Ravello

comune italiano
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Ravello
comune
Ravello – Stemma
Ravello – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
ProvinciaProvincia di Salerno-Stemma.svg Salerno
Amministrazione
SindacoPaolo Vuilleumier (lista civica "Insieme per Ravello") dal 4-10-2021
Territorio
Coordinate40°39′N 14°37′E / 40.65°N 14.616667°E40.65; 14.616667 (Ravello)
Altitudine350 m s.l.m.
Superficie7,94 km²
Abitanti2 463[1] (31-8-2021)
Densità310,2 ab./km²
FrazioniLacco, Trinità, Gradillo, Toro; Sambuco, Castiglione, Torello, Casa Rossa, Pendolo, Marmorata, S. Cosma, S. Trifone, S. Martino
Comuni confinantiAtrani, Gragnano (NA), Lettere (NA), Maiori, Minori, Scala, Tramonti
Altre informazioni
Cod. postale84010
Prefisso089
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT065104
Cod. catastaleH198
TargaSA
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona D, 1 422 GG[3]
Nome abitantiravellesi
Patronosan Pantaleone, S.Barbara
Giorno festivo27 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ravello
Ravello
Ravello – Mappa
Posizione del comune di Ravello all'interno della provincia di Salerno
Sito istituzionale

Ravello (Raviello in campano) è un comune italiano di 2 463 abitanti[1] della provincia di Salerno in Campania.

Appartenente geograficamente alla Costiera amalfitana (iscritta al patrimonio mondiale UNESCO[4]), costituisce un rinomato centro turistico e culturale. Conosciuta altresì con l'appellativo di "Città della musica"[5], è sede del Ravello Festival, ambientato presso la medievale Villa Rufolo e l'auditorium Oscar Niemeyer.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Ravello, situata su una ripida rupe all'altitudine di 350 m s.l.m.,[6] sovrasta Maiori e Minori e gode di un'ampia vista panoramica sul Mar Tirreno e sul golfo di Salerno.

È posta sul pianoro che divide la vallata del torrente Dragone da quella dove scorre il torrente Reginna[7].

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Ravello.

Data la particolare orografia, Ravello è abbastanza ventilata nelle calde estati del Sud Italia. In epoca fascista fu pubblicizzata come "stazione di cura e soggiorno"[8]; proprio queste caratteristiche la lanciarono turisticamente nella prima metà del XX secolo.

StoriaModifica

«(…) la costa d'Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d'uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantia sì come alcuni altri. Tralle quali cittadette n'è una chiamata Ravello, nella quale, come oggi v'abbia di ricchi uomini, ve n'ebbe uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo (…)»

(Giovanni Boccaccio, Decameron - II giornata, IV novella)

Ravello fu fondata nel V secolo come luogo di rifugio dalle scorrerie dei barbari che segnarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente ma, secondo la leggenda, vi immigrarono alcuni patrizi amalfitani in seguito ad uno scontro tra più fazioni della classe alta amalfitana, che sfociò quasi in una guerra civile.

La tradizione racconta che Ravello, come tutti gli altri centri della Costiera Amalfitana, risale all’arrivo di un gruppo di nobili romani, giunti qui in seguito al naufragio della propria nave lungo le coste della Dalmazia, avvenuto mentre si recavano a Costantinopoli. Le tracce archeologiche, anche se molto limitate, fanno pensare ad una frequentazione già in epoca classica con qualche villa, come se ne contano sulla costa.

La storia di Ravello acquista maggiore consistenza documentaria a partire dalla creazione della Repubblica marinara di Amalfi il 1º settembre 839, quando tutto il territorio intorno al centro costiero si riunì in Ducato.

La cittadina crebbe in popolazione, prosperando con l'arte della lana e con il commercio verso il Mediterraneo e Bisanzio, e raggiunse il suo massimo splendore dal IX secolo, sotto la Repubblica marinara di Amalfi ed il Principato di Salerno.

La situazione mutò quando iniziò la semindipendenza del Ducato di Amalfi dal Regno Normanno (1073-1131), durante la quale si assistette ad un continuo sostegno da parte dei Normanni alle famiglie ravellesi più influenti per un controllo maggiore sulla nobiltà amalfitana.

Proprio in questo periodo, oltre all’arrivo di uno stratigoto autonomo per la città di Ravello, per volere del normanno Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, Ravello divenne sede vescovile nel 1086, direttamente dipendente dalla Santa Sede, per contrastare la potente Amalfi.

Al volgere del XII secolo la città giunse a contare una popolazione di oltre 25.000 abitanti ma, durante il periodo normanno, ci furono due episodi che interessarono l’intero Ducato e che rappresentarono un momento di crisi: nel 1135 i Pisani attaccarono il territorio e furono bloccati dalla poderosa costruzione difensiva di Fratte sul Monte Brusara e dall'arrivo dell'aiuto militare di Ruggiero; nel 1137 invece, entrati nella città come alleati, la misero di notte a ferro e fuoco con tradimento.[9]

L'epoca Sveva (1194-1266) vide l'appoggio delle maggiori famiglie locali (i Rogadeo, i Frezza, i Bove ed i Rufolo) a Federico II, ricevendone in cambio incarichi prestigiosi presso la corte. L'epoca Angioina (1266-1398, anno di infeudazione del Ducato amalfitano) registrò la crisi più dura per l’intero territorio: la guerra del Vespro, che scoppiata nel 1282 durò 20 anni, influenzò negativamente l'economia del Ducato, basata soprattutto sui commerci marittimi.

Da questo momento in poi cominciò il suo declino economico e demografico: alcune famiglie locali trasferirono i loro interessi commerciali verso la Puglia e, soprattutto durante la prima parte del periodo dell'infeudazione, la città fu funestata da lotte interne e più tardi anche con la vicina Scala.

A partire dal XIV secolo molte delle famiglie più importanti si trasferirono definitivamente a Napoli e dintorni, dove continuarono ad esercitare i commerci e gli incarichi presso la corte aragonese, anche se nel 1400 i patrizi ravellesi erano ancora molto attivi. Esempio ne erano i Rufolo, banchieri del Regno di Napoli, all'epoca potentissimi (vedi Ladislao di Durazzo, Re di Napoli).

Il feudo amalfitano passò dalle mani dei Sanseverino fino a quelle dei Piccolomini di Siena nel 1583 ma non tutti lasciarono la natia Ravello. Nel 1583, infatti, anche numerosi nobili Ravellesi parteciparono all'azione di riscatto del territorio amalfitano dal dominio feudale, pagando all'ultima discendente Maria d'Avalos, vedova di Giovanni Piccolomini, che mise in vendita il Ducato, i 216 ducati aurei: la popolazione della Costa acquistò il possesso facendo divenire questa parte del territorio demanio reale.

Gli storici locali tacciono sui periodi posteriori al riscatto del territorio da parte degli abitanti, quasi che si fosse esaurito il ruolo dell'area nelle vicende storiche, ma anche se si assistette ad un periodo di crisi, determinata dall'allontanamento di molte famiglie da questi luoghi, essi continuarono a vivere e a partecipare alla storia dei secoli successivi.

Il decennio francese, per esempio, produsse anche a Ravello ricadute positive e ricadute negative. Negative, come la riduzione dei siti religiosi e la soppressione di alcuni cenacoli monastici più antichi e attivi del territorio; positive, come l'avvio di opere pubbliche che, tuttavia, non progredivano per mancanza di fondi pubblici; le avrebbero poi completate, dopo il congresso di Vienna, le autorità monarchiche dei Borbone, che godevano di ricchissime finanze, ed anche le autorità municipali con il finanziamento dei nobili locali, rientrati dall'esilio. Dal municipio furono ristrutturate le rovine della fontana pubblica, con l'acquedotto dell'Acqua Sambucana; dai Francesi furono fatti lavori all'alveo del fiume Dragone per diminuirne l'impetuosità e proteggere dunque la sottostante Atrani dalle piene; dai Borbone fu costruita la strada costiera da Vietri verso Amalfi, che aprì al territorio un nuovo momento di fortuna, permettendo che venisse scoperto così dai viaggiatori europei.[10]

Le vicende che accompagnarono l'unificazione dell'Italia videro anche il territorio di Ravello, anche se marginalmente, interessato dal fenomeno del brigantaggio. Si registrò la presenza di qualche oppositore al potere politico, soprattutto sulle montagne al confine con Scala. Tuttavia, riscoperta da intellettuali e artisti, Ravello riacquistò la sua importanza come luogo turistico culturalmente elitario, dedicato all'ozio creativo. Oltre i vari nobili locali, la vita di Ravello vide lo stabilirsi di nobili stranieri, come il filantropo sir Francis Neville Reid dalla Scozia, e la visita di Richard Wagner che a Ravello compose il Parsifal.

Sul finire della seconda guerra mondiale, Ravello divenne addirittura la corte di re Vittorio Emanuele III, arrivato da Brindisi. Egli risiedeva in Villa Episcopio, ospite del Principe di Sangro, e girava abitualmente nel paese senza scorta con Benedetto Croce. Avvenne in questo luogo la firma del passaggio di luogotenenza da Vittorio Emanuele III al figlio Umberto il 12 aprile del 1944, poi notificata a Napoli, ed il giuramento del Governo provvisorio, con sede a Salerno, che traghettò l'Italia verso la repubblica.

Dall'inizio del periodo repubblicano infine, Ravello è sede del Festival della musica classica, inaugurato inizialmente per onorare la presenza del Re, e si è sviluppata come uno dei maggiori attrattori turistici della zona.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Villa Cimbrone
video
 
Piazza Duomo

Architetture religioseModifica

A Ravello vi sono ben 100 chiese, di cui attualmente solo una quarantina consacrati[11].

I principali sono:

  • Duomo di Ravello di S.Maria Assunta: risale all'XI secolo ed è di grande interesse. Sede vescovile onoraria, e sede di parrocchia. Nella cappella seicentesca è custodita l'ampolla del sangue del santo patrono Pantaleone, che presenta l'annuale fenomeno della liquefazione. La chiesa contiene i notevoli ambone Rogadeo e pulpito Rufolo. Al Duomo è annesso il Museo dell'Opera del Duomo con interessanti oggetti tra i quali il famoso busto di Sigilgaita Rufolo, opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia. Notevoli anche le (uniche) porte di bronzo, raffiguranti diversi santi.
  • Chiesa di Santa Maria del Lacco: chiesa in stile barocco, sede di parrocchia, sita di fronte alla porta nord di Ravello. Era originariamente costruita nell'altro lato della piazzetta antistante. Fu demolita e ricostruita dove è ora, perché era troppo vicina alle mura cittadine e poteva rappresentarne un punto debole. Questa parrocchia ha il patronato sulla Chiesa di Santa Maria della Pomice a Sambuco.
  • Santuario dei Santi Cosma e Damiano: santuario storico, risalente al XIV secolo, in frazione San Cosma.
  • Chiesa di Santa Maria a Gradillo: chiesa a impianto basilicale, con tre absidi, risalente all'XI secolo.
  • Chiesa di San Giovanni del Toro: chiesa triabdsidata costruita nell'XI secolo. Gemella a quella di Gradillo. Essa è chiamata così sia per l'apostolo Giovanni sia per il "Toro", il nome del quartiere aristocratico dove è sita. La chiesa contiene il notevole pulpito Bove databile tra il 1200 e il 1230, incorporato come frammenti di mosaico di bacini Raqqa.
  • Chiesa di San Francesco: di costruzione gotica, ma rifatta nel XVIII secolo secondo lo stile barocco. Annessa al vicino Convento francescano. Qui riposano i resti del Beato Bonaventura da Potenza.
  • Chiesa di Santa Chiara: la chiesa è documentata già nel XIII secolo, ma è stata rimaneggiata nel XVIII secolo. Annessa al Monastero di Clausura delle Clarisse.
  • Chiesa di Sant'Agostino: originariamente costituita in 3 diverse chiese, a Sant'Elia, San Pantaleone (qui era custodito originariamente la sua reliquia, portatavi dall'Asia dai Rogadeo) e Sant'Adiutore. In periodo barocco, le tre chiese furono unite in un'unica struttura da 3 navate dai Frati Agostiniani: l'ex palazzo dei Rogadeo (attuale hotel Bonadies) era infatti divenuto convento agostiniano, mentre sul terreno vicino (attuale hotel Parsifal) sorse un monastero di suore. Oggi la chiesa è monumento ai caduti.
  • Chiesa di Santa Maria delle Grazie: chiesa a pianta quadrangolare risalente all'XI secolo; contiene piccole tracce di affresco raffigurante la Vergine, l'Agnus Dei e San Cosma, oltre al simulacro della Vergine delle Grazie, che viene festeggiata il 2 febbraio. In stile romanico, è situata nella storica località Pendolo, posta poco lontana dal Duomo di Ravello.
  • Cappella di Santa Maria della Rotonda: chiesa barocca di origini bizantine, custodisce all'interno una pregevole tela del costaiolo maiorese Gaetano Capone del 1868; da visitare per le sue decorazioni tardo-barocche sulla volta dell'edificio e all'interno della sacrestia.
  • Cappella della Madonna dell'Ospedale: antichissimo eremo sito in una grotta, fu ampliata dalla famiglia Frezza per servire da cappella all'antistante Ospedale, ovvero un ospizio con una decina di posti per i poveri, i viandanti ed i malati. Ivi era venerato un quadro di S.Michele Arcangelo, che data l'umidità della chiesa veniva traslato in processione ogni autunno alla chiesa di S.Trifone, e poi ri-traslato all'Ospedale in primavera. Essendo comunque cappella privata pur se aperta al pubblico, il sacerdozio in questa chiesa era esclusivo per i sacerdoti della famiglia Frezza; tanto che questi costruirono un'altra chiesa, in Piazza Fontana, per uno dei loro sacerdoti che soffriva di reumatismi.
  • Chiesa di S.Trifone
  • Chiesa di S.Martino
  • Chiesa di S.Michele Arcangelo a Torello
  • Gli eremi dedicati a S.Barbara, copatrona della città[12][13]

Palazzi e conventiModifica

I palazzi fondaco delle antiche famiglie ravellesi nella maggior parte dei casi sono divenuti alberghi nell'ultimo secolo e mezzo.

La maggior parte sono siti nel rione Toro, seguendo lo sviluppo dell'abitato da Piazza Fontana verso sud, fino a Piazza Duomo. Nell'ordine si susseguono:

  • Palazzo Rogadeo in Piazza Fontana: era il più antico fondaco di Ravello, poi divenuto monastero agostiniano dall'XI al XIX secolo, attuale hotel Bonadies.
  • Palazzo Bove, oggi casa privata.
  • Palazzo d'Afflitto, attuale hotel Caruso.
  • Palazzo Sasso, ora divenuto Palazzo Avino, adibito anch'esso a funzione alberghiera.
  • Palazzo Confalone, attuale hotel Palumbo.
  • Palazzo Tolla, oggi sede del Municipio.
  • Il Seggio della Nobiltà ravellese, di cui ora rimangono rovine che abbelliscono i giardini comunali.
  • Villa Episcopio, dove originariamente risiedeva il vescovo. Fu poi di proprietà del principe di Sangro, che ivi ospitò Wagner e poi re Vittorio Emanuele III quando il governo d'Italia era insediato a Salerno. La villa fu il luogo della firma dell'atto di luogotenenza a favore di Umberto II. Attualmente il palazzo deve essere adibito a museo, mentre i suoi giardini sono pubblici.[14]Alcuni sono siti invece a ovest del Toro, nel rione Gradillo, parallelo al Toro ma più basso. Nello stesso ordine:
  • Palazzo Frezza, attualmente caserma dei carabinieri e casa privata.
  • Palazzo della Marra, sui cui resti medievali furono costruiti due palazzi nel Rinascimento. Nelle grandi pareti vuote medievali fu fatta passare la strada in epoca fascista e fu aperto un arco di trionfo in onore della Patria.
  • Palazzo Liberato, ora casa privata che ospita tuttora numerosi negozi al pian terreno. Altri invece sono siti a sud i piazza Duomo, nel rione Trinità:
  • Palazzo (villa) Rufolo (1270) in Piazza Duomo, famoso per i suoi giardini. Vi dimorava la più importante e potente famiglia di Ravello. Costruito da Nicola Rufolo, uno dei patrizi più ricchi del luogo. La Villa è menzionata dal Boccaccio nel Decameron. Attualmente ospita il Ravello Festival ed è visitabile.
  • Convento di San Francesco (1211), fondato dal santo in persona mentre viaggiava verso la Terra Santa, fu casa del Beato Bonaventura da Potenza. È attivo, con 3 frati.
  • Monastero della Trinità: ne rimangono le rovine.
  • Convento di S.Chiara: monastero di clausura, verrà soppresso nel 2021.
 
Torre d'ingresso a Villa Rufolo
Ravello, Piazza Duomo

Altri monumentiModifica

 
Belvedere di Villa Cimbrone
Cerere

Altri monumenti e siti importanti sono:

  • Il Museo "Camo" del corallo, di notevole fascino una tabacchiera del XVIII secolo incrostata di cammei.
  • La Fortezza del Belvedere, antica rocca cittadina, ora divenuta ristorante dell'Hotel Caruso con una meravigliosa piscina a sfioro.
  • Parti delle mura cittadine che non sono mai state toccate dall'urbanizzazione (tutte le altre sono divenute abitazioni).
  • La porta del rione Lacco e la porta Donica, dove si possono vedere le torri abitate.
  • La Fontana Moresca, ricostruita nell'800 su rovine di fontana medioevale, prende acqua dalla sorgente Acqua Sambucana. Presentava un bue ed un leone alati, frammenti dell'antico ciborio del Duomo, poi rubati e sostituiti con copie. Dà il nome a Piazza Fontana (ex Platea S. Auditorii).
  • Il Monumento ad Umberto I, in Piazza Fontana.
  • I resti dell'antico ospedale di Ravello.
  • Villa Cimbrone, palazzo eclettico realizzato nell'800 con riutilizzo di frammenti antichi, dai giardini meravigliosi. È celebre il suo belvedere "dell'Infinito", con 300mt a picco sul mare.
  • Auditorium ideato dall'architetto brasiliano Oscar Niemeyer che, però, non è mai stato a Ravello e non lo ha progettato appositamente. Precedentemente, aveva realizzato un altro progetto mai portato a termine per la regione Campania.
  • Villa La Rondinaia (The Swallow's Nest), costruita nel 1930, fu la residenza italiana dello scrittore Gore Vidal fino al 2004.
  • Il belvedere Principessa di Piemonte, un meraviglioso prato all'inglese con vista, realizzato per la figlia del Re.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2020, a Ravello risultavano residenti 90 cittadini stranieri (circa il 3,6% della popolazione). Le due nazionalità principali sono quella bulgara (21) e quella ucraina (18)[16].

ReligioneModifica

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana di rito cattolico appartenente all'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni. In precedenza, la città di Ravello era sede vescovile direttamente dipendente dalla Santa Sede (contrapposta con le altri sedi della Costiera, che dipendevano invece dall'arcivescovo di Amalfi). Anche la presenza monastica nel territorio è stata storicamente fiorente, ma attualmente rimangono in funzione due soli monasteri, quello dei Francescani e quello delle Clarisse. [11]

Tra l'VIII e il XI secolo i monaci benedettini provenienti dal monastero di San Trifone di Ravello, edificarono a Sant'Egidio del Monte Albino il primo nucleo della futura abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis. La cittadina, posta presso il Valico di Chiunzi, è stata sotto la giurisdizione dell'abbazia ravellese fino al 1438.

È presente la confessione cristiana Evangelica, della comunità Metodista (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste), con sede nell'agro nocerino.

È presente la confessione Calvinista.

Istituzioni, enti e associazioniModifica

  • Ospedale Italia Giordano.
  Bene protetto dall'UNESCO
Ravello
  Patrimonio dell'umanità
TipoArchitettonico, paesaggistico
CriterioC (ii) (iv) (v)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal1997
Scheda UNESCO(EN) Ravello
(FR) Scheda

CulturaModifica

LetteraturaModifica

  • Lo scrittore Giovanni Boccaccio, nella quarta novella della seconda giornata del Decameron, descrive Ravello (protagonista il ravellese Landolfo Rufolo).
  • Lo scrittore Andrè Gide, premio Nobel per la letteratura, ha ambientato a Ravello, nel 1902, il romanzo L'Immoraliste.
  • Lo scrittore Edward Morgan Forster ha ambientato a Ravello la sua Story of Panic.
  • Il filantropo Francis Neville Reid ha acquistato Villa Rufolo nella metà del 1800 e, da botanico, ha restaurato i giardini inserendo alcune piante molto particolari, tra cui la felce woodwardia radicans che cresce nella Valle delle Ferriere di Amalfi.
  • Lo scrittore David Herbert Lawrence ha trovato ispirazione a Ravello dai paesaggi, dedicandosi alla scrittura di Lady Chatterley’s Lover.
  • L'incisore e grafico Maurits Cornelis Escher ha ritratto scorci di Ravello.

CinemaModifica

EventiModifica

Ravello ospita ogni anno il famoso Ravello Festival, dedicato a Richard Wagner. Benché la leggenda dica che la visita a Ravello ispirò Wagner per la creazione del Parsifal, in realtà quando visitò la città Wagner aveva già completato la partitura e si stava dedicando in quel periodo all'orchestrazione e alla ricerca di riferimenti per l'allestimento scenico. A Villa Rufolo Wagner e i suoi collaboratori trovarono un ambiente spettacolare, e in particolare rimasero così meravigliati dalla bellezza dei giardini che decisero di ispirarvisi per le scenografie dell'opera[17]. Questo legame fra la villa e il compositore ha portato prima alla creazione dei Concerti Wagneriani a villa Cimbrone, che ora non si tengono più, e poi alla creazione del Ravello Festival nel 1953 a Villa Rufolo.

Altri concerti vengono promossi dalla Ravello Concert Society.

EconomiaModifica

ArtigianatoModifica

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che pur non essendo diffuse come nel passato non sono del tutto scomparse. Si distinguono l'arte della ceramica e dell'intreccio.[18]

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

AmministrazioneModifica

Altre informazioni amministrativeModifica

Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Destra Sele.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2021 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ http://whc.unesco.org/en/list/830
  5. ^ http://www.costadiamalfi.info/ravello-la-citta-della-musica/
  6. ^ Ravello, su tuttitalia.it. URL consultato il 15 settembre 2021.
  7. ^ È tra i monti, affacciata al mare, oasi stupenda, Guido Piovene, Viaggio in Italia, Mondadori ed., Milano, 1957
  8. ^ Silvano Polvani, Don Lorenzo Mansi sindaco di Ravello, Effigi.
  9. ^ Cronichlum amalfitanum.
  10. ^ La costruzione del fonte pubblico della piazza fontana, su ilvescovado.it.
  11. ^ a b Comune di Ravello | L'architettura religiosa
  12. ^ Sito web ufficiale delle Parrocchie/ex Diocesi di Ravello, su chiesaravello.it.
  13. ^ Salvatore Amato, Culto e reliquie di Santa Barbara a Ravello.
  14. ^ http://www.comune.ravello.sa.it/turismo/il-patrimonio-culturale-materiale/larchitettura-civile/villa-episcopio/
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Dati Istat.
  17. ^ Stefano Valanzuolo, WIKIMUSIC - Wagner a Napoli, su raiplayradio.it. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  18. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 4.

Voci correlateModifica

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