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Referendum presidenziale romeno del 2012

Referendum per la destituzione del presidente Traian Băsescu

«Sunteți de acord cu demiterea Președintelui României, domnul Traian Băsescu?
(Siete d'accordo con la destituzione del presidente della Romania, il signor Traian Băsescu?)»

(Quesito referendario)
StatoRomania
Data29 luglio 2012
Esito
  
87,52%
No
  
11,15%
Voti nulli
  
1,32%
X mark.svg quorum non raggiunto
(affluenza: 46,24%)

Il 29 luglio 2012 si tenne in Romania un referendum popolare per procedere con la destituzione del presidente della repubblica Traian Băsescu, dopo che il 6 luglio questo era stato messo in stato di accusa dal parlamento per violazione delle norme costituzionali, grazie ai voti della maggioranza guidata dal primo ministro Victor Ponta. Si trattò del secondo referendum di questo tipo dopo quello celebrato nel 2007, nel quale la popolazione si espresse in favore di Băsescu. In attesa della convalida dei risultati referendum, tra il 6 luglio e il 21 agosto il presidente fu sostituito ad interim dal presidente del senato Crin Antonescu.

Mentre l'Unione Social-Liberale (USL) che guidava il governo premeva per la destituzione del presidente, il Partito Democratico Liberale (PD-L) fece campagna per l'astensione, in modo da prevenire il raggiungimento del quorum stabilito al 50 % + 1 degli aventi diritto di voto.

Il 21 agosto 2012 la Corte costituzionale della Romania ratificò i risultati del referendum, riconoscendo il mancato raggiungimento del quorum (si presentò alle urne il 46,24 % degli elettori) e sancendo il rientro in funzione di Traian Băsescu.

AntefattiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: governo Ponta I e Crisi costituzionale romena del 2012.

Le ampie proteste che si verificarono in Romania nel 2012 portarono, in successione, alla caduta di due governi di centro-destra sostenuti dal Partito Democratico Liberale (PD-L), gruppo politico vicino al presidente della repubblica Traian Băsescu. Il governo Boc II diede le dimissioni in febbraio, mentre il successivo governo Ungureanu in maggio fu battuto da una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni[1]. Il leader dell'opposizione era Victor Ponta, esponente del Partito Social Democratico (PSD) e dell'Unione Social-Liberale (USL), coalizione trasversale ostile al presidente della repubblica e che riuniva il PSD di Ponta (centro-sinistra), il Partito Nazionale Liberale (PNL) di Crin Antonescu (centro-destra) e il minoritario Partito Conservatore (PC) (centro-destra)[2]. Pressato dal nuovo scenario politico che vedeva la crescita dell'USL (confermata poi dalla netta vittoria alle elezioni amministrative di giugno), nel maggio 2012 il presidente fu costretto a designare Victor Ponta come nuovo primo ministro.

Il conflitto tra Ponta e Băsescu fu una costante della legislatura e portò a numerosi ricorsi alla corte costituzionale. L'USL fece fronte comune contro Traian Băsescu che, dal canto suo, ebbe parte attiva nel sostenere attacchi contro i leader della USL e ad appoggiare le accuse di plagio della tesi dottorale lanciate all'indirizzo di Victor Ponta[3]. Il premier entrò ulteriormente in polemica con Băsescu in relazione alla partecipazione al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012. Mentre uno sosteneva che rappresentare la Romania a tale evento fosse una competenza del primo ministro, l'altro la riteneva prerogativa presidenziale[4].

Al culmine della disputa, nei primi giorni di luglio, con i voti della maggioranza l'USL destituì il presidente della camera Roberta Anastase (PD-L) e quello del senato Vasile Blaga (PD-L), che furono sostituiti, rispettivamente, da Valeriu Zgonea (PSD) e Crin Antonescu (PNL). Organizzò, inoltre, un nuovo referendum per la destituzione del presidente (dopo quello del 2007), accusandolo di aver ripetutamente violato la costituzione ed essersi arrogato diritti appartenenti al governo. Il 6 luglio 2012, con 256 voti a favore e 114 contrari, il parlamento si espresse in favore della sospensione di Băsescu, che fu temporaneamente sostituito da Crin Antonescu, in qualità di presidente del senato[5]. Il 29 luglio si sarebbe dovuto celebrare il referendum popolare per la ratifica della sospensione del presidente. Per facilitare l'obiettivo, il governo si affrettò a pubblicare un'ordinanza d'urgenza che modificava la legge elettorale per il referendum, cancellando il quorum (stabilito alla partecipazione del 50% + 1 degli aventi diritto al voto) previsto dalla legge in vigore. In base al progetto di Ponta, per procedere con la destituzione, il 29 luglio sarebbe stata sufficiente la maggioranza dei voti degli elettori, a prescindere dall'effettivo numero dei partecipanti[6]. Il 10 luglio, tuttavia, la corte costituzionale decise con voto unanime che il referendum sarebbe stato valido solamente con la condizione di adempire al requisito del quorum[7]. Visti anche i pareri dell'Unione europea e della Commissione europea presieduta da José Barroso, alla fine, Ponta decise rivedere l'ordinanza e di ripristinare il quorum[8]. In vista della votazione del 29 luglio, mentre il PD-L indicò al proprio elettorato di astenersi in modo di non raggiungere il quorum, il PSD organizzò una dura campagna contro il presidente[6].

QuesitoModifica

Gli elettori furono chiamati a rispondere al seguente quesito:

(RO)

«Sunteți de acord cu demiterea Președintelui României, domnul Traian Băsescu?»

(IT)

«Siete d'accordo con la destituzione del presidente della Romania, il signor Traian Băsescu?»

I sostenitori del presidente, quindi, avrebbero dovuto rispondere "No".

Risultati e invalidazione del referendumModifica

 
Dati percentuali dei "Sì" suddivisi per distretto
 
Dati percentuali sull'affluenza suddivisi per distretto

Il giorno dello scrutinio si presentarono al voto 8,4 milioni di persone (pari al 46,24% degli aventi diritto al voto). Dei votanti l'87,52% si espresse in favore della destituzione di Băsescu, mentre l'11,15% optò per il suo rientro in funzione[9]. Nonostante il risultato del referendum, l'USL invocò la corte costituzionale, organismo incaricato di ratificare il risultato del referendum, di tener conto dei dati relativi al censimento del 2011, secondo il quale avrebbero avuto diritto al voto 16 e non 18 milioni di persone (come da liste elettorali) permettendo, così, il raggiungimento del quorum[9][10].

Scelta Voti %
7.403.836 87,52 %
No 943.375 11,15 %
Voti nulli 111.842 1,32 %
Totali 8.459.053
Aventi diritto voto / Affluenza 18.292.464 46,24 %
Fonte: Biroul Electoral Central

Il 1º agosto si tenne la prima riunione sul tema della corte costituzionale, presieduta da Augustin Zegrean. Viste le rimostranze dell'USL, il 2 agosto la corte richiese al ministero dell'interno condotto da Ioan Rus (PSD) e all'Institutul național de statistica "aggiornamento" delle liste elettorali. La definizione di "aggiornamento" fu tradotta dalle gerarchie della USL nella possibilità di organizzare un minicensimento tramite il quale rivedere il numero effettivo di elettori.

Il ministero confermò il numero di 18,2 milioni, come da liste elettorali già presentate. In una successiva nota a firma del ministro con delega alla pubblica amministrazione Victor Paul Dobre (PNL), tuttavia, il ministero aggiunse che non si assumeva la responsabilità della certezza del numero delle persone con diritto di voto[9][10]. La nota, comunque, venne interpretata dai procuratori dell'Alta corte di cassazione e giustizia come un tentativo di Dobre di riservarsi una possibile giustificazione al diritto di modificare, in un secondo momento, attraverso un'azione apparentemente legale, il numero dei cittadini con diritto di voto. Per questo motivo, per accertare l'eventuale sussistenza di fatti costituenti reato, l'alta corte avviò l'inchiesta "referendum".

Nei giorni successivi, le alte sfere della USL sostennero pubblicamente tramite le voci di Victor Ponta, Crin Antonescu e Ion Iliescu la necessità di considerare valido il referendum poiché, in base ai dati in possesso del partito, il numero dei votanti era sufficiente per il raggiungimento del quorum[10]. Viste le pressioni sui ministeri degli interni e della pubblica amministrazione da parte della coalizione di governo, che chiedeva una rettifica del numero degli elettori, il 6 agosto Dobre e Rus presentarono le proprie dimissioni[10][11]

Il 6 agosto, in ogni caso, la Corte costituzionale pubblicò una nota con la quale specificava di aver richiesto le liste elettorali aggiornate a termini di legge (e non l'aggiornamento delle liste) escludendo, quindi, la possibilità di ritoccare il numero degli elettori. Il 7 agosto la corte, inoltre, pubblicò un'errata corrige che integrava un paragrafo in cui era riportato che per il calcolo del totale degli elettori andassero presi in considerazione tutti i romeni con età superiore a 18 anni che godevano del diritto di voto, includendo anche i romeni che vivevano all'estero. Le specifiche della corte, di fatto, scoraggiarono definitivamente l'idea del censimento proposta dalla USL[10].

Sempre il 7 agosto il giudice della corte costituzionale Ion Predescu dichiarò alla stampa di essere all'oscuro dell'errata corrige, sottolineando l'illegalità del fatto, poiché questa sarebbe dovuta essere stata discussa dal plenum della corte. Nei giorni successivi anche i giudici Tudorel Toader e Acsinte Gaspar comunicarono di non essere stati informati. L'Alta corte di cassazione e giustizia aprì, quindi, in parallelo a quello sul "referendum", un'ulteriore fascicolo di inchiesta sull' "errata corrige" e sulle modalità con cui era stata applicata[12].

In un clima di costante scambio di accuse tra le parti in causa, il 21 agosto 2012, in ogni caso, la corte costituzionale confermò il mancato raggiungimento del quorum e considerò nullo il referendum, sancendo il ritorno in carica di Băsescu.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Dan Bilefsky, Romania’s Government Collapses Amid Austerity Backlash, The New York Times, 27 aprile 2012. URL consultato il 5 giugno 2017.
  2. ^ (RO) În 2011, opoziţia s-a unit cu acte, dar fricţiunile apar încă din luna de miere, Mediafax, 28 dicembre 2011. URL consultato il 9 giugno 2017.
  3. ^ (RO) Ioana Oancea, Victor Ponta nu demisionează: Băsescu se află în spatele acuzaţiilor de plagiat. Cine îmi spunea „Dottore” în urmă cu o săptămână?, Adevărul, 19 giugno 2012. URL consultato l'11 giugno 2017.
  4. ^ (RO) Lucia Efrim, Băsescu a sesizat Curtea Constituţională cu privire la reprezentarea României la Consiliul European, Mediafax, 25 giugno 2012. URL consultato l'11 giugno 2017.
  5. ^ (RO) Luminita Pirvu, Actiunile USL care au dus la suspendarea lui Traian Basescu, HotNews, 9 luglio 2012. URL consultato l'11 giugno 2017.
  6. ^ a b (RO) Andi Manciu, 2012, anul războiului politic. Declinul popularităţii lui Băsescu - vehiculul electoral al USL, Mediafax, 28 dicembre 2012. URL consultato il 9 giugno 2017.
  7. ^ (RO) Romulus Georgescu, Un an cu Ponta: lupta cu Băsescu şi meciurile în USL, Adevărul, 7 maggio 2013. URL consultato il 4 aprile 2014.
  8. ^ (RO) C. Ionel e L. Pirvu, Parlamentul a mentinut pragul de validare a referendumului de 9 milioane de votanti, dar a prelungit ziua votului pina la 16 ore, HotNews, 18 luglio 2012. URL consultato l'11 giugno 2017.
  9. ^ a b c (RO) REZULTATE FINALE REFERENDUM 2012. BEC: 46,24% dintre alegători au votat. 87,52% au spus "DA", România TV, 1º agosto 2012. URL consultato l'11 giugno 2017.
  10. ^ a b c d e (RO) Attila Biro e Cristian Andrei, Momentele decisive şi personajele-cheie ale celor 13 zile post-referendum, Mediafax, 11 agosto 2012. URL consultato il 9 giugno 2017.
  11. ^ (RO) Silviu Sergiu, CULISELE demisiei lui Ioan Rus din fruntea Ministerului de Interne, Evenimentul Zilei, 22 ottobre 2012. URL consultato il 27 gennaio 2017.
  12. ^ (RO) Eusebi Manolache, Parchetul General a clasat dosarul 'Erata CCR', Agerpres, 8 aprile 2016. URL consultato il 24 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 2016).

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