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Il recuperante è una figura nata in Italia alla fine della prima guerra mondiale: passava per i luoghi dove erano imperversati i combattimenti e "recuperava" tutti i residuati bellici per poterli poi rivendere come rottami metallici.

Per le popolazioni locali, si trattava normalmente di un'attività supplementare per raggranellare qualche soldo in più, per qualcun altro divenne invece il lavoro principale. Si trattava evidentemente di un'attività pericolosa in quanto era possibile incappare in materiale inesploso: quindi i recuperanti iniziarono anche a brillare gli esplosivi in modo artigianale.

Le diverse generazioni di recuperanti che si sono succedute erano animate inizialmente solo dallo spirito di sussistenza-sopravvivenza (1919-1950), mentre in seguito le motivazioni sono divenute esclusivamente storico-sociali.

Ai giorni attuali e oramai dagli anni '70, il recuperante è una figura che si può associare essenzialmente a due tipi di ricercatori:

  • Recuperante a scopo di commercio, la sua ricerca nei siti delle guerre è finalizzato al ritrovamento, restauro e vendita dei reperti, presso i mercatini sparsi nel Nord e centro Italia o durante le fiere normalmente denominate "Militaria" o simili.
  • Recuperante collezionista, che impronta tutta la sua ricerca per il ritrovamento, il restauro e il creare una collezione personale o cedere i reperti a musei e collezioni pubbliche.

Succede spesso che grazie a questi "appassionati" vengano ritrovati i resti di militari italiani o stranieri a cui finalmente può essere data una identità e tumulati con gli onori e con l'affetto dei cari o dei loro discendenti.

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