Raimondo Peralta

ammiraglio aragonese
Raimondo Peralta
Conte di Caltabellotta
Stemma
Trattamento Conte
Altri titoli Grande Ammiraglio del Regno d'Aragona
Gran Cancelliere del Regno di Sicilia
Gran Camerlengo del Regno di Sicilia
Capitano generale della Sardegna
Morte Palermo, 1349
Dinastia Peralta
Padre Filippo di Saluzzo
Madre Aldonza Fernandez de Castro Peralta
Consorte Sibilla di Cardona
Isabella/Elisabetta d'Aragona
Allegranza Abbate
Figli Guglielmo Raimondo "Guglielmone"
Religione Cattolicesimo

Raimondo Peralta (in catalano Ramon de Peralta) (... – Palermo, 1349) è stato un nobile, militare e politico italiano.

Fu 1º conte di Caltabellotta, barone di Peralta, grande ammiraglio del Regno d'Aragona, gran cancelliere e gran camerlengo del Regno di Sicilia e capitano generale della Sardegna[1][2].

BiografiaModifica

Raimondo era il figlio di Filippo di Saluzzo ed Aldonza Fernandez de Castro Peralta, della quale mantenne il cognome[1]. Secondo gli storici Francesco San Martino De Spucches e Francesco Savasta è invece figlio di un intreccio familiare: il padre sarebbe Filippo Peralta, fratello uterino di Costanza di Svevia, moglie di Pietro III d'Aragona, mentre la madre Aldenza Fernandez, figlia di Eufemia d'Aragona, a sua volta figlia di Pietro II, nonché Regina del Regno di Sicilia dal 1355 al 1357[3][4].

Partecipò alla conquista aragonese della Sardegna, in particolare all'assedio di Castel di Castro del 1323[5], e alla fine del 1325 sostituì Francesco Carroz nel comando delle milizie terrestri[6]; tuttavia l'ostilità reciproca tra i due costrinse il Re a rimuoverli dai rispettivi incarichi.

Nel 1326 si mise al servizio del cugino Federico d'Aragona, impegnato nelle guerre del Vespro contro gli Angioini[2].

Tornò in Catalogna nel 1335, dove fu nominato grande ammiraglio del Regno d'Aragona e posto al comando di una flotta navale volta a difendere la Sardegna dalla Repubblica di Genova. Riuscì così ad impedire lo sbarco degli Angioini a Palermo, ma fallì nell'impedire la riconquista dell'isola di Djerba da parte dell'hafside Abu-Yahya Abu-Bakr II. Nel 1338 fu investito dei feudi di Borgetto, Calatubo, Caltabellotta e Castellammare del Golfo, cui si aggiunsero nel 1340 Alcamo e Bonifato. Sempre nello stesso anno fu nominato gran cancelliere del Regno di Sicilia. Dopo aver invaso il Regno di Napoli, nel 1347 negoziò la pace con la Regina Giovanna I d'Angiò.

Morì a Palermo nel 1349 durante le ostilità tra latini e catalani per il controllo della Sicilia[2]. Gli succedette nei feudi il figlio Guglielmo Raimondo, detto "Guglielmone".

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Manfredo III di Saluzzo Bonifacio di Saluzzo  
 
Maria di Torres  
Tommaso I di Saluzzo  
Beatrice di Savoia Amedeo IV di Savoia  
 
Margherita di Borgogna  
Filippo di Saluzzo  
Giorgio di Ceva ?  
 
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Luisa di Ceva  
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Raimondo Peralta  
Fernando Sanchez de Castro Giacomo d'Aragona  
 
Aldonza de Antillon  
Filippo Fernandez de Castro  
Aldonza Ximenez de Urrea Scimeno de Urrea  
 
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Aldonza Fernandez de Castro Peralta  
Raimondo Peralta Guglielmo Peralta  
 
Marchesa di Caprera  
Aldonza Peralta  
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DiscendenzaModifica

Raimondo, che in prime nozze aveva sposato Sibilla di Cardona, nel 1332 si unì in seconde nozze con Isabella (o Elisabetta) d'Aragona, figlia naturale di Federico e Sibilla Sormella. Dopo la morte di Isabella, avvenuta nel 1341, si risposò in terze nozze con Allegranza Abbate, figlia di Enrico. Ebbe un unico figlio, Guglielmo Raimondo "Guglielmone", avuto dalla sua prima moglie, che fu conte di Caltabellotta, gran cancelliere e gran camerlengo del Regno di Sicilia, e sposò Luisa di Sclafani.

NoteModifica

  1. ^ a b Filadelfo Mugnos, Teatro genologico delle famiglie nobili titolate fevdatarie ed antiche nobili del fidelissimo Regno di Sicilia viventi ed estinte, 3ª parte, Palermo, 1670, p. 83.
  2. ^ a b c (CA) Ramon de Peralta (XML), in Gran Enciclopèdia Catalana on line, Enciclopèdia Catalana.
  3. ^ Francesco San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni, vol. 2, Palermo, 1924, pp. 75-76.
  4. ^ Francesco Savasta, Il famoso caso di Sciacca, a cura di Girolamo Di Marzo Ferro, Palermo, 1843, pp. 90-91.
  5. ^ Jerónimo Zurita y Castro, Anales de la Corona de Aragón, vol. 6, cap. 45.
  6. ^ Mario Enrico Gottardi, Governare un territorio nel Regno di Sardegna. Il marchesato di Quirra. Secoli XIV-XIX, Università degli Studi di Cagliari, p. 25.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica