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Il pianoro-fortezza di Masada; sulla destra è chiaramente visibile l'imponente rampa di accesso costruita dai Romani

La rampa d'assedio fu utilizzata dai legionari romani durante numerosi assedi di città poste in luoghi particolarmente elevati (vedi ad es.le voci Masada e Battaglia di Avarico). Era una struttura costituita da tronchi di legno, pietre e terra messe insieme dai legionari, con la quale si raggiungeva l'altezza delle mura. Su questa rampa potevano essere poi poste torri d'assedio o macchine d'assedio di varia natura per attaccare le difese della città.

Indice

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Atene (87 a.C.).

Abbiamo in storia romana una serie di esempi. Ricordiamo ad esempio durante l'assedio di Atene da parte di Lucio Cornelio Silla dell87-86 a.C. il quale demolì il grande muro che conduceva da Atene al Pireo, utilizzandone le pietre, il legname e la terra, per la costruzione di una serie di rampe.[1] E ancora:

«Quando le rampe cominciarono a crescere, Archelao eresse delle torri a quelle contrapposte, e pose la maggior quantità possibile di artiglieria su di loro.»

(Appiano, Guerre mitridatiche, 31.)

«E mentre Silla stava creando la sua rampa d'assedio alla giusta altezza presso il Pireo, cominciò a piazzarvi sopra tutta una serie di macchine d'assedio. Ma Archelao cominciò a demolire la rampa portando via la terra [da sotto], i Romani per lungo tempo non avevano sospettato nulla. Improvvisamente la rampa crollò. Intuito rapidamente lo stato delle cose, i Romani ritirarono le loro macchine e riempirono di terra la rampa e, seguendo l'esempio del nemico, iniziarono loro stessi a scavare sotto le mura avversarie. Gli uomini, scavando sotto terra, si incontrarono tra gli opposti schieramenti e combatterono con spade e lance, sebbene al buio. E mentre ciò accadeva, Silla cominciò a martellare le mura nemiche anche con quegli arieti che erano stati posti in cima alle rampe, salvo che una di queste cadde a terra. Poi si affrettò a bruciare la torre vicina e riversò un gran numero di dardi di fuoco contro di essa, ordinò poi ai suoi soldati più coraggiosi, di salire sulle scale d'assedio. Entrambe le parti combatterono con coraggio, ma la torre [alla fine] fu bruciata.»

(Appiano, Guerre mitridatiche, 36.)
 Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Avarico.

Trent'anni più tardi fu la volta di Gaio Giulio Cesare, quando durante la conquista della Gallia, nel 52 a.C., giunto in prossimità della città di Avarico, pose il campo base[2] di fronte a quella parte della città dove alcuni fiumi[3] e la palude lasciavano uno stretto passaggio, e cominciò a costruire un ampio terrapieno di fronte alle mura (il cosiddetto Murus gallicus) dell'oppidum gallico, ad avvicinare le vineae ed a costruire due torri d'assedio. La natura del luogo impediva, infatti, di cingere la città con una linea fortificata continua, come fece più tardi ad Alesia.

L'assedio procedeva non senza difficoltà come ci racconta lo stesso Cesare:

«Al grandissimo valore dei soldati romani venivano opposti espedienti di ogni genere da parte dei Galli [...] Essi, infatti, con delle corde deviavano le falci murali e dopo averle assicurate le tiravano dentro [...] toglievano la terra sotto il terrapieno con gallerie, con grande abilità poiché nel loro paese esistevano grandi miniere di ferro [...] avevano inoltre costruito delle torri in legno a diversi piani lungo tutte le mura e le avevano coperte di pelli [...] e con frequenti sortite di giorno e di notte davano fuoco al terrapieno o assalivano i legionari impegnati a costruire [...] le loro torri le sopraelevavano per eguagliare le torri dei Romani, tanto quanto il terrapieno era innalzato giornalmente [...] con legni induriti dal fuoco, con pece bollente o sassi pesantissimi ritardavano lo scavo delle gallerie e impedivano di avvicinarle alle mura

(Cesare, De bello Gallico, VII, 22.)

Sebbene vi fossero questi continui impedimenti per l'esercito romano, i legionari, pur ostacolati dal freddo e dalle frequenti piogge, riuscirono a superare tutte le difficoltà ed a costruire nei primi venticinque giorni di assedio, un terrapieno largo quasi 100 metri ed alto quasi 24 metri, di fronte alle due porte della cittadella. Cesare, era così riuscito a raggiungere il livello dei contrafforti, tanto da renderli inutili per la difesa degli assediati.

NoteModifica

  1. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 30.
  2. ^ Il campo di Cesare fu posto molto probabilmente fra Les Aix-d'Angillon e Rians, come sostiene L.A.Constans (in Guide illustre des campagnes de Cesar, Parigi 1989, p.70).
  3. ^ Si trattava dei fiumi Yèvre e Yèvrette che confinavano con la città di Avarico a nord, e del fiume Auron ad ovest, e che con le paludi, cingevano tre lati su quattro, la città.

FontiModifica

Collegamenti esterniModifica