltre agli stessi Leone e Brancati, il podestà Emanuele Giardina, Marco Colonna, Antonio Prestinenza, Giacomo Etna e altri intellettuali. Quando il questore convocò Leone per ordinargliene lo scioglimento, questi dichiarò di essersi recato a piedi in questura "per far vivere qualche minuto di più i Quattordici"[1]. Brancati così ricorda Leone nel suo libro I piaceri, del 1943:

«Ed ecco un piccolo architetto, nero, ma del nero casalingo che hanno gli utensili troppo a lungo tenuti entro il fumo del camino paterno. Egli non riesce mai a terminare una frase, aggiungendosi i suoi effetti l'uno all'altro, e spezzandosi in cerchi sempre più larghi, dimodoché i suoi discorsi fanno l'effetto di un occhio che si vada allargando smisuratamente per il sopravvenire di sempre più nere, scintillanti e vaste pupille. Ma nessun chiaro e serrato ragionamento riesce a convincermi come quella calda confusione di parole...»

(Vitaliano Brancati, I piaceri, ed. Bompiani, "i piccoli delfini", p. 41.)

Prima della seconda guerra mondiale diresse l'ufficio affari generali dei servizi di architettura all'E-42 e l'ufficio storico al commissariato generale dell'EUR. Con la liberazione d'Italia dal nazifascismo, venne nominato capo del personale civile e responsabile tecnico dell'AMGOT per la circoscrizione di Jonia.[2]

Nel dopoguerra divenne architetto di fiducia della curia arcivescovile di Catania e dell'Ispettoria salesiana sicula.[2]

OpereModifica

 
Il monumento al cardinale Dusmet (1935)

Tra i suoi lavori più significativi, oltre alla già citata collaborazione con Samonà per la Palazzata di Messina, vi è il monumento a Giuseppe Benedetto Dusmet[6], la casa Balilla di Siracusa, lo "stadio dei ventimila" di Catania (inaugurato il 28 novembre del 1937, ma modificato a più riprese dopo la scomparsa di Leone e battezzato già allora come stadio Cibali[7], dal nome del quartiere), la centrale termoelettrica SGES di via Domenico Tempio a Catania (1952-1954), l'Istituto San Francesco di Sales e la chiesa di Santa Maria de La Salette di Catania, lo stadio di Siracusa, il complesso parrocchiale di Sant'Anna a Caltagirone, varie chiese e istituti a Riesi, Caltanissetta e Mazzarino.[2] Progettò anche la cosiddetta "Croce Lampada" della basilica di San Pietro a Riposto e la decorazione della navata destra della basilica stessa.[8]

Ebbe risonanza nazionale il suo restauro del Duomo di Catania, terminato nel 1958: Leone riportò alla luce dei sarcofagi normanni, la cappella della Madonna, l'originario transetto. Suoi sono anche il monumento funebre all'arcivescovo Carmelo Patané e quello all'arcivescovo Guido Luigi Bentivoglio, quest'ultimo ancora in corso di completamento al momento della scomparsa di Leone.[2]

Oltre a ciò, diverse sono le realizzazioni nella città di Catania:

  • il palazzetto Fiorentino di via Grotte Bianche (1929)
  • la palestra Enrico Toti in piazza Vaccarini (1931)
  • il garage Giaconia di via Francesco Riso (1932)
  • il palazzetto Rasà di via Tomaselli (1935)
  • la chiesa di San Giovanni Bosco (1946)

NoteModifica

  1. ^ a b c d Sebastiano Messina, Quella Catania anni trenta che piaceva tanto a Brancati, la Repubblica, 14 dicembre 1981.
  2. ^ a b c d e f g È morto l'arch. Raffaele Leone, La Sicilia, 10 dicembre 1981.
  3. ^ a b c d Rosangela Spina, L'architettura a Catania tra le due guerre. Avvenimenti, personaggi, opere.
  4. ^ Il futurismo nella memoria catanese, dal sito del Comune di Catania.
  5. ^ Anna Maria Atripaldi e Mario Edoardo Costa (a cura di), Catania - architettura, città, paesaggio, Roma, Gruppo Mancosu Editore, 2008, p. 156, ISBN 978-88-87017-58-8.
  6. ^ Il monumento si trova in piazza San Francesco d'Assisi a Catania. La statua è opera di Silvestre Cuffaro e gli altorilievi di Mimì Maria Lazzaro.
  7. ^ Roberto Quartarone, Catania Stadium: cinquant'anni di false promesse. Adesso la nuova Giunta passi ai fatti, articolo da Quotidiano di Sicilia, 10 luglio 2013.
  8. ^ Storia della basilica parrocchiale "San Pietro Apostolo" di Riposto.

Collegamenti esterniModifica