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Cristo Re

(Reindirizzamento da Regalità di Cristo)

Origine del termineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nome ed epiteti di Gesù.

L'appellativo di "Cristo Re" ha origine da alcuni passi biblici, a volte anche in altre forme diverse come: "Cristo, re di Israele", "Re dei re", "Re della Terra", "Re delle nazioni" ecc.

Nel Nuovo Testamento Gesù viene detto Re (βασιλεύς, basilèus), Re dei Giudei (βασιλεύς τῶν Ἰουδαίων, basilèus ton Iudàion), Re d'Israele (βασιλεύς Ἰσραήλ, basilèus Israèl), Re dei re (βασιλεύς βασιλέων, basilèus basilèon) per un totale di 35 volte, soprattutto nei racconti della passione[1] e Figlio di Davide (υἱός Δαυὶδ, uiòs Dauìd) altre 12 volte.[2]

L'attributo della regalità era correlato al Messia atteso dagli Ebrei, che era considerato discendente ed erede del re Davide. Gesù, pur identificandosi come Messia, non si è però attribuito le prerogative politiche che questo comportava (vedi Gv 6,15; 18,36).

Oltre a questi passi espliciti sia Matteo (1,1-16) che Luca (3,23-38) riportano una genealogia dettagliata che, sebbene risulti discordante (vedi Genealogia di Gesù), ha l'intento di attribuire a Gesù una discendenza davidica e dunque regale e messianica.

Nel vangelo lo troviamo in Luca e Marco:

« E cominciarono ad accusarlo, dicendo: «Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re». »   (Luca 23,2)
« Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. »   (Marco 15,32)

Si trova anche nell'Apocalisse di Giovanni:

« e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.

A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue »   (Apocalisse 1,5)

« e cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni. »   (Apocalisse 15,3)
« E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori. »   (Apocalisse 19,16)

Nella Chiesa cattolicaModifica

L'11 dicembre 1925, papa Pio XI con l'enciclica Quas primas istituì la festa di Cristo Re e spiega che il regno di Cristo è principalmente spirituale, Gesù stesso l'ha detto più volte, in particolare davanti a Pilato dice:

« Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui. »   (Giovanni 18,36)

Pio XI, tuttavia, afferma anche che: «D'altra parte sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio. Tuttavia, finché fu sulla terra si astenne completamente dall'esercitare tale potere, e come una volta disprezzò il possesso e la cura delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano.» per questo ricordando quando ha scritto lui stesso in un precedente enciclica, la Ubi arcano Dei dice:

«Noi scrivemmo circa il venir meno del principio di autorità e del rispetto alla pubblica potestà: "Allontanato, infatti - così lamentavamo - Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l'autorità appare senz'altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v'è ragione per cui uno debba comandare e l'altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali"».

Infine conclude: «È necessario, dunque, che Egli regni nella mente dell'uomo, la quale con perfetta sottomissione, deve prestare fermo e costante assenso alle verità rivelate e alla dottrina di Cristo; che regni nella volontà, la quale deve obbedire alle leggi e ai precetti divini; che regni nel cuore, il quale meno apprezzando gli affetti naturali, deve amare Dio più d'ogni cosa e a Lui solo stare unito; che regni nel corpo e nelle membra, che, come strumenti, o al dire dell'Apostolo Paolo, come "armi di giustizia" (Rom. 6, 13) offerte a Dio devono servire all'interna santità delle anime. Se coteste cose saranno proposte alla considerazione dei fedeli, essi più facilmente saranno spinti verso la perfezione.».

Nella forma ordinaria del rito romano, frutto della riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, la festa coincide con l'ultima domenica dell'anno liturgico. Nella forma straordinaria la festa coincide tuttora con l'ultima domenica di ottobre. (Per approfondire, vedere la voce Solennità di Cristo Re)

Famiglie religiose dedicate a Cristo ReModifica

Nella chiesa cattolica, numerose congregazioni sottolineano già nel titolo la devozione alla regalità di Cristo:

Gli istituti secolari ispirati alla regalità di Cristo sono:

Nelle Chiese ortodosseModifica

Le Chiese ortodosse ricordano la regalità di Cristo Re ogni sabato al Vespri con il canto del prochimeno: "Il Signore regna, / si è rivestito di maestà"[3], in occasione della festa della Natività del Signore e nelle commemorazioni dell'Ingresso di Cristo in Gerusalemme e della Crocifissione.

Gli ortodossi cosiddetti "occidentali" nelle giurisdizioni di Antiochia e della ROCOR, e nella ECOF, hanno assunto dalla Chiesa cattolica la festa di Cristo Re assieme alle feste della Cattedra di Pietro, di Tutti i Santi e della Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti.[3]

Nella Chiesa anglicanaModifica

Gli anglicani, celebrando la festa di Cristo re dell'Universo, sottolineano la regalità di Cristo nella storia delle nazioni. A Cristo Re è dedicata una provincia anglicana di orientamento anglo-cattolico, fondata nel 1977 negli Stati Uniti d'America.

Nelle Chiese protestantiModifica

Nel calendario della Chiesa luterana la Festa di Cristo Re è inserita tra le Festività Maggiori. Nelle chiese protestanti dove la ricorrenza è celebrata essa cade, come nella forma ordinaria del rito romano, dalla quale è stata mutuata, l'ultima domenica dei rispettivi anni liturgici.

Movimenti politiciModifica

 
Stemma dei vandeani

L'appellativo "Cristo Re" si ritrova anche in alcuni episodi di storia contemporanea. I primi che fecero del "Cristo Re" il loro motto furono gli insorti vandeani che combatterono le Guerre di Vandea (1793-1815), il cui motto era: Dieu le Roi, in italiano "Dio [è] il Re". Seguirono poi i Cristeros messicani, che insorsero contro le persecuzioni del governo anticattolico e anticlericale di Plutarco Elías Calles, causando una guerra civile (1926-1929), e scelsero come grido di battaglia: ¡Viva Cristo Rey!, in italiano "Viva Cristo Re!". Lo stesso fecero i cattolici che combatterono la Guerra civile spagnola (1936-1939), il cui motto era il medesimo dei cristeros messicani.

Ci sono stati anche altri movimenti che usarono questo appellativo, ma che la Chiesa cattolica non approvava e che non avevano legami con essa: un esempio di questi è il Rexismo, il cui nome ufficiale era Christus Rex, e che era un movimento di ispirazione nazionalsocialista, nato in Belgio nel 1935. Altro esempio fu quello dei Guerriglieri di Cristo Re, una formazione paramilitare che compì azioni terroristiche nella Spagna degli anni settanta allo scopo di bloccare la transizione democratica spagnola.

Un movimento politico dei primi anni del Novecento in Italia aveva come motto "Cristo Re e il popolo, il popolo e Cristo Re" ed era chiamato Movimento Guelfo d'Azione (alcuni nomi di riferimento erano Gioacchino Malavasi e Piero Malvestiti).

NoteModifica

Voci correlateModifica

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