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Abruzzo

Regione dell'Italia centro meridionale
(Reindirizzamento da Regione Abruzzo)
Abruzzo
regione
(IT) Regione Abruzzo
Abruzzo – Stemma Abruzzo – Bandiera
(dettagli) (dettagli)
Abruzzo – Veduta
Palazzo dell'esposizione, sede del Consiglio della Regione all'Aquila.
Localizzazione
StatoItalia Italia
Amministrazione
CapoluogoCoat of Arms of L'Aquila, Italy.svg L'Aquila
PresidenteMarco Marsilio (FdI) dal 23-2-2019
Data di istituzione16 maggio 1970[1]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
42°21′58″N 13°23′40″E / 42.366111°N 13.394444°E42.366111; 13.394444 (Abruzzo)Coordinate: 42°21′58″N 13°23′40″E / 42.366111°N 13.394444°E42.366111; 13.394444 (Abruzzo)
Altitudine563[2] m s.l.m.
Superficie10 831,84 km²
Abitanti1 306 852[3] (30-6-2019)
Densità120,65 ab./km²
ProvinceL'Aquila, Chieti, Pescara, Teramo
Comuni305
Regioni confinantiMarche, Lazio, Molise
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
ISO 3166-2IT-65
Codice ISTAT13
Nome abitantiabruzzesi
PatronoSan Gabriele dell'Addolorata
PIL(nominale) 31 959 mln [4]
PIL procapite(nominale) 24 400 [4]
Rappresentanza parlamentare14 deputati
7 senatori
Cartografia
Abruzzo – Localizzazione
Abruzzo – Mappa
Mappa dell'Abruzzo con le province
Sito istituzionale

L'Abruzzo (o gli Abruzzi)[5][6] (AFI: /aˈbruttso/; Abbrùzze, Abbrìzze o Abbrèzze in abruzzese, Abbrùzzu in aquilano) è una regione a statuto ordinario dell'Italia meridionale (secondo la definizione fornita dall'Istat e adottata anche dall'Eurostat[7][8][9]), compresa tra il medio Adriatico e l'Appennino centrale[10] con capoluogo L'Aquila: pur potendo essere considerato centrale dal punto di vista geografico[11], l'Abruzzo è legato storicamente, culturalmente, economicamente[12] e in gran parte anche linguisticamente[13] al Mezzogiorno d'Italia.

La Costituzione italiana del 1948 contemplava l'istituzione della regione Abruzzi e Molise, ma la riforma del 1963 stabilì il distacco del Molise dall'Abruzzo (entrambe le regioni divennero poi effettivamente operative a partire dal 1970). Il territorio regionale fu delimitato già dal 1233, con la costituzione del Giustizierato d'Abruzzo ad opera di Federico II di Svevia.

Occupa una superficie di 10 831 km² e ha una popolazione di 1 306 852 abitanti[3]. È diviso in quattro province: L'Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, e in 305 comuni. Confina a nord con le Marche, ad est con il mare Adriatico, ad ovest con il Lazio e a sud con il Molise. Si divide principalmente in una parte costiera nel versante orientale con le spiagge dell'Adriatico, e in una parte montuosa dal lato occidentale con il Gran Sasso d'Italia (2 914 m s.l.m.), la Majella (2 793 m s.l.m.) e il Sirente-Velino (2 487 m s.l.m.), che costituiscono i tre massicci montuosi più alti dell'intera catena appenninica[14].

Nel 2016 l'Huffington Post statunitense inserì l'Abruzzo in quinta posizione tra le dodici migliori regioni al mondo per la qualità della vita[15]. La regione viene spesso chiamata regione verde d'Europa[16], per la grande estensione dei suoi tre parchi nazionali (il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco nazionale della Majella e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga) e delle restanti numerose aree protette, che rappresentano il 36,3% della sua superficie totale, con la concentrazione più alta in Europa[17]. All'interno delle diverse aree protette, disseminate non solo sulla dorsale appenninica, ma anche sulle colline dell'entroterra e lungo i 130 km di costa, è custodito oltre il 75% delle specie animali e vegetali del continente europeo[18]; sul versante settentrionale del Gran Sasso si trova il ghiacciaio Calderone, il più meridionale del continente[19].

Economicamente, l'Abruzzo è la regione più ricca dell'Italia meridionale, in quanto il suo PIL pro capite nel dopoguerra è storicamente sempre stato il più elevato di tutte le regioni dell'Italia meridionale e insulare; inoltre, dopo il Trentino-Alto Adige, è la regione in Italia con la più alta percentuale di investimenti fissi lordi sul PIL[20].

Secondo l'ISTAT l'Abruzzo è una delle regioni italiane con più basso tasso di mortalità per tumori, con minori emissioni di gas serra per abitante, con maggiori consumi di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e con minore diseguaglianza nella distribuzione dei redditi[21]. Inoltre, con 23 paesi appartenenti al circuito "I borghi più belli d'Italia", è una delle regioni con il maggior numero di località[22].

Quando il giornalista e diplomatico Primo Levi (da non confondere con l'omonimo scrittore sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz) visitò la regione, colpito dalla sua bellezza e dall'animo dei suoi abitanti, definì l'Abruzzo "forte e gentile"[23].

Indice

Etimologia e stemmaModifica

La parola Abruzzo, secondo l'ipotesi più accreditata proposta per la prima volta dallo storico umanista Flavio Biondo nella sua pubblicazione L'Italia Illustrata, deriverebbe da Aprutium come evoluzione popolare di (ad) Praetutium, ovvero la terra dei Praetutii, un'antica popolazione italica che viveva nella zona dell'attuale Teramo.

La parola Abruzzo, secondo altre ipotesi, potrebbe derivare anche da abruptus (in latino "ripido", "scosceso" oppure "brusco", "rozzo"), participio perfetto del verbo abrumpere ("strappare", "troncare", "violare i patti").[24]

Lo stemma della regione è stato adottato nel 1976; la forma è quella di uno scudo italico ed il disegno è costituito da tre sbarre oblique, ognuna delle quali raffigura una caratteristica della regione: quella superiore, bianca, simboleggia le montagne innevate, quella mediana, le colline, mentre l'ultima richiama il colore del mare.[25]

Geografia fisicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia dell'Abruzzo.

TerritorioModifica

L'Abruzzo ha un territorio prevalentemente montuoso (65%) e collinare (34%); la pianura (1%) è costituita soltanto da una stretta fascia costiera lungo il litorale, lunga 131 km. La regione si divide naturalmente in due macro aree, separate dalle catene montuose della Majella e del Gran Sasso: la zona interna, che ricalca la provincia aquilana, è formata dalle sub regioni della Marsica, la Conca aquilana, la Conca Peligna, la Valle dell'Aterno e la Valle Roveto, strette fra le vette dei diversi monti dell'Appennino abruzzese, mentre la zona costiera, con le restanti tre province di Pescara, Chieti e Teramo, è composta prevalentemente da una estesa fascia collinare, su cui si allargano le principali vallate della Val Pescara, la Val di Sangro e la Valle del Tordino, e dalla stretta pianura costiera, intensamente urbanizzata in particolare nel centro-nord della regione.

 
Le vette sorelle del Monte Velino
 
Tratto di costa presso Pineto, vista da Silvi


ClimaModifica

  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Stazioni meteorologiche dell'Abruzzo

Il clima abruzzese è fortemente condizionato dalla presenza del Massiccio montuoso Appenninico-Centrale, che divide nettamente il clima della fascia costiera e delle colline sub-appenniniche da quello delle fasce montane interne più elevate: mentre le zone costiere presentano un clima di tipo mediterraneo con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi la fascia collinare presenta caratteristiche climatiche di tipo sublitoraneo con temperature che decrescono progressivamente con l'altitudine e precipitazioni che aumentano invece con la quota (come nel caso di Pescara, che a circa 10 m s.l.m. ha temperature medie di circa 15 °C e piogge annuali intorno ai 700 mm, e Chieti, che, posta su un colle a 330 m s.l.m., pur presentando temperature medie simili, registra precipitazioni molto più copiose, con valori annui di circa 1000 mm).

Anche le precipitazioni difatti risentono fortemente della presenza delle dorsali montuose appenniniche della regione: aumentano con la quota risultando più abbondanti nel settore e sui versanti esposti ad occidente, decrescendo invece verso est e sui versanti esposti ad oriente. Spesso le coste adriatiche rimangono in ombra pluviometrica da ovest per l'effetto di sbarramento dell'Appennino subendo l'azione dei venti miti da esso discendenti (Libeccio o garbino).

In inverno le precipitazioni sono per lo più nevose dalle quote medio-basse in su e occasionalmente fin sulle coste in occasione di eventi freddo-umidi (episodi di 'burian' e 'rodanate').

Ambiente naturaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali protette dell'Abruzzo.
 
Poster della Majella vista da Campo di Giove (opera del 1920 di Vincenzo Alicandri)

In Abruzzo vi sono tre parchi nazionali, un parco regionale e 38 aree protette tra oasi, riserve regionali e riserve statali. In totale il 36,3% del territorio regionale è sottoposto a tutela ambientale[26]. Nel territorio dimora il 75% delle specie animali presenti in Europa ed è patria di alcune specie rare come l'aquila reale, il lupo abruzzese il camoscio d'Abruzzo e l'orso marsicano.[27] In proposito si può parlare di un vero e proprio sistema protezionistico di interesse europeo, infatti il complesso sistema di aree protette abruzzese prosegue a nord con il parco nazionale dei monti Sibillini nell'appennino umbro-marchigiano.

Sul territorio abruzzese sono presenti i seguenti parchi nazionali e uno regionale:

La struttura delle aree protette comprende in Abruzzo, oltre i parchi nazionali e quello regionale, fra le 38 riserve statali, riserve regionali, Oasi WWF e parchi territoriali attrezzati gestisce diversi biotopi di interesse scientifico, i quali nonostante di dimensioni territoriali a volte ridotte, presentano aspetti di notevole interesse scientifico e naturalistico e completano il sistema delle aree protette della regione. Le riserve tutelano complessivamente l'1% del territorio regionale e sono gestite dai comuni, che nella maggior parte dei casi si avvalgono di comitati allargati ad altri enti e associazioni in grado di avviare progetti di rilevazione e studio delle specie floristiche e faunistiche. Alcune riserve regionali si sono dotate di organi di gestione che prevedono oltre al rispetto delle norme di tutela, strumenti di pianificazione e programmi di valorizzazione dell'area protetta. Il sistema costituisce uno strumento di pianificazione ambientale, un laboratorio permanente di ricerca scientifica in cui sono stati realizzati importanti progetti faunistici dell'Appennino, con il ripristino dell'ecosistema e il reintegro di specie da tempo scomparse.

Aree marine protetteModifica

Istituita nel 2010, l'area marina protetta Torre del Cerrano è l'unica area marina protetta della regione; essa si estende per circa 37 km quadrati e tutela un tratto di mare unico in Abruzzo, trattandosi di uno dei pochi arenili dove è sopravvissuto un ambiente dunale pressoché intatto[28]; a poche decine di metri dalla costa sono presenti i resti sommersi di notevole interesse archeologico e naturalistico dell'antico porto di Atri.

Con la legge 93 del 23 marzo 2001 è stata prevista la realizzazione di un parco nazionale fra i comuni di Ortona e Vasto, noto come Parco della costa teatina. Nonostante la perimetrazione provvisoria del parco operata dal commissario ad acta Giuseppe De Dominicis, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 4 agosto 2014[29], la consulta ha bloccato la legge regionale che istituiva il parco, in quanto trattandosi di un'area marina la competenza della sua istituzione spetta allo Stato[30].

FloraModifica

Come in tutte le regioni mediterranee anche in Abruzzo la vegetazione è caratterizzata dalla presenza di differenti ecosistemi mediterranei; nella costa e nelle zone limitrofe è notevole la presenza di querce, roverelle, carpini orientali. Da segnalare talvolta la presenza localizzata di piante classiche della macchia mediterranea come il mirto, l'erica e il lentisco; nella fascia collinare crescono anche specie come la quercia roverella, il rovere, l'olivo, il pino, il salice, il leccio, il pioppo, l'ontano, il corbezzolo, la ginestra, la robinia, il rosmarino, il biancospino, la liquirizia e il mandorlo. Tra i 600 e i 1.000 metri di quota si estende la vegetazione submontana, caratterizzata principalmente da boschi misti di cerro, roverella, tiglio, acero e carpino; tra gli arbusti molto diffusi la Rosa canina e il Ginepro rosso.

A quote più alte, tra i 1000 e i 1900 metri d'altezza, è largamente diffuso il faggio, mentre sulle aree appenniniche di alta quota superiori ai 2000 metri sono presenti specie come l'orchidea alpina, il ginepro montano, l'abete bianco, il mirtillo nero ed infine una specie forse unica nel suo genere come la stella alpina d'Abruzzo.[31]

FaunaModifica

La fauna abruzzese è molto varia; l'animale simbolo della regione è il camoscio d'Abruzzo, che ha avuto un notevole ripopolamento dopo aver rischiato l'estinzione[32]; anche l'orso bruno marsicano è un animale tipico della regione, assieme a lupo appenninico, cervo, lince, capriolo, arvicola delle nevi, volpe, istrice, gatto selvatico, cinghiale, tasso, vipera e lontra. Diversi anche gli anfibi presenti in regione: l'ululone appenninico, il geotritone italiano, la salamandra pezzata, la rana, il rospo, il tritone e la raganella italiana; inoltre è originaria della regione la razza canina del pastore maremmano-abruzzese. Fra le numerose specie di uccelli le più caratteristiche della regione sono l'aquila reale, il nibbio, il falco pellegrino, il fratino, il lanario, il grifone, il gufo, l'allocco, il picchio ed il fringuello.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Abruzzo.
 
Anfiteatro romano di Alba Fucens

Età anticaModifica

Notizie dell'era preistorica di presenze sia animali, vegetali e umane sono documentate da vari ritrovamenti nel territorio di Teramo (Ripoli, Campovalano, Ponte Messato)[33], Chieti (necropoli Santa Maria Calvona, Touta Marouca, Grotta del Colle) e Pescara (parco archeologico colle del Telegrafo)[34]. Della preistoria esistono ritrovamenti fossili conservati oggi nel Museo Geopaleontologico del Castello ducale di Palena, nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti e nel Museo delle genti d'Abruzzo di Pescara, mentre negli anni '50, in località Scoppito (L'Aquila) fu rinvenuto uno scheletro di un mammut, conservato nel Forte spagnolo. Del periodo del Neolitico sono stati rinvenuti reperti nelle principali valli del Tordino, nella val Pescara, nella valle Peligna e nel bacino del Fucino (il villaggio di paludi presso Celano). Si ipotizza che le primitive popolazioni abruzzesi, viventi sia nelle montagne che preso le valli, seguissero uno stile di vita prevalentemente agricolo, dati i numerosi ritrovamenti di strumenti di lavorazione della campagna.

Popoli preromaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Marrucini, Frentani, Peligni, Sanniti, Vestini, Piceni, Marsi, Equi e Pretuzi.
 
Mappa dell'antico Sannio, da The Historical Atlas di William R. Shepherd, 1911

Nell'età del Neolitico l'uomo ha fatto la prima comparsa nell'Abruzzo, come testimoniano alcune necropoli del X secolo a.C., di Fossa[35] e Comino di Guardiagrele. Successivamente, dall'VIII secolo a.C. circa in poi, la regione fu popolata dalle colonie degli italici osco-umbri. In aggiunta a questo gruppo di popolazioni, anche i Sanniti si stanziarono nell'attuale Abruzzo, nel Molise, nella Campania e nella Basilicata. Queste popolazioni sabelliche provenienti da sud si divisero in Abruzzo in due sotto-gruppi o tribù, i Carricini ed i Pentri, che si adattarono, a partire dall'VIII secolo a.C. sia dal punto di vista culturale che sociale ai territori dove si erano stanziati.

I Marsi risiedevano nella Marsica ai bordi dell'antico lago Fucino, con capitale Marruvium tra i monti del Sirente-Velino; i Peligni fondarono la loro capitale Sulmona nella conca peligna; i Frentani colonizzarono la val di Sangro con la capitale ad Anxanum e con i principali sbocchi portuali ad Ortona e Histonium arrivando a controllare territori fino all'attuale Molise, presso Termoli e Larino, ai confini con le tribù dei Pentri, stanziati tra le città di Isernia, Boiano Aufidena (Alfedena) e Castel di Sangro. Altre popolazioni principali erano i Marrucini, situati nella valle del Foro e della Majella a ridosso di Chieti (l'antica Teate) e Guardiagrele; i Vestini, che divisi in due dal massiccio del Gran sasso controllavano parte della conca aquilana e tutta l'area vestina, arrivando fino alla costa con il porto di Aternum porto dell’antica Teate (Chieti), oggi divenuta Pescara ed i Pretuzi, con capitale Interamnia Praetutiorum (Teramo), aventi scambi commerciali con i Piceni.
Tali popolazioni erano sparse per il territorio abruzzese, facendo parte di un sistema amministrativo composto di unità proprie, con una capitale legata all'entità della tribù stessa.

Gli italici Sanniti e l'epoca romanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Amiternum, Juvanum, Corfinium, Anxanum, Aprutium, Teate, Histonium, Aternum, Pallanum e Peltuinum.
 
Anfiteatro di Amiternum (L'Aquila)
 
Teramo, torre del duomo e del teatro romano in notturna

Tra i Popoli dell'Italia antica, abitanti in territorio abruzzese vi erano gli Equi, i Frentani, i Marrucini, i Marsi, i Peligni, i Piceni, i Pretuzi, i Sanniti, ed i Vestini[36], che furono tutti sottomessi dai Romani intorno al III secolo a.C.. Agli inizi del I secolo a.C. tali popoli, assieme al resto dei Sanniti, formarono una coalizione militare volta a costringere la repubblica romana ad estendere i diritti di cittadinanza, la Lega italica, che comprendeva anche popoli stanziati al di fuori dall'attuale Abruzzo; i popoli italici scelsero come capitale nel 91 a.C. la città di Corfinium (l'odierna Corfinio)[37][38] dove venne coniata una moneta d'argento dello stesso valore del denario romano recante la scritta "Italia" (nell'osco Viteliù). Questa fu la prima occasione storica in cui il termine Italia venne utilizzato con finalità politiche. Dopo due anni di guerra, la Lega italica, pur sconfitta militarmente, riuscì nell'89 a.C. ad ottenere il diritto alla cittadinanza da essa reclamato. Tuttavia il dittatore romano Lucio Cornelio Silla invase il Sannio e devastò le principali città, per poi ricostruirle ex novo, e a nulla valse la resistenza dei generali sanniti Quinto Poppedio Silone e Gavio Papio Mutilo[39].

Tra le città più floride, che divennero dei municipia in età romana, si ricordano Amiternum (nei pressi dell'odiernall'Aquila), Teate (Chieti), che dopo la guerra sociale fino alle guerre del periodo tardo-repubblicano ed imperiale il centro era noto come Teate Marrucinorum[40], successivamente Anxanum (Lanciano), che secondo una leggenda fu fondata nel 1181 a.C., Histonium (Vasto), Sulmona, Interamnia Praetutiorum (Teramo), Corfinium (Corfinio), Pinnae (Penne), Alba Fucens (nei pressi di Avezzano), già presente come carcere romano nel 304 a.C., Juvanum (Montenerodomo) e Marruvium (San Benedetto dei Marsi). Di queste città ancora oggi si conservano imponenti vestigia italico romane, concernenti soprattutto in teatro e anfiteatri (quello di Chieti, quello di Teramo, quello dell'Aquila ad Amiternum, quello di Alba Fucens), e templi e complessi termali (quelli di Chieti, di Histonium, di Iuvanum presso Montenerodomo)

Durante il principato di Augusto, il territorio sannita fu ripartito nella Regio IV Samnium, per quanto concerne il territorio dell'odierno Abruzzo e parte del Molise, e nella Regio V Picenum per quanto concerne il settore teramano, al nord del fiume Pescara.

Prima fase MedievaleModifica

L'Abruzzo, dopo la decadenza dell'impero romano, subì invasioni dei Longobardi e dei Normanni (rispettivamente nel VI e nel XI secolo), e fu possesso di vari conti e potenti locali. Non si hanno molte notizie riguardo alla presenza bizantina del V secolo d.C., anche se è accertata, come dimostrano i ritrovamenti presso l'area frentana, conservati nel Museo dell'Abruzzo Bizantino Altomedievale del castello ducale di Crecchio. A quest'epoca risale la fondazione dell'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris presso la costa di Casalbordino, una delle più antiche della regione.

Successivamente la regione entrò a far parte del Ducato di Spoleto, dopo la discesa in Italia di re Alboino, mentre alcune aree furono possesso dei monaci di grandi abbazie sviluppatesi nel IX secolo. Le prime cinque grandi abbazie cistercensi furono l'Abbazia di Santa Maria di Casanova, l'Abbazia di Santa Maria della Vittoria, l'Abbazia dei Santi Vito e Salvo, l'Abbazia di Santa Maria Arabona e il Monastero di Santo Spirito d'Ocre[41]. Successivamente, nello stesso periodo, sorsero ulteriore monasteri, come San Clemente a Casauria, Bominaco, l'Abbazia di San Giovanni in Venere, la chiesa di San Marco di Ortona e l'Abbazia di San Liberatore a Majella.

 
Castello ducale di Popoli

All'epoca della conquista longobarda, la gran parte delle città principali abruzzesi, fra le quali Teate, Interamnia, Anxanum, Sulmo, Histonium, Marruvio ed Ostia Aterni, erano in grave decadenza, tuttavia i conquistatori conservarono il sistema amministrativo locale, riordinando, come descrive anche Paolo Diacono[42] e come si riporta dalle cronache dell'abbazia di Montecassino e di Farfa, in delle "province" della Marsica (provincia Valeria), che incluse per anni anche il territorio aquilano, di Corfinio-Valva, di Teate, di Interamnia, di Penne e di Anxanum; ancora oggi, per via dei vari avvenimenti storici, questa suddivisione del territorio abruzzese, sia al livello geo-politico che culturale, marca sostanziali differenze tra questi territori detti macro-regioni. La Marsica e la Valle Roveto per il territorio dell'ex Contea di Cellano, la diocesi di Valva per il territorio peligno di Sulmona, la "grande Frentania" per il territorio di Lanciano e di Vasto tra il Sangro, l'Aventino e il Trigno-Sibello, il territorio di Chieti, prima della nascita di Pescara, che occupa la parte del fiume Alento sino alla Majella orientale, il Contado di Teramo tra il Tronto, il Vomano e la Vibrata, e l'alta porzione a nord del fiume Pescara per il Contado di Penne.

I Longobardi edificarono prevalentemente piccoli presidi fortificati, per lo più minuscoli fortini e torri di guardia per controllare il territorio. Con la venuta dei Franchi di Carlo Magno, nel 973 a Chieti venne istituita la "marca teatina", dopo la conquista della città, e la sua distruzione, da parte di Pipino il Breve, mentre l'antica Histonium nell'802 veniva incendiata e riedificata dal conte Aimone di Dordona, precisamente la porzione del rione Guasto d'Aimone. La ricostruzione e l'edificazione ex novo di molti borghi (allora detti "castelli - terre feudi - ville") e città, fu un evento caratterizzante della presenza franca e longobarda in Abruzzo, che da una parte influì anche sui toponimi di origine germanica (ad esempio la "gastaldia" con i toponimi Guasto, poi Vasto, Guastameroli, Fara per cui Fara Filiorum Petri, Fara San Martino, "guardia" per Guardiagrele, Colle Guardia, Guardia Vomano); dall'altra dei nobili franchi come i conti Attoni, i Berardi, gli Aprutini, i Valvensi, si installarono nelle città maggiori come Chieti, Teramo, Sulmona, signoreggiando, e tessendo i loro rapporti politici per governare sia politicamente che a livello religioso.
Infatti a partire dall'872, con la fondazione dell'abbazia di San Clemente a Casauria dell'ordine Benedettino, la regione ebbe il primo grande cenobio, insieme a quello di Santo Spirito d'Ocre, i monaci poterono esercitare il loro diritto di potere su molti castelli regionali, tessendo rapporti politici con i vari conti e baroni.

Nella Marsica acquisì una certa prominenza locale la contea dei Marsi, instaurata da Berardo di Francesco, che dette iniziò a una lunga dinastia che durò sino al XIV secolo. Il territorio occupava più o meno tutta l'area fucense e la Valle Roveto, fino ai confini con Rieti, e le sedi del controllo erano distaccare a Tagliacozzo e ad Albe.

Dai Normanni a Federico IIModifica

Nel periodo buio abruzzese, prima del XII secolo, si svilupparono nuove civiltà mescolate con i Normanni e i mercanti campani, e si sviluppò una nuova economia di tipo pastorale, benché già presente in età romana, ma stavolta concentrata sul tratturo con specifiche regole del regno, che portava al grande mercato di bestiame di Foggia. I tratturi, percorsi stradali enormi nelle conche delle montagne e delle pianure, attraversavano le città dell'Aquila, di Pescasseroli e di Castel di Sangro, fino al tavoliere delle Puglie. Le principali città abruzzesi furono fortificate e trasformate in gastaldati, come nell'esempio di Vasto, nata dalla fusione di due città, e anche Atessa. Nella zona meridionale della regione acquisì prominenza la Diocesi Teatina di Chieti, affiancata dalla baronia di Manoppello, e nella Marsica il controllo dei primitivi castelli medievali era in mano ai Conti dei Marsi di Celano[43]. Nel 1065 venne fondata un'altra importante abbazia abruzzese, quella di San Giovanni in Venere presso il promontorio costiero di Chieti, che amministrò per almeno due secoli il diritto di governo su Vasto d'Aimone, e su altri feudi sparsi lungo il Sangro e il Trigno.
La difficile presenza normanna in Abruzzo è ricordata anche per il governo di Roberto III di Loritello, che aveva creato un grande contado nel Molise (allora Terra di Boiano), il quale si macchiò di empietà contro il sovrano di Sicilia, e compì scorrerie nella parte nord dell'Abruzzo, arrivando a distruggere la città di Teramo nel 1156. Nel 1143 venne conquistata anche la Contea dei Marsi, benché la dinastia dei Berardi continuò a perdurare con rapporti matrimoniali e politici, che riguardarono soprattutto l'annessione, poco a poco degli antichi possedimenti delle abbazie di San Vincenzo al Volturno, Montecassino e Farfa nella parte ovest della Marsica, tra la Valle Roveto e i confini della Piana del Cavaliere.

Il Giustizierato d'AbruzzoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Giustizierato d'Abruzzo.
 
Veduta del Velino e di Albe vecchia, disegno di Edward Lear del 1844

La regione ha più volte modificato i suoi confini. La prima citazione giuridica della regione, con la prima definizione dei suoi confini, viene identificata con la creazione del giustizierato d'Abruzzo nel 1233, facente parte del Regno di Sicilia, voluto da Federico II di Svevia, con capitale Sulmona. Nel 1273 il giustizierato viene suddiviso in due territori, Abruzzo ulteriore, in massima parte corrispondente alle province dell'Aquila, Teramo e Pescara, e Abruzzo citeriore nella restante parte della regione corrispondente grosso modo alla provincia di Chieti.

In quel periodo il territorio della "conca amiternina", dal nome dell'antica città romana di Amiternum, era popolato soltanto da un piccolo nucleo urbano ad ovest del Gran Sasso, dove in seguito sorgerà L'Aquila, e nella parte est dall'insediamento di Forcona. Già dall'XI-XII secolo nacquero piccoli castelli nella zona, i cui abitanti dal 1254 inizieranno a federarsi e ad efiicare la città nuova.

Fondazione dell'Aquila (1254)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Aquila.
 
La Fontana delle 99 cannelle dell''Aquila ricorda la fondazione della città dai 99 castelli del circondario

Il capoluogo del Giustizierato, fin dalle origini, era Sulmona, che restò sempre fedele al sovrano Federico II durante la campagna di conquista dell'Abruzzo; era la città più grande e più forte economicamente, e facilmente raggiungibile grazie alla sua posizione centrale rispetto al territorio abruzzese. Soltanto le città marittime di Histonium e Lanciano potevano competere in importanza. Nel 1254 la vecchia città romana di Amiterno, ormai completamente in rovina, non era più gestibile, e sorse la necessità della costruzione di un nuovo centro; secondo la leggenda, 99 castelli della conca aquilana e della valle dell'Aterno si riunirono ed edificarono in poco tempo la nuova città, costruendo vie e chiese che prendessero il nome da quelle dei castelli fondatori.

 
Disegno della città dell'Aquila di Girolamo P. Fonticulano, 1575

La città rimase sempre fedele al partito angioino, già nel 1268 partecipando alla battaglia di Tagliacozzo contro Corradino di Svevia ed in seguito ostacolando le pretese della casa D'Aragona, sia prima che dopo l'assedio di Braccio da Montone nel 1424.

Eremitaggio di Pietro da MorroneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Celestino V e Perdonanza Celestiniana.

La città aquilana dunque iniziò ad avere la protezione degli Angioini napoletani, mentre nelle montagne abruzzesi andava in pellegrinaggio, nella seconda metà del XIII secolo, un eremita di nome Pietro da Morrone, proveniente da Isernia, secondo alcune ipotesi[44]. Il monaco osservava una rara forma di preghiera a Dio, rintanandosi in cunicoli stretti delle montagne, scavati in maggior parte nel X secolo da pastori che osservavano la stessa regola ispirata al monachesimo della Siria. Pietro sceglieva principalmente i cunicoli del monte Morrone presso la Majella, dove oggi ancora si conservano molti romitori da lui fondati, come l'eremo di Sant'Onofrio al Morrone, l'eremo di Santo Spirito a Majella e l'eremo della Madonna dell'Altare. In periodi di cambiamento nel XIII secolo (la regola di San Francesco, poi quella di San Domenico), l'osservanza di Pietro fu molto accettata dai popoli e i pellegrini, tanto che vennero fondati degli eremi, come detto. Infine Pietro giunse all'Aquila, dove fondò l'attuale Basilica di Santa Maria di Collemaggio, con la Prima Porta santa, e successivamente venne eletto papa all'interno della stessa chiesa, istituendo la Perdonanza Celestiniana con la Bolla del Perdono[45].

La regione nei secoli XIV e XVModifica

Nel finire del medioevo, come nel resto del Paese, in Abruzzo vi fu un generale risveglio sociale ed economico, ed il periodo del controllo diretto degli Angioini, da Carlo II a Roberto e Luigi, fu per la regione un lungo intermezzo di pace e prosperità. In quegli anni Teramo riorganizzò attorno a sé il territorio dell'ex contado normanno, e tra gli illustri politici iniziarono a comparire due famiglie che si scontreranno per il controllo nei secoli seguenti: i Melatino e gli Acquaviva. Nel 1336 ci fu la compravendita di molti terreni, mentre sempre in questi anni il vescovo Niccolò degli Arcioni faceva ricostruire in forme monumentali il Duomo. Nacquero anche i primi dissidi con la vicina città di Campli, anch'essa privilegiata da Carlo, che iniziò ad espandere anch'essa il suo territorio.

Più a sud anche Penne e il suo territorio vestino ottennero dei privilegi, mentre sulla foce del fiume Pescara, sorgendo sui resti dell'antica Ostia Aterni, il piccolo borgo di Pescara era ancora un insediamento di scarsa rilevanza, circondato da paludi malariche e caratterizzato dalle robuste fortificazioni bizantine. La vicina Chieti invece, tra le principali città della regione in quell'epoca, era una città fiorente, anche grazie allo status, ottenuto nel 1304, di città regia, e quindi esente dalla dominazione feudale.

Lanciano, sin dall'epoca romana nota città commerciale, ospitava annuali fiere mercantili, che la resero città ricca e potente, in rivalità con le vicine Chieti ed Ortona; era inoltre un frequentato centro religioso per via del miracolo eucaristico, verificatosi nell'VIII secolo. Il suo territorio si estendeva lungo il fiume Sangro nell'area frentana, sino a Casoli e Guardiagrele.

Vasto, la città più meridionale della costa abruzzese, andò in feudo a Raimondo Caldora, detto "Raimondaccio", nonno del più famoso capitano Giacomo Caldora, feudo che però gli venne tolto da Giovanna I per empietà.

La guerra dell'Aquila (1424)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dell'Aquila.

Lo sviluppo della città d'Aquila si arrestò nella prima metà del Trecento a causa di diversi terremoti che la colpirono, provocandone una distruzione quasi completa nel 1349, ma presto anche il coinvolgimento dell'Abruzzo nella contesa fra angioini ed aragonesi portò ulteriori rovine: nel corso degli scontri, molti feudi furono ridotti all'obbedienza forzata con saccheggi e assedi, mentre nel 1423 iniziava l'assedio dell'Aquila, schieratasi in orbita angioina. Braccio da Montone, che guidava gli assalitori, allora invase la valle dell'Aterno, radendo al suolo i principali castelli che fondarono la città allo scopo di evitare rifornimenti agli assediati. La città resistette, e quando giunse in suo soccorso la coalizione di papa Martino V insieme a Muzio Attendolo (anche se morì tragicamente affogato sulla Pescara), Giacomo Caldora e Francesco Sforza e Antonuccio Camponeschi, Braccio venne presto sconfitto nella battaglia del 5 giugno 1424 presso la piana di Bazzano.

Giacomo Caldora riceverà come premio da Giovanna II molti castelli, stabilendo il suo quartier generale a Vasto.

Il QuattrocentoModifica

 
Basilica di Collemaggio all'Aquila, fondata da Celestino V

Durante il Rinascimento, la città dell'Aquila visse un breve periodo di sviluppo culturale ed economico, diventando un centro di mecenatismo che ospitò artisti come Silvestro dell'Aquila e Saturnino Gatti. Questo sviluppo però si interruppe nuovamente a causa di un sisma, il terremoto del 1461, che distrusse ancora una volta la città.

Nel 1442, sotto il governo del il re Alfonso I di Aragona, vennero ripopolati molti castelli in disfacimento della regione, mentre a livello locale a Chieti si andavano affermando i Valignani, nobile famiglia napoletana che acquistò vari territori della zona, fra i quali Cepagatti, Alanno, Vacri e Ripa Teatina, mentre a Teramo erano i duchi Acquaviva di Atri a governare il territorio, beneficiando anche dell'importante sistema commerciale della transumanza, e nel 1472 un esponente della nobile famiglia atriana, Giulio Antonio Acquaviva, rifonderà l'antica città di Castrum Sancti Flaviani a poca distanza dal centro romano, dandole il nome "Giulia Nova"[46], con un nuovo impianto murario ed urbano in stile idealistico rinascimentali[47].

Il Cinquecento: la fine delle città libereModifica

 
Basilica di San Bernardino, L'Aquila, esempio del rinascimento abruzzese

Tra il 1510 e il 1566 le coste abruzzesi furono méta di saccheggio incessante da parte degli Ottomani, e per contenere la minaccia turca l'imperatore Carlo V eresse il sistema difensivo delle torri costiere del Regno di Napoli, scegliendo Pescara come baluardo del giustizierato: l'allora piccolo borgo venne pesantemente fortificato con la costruzione di una grande fortezza per controllare gli accessi al Regno dal nord e dall'Adriatico. Il sistema difensivo venne messo alla prova già nel 1566, in occasione della grande incursione della flotta di 105 galee e 7000 uomini dell'ammiraglio ottomano Piyale Paşa, comandante in capo (Kapudanpaşa) della flotta ottomana agli ordini del sultano Solimano il Magnifico, che aveva già saccheggiato Napoli stessa tre anni prima. La fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero, Giovan Girolamo Acquaviva duca di Atri, il quale organizzò la resistenza del forte e respinse gli attacchi dispiegando un fuoco di sbarramento dal bastione principale con tutte le artiglierie disponibili, dissuadendo l’ammiraglio turco dal perseverare nell’attacco e costringendo gli aggressori alla fuga. Questi si accanirono, allora, contro Francavilla, Ripa Teatina, Ortona, San Vito Chietino, Vasto, Casalbordino e Termoli, che subirono distruzioni, deportazioni e saccheggi.[48]Tuttavia l'ammiraglio ottomano non conseguì l’obiettivo strategico della spedizione, ovvero la conquista delle Tremiti, proprio a causa della tenace resistenza di Pescara. I danni dell'attacco nel territorio furono notevoli, con l'incendio della cattedrale di San Tommaso Apostolo, dell'abbazia di San Giovanni in Venere e dell'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris e la distruzione dell'antica chiesa di Santa Margherita di Vasto, oggi cattedrale di San Giuseppe.

Diversa la situazione di quel periodo nell'entroterra abruzzese, che tornò a vivere un periodo di crescita economica, grazie allo sviluppo della transumanza, e culturale, favorita anche dal governo di Margherita d'Austria che ereditò i feudi di Penne, Campli, Ortona, Leonessa, Cittaducale e Montereale, che formarono in seguito i cosiddetti Stati Farnesiani d'Abruzzo.

Tuttavia con l'intensificarsi del controllo spagnolo sul regno napoletano, si assistette ad un sistematico infeudamento della città, che spesso (come nel caso di Chieti e dell'Aquila) erano città appartenenti al regio demanio. Fabrizio Colonna s'impossessò di Guardiagrele, Lanciano e Atessa. All'Aquila invece, il magistrato Franchi tentò il metodo della conquista interna, andando a minare il parlamento comunale costituito dalla corporazione delle Arti, e ad indebolire politicamente ed economicamente i maggiori esponenti nobili della città con confische di beni, fino a quando, allo scoppio della guerra di Carlo V contro Francesco I di Francia, L'Aquila parteggiò per quest'ultimo, subendo quindi un feroce assedio e il conseguente infeudamento, con il pagamento delle spese militari dell'assedio, e la costruzione nel 1534 del forte spagnolo, simbolo del spotere spagnolo sulla città, allo scopo di impedire di fatto qualsiasi tipo di ribellione.

In questo periodo cedettero all'infeudamento molte altre città abruzzesi, come Teramo, Sulmona e Vasto, a volte pacificamente tramite transizione dei beni, a volte in seguito alla conquista militare, come nei casi dell'Aquila e di Lanciano. A Vasto il primo feudatario fu Innico II d'Avalos: la famiglia spagnola accrebbe notevolmente l'importanza della città nel regno di Napoli, ottenendo diversi benefici, anche nella breve parentesi del '500, quando i D'Avalos si trasferirono a Napoli, lasciando il governo ad altri viceré.
Lanciano, dilaniata dalle lotte fratricide delle famiglie Florio e Ricci, che coinvolsero nelle loro guerre e congiure di palazzo anche i francesi e gli spagnoli, subì un assedio quando quest'ultimi decisero nel 1534 di porre fine a questa guerra cittadina. La città non venne immediatamente infeudata, ma a causa di crisi economiche dovute al pagamento delle spese di guerra, di carestie e dell'indebolimento del peso politico e delle fiere annuali, andò in bancarotta, venendo comprata da Ferdinando Francesco d'Avalos nel 1646.

La Marsica già dalla metà del Quattrocento era sotto il controllo delle famiglie romane Colonna e Orsini. Questi ultimi, indeboliti dalle guerre e dall'insofferenza degli ultimi esponenti della famiglia d'Aragona, incominciando da Ferrante I d'Aragona per terminare con Ferdinando il Cattolico, persero nel tempo molti feudi della contea di Manoppello e nella Marsica. Gli Orsini decisero di stabilire la sede del potere nel nuovo territorio di Avezzano, nato con la fondazione del castello da parte di Gentile Virginio Orsini, mentre la sede vescovile della diocesi sarebbe rimasta a Pescina dei Marsi. Tuttavia alla fine del secolo, una porzione consistente della piana Fucense passò ai Piccolomini con le conquiste di Antonio, che occupò Celano, installandovi il presidio maggiore, e creando gli altri castelli a Ortucchio, per il controllo delle merci provenienti dal fiume pescara, a Trasacco ed a Balsorano, mentre i Colonna prendevano possesso di Avezzano, di Tagliacozzo, di Carsoli e dell'ex contea d'Albe.

È di quel periodo la leggenda tramandata sul volto Santo: nel 1506 un viandante avrebbe consegnato ad un nobile di Manoppello una tela, che sarebbe l'originale velo della Veronica, più in avanti noto come volto Santo di Manoppello del Cristo. Rimasto segregato per circa un secolo, il volto fu concesso successivamente al convento dei Padri Cappuccini nel XVII secolo, che divenne meta di pellegrinaggi.

Il SeicentoModifica

 
Il Castello Orsini di Avezzano, prima della distruzione tellurica del 1915

Il Seicento per l'Abruzzo fu un secolo difficile, con le principali città dominate da signorotti locali. Chieti nel 1646, nonostante l'opposizione della famiglia Valignani, venne venduta con i suoi feudi al duca Francesco Caracciolo di Castel di Sangro, anche se successivamente i Valignani stessi comprarono la città, "autoinfeudandosi"; tuttavia la città aveva perso il diretto controllo, già dalla metà del '500 sullo scalo portuale di Pescara, quando con la costruzione della piazzaforte questa divenne un'universitas. Lo stesso valse per Teramo, che nel 1519 venne venduta dal re ad Andrea Matteo Acquaviva, che avanzò pretese sulla città, fino a quando non marciò contro di essa, fuggendo tuttavia, secondo la leggenda, in seguito alla miracolosa apparizione del santo patrono della città, Berardo da Teramo, sulle mura brandendo una spada.

Benché Teramo riuscì a sfuggire alle pretese degli Acquaviva, che nel frattempo facevano fiorire il loro ducato con sede ad Atri, ogni suo tentativo di rivalsa economica veniva bloccato dalla presenza di vari signorotti mandati dal viceré; inoltre si trovò coinvolta nella "guerra del Sale", che riguardò la zona del Tronto e in particolare Civitella del Tronto, dove dalla metà del '500 era stata eretta una poderosa fortezza. Anche L'Aquila, dopo il breve esperimento di governo "illuminato" di Margherita d'Austria, passò il secolo tra alti e bassi nell'economia e nella politica.

L'unica realtà in ascesa, grazie soprattutto all'impegno di Diego d'Avalos, fu Vasto, anche se la cittadina non fu risparmiata dai mali che sconvolsero gran parte della regione, come la pestilenza del 1656, che flagellò molte vite soprattutto a Chieti. Alto secondo grave fenomeno fu il banditismo, con il significativo episodio dell'assalto alla città di Vasto da parte del teramano Marco Sciarra.

Il SettecentoModifica

La prima metà del secolo, anche a causa di due nuovi e catastrofici eventi sismici nell'entroterra aquilano, vide protagoniste le città di Chieti, Lanciano, Vasto e Teramo. Quest'ultima, dal 1562 al 1770 fu sede del cosiddetto Patriziato dei Quarantotto, una sorta di parlamento cittadino con gli uomini illustri dei quattro quartieri della città, ma alla fine del secolo questo istituo perse molta importanza, trasformandosi nella municipalità.

Anche Lanciano nel 1730 riuscì a liberarsi della feudalità e ad istituire un proprio municipio, pur non riottenendo gli antichi feudi sparsi per la vallata, di cui fu privata nel 1646.

I due grandi terremoti del 1703 e del 1706Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Aquila del 1703 e Terremoto della Maiella del 1706.


Nel 1703 un ennesimo e distruttivo terremoto colpì Aquila, danneggiando gravemente la città con le due forti scosse superiori al 6º grado della scala Richter verificatesi il 16 gennaio e il 2 febbraio. Molti edifici medievali crollarono e quasi tutte le chiese risultarono danneggiate. Durante la ricostruzione, le chiese vennero riedificate alla maniera barocca per quanto concerne l'interno, mentre numerosi palazzi nobili sostituirono le vecchie case medievali. La città impiegò quasi cinquant'anni per riprendersi completamente, dato che la ricostruzione, per l'entità dei danni e per la grave perdita dei cittadini, iniziò timidamente soltanto dal 1713.
Un nuovo potente terremoto sconvolse la valle Peligna e Sulmona il 3 novembre 1706, con una scossa del grado 6.6 della scala Richter che distrusse gran parte della città e di molti borghi circostanti, originatosi nella faglia di Campo di Giove.

L'inizio della smilitarizzazione di PescaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pescara e Fortezza di Pescara.

Pescara, per secoli circondata dalle mura della sua fortezza, conobbe un primo grande sviluppo economico solamente a partire dalla seconda metà dell'800, e ancor più nel '900, grazie alla bonifica delle paludi che la circondavano ed all'arrivo della ferrovia Adriatica; lo sviluppo cittadino fu favorito anche da personalità come il poeta Gabriele D'Annunzio, che vi nacque nel 1863, ed il sindaco Leopoldo Muzii, che progettò il primo piano regolatore spostando il centro del borgo di Castellammare Adriatico nell'attuale centro città.

La grande fortezza voluta da Carlo V, con i suoi 7 bastioni a nord ed a sud del fiume, poté dirsi completa nel 1568 ca., e per i successivi 200 anni, sebbene con diverse interruzioni, venne infeudata ai D'Avalos-D'Aquino.

Proprio per la posizione strategica del sito, posto al confine settentrionale del Regno di Napoli, Pescara subì dalla metà del Seicento al primo Settecento numerosi attacchi: coinvolta in molti conflitti di scala continentale combattuti dal Regno di Napoli, nel tempo la città venne assediata più volte dalle principali potenze europee, fra cui francesi, spagnoli ed austriaci, oltre che dagli stessi borbonici durante le rivolte carbonare a cui prese attivamente parte. In seguito a questi eventi bellici, conclusi dalla restaurazione, la fortezza iniziò ad essere lentamente smantellata, e le caserme sulla riva sud del fiume furono adibite a carceri per dissidenti politici. Nel 1806 le univesitas del Regno di Napoli vennero abolite e sostituite dai comuni, e quella pescarese venne divisa in due municipalità, Pescara a sud del fiume, con lo storico borgo e la grande fortezza e Castellammare Adriatico a nord del fiume, ricadendo la prima nel distretto di Chieti, in Abruzzo citeriore, e la seconda nel distretto di Penne, nell'Abruzzo ulteriore. Negli anni la fortezza venne sempre più ridotta ed in molti tratti le mura vennero inglobate nelle abitazioni, mentre altri vennero demoliti; le caserme del corso vennero invece riconfermate come carcere, guadagnandosi il nome di "sepolcro dei vivi": vi vennero rinchiusi molti patrioti meridionali del Risorgimento, tra cui Clemente De Caesaris, dopo l'insurrezione dei "martiri Pennesi" nel 1837.

Le occupazioni francesi del 1799Modifica

Dopo la discesa di Gioacchino Murat nel regno di Napoli, occupando nel 1798 Roma e costringendo papa Pio VII a recarsi prigioniero a Parigi, le truppe del re Ferdinando IV di Borbone tentarono di ricacciare gli assedianti francesi, senza successo. Il generale Championnet allora mandò immediatamente delle truppe francesi di Duhesme, Lemoine e Couthard in Abruzzo, dove si stava organizzando, da parte dei nobili, una resistenza filo-borbonica all'assedio imminente. Le truppe francesi si divisero in due schieramenti: una sarebbe passata per L'Aquila da Roma, occupando la Marsica, e ricongiungendosi con l'altra, che sarebbe partita da Civitella del Tronto passando per Teramo e lungo la vecchia via Tiburtina Valeria fino a Sulmona, occupando Pescara, Chieti, Lanciano, Ortona e Vasto.

Mentre a Napoli veniva instaurata la Repubblica Napoletana, un altro esperimento di governo repubblicano giacobino si ebbe soltanto a Vasto con la Repubblica Vastese e a Pescara, occupata da Ettore Carafa e Gabriele Manthoné, mentre nel resto della regione il breve periodo repubblicano rappresentò solamente caos e saccheggi. All'Aquila le truppe arrivarono da Antrodoco il 16 dicembre, e la città venne occupata il 24 gennaio 1799. Gli insorti sanfedisti aquilani, guidati da Salomone d'Arischia, riuscirono a isolare i francesi all'interno della fortezza spagnola, e infine a ricacciarli dalla città, non senza saccheggi delle chiese e dei palazzi da parte degli stessi francesi di Pluncket.
Lo stesso avvenne nelle città di Teramo e Sulmona, dove i francesi vennero dapprima cacciati dalla città. Le truppe del cosiddetto Esercito della Santa Fede erano comandate in Abruzzo da Giueppe Pronio: nato a Introdacqua nel 1760, si guadagnò il soprannome di Gran Diavolo (spesso confuso col bandito Fra Diavolo), quando le truppe di Championnet scesero in Abruzzo e si arruolò nell'esercito di Ferdinando IV di Napoli per combattere i francesi. L'8 settembre 1798 Ferdinando IV lanciò in battaglia l'esercito abruzzese, e il Pronio partecipò alle operazioni con un suo contingente, combattendo il 5 gennaio 1799 sul ponte san Panfilo a Sulmona, per poi tentare di arrestare il più possibile l'avanzata nemica verso Venafro con scaramucce e imboscate nell'altopiano delle Cinquemiglia. Successivamente fu incaricato di combattere i francesi a Chieti, Ortona, Vasto e Pescara, sollevando le popolazioni contro gli invasori. Occupò a sorpresa Ripa Teatina il 3 febbraio, e poi scese tra il 12 e il 15 a Lanciano, e tra il 18 e il 21 a Vasto, dove regnava l'anarchia dopo la proclamazione della Repubblica Vastese. Il 2 giugno fu nominato Generale Comandante dei tre Abruzzi. Combatté un'ultima volta per i Borbone il 30 marzo 1801 presso Civitella del Tronto fino alla morte nel 1804.

Anche a Teramo si tentò un esperimento simile a quello di Vasto di governo francese, basandosi per lo più sull'abilità politica di Melchiorre Delfico; il tutto però si risolse in un nulla di fatto e nel saccheggio generale durante la ritirata. Vasto divenne sede della repubblica dal 6 gennaio al 20 maggio 1799, vennero eletti i municipalisti tra i membri più influenti della società, anche se costoro per mancanza della guardia civica, non riuscirono a controllare gli episodi di violenza e saccheggio da parte della popolazione, di cui il capitolo più sciagurato spetta alla città di Ortona, quando, stando alle cronache di Omobono Bocache, la gente catturava i nobili e i personaggi d'alto rango politico per ucciderli e bruciarli in mezzo alla strada, subendo in conseguenza le rappresaglie francesi, e l'occupazione della città, difesa dai sanfedisti, da parte dei generali di Pescara.
Altro episodio di grave violenza avvenne il 25 febbraio a Guardiagrele, quando i cittadini vennero circondati e assediati dai francesi e dagli abitanti della vicina Orsogna, che desideravano vendetta per secolari questioni di divisione territoriale, incendiando l'archivio comunale e bruciando la città.

L'OttocentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Variazioni territoriali e amministrative di Abruzzi e Molise.

Nell'800 l'Abruzzo era descritto nelle cartine geografiche come Abruzzi e Molise, comprendendo anche i territori dell'ex circondario di Cittaducale e l'odierno Molise. Fra le novità apportate dagli occupanti francesi, vi fu l'abolizione del feudalesimo ed il riassetto moderno del regno, con la creazione di comuni, distretti e circondari. Il territorio mantenne le precedenti divisioni fino al 1806, quando l'Abruzzo Ultra fu suddiviso nelle due regioni di Abruzzo Ulteriore Primo (distretti di Teramo e Penne) e Abruzzo Ulteriore Secondo (distretti di Aquila, Sulmona, Cittaducale e Avezzano). L'Abruzzo Citeriore era invece suddiviso nei distretti di Chieti, Lanciano e Vasto.

Dopo il definitivo ritorno del regno in mano a Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1820 e in seguito al figlio Ferdinando II, in Abruzzo ci furono i primi movimenti carbonari, principalmente situati in confraternite di Pescara (che sarà origine dell'insurrezione contro Gioacchino Murat), Chieti, L'Aquila, Vasto, nella Marsica e a Sulmona. Questi ideali liberali tuttavia non ebbero tempo di crescere, e vennero immediatamente stroncati dai Borbone, così come i successivi movimenti popolari del 1848. Di queste battaglie risorgimentali, si ricorda l'esempio dei "martiri Pennesi", dal nome della città dove esplose la rivolta del 1837 guidata dal liberale Clemente De Caesaris. Questo episodio rimase un caso isolato, e venne punito con la morte degli insorti e l'incarcerazione di De Caesaris a Pescara.

L'Unità d'Italia ed il brigantaggioModifica

 
Gabriele D'Annunzio, nato a Pescara nel 1863

In Abruzzo, nel 1861 durante gli sconvolgimenti dell'unificazione italiana, non ci furono vere e proprie rivolte contro il governo borbonico del Regno delle Due Sicilie, come nel 1848, bensì quasi solo l'appello di letterati e patrioti come Gabriele Rossetti, Silvio Spaventa e Cesare de Horatiis, che incitavano a fiancheggiare Vittorio Emanuele II di Savoia, poiché la popolazione era in massima parte vicina al vigente governo borbonico. Difatti furono numerose le bande di briganti che, con la motivazione spesso pretestuosa della difesa del governo dei Borbone, iniziarono ad operare in regione con saccheggi e tattiche da guerriglia. L'episodio più significativo dell'annessione della regione al Regno d'Italia fu l'assedio di Civitella del Tronto, la grande fortezza borbonica, baluardo più settentrionale del regno che era ancora sotto assedio mentre il 17 marzo del 1861 veniva proclamata la nascita del regno italiano:

Il 15 febbraio 1861, il Generale Mezzacapo ordinà un violentissimo bombardamento; nonostante gli evidenti danni, la fortezza non dava cenni di resa. Con la resa della piazzaforte di Messina, il 12 marzo 1861, l'esercito piemontese si concentrò maggiormente su Civitella del Tronto, oltre che sul Garigliano ed a Gaeta.

Il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d'Italia, venne ordinato un ulteriore rafforzamento del dispositivo d'assedio e, contemporaneamente, il generale sabaudo Della Rocca viene fatto entrare entro le mura di cinta, recando ai difensori il messaggio del re Francesco II con l'ordine di deporre le armi, informandoli della resa di Gaeta, ove il sovrano borbonico si era rifugiato. Della Rocca non viene creduto e lo scontro continuò fino al 20 marzo, giorno della resa.

Il primo NovecentoModifica

 
Veduta di Chieti dalla villa comunale, nel primo '900

Il Novecento portò in Abruzzo cambiamenti epocali, che spostarono definitivamente gli equilibri socio economici dai territori dell'entroterra a quelli costieri, i quali già dagli ultimi anni del secolo precedente iniziarono a conoscere un boom demografico ed economico, sostenuto sia dalla colonizzazione di nuove ed ampie fasce di territorio in precedenza disabitate, e sia dalla costruzione di importanti infrastrutture come la ferrovia Adriatica nel 1863, che aprirà la costa abruzzese ai commerci con il resto del Paese. Le ferrovie, allora fondamentale veicolo di sviluppo, si moltiplicarono anche localmente, come la ferrovia Teramo-Giulianova del 1884, la ferrovia Roma-Sulmona-Pescara del 1888, la ferrovia Sangritana del 1912 e la ferrovia Pescara-Penne del 1929. In particolare le città che seppero veicolare meglio questo nuovo sviluppo economico e sociale furono Castellammare Adriatico e Pescara, le due municipalità in cui la città adriatica sarà divisa fino al 1927: da una parte, lo smantellamento della fortezza pescarese e la bonifica dei territori circostanti consentirono un nuovo grande sviluppo fuori dalle storiche mura cittadine, mentre dall'altra il piccolo borgo collinare di Castellammare si riversò sulla pianura costiera, e grazie agli investimenti nella zona del crescente ceto borghese cittadino, in pochi anni seppe rimodellarsi in affermata stazione balneare e centro turistico di livello nazionale. Nel resto della costa abruzzese, seguendo un percorso analogo a quello castellammarese di discesa dai colli verso la riva del mare, si svilupparono come centri turistici e culturali anche le città di Giulianova e Francavilla al Mare. Questo sviluppo della riviera abruzzese fu alimentato anche dall'inizio del fenomeno dell'immigrazione interna regionale, che perdurando a fasi alterne e con varie intensità sino ai giorni nostri, vede l'interno della regione spopolarsi progressivamente in favore delle aree più sviluppate della costa.

Terremoto della Marsica del 1915Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto della Marsica del 1915.

Il 13 gennaio 1915, a pochi mesi dall'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, una grande scossa di terremoto rase al suolo molti borghi della Marsica, tra cui Avezzano, il centro principale dell'area.

 
La devastazione dopo il sisma del 1915: particolare degli avanzi di Avezzano

Pochi decenni dopo la bonifica del Fucino e nel pieno dello sviluppo socio-economico della Marsica avvenne l'evento più tragico: il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915. Conosciuto anche con il nome di "Terremoto di Avezzano", fu uno degli eventi sismici più gravi registrati in Italia. Colpì l'intera area della Marsica, subregione abruzzese. Il sisma del 1915, per forza distruttiva e numero di vittime, è classificato tra i principali terremoti avvenuti in territorio italiano. Causò 30.519 morti, secondo studi recenti del Servizio sismico nazionale. 10.700 vittime (più dell'80% dei residenti) vi furono nella città di Avezzano, epicentro del sisma, che contava prima della scossa di magnitudo 7.0 (Mw momento sismico) e ancora dell'11º grado della scala Mercalli (MCS), poco più di 13mila abitanti. La tragedia avvenne alle ore 7.52.48 (dato dell'INGV) del 13 gennaio 1915. Avezzano, come visibile anche dalle dozzine di immagini storiche scattate nel circondario colpito, fu rasa letteralmente al suolo, e rimasero in piedi poche strutture, come il castello (benché gravemente compromessa), la chiesa di San Giovanni Decollato e il Santuario di Pietraquaria, mentre luoghi come la cattedrale, piazza Vittorio Emanuele III, via XX Settembre e piazza Torlonia, insieme al palazzo principesco, erano ridotti soltanto a un ammasso di macerie. Lo stesso dicasi per i vicini centri di Trasacco, Celano (con il castello completamente sfondato), Pescina, con la parte alta della torre Piccolomini franata, Alba Vecchia (oggi nel comune di Massa d'Albe), Magliano de' Marsi, Ortucchio; Gioia dei Marsi e Lecce nei Marsi, insieme a Cerchio e Collarmele dovettero essere ricostruite da zero per la portata dei danni.

Si ebbero danni anche a Roma, distante circa 100 km dall'epicentro, come pure nel Sorano, in Ciociaria e nel basso Lazio, in Molise e al confine della Campania; a Nord, nel Cicolano e nell'Aquilano e dalla Sabina alle Marche, infine verso Est, alle porte di Chieti e Pescara. La scossa fu avvertita dalla Val Padana alla Basilicata.

Il ventennio fascistaModifica

 
Il Palazzo di cIttà di Pescara, uno degli esempi dell'architettura del regime in città.

Negli anni del regime fascista, l'Abruzzo vide ripartito dal punto di vista amministrativo il proprio territorio, con molte riorganizzazioni interne ed anche cessioni verso altre regioni. Il regime infatti istituì nel 1927 la provincia di Pescara, creata scorporando il circondario di Penne dalla provincia di Teramo (salvo il mandamento di Bisenti, che resterà teramano) e numerosi comuni dal circondario di Chieti, oltre a Bussi sul Tirino e Popoli, ceduti dalla provincia aquilana. Il capoluogo, costituito dall'unione dei comuni della vecchia Pescara e Castellammare Adriatico sarebbe dovuto chiamarsi Aterno in un primo momento, ma l'influenza di Gabriele D'Annunzio su Mussolini spinse quest'ultimo a favorire il nome della città che diede i natali al Vate. Nello stesso anno venne firmato il decreto soprannominato Grande Aquila, che a compensazione della cessione al Lazio del circondario di Cittaducale, univa al comune aquilano (che per l'occasione acquisiva l'attuale nome L'Aquila, cambiando il precedente nome postunitario Aquila degli Abruzzi) 8 comuni limitrofi.

L'unificazione cittadina di Pescara si accompagnò ad un nuovo ed importante sviluppo edilizio, in parte dovuto anche alla notevole attività pubblica, con il regime che costruì in città numerosi ed imponenti edifici pubblici in stile Razionalista. L'attività ediliza pubblica fu molto presente anche nella Marsica, durante la ricostruzione ex novo di Avezzano, ed a Lanciano, dove si stava inaugurando il nuovo corso Trento e Trieste della città nuova, nella piana delle fiere, fuori dal vecchio centro medievale.
Lo sviluppo della città di Pescara e della costa abruzzese continuava ad accelerare, con la costruzione di monumentali edifici pubblici e amministrativi, nonché l'avvio delle prime forme di attività industriali e la massiccia colonizzazione di vaste aree rimaste disabitate. In quegli anni si sviluppò notevolmente il turismo balneare, con la costruzione dei primi alberghi e strutture ricettive a Pescara e Francavilla al Mare. Nel teramano sorsero delle vere e proprie città, edificate da piccoli casali di campagna, come Montesilvano marina, Roseto degli Abruzzi, sviluppatasi dal colle di Montepagano, e i comuni di Pineto, Tortoreto e Martinsicuro.

Fiero oppositore del fascismo fu lo scrittore Ignazio Silone di Pescina (borgo marsicano) il quale, benché esiliato in Svizzera, scrisse i primi romanzi con ambientazione abruzzese nella Marsica, come Fontamara e Vino e pane, dove si narrano le vicende di dura vita di montagna di gruppi di contadini, costretti al silenzio, ai soprusi e all'obbedienza dai vari podestà del territorio. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, già dal 1940 le persecuzioni in Abruzzo dei fascisti contro gli ebrei e i dissidenti politici prese avvio, e vennero aperti in totale 15 campi d'internamento dei prigionieri, molti dei quali consistenti in grandi ville di reclusione, ma altri in vere e proprie prigioni, come il Campo 78 di Fonte d'Amore a Sulmona e quello della Caserma Rebeggiani a Chieti Scalo.

La Seconda guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara, Battaglia di Ortona, Linea Gustav e Battaglia del Sangro.

Con l'armistizio italiano dell'8 settembre, l'Abruzzo, tagliato in due dalla Linea Gustav, venne rapidamente occupato dai tedeschi. Nei giorni seguenti la regione assistette all'episodio della fuga di Vittorio Emanuele III e dei resto del governo. Numerose furono le organizzazioni di resistenza partigiana, spesso di carattere locale, oltre al gruppo maggiore, la Brigata Maiella di Ettore Troilo, che contava 1700 combattenti e che fu in seguito aggregata alle forze alleate, mentre nell'ottobre dello stesso anno alcuni giovani di Lanciano si ribellavano ai nazisti, scatenando una guerriglia. I giovani oggi sono ricordati come i martiri ottobrini. A partire dall'estate del 1943 iniziarono le campagne di bombardamento alleate; particolarmente drammatici furono i ripetuti e distruttivi bombardamenti di Pescara, ma furono colpite anche altre località come Sulmona ed Avezzano. La battaglia del Trigno dell'ottobre 1943, combattuta dai tedeschi e dai militari dell'VIII Armata britannica del generale Bernard Law Montgomery in arrivo da città di Foggia, diede avvio alla liberazione della regione; ulteriori scontri, con gravi distruzioni nei paesi circostanti, proseguirono con la battaglia del Sangro.

 
Il corso Vittorio Emanuele II di Ortona, durante i bombardamenti del 1943

Il culmine dei combattimenti nel settore si raggiunse il 21-27 dicembre '43, nella battaglia di Ortona. La città, capo adriatico della Linea Gustav, subì grandi distruzioni al patrimonio storico edilizio, perdendo il 70% degli edifici costruiti. I combattimenti ed i bombardamenti procedettero ancora per diversi mesi, quando finalmente i tedeschi si ritirarono dalla regione verso nord nell'estate del 1944. Chieti venne liberata dagli alleati il 9 giugno di quell'anno, Pescara il 10 giugno, L'Aquila e Teramo il 13; la guerra, sebbene non coinvolse con la stessa intensità il tutti i vari territori regionali, azzerò tutte le realtà produttive esistenti e recò gravissimi danni ai centri urbani, come nei casi di Ortona, Francavilla al Mare e Pescara, le città più martoriate dai combattimenti che persero gran parte del loro patrimonio storico.

Dal secondo dopoguerra a oggiModifica

Gli anni della ricostruzione videro un accentuarsi del fenomeno migratorio interno abruzzese: sempre più abitanti dell'entroterra si spostavano verso la costa abruzzese, anche a causa delle diverse congiunture economiche che vivevano i due territori. In particolare iniziava l'accrescimento urbano di Pescara, che diventò dopo il conflitto la città più grande della regione. Nel 1956 una grave frana colpì il centro storico di Vasto, con il crollo di un intero storico rione. L'emigrazione della popolazione abruzzese non era però solo interna, infatti riprese con forte intensità l'emigrazione verso altri paesi europei. La costruzione di diversi insediamenti ed aree industriali nella Val di Sangro, la Val Pescara, la Marsica, l'aquilano ed il vastese negli anni 70 aiutò la regione a risollevarsi economicamente e ad affrancarsi dalla tradizionale economia agricolo-pastorale che fino ad allora fu sempre il principale sostentamento degli abruzzesi. In quegli anni si rimediò anche allo storico isolamento geografico, con la realizzazione delle due grandi arterie autostradali A24 Roma-Teramo e A25 Torano-Pescara che collegano i capoluoghi abruzzesi con la capitale. Dalla fine degli anni '80 nel centro della regione va sempre più saldandosi e strutturandosi una vasta area metropolitana, incentrata su Pescara e Chieti.

Il 6 aprile 2009 un nuovo grave terremoto colpì l'Abruzzo interno, con epicentro all'Aquila. L'evento sismico provocò oltre 300 vittime ed ingenti i danni in tutta la Conca aquilana e zone circostanti. Nel 2012 sono cominciati ufficialmente i lavori di ricostruzione delle zone colpite. Nel 2016 e 2017 l'Abruzzo viene nuovamente colpito dagli eventi sismici del Centro Italia del 2016 e del 2017, con numerosi danni in molti paesi della provincia di Teramo.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

 
Monteferrante, uno dei comuni meno popolati d'Abruzzo

La densità della popolazione in regione non è mai stata elevata, se comparata alle altre regioni italiane: nel 2019 vi sono 120,84 abitanti per km² in Abruzzo a fronte di una media nazionale di 199,6. A livello provinciale la situazione però è molto varia: la provincia di Pescara è la più densamente popolata, con 258,92 abitanti per km quadrato nel 2019, mentre, all'altro estremo, quella dell'Aquila è la meno densamente popolata, con soli 59,02 abitanti per km quadrato nello stesso anno. Importante fenomeno demografico è l'immigrazione interna abruzzese, che continua ininterrotta con varie intensità sin dalla fine del 1800: il grande sviluppo della costa infatti ha sempre attratto nuovi residenti dalle zone più depresse dell'entroterra, e questo fenomeno che continua ancora oggi ha portato ad un progressivo spopolamento dell'entroterra regionale, in favore delle aree costiere. L'emigrazione estera, che in particolare nel dopoguerra spinse tanti abruzzesi a trasferirsi in altri paesi europei, si arrestò negli anni '80, coincidendo con l'inizio del nuovo fenomeno dell'immigrazione dai paesi africani e dell'Europa orientale. Il debole incremento demografico degli ultimi decenni è infatti dovuto al saldo migratorio positivo.

Comuni più popolosiModifica

 
Pescara
 
L'Aquila
 
Montesilvano
 
Teramo
 
Chieti

Di seguito vengono riportate le prime 15 città della regione per popolazione:[49]

Stemma Città Popolazione
(ab 30/6/2019)
Provincia Superficie
(km²)
  Pescara 119.403 Provincia di Pescara 34,36
  L'Aquila 69.377 Provincia dell'Aquila 466,87
  Montesilvano 54.479 Provincia di Pescara 23
  Teramo 54.008 Provincia di Teramo 151
  Chieti 50.544 Provincia di Chieti 58
  Avezzano 42.360 Provincia dell'Aquila 104,09
  Vasto 41.349 Provincia di Chieti 71,35
  Lanciano 34.821 Provincia di Chieti 66
  Roseto degli Abruzzi 25.950 Provincia di Teramo 52
10º   Francavilla al Mare 25.923 Provincia di Chieti 22
11º   Giulianova 23.760 Provincia di Teramo 27
12º   Sulmona 23.595 Provincia dell'Aquila 58,33
13º   Ortona 22.828 Provincia di Chieti 70
14º   San Salvo 20.087 Provincia di Chieti 36
15º   Spoltore 19.156 Provincia di Pescara 36

EmigrazioneModifica

Secondo stime attendibili[50] sono oltre 1.300.000 gli abruzzesi che negli anni hanno lasciato la regione seguendo l'emigrazione italiana; infatti fino a qualche decennio fa l'Abruzzo è stata una regione povera che viveva principalmente di pastorizia e agricoltura, molte persone perciò partirono per fuggire da questa condizione; le mete più frequenti furono gli Stati Uniti, il Canada, l'America Latina e l'Australia, dove vivono tuttora i discendenti; parecchi abruzzesi si stabilirono anche a Roma; i periodi di forte emigrazione furono quelli che vanno dall'Unità d'Italia fino alla Prima guerra mondiale e quelli che abbracciano il periodo tra le due guerre mondiali, con una ripresa del fenomeno nel secondo dopoguerra.

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31º dicembre 2014, secondo i dati ISTAT, i cittadini stranieri residenti nella Regione erano 86.245 (circa il 6.48% della popolazione abruzzese).[51] I gruppi più numerosi censiti al 31 dicembre 2014 in base alla loro percentuale sui residenti sono:[52]

Vi sono inoltre delle comunità storiche di origine slava (in particolare serba e croata) e albanese nel teramano, nel chietino e nei dintorni di Pescara[53][54], che hanno perso quasi del tutto la loro lingua d'origine e gran parte delle eredità culturali della loro etnia (pur con varie sopravvivenze)[55]. Esse sono frutto di una grande emigrazione dai Balcani verso l'altra sponda dell'Adriatico avvenuta intorno al XVI secolo, in seguito all'espansione dell'impero Ottomano[56].

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetti d'Abruzzo.
 
Dialetti abruzzesi (I)

I dialetti e le parlate della regione possono essere divisi in quattro gruppi fondamentali:

Esisteva anche una lingua di ceppo autonomo, la lingua albanese, parlata a Villa Badessa (Badhesa), frazione di Rosciano, ora del tutto estinta, mentre permane fra gli abitanti il rito cristiano ortodosso.

Qualità della vitaModifica

Il rapporto sull’ecosistema urbano stilato da Legambiente e Il Sole 24 ORE, riguarda la qualità ecologica dei capoluoghi italiani dall'affidabilità del sistema di trasporto urbano, dalla superficie verde per abitante, dall'efficienza del sistema idrico, dalla qualità dell'aria, dei chilometri di piste ciclabili, dalla quantità di acque reflue depurate, dalla diffusione delle energie rinnovabili, dalla gestione dei rifiuti e dalla loro raccolta differenziata[57]. Il dato riguardante l'Abruzzo vede i propri capoluoghi nei posti centrali della classifica nazionale: I risultati delle province abruzzesi nel 2018[58]:

Posizione
2018
Provincia Variazione Posizione
2017
53a Teramo  7 60
57a Chieti  11 68
64a Pescara  2 62
70a L'Aquila  7 63

PoliticaModifica

Suddivisioni amministrativeModifica

Dal 1º gennaio 1948, come stabilito dall'art. 131 della Costituzione[59], l'Abruzzo è una regione a statuto ordinario della Repubblica Italiana, ma solo con la legge n. 281 del 1970 furono attuate le sue funzioni. Con la legge costituzionale del 27 dicembre 1963, n. 3[60] recante "Modificazioni agli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della regione Molise", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 1964, fu istituita la regione Molise, territorialmente separata dall'Abruzzo. Pur essendo L'Aquila il capoluogo regionale, giunta e consiglio regionali si riuniscono anche nelle loro sedi di Pescara[61], dove hanno sede anche diversi assessorati regionali.

Stemma Provincia Mappa Comuni Abitanti
(30/6/2019)
Superficie
(km²)
Sito Istituzionale
  Provincia di Chieti   104 384.152 2.599,58 Chieti
  Provincia di Pescara   46 318.501 1.230,33 Pescara
  Provincia di Teramo   47 306.996 1.954,38 Teramo
  Provincia dell'Aquila   108 297.203 5.047,45 L'Aquila
  Abruzzo   305 1.306.852 10.831,84 Abruzzo

Sino al 1927, anno in cui venne istituita la provincia di Rieti, facevano parte della regione anche tutti i comuni del circondario di Cittaducale.

Presidenti della RegioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti dell'Abruzzo.

OnorificenzeModifica

  Attestato e medaglia di bronzo dorata di eccellenza di I classe di pubblica benemerenza del Dipartimento della Protezione civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi dell'art.5, comma 5, del D.P.C.M. 19 dicembre 2008.

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia dell'Abruzzo.

Fino agli anni cinquanta l'Abruzzo era storicamente una delle regioni più povere del mezzogiorno, ma grazie ad una intensa industrializzazione del territorio, in un primo momento limitata ai soli interventi pubblici, nel 1996 era già la prima regione del meridione ad uscire dal cosiddetto (e ormai obsoleto) obiettivo 1[62], conoscendo dagli anni 50 una crescita costante del PIL. Nel 1951 il reddito pro capite è stato del 53%; nel 1971 del 65%, mentre nel 1994 si è attestato al 76%[63]; nel 2006 è arrivato al 84,4 dando all'Abruzzo il più alto PIL pro capite del Sud Italia,[64] superando il tasso di crescita di ogni altra regione d'Italia; la costruzione delle autostrade Roma-Teramo (Autostrada A24) e Roma-Avezzano-Pescara (Autostrada A25) ha aperto la regione a nuovi investimenti favorendo una maggiore crescita della produttività della regione, che è diventata così una delle più alte tra le regioni dell'Italia Meridionale.

Secondo stime Eurostat, nel 2009 l'Abruzzo aveva un reddito pro capite a parità di potere di acquisto pari al 84,0% della media dell'Unione europea, il più alto reddito tra le regioni del Sud Italia. Il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009 ha però determinato una forte frenata dell'economia in tutta la zona aquilana, la cui ripresa appare ancora piuttosto incerta[65], mentre la crescita dell'economia regionale continua ad essere trainata in maniera preponderante dalla fascia costiera, grazie ai poli industriali del teramano e del chietino ed alla forte concentrazione del terziario nella conurbazione pescarese.

Agricoltura e settore primarioModifica

 
Campo Imperatore, con mandria di cavalli al pascolo.
 
Un trabocco nei pressi di San Vito Chietino

Sebbene con gli anni la rilevanza dell'agricoltura si sia di molto contratta nelle attività regionali, il suo peso sull'economia abruzzese continua ad essere rilevante[66], con numerose produzioni, spesso di eccellenza, di vini, formaggi, cereali ed ortaggi. La transumanza, ovvero la pratica oggi quasi del tutto scomparsa dello spostamento stagionale delle greggi in altri territori, fu in passato un notevole veicolo di sviluppo economico della regione. Anche le attività di pesca contribuiscono al settore primario dell'economia regionale; praticata prevalentemente nei porti di Pescara, Giulianova ed Ortona, in passato era caratterizzata dai tipici trabocchi, le antiche macchine da pesca che punteggiano e danno il nome alla costa dei Trabocchi.

IndustriaModifica

L'industria regionale si è sviluppata rapidamente nel dopoguerra, stimolata dai numerosi interventi pubblici dell'epoca, crescendo segnatamente nei settori metalmeccanico, automobilistico, alimentare, del trasporto e delle telecomunicazioni; altri nuclei industriali minori sono sorti in tutta la regione nei settori chimico, del mobile, dell'artigianato e del tessile.

 
Impianti sciistici a Campo Imperatore

La zona più industrializzata è la fascia costiera della provincia di Teramo, seguita dalla Val di Sangro nel chietino, sede del polo automotive, e dalla zona industriale della Val Pescara. In particolare la Val Vibrata, al confine con la regione Marche, è sede di numerose piccole e medie imprese del settore tessile e calzaturiero.

La Val di Sangro, una delle zone industriali più grandi del Mezzogiorno, è invece sede di stabilimenti di importanti multinazionali, dove risiede il più grande stabilimento produttivo di veicoli commerciali leggeri in Europa.

La provincia aquilana soffre di un certo ritardo nello sviluppo industriale rispetto alle altre, relativamente sfavorita da un territorio per lo più montano ed a minor densità abitativa; tuttavia la minore industrializzazione è in parte compensata dallo sviluppo del settore turistico, in particolare di quello invernale.

Nella Val Pescara per secoli si è sviluppato una importante industria di estrazione di idrocarburi attraverso pozzi superficiali e miniere[67].

TurismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Turismo in Abruzzo.

L'offerta turistica regionale è sostanzialmente divisa in due distinte categorie, seguendo le caratteristiche e le vocazioni dei vari territorii: il turismo invernale è molto sviluppato nell'entroterra regionale, con 24 impianti di risalita[68][69], fra cui le famose stazioni sciistiche di Roccaraso ed Ovindoli; la zona costiera invece, più attrezzata per il turismo di massa, fin dal 1800 si propone come méta di turismo balneare. La presenza di numerosi piccoli borghi medievali, in molti casi quasi del tutto spopolati, genera ulteriori visite di carattere storico-culturale in tutta la regione.

Nonostante gli incoraggianti dati di crescita continua delle presenze in regione, l'Abruzzo resta una delle regioni meno visitate d'Italia[70][71]. Nonostante gli sforzi più o meno efficaci dei vari enti locali di migliorare la comunicazione e la promozione turistica del territorio[72], l'Abruzzo resta in fondo alla classifica delle presenze turistiche.

Infrastrutture e trasportiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti in Abruzzo.

AutostradeModifica

  •   Autostrada Adriatica: la lunga dorsale adriatica percorre tutta la costa abruzzese da nord a sud, collegando i principali centri dellla regione al resto del Paese.
  •   Strada dei Parchi: è stata costruita negli anni settanta e collega Roma con L'Aquila e Teramo; dopo molti anni di lavoro, la costruzione dell'autostrada venne interrotta a Teramo, lasciando incompiuto il tratto finale, che avrebbe dovuto ricongiungersi al'A14 presso Alba Adriatica[73]. All'interno del traforo del Gran Sasso vi è l'accesso ai Laboratori nazionali del Gran Sasso, costruiti contestualmente all'autostrada.
  •   Strada dei Parchi: diramazione meridionale dell'A24, l'autostrada collega le città di Pescara e Chieti al Lazio e Roma
  •   Ascoli-mare: il raccordo autostradale, che collega Ascoli Piceno con l'A14, si sviluppa per un breve tratto in territorio abruzzese, in corrispondenza dello svincolo Ancarano-Castel di Lama
  •   Asse attrezzato: breve asse viario di tipo autostradale che collega i caselli dell'A25 ed A14 della Val Pescara alle città di Chieti e Pescara, fungendo anche da tangenziale est-ovest della conurbazione.

Strade stataliModifica

Le principali strade statali della regione, in molti casi in seguito alla costruzione delle autostrade e di numerose varianti, sono diventate itinerari per lo più turistici attraversando spesso i diversi parchi abruzzesi e zone di alto valore paesaggistico:

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rete ferroviaria dell'Abruzzo.

La rete ferroviaria abruzzese si estende per 524 km.[75]; nonostante numerosi interventi di adeguamento svolti negli anni, perdurano le forti disparità fra l'entroterra, servito da poche linee non concorrenziali con i tempi di percorrenza del trasporto su gomma, e la fascia costiera, dove invece transita la moderna dorsale adriatica:

PortiModifica

 
Il porto turistico di Pescara, e sullo sfondo il massiccio del Gran Sasso

In Abruzzo sono presenti 4 porti, che nell'anno 2009 secondo l'Istat hanno movimentato 757 migliaia di tonnellate di merci[76], mentre per i passeggeri il dato aggiornato al 2010 registrava 23.541 passeggeri imbarcati e sbarcati per i soli porti di Pescara ed Ortona[77][78].

  • Porto di Pescara: in seguito alla costruzione del porto turistico Marina di Pescara alla fine degli anni 80 in aggiunta all'esistente porto canale, oggi è il terzo porto turistico in Italia per numero di posti barca dopo Savona e Napoli[79]. Offre una vasta gamma di servizi e ha un florido mercato della pesca e dell'acquacoltura ed effettua anche servizio passeggeri verso la Croazia tramite moderni aliscafi. Dal primo anno di attività l'approdo turistico è insignito della Bandiera Blu per la qualità dei servizi offerti. Il porto è gestito dalla Direzione Marittima di Pescara.[80]
  • Porto di Ortona: È il maggiore porto abruzzese, di ampie dimensioni e con fondale in grado di supportare navi di grande stazza e pescaggio; il bacino portuale ortonese riveste una posizione strategica per i traffici marittimi delle merci, la cui produzione è stimata intorno alle 800.000-1.300.000 tonnellate/anno. Il porto è attualmente gestito dalla Capitaneria di Porto di Ortona.[81]
  • Porto di Vasto: è situato in località Punta Penna a circa 8 km dalla città, ed è un porto commerciale; il suo movimento merci si attesta sulle 500.000 tonnellate/anno di rinfuse allo sbarco, e a poche decine di migliaia di tonnellate all'imbarco. Il porto è gestito dalla Capitaneria di Porto di Ortona, degli Uffici Circondariali Marittimi di Vasto e Giulianova e della Direzione Marittima di Pescara.[82]
  • Porto di Giulianova: è di tipo peschereccio; il movimento merci che si verifica nel porto è limitato esclusivamente al pescato giornaliero. Dispone di una serie di servizi e la sua gestione è fornita dal (Ente Porto Giulianova), un Ente autonomo, con un proprio consiglio d'amministrazione ideato sotto forma di Consorzio tra enti, quali Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio e Nucleo industriale.[83]

Altri porti di tipo turistico minori si trovano a Francavilla al Mare, San Vito Chietino, Fossacesia, e Roseto degli Abruzzi.[84]

AeroportiModifica

 
Aeroporto di Pescara

L'unico scalo internazionale della regione è l'aeroporto di Pescara, prima pista ad essere storicamente sorta in Abruzzo. Recentemente, in seguito ai lavori di adeguamento di una esistente pista svolti in occasione del vertice G8 del 2009 tenutosi all'Aquila, anche l'aeroporto dell'Aquila-Preturo tentò una gestione commerciale[85], che però non riuscì mai ad attivarsi, finché l'ENAC non ne decretò la sospensione di ogni attività nel 2015[86], lasciando lo scalo pescarese come unico aeroporto attivo della regione.

CulturaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura in Abruzzo.

IstruzioneModifica

UniversitàModifica

 
Università dell'Aquila
 
Università di Chieti-Pescara

Delle università statali della regione, l'università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti e Pescara è quella con il maggior numero di iscritti, contandone 24 716 nel 2017[87]. Segono l'università dell'Aquila, con 16 421 iscritti nel 2018[88] e l'università di Teramo, nata 1993 scorporandosi dall'Università Gabriele D'Annunzio, con 5 810 iscritti nel 2017[88].

Tra le diverse università private operanti in regione le principali sono l'università telematica "Leonardo da Vinci" situata a Torrevecchia Teatina, l'università NIccolò Cusano a Pescara, l'università popolare Medio-Adriatica di Teramo e l'università Europea del Design di Pescara.

Nel 2013 l'Abruzzo si colloca all'ottavo posto in Italia con la percentuale del 23,6% di 30-trentaquattrenni che hanno conseguito un titolo di studio universitario[89]

Ricerca scientifica e tecnologicaModifica

Nella regione sono presenti anche importanti centri di ricerca e formazione in vari campi della scienza, come l'International center for relativistic astrophysics di Pescara e gli importanti laboratori nazionali del Gran Sasso, situati sotto le cime della montagna

Altre strutture di formazione universitaria e ricercaModifica

MuseiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musei dell'Abruzzo.

Numerosi reperti della ricca storia abruzzese sono conservati nei diversi musei della regione, fa i quali:

ArteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte in Abruzzo e Architettura in Abruzzo.

Epoca romanaModifica

 
Il "Mosaico del leone" di Teramo

L'arte abruzzese, nelle primarie forme, è rintracciabile nel periodo della conquista di Roma dopo la guerra sociale dell'88 a.C.. Fino al III secolo a.C. gli unici elementi di valore artistico erano i templi sacri dedicati ai vari dei nelle diverse tribù dei popoli Sanniti. Esempi sono il tempio nel bosco sacro di Lucus Angitiae in Luco dei Marsi, dedicato alla dea dei Marsi[90], il tempio italico di Castel di Ieri e infine il santuario italico di Schiavi d'Abruzzo; con la dominazione romana in regione si moltiplicarono nuove costruzioni monumentali, come terme teatri ed anfiteatri, di cui spesso se ne sono conservati i resti come nei casi di Chieti e Teramo.

Il MedioevoModifica

Intorno all'VIII secolo vi fu un primo risveglio architettonico, con la costruzione delle grandi abbazie cistercensi, che diventeranno i nuovi centri del potere: l'abbazia di Santa Maria di Casanova a Villa Celiera, l'abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia, l'abbazia di Santa Maria della Vittoria a Scurcola Marsicana, l'abbazia di Santa Maria Arabona a Manoppello e l'abbazia dei Santi Vito e Salvo a San Salvo. Si trattava di costruzioni molto spartane e severe, prive di decorazioni artistiche, come merlature o beccatelli, aggiunte nei secoli successivi. Per molti anni, l'arte sacra sarà l'unica manifestazione artistica presente in Abruzzo.

Il Settecento e l'OttocentoModifica

Gli anni a cavallo fra XVIII e XIX secolo portarono diverse novità nel patrimonio artistico regionale, che inizio a concentrarsi in maniera sempre più prevalente all'arte civile, fino ad allora sempre rimasta in secondo piano rispetto all'arte sacra. Si ebbe una diffusa trasformazione di palazzi medievali e fortificati in residenze gentilizie in tutto l'Abruzzo, che così andava assumendo un aspetto diffusamente barocco nei suoi centri principali.

Dal Novecento a oggiModifica
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.

L'inizio del secolo vide, in particolare nella fascia costiera, un diffuso sviluppo dello stile liberty, che presto però lascerà il posto allo stile razionalista durante gli anni del regime fascista. In particolare a Pescara la trasformazione urbana fu massiccia, guidata prevalentemente dagli architetti Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani. La città, in precedenza divisa nelle due municipalità di Pescara e Castellammare Adriatico, venne unificata ed elevata a capoluogo di provincia nel 1927, e tutti i necessari edifici amministrativi vennero costruiti nel tipico stile celebrativo del regime.

Con le grandi distruzioni causate dai bombardamenti di Pescara, la città dovette affrontare un'estesa opera di ricostruzione, che con esiti spesso contrastanti, pose le basi per un certo sperimentalismo architettonico cittadino, che annovera fra i suoi ultimi esponenti la Fontana la Nave di Pietro Cascella ed i due nuovi attraversamenti del fiume, il ponte del Mare ed il ponte Flaiano.

Pittura e sculturaModifica

Gli affreschi medievali di Capestrano, Pianella e Bussi, risalenti al XI secolo, furono le prime e più significative manifestazioni di arte visiva sopravvissute fino ad oggi; nei secoli successivi le testimonianze si moltiplicano, con i cicli di Fossa, Bominaco, Ronzano, Loreto Aprutino, Castelvecchio Subequo e Atri. A partire dal Quattrocento si inizia a sperimentare una fusione fra gli stili tardo gotico e rinascimentale; un esempio di questa commistione si ebbe ad Atri, dove l'arte di Andrea De Litio, per la sua complessità e originalità, segnò il momento conclusivo della stagione pittorica medioevale abruzzese ed insieme quello d'inizio dell'età propriamente rinascimentale. I massimi capolavori dell'artista sono conservati nella basilica di Santa Maria Assunta. Negli stessi anni a Guardiagrele operava il fabbro Nicola da Guardiagrele, i cui crocifissi, paliotti e busti sacri segnarono notevolmente l'arte scultorea del ferro. Tra i suoi capolavori il Paliotto di Teramo, conservato nella collegiata di Santa Maria Maggiore.

I primi esempi di pittura rinascimentale, a cavallo tra '400 e '500, furono prodotti da Saturnino Gatti, che lavorò nelle chiese dell'Aquila, e soprattutto nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte. Nel XVIII secolo la pittura trovò affermazione anche sulla ceramica, coronando con la notorietà internazionale l'arte della maiolica, una tradizione che fin da due secoli si era sviluppata presso Castelli, Rapino, Anversa degli Abruzzi e Loreto Aprutino. Uno dei massimi esponenti, con la sua bottega, fu Carmine Gentili, che sperimentò varie cromature e tipi di ritratto sulla maiolica spaziando ed ampliando il tradizionale modello del bozzetto bucolico con elementi vegetali in cornice.

Nella seconda metà dell'Ottocento si affermò il pittore Teofilo Patini da Castel di Sangro, con le sue opere Bestie da soma, La catena, L'erede, Vanga e latte, Ritorno all'ovile e Pulsazioni e palpiti, celebrando la vita semplice e povera dei contadini abruzzesi; successivamente raggiunse la notorietà Francesco Paolo Michetti di Francavilla al Mare, con la sua opera più famosa "La figlia di Iorio", rifatta più volte, una conservata nel palazzo della Provincia di Pescara (versione definitiva, giorno, tempera), un'altra nel Museo Palazzo de' Mayo a Chieti (versione precedente, tramonto, olio). Michetti si dedicò a molte altre opere, come ad esempio un ritratto dell'amico Gabriele d'Annunzio, con cui lavorò nello studio del "cenacolo michettiano" preso il convento Michetti a Francavilla od il suo contributo nell'affermazione del giovane scultore Costantino Barbella, specializzato nella creazione di piccoli oggetti in bronzo e argilla, la cui collezione si trova a Chieti. Alla fine del XIX secolo fu attivò soprattutto Basilio Cascella, l'esponente più famoso della pittura abruzzese moderna, insieme ai figli Tommaso, Michele e Gioacchino. Molte delle tele, che oscillano tra realismo e post-impressionismo, sono conservate nella Pinacoteca Cascella ad Ortona (quelle di Basilio), e nel Museo Cascella di Pescara. Molto attivi anche gli scultori Nicola Eugenio D'Antino, Pietro Cascella e Andrea Cascella nipoti di Basilio, Gabriele Smargiassi ed i fratelli Palizzi di Vasto, di scuola napoletana; in particolare Filippo Palizzi, uno dei pittori animalisti più noti dell'Ottocento.

LetteraturaModifica

Nell'epoca romana ad Amiternum, nei pressi dell'Aquila nacque Gaio Sallustio Crispo, storico romano che scrisse le monografie De coniuratione Catilinae e il Bellum Iugurthinum. Sempre durante l'Impero romano vennero dall'Abruzzo importanti personalità quali Asinio Pollione da Teate e Publio Ovidio Nasone da Sulmona, che ricorderà la sua città nell'opera Tristia. Fu uno dei maggiori poeti dell'epoca classica romana, come dimostrano le opere Ars amatoria, le Metamorfosi e i Fasti.

Nel Medioevo vi fu uno stallo per la letteratura abruzzese, che trovò espressione solamente in alcuni esempi nella composizione di preghiere e libri a carattere giuridico-cattolico, come gli scritti di Tommaso da Celano e il Chonicon Casauriense di San Clemente a Casauria. Un unicum fu il manoscritto delle Cronache aquilane, redatte a più riprese e da diversi autori, sia medievali che rinascimentali, fra i quali Buccio di Ranallo e Antonio di Boetio.

La letteratura conobbe una florida ripresa soltanto nel XVIII secolo, con un'ampia produzione storiografica e trattatistica al livello giuridico-amministrativo, come nell'esempio di Niccolò Toppi di Chieti, che si specializzò nella storia antica della sua città.

Il più celebre letterato nella storia della regione fu Gabriele D'Annunzio, uno dei personaggi abruzzesi più rappresentativi e più conosciuti. Poeta, romanziere, novelliere e autore teatrale, D'Annunzio fu personalità di primo piano nella storia nazionale e in quella della cultura europea. Le prime composizioni poetiche e prosaiche sono rivolte al piccolo borgo pescarese (allora piccola cittadina, appena liberata dalle mura della grande fortezza), e a un universo idilliaco e cristallizzato di Abruzzo selvaggio, naturale e primordiale. Tali composizioni sono Primo vere (1879), Canto novo (1881), Il libro delle vergini (1884) e le storie de Le novelle della Pescara (1902). Successivamente il poeta si dedicò all'approfondimento naturalistico decadentista e superomistico dell'eroe dannunziano a confronto con la natura selvaggia nelle opere Il trionfo della morte (1894) e La figlia di Iorio (1904). Il primo è un romanzo ispirato a un viaggio di d'Annunzio nella Costa dei Trabocchi, e al pellegrinaggio a Casalbordino, il secondo è una tragedia che mostra ancora una volta il confronto tra un universo perfettamente conservato nella sua identità ancestrale, e gli estremi delle passioni dei propri esseri viventi, come i pastori che condannano a morte la ragazza Mila di Codro, rifugiatasi nella Grotta del Cavallone, accusata di stregoneria.

D'Annunzio si distinse nel panorama letterario per aver incarnato l'aspetto italiano di decadentismo, esposto nel romanzo Il piacere (1889) e nella raccolta poetica delle Laudi (1903).

Un altro scrittore e poeta famoso è Ignazio Silone, di Pescina, il quale fu sempre legato a un'idea astratta di comunismo e solidarietà sociale, nonché alla lotta contro il potere oppressore. Gran parte della sua produzione è ambientata in un Abruzzo povero e martoriato da carestie e terremoti, in particolare la piana del Fucino, dove i protagonisti delle storie sono poveri nullatenenti, che possono poggiarsi soltanto sui loro ideali di riscatto e comunanza quasi fraterna nel subire la propria disgrazia. È l'esempio di Fontamara (1933) e Vino e pane (1938), in cui i contadini di un paese di montagna, nel primo romanzo, lottano per i soprusi del podestà di Avezzano, che vuole deviare il fiume Giovenco; mentre la seconda storia vede protagonista il comunista Pietro Spina, che torna nel suo paese sotto le mentite spoglie di don Paolo, per sfuggire alla polizia fascista.

Nel corso del '900 ci furono altre importanti personalità letterarie, come Cesare De Titta di Sant'Eusanio del Sangro, che compose in dialetto un Canzoniere di stampo carducciano, e Modesto Della Porta di Guardiagrele, il quale composea raccolta poetica Ta-Pu (1920), incentrata sulle avventure di un povero musicista, infarcita di massime locali e bozzetti di vita locale.

Un altro celebre pescarese fu Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore e giornalista e personaggio unico nel panorama cinematografico, noto per la sua ironia pungente. Scrisse la sceneggiatura del film I vitelloni, diretto da Fellini, la cui storia era ispirata alle zingarate del Flaiano nella gioventù pescarese. Il regista però preferì ambientare il film a Rimini, più nota della località abruzzese al grande pubblico.
Nacque a Pescasseroli il filosofo e saggista Benedetto Croce, esponente del liberalismo e del neoidealismo. Oltre alla filosofia, incentrata sulla critica del pensiero di Hegel, Croce si occupò anche di saggistica del territorio di Napoli, ponendo attenzione sulla storia del regno partenopeo.

Musica tradizionale abruzzeseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musica in Abruzzo.

Uno strumento importante nella varia musica popolare abruzzese è la caratteristica fisarmonica diatonica o organetto (chiamato in dialetto du bott), suonata nelle quadriglie, tarantelle, ballarelle e saltarelli. Fra gli altri strumenti caratteristici, la zampogna e la ciaramella.[91]

Fra le canzoni popolari più rappresentative, le più note sono Vola vola vola, Sant'Antonie a lu deserte, e Tutte le funtanelle. Gran parte di queste canzoni popolari vennero trascritte dal poeta Cesare De Titta.

CinemaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cinema in Abruzzo.
 
Ennio Flaiano insieme a Federico Fellini e Anita Ekberg. Flaiano offrì a Fellini il soggetto de I vitelloni, inizialmente concepito come una storia da ambientare a Pescara, a cui fu poi preferita Rimini

L'Abruzzo, per la particolare scenograficità dei suoi territori, è stato spesso luogo di riprese per molti film, fra i quali "...continuavano a chiamarlo Trinità", "Parenti serpenti"," Amici miei - Atto IIº", "The American", "Il nome della rosa", "Ladyhawke" e diverse altre produzioni.

Hanno raggiunto una certa notorietà nell'ambito cinematografico e televisivo gli attori abruzzesi Ivo Garrani, Piero Di Iorio, Flavio Pistilli, Carlo Delle Piane, Guido Celano, Lino Guanciale, Marcello Macchia, Mario Cutini, Gabriele Cirilli, Alessia Fabiani, Rocco Antonio Tano, ed i registi Luciano Odorisio, Mario Orfini, Anton Giulio Majano ed Ennio Flaiano, a cui è dedicato il festival cinematografico Premio Flaiano di Pescara.

TeatroModifica

 
Il Teatro Marrucino di Chieti

Nella regione sono presenti diversi teatri anche di importanza nazionale:

Altri teatri importanti sono il neoclassico Teatro comunale di Atri, il Teatro monumento Gabriele D'Annunzio di Pescara, il Teatro dei Marsi di Avezzano, il Teatro Talia di Tagliacozzo, il Teatro Comunale F.P. Tosti di Ortona (dove ha sede anche l'Istituto Nazionale Tostiano), il Teatro Comunale "Fedele Fenaroli" a Lanciano, il Teatro comunale di Teramo, il Teatro Comunale "Gabriele Rossetti" di Vasto; L'Aquila Temporary Concert Hall e il Teatro Stabile d'Innovazione L'Uovo dell'Aquila.

Feste tradizionali, tradizioni e sagreModifica

 
Settimana santa di Sulmona
 Lo stesso argomento in dettaglio: Folclore in Abruzzo.

Nelle numerose sagre e feste patronali riemergono i diversi costumi ed usanze tradizionali abruzzesi, con la musica e i piatti tipici della regione. Hanno raggiunto una certa notorietà la processione del Venerdì Santo di Chieti, la tradizionale apertura della Porta santa della Perdonanza Celestiniana dell'Aquila, la settimana santa di Sulmona e la caratteristica festa dei serpari di Cocullo, di evidente origine pagana[92].

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCOModifica

Nel 2017 i cinque nuclei di faggete vetuste ricadenti in una superficie di 937 ettari inclusa tra i comuni di Lecce nei Marsi (Selva Moricento), Opi (Cacciagrande e Valle Jancino in Val Fondillo), Pescasseroli (Coppo del Principe e Coppo del Morto) e Villavallelonga (Val Cervara), databili intorno ai 600 anni, sono stati riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità unitamente alle foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa. Si tratta del primo riconoscimento UNESCO per l'intera regione abruzzese[93][94].

EnogastronomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina abruzzese.

L'isolamento che per secoli ha caratterizzato la regione ha fatto sì che quest'ultima abbia mantenuto un'arte culinaria varia ed indipendente. Anche la cucina abruzzese, divisa fra "sapori di terra" e "sapori di mare", rispecchia le due anime della regione, conservando ricette e tradizioni contadine, pastorali e marinare[95].

Prodotti agroalimentari tradizionaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi.

Il ministero delle Politiche agricole e alimentari, in collaborazione con la regione Abruzzo, ha riconosciuto 79 prodotti abruzzesi come "tradizionali".

Primi e secondi piattiModifica

 
Ventaglio di arrosticini, simbolo culinario dell'Abruzzo

Il piatto più rappresentativo della regione, gli spaghetti alla chitarra, viene prodotto mediante l'antica e tipica "chitarra" venendo poi condito nei più svariati modi;[96] mentre fra i secondi piatti gli apprezzati arrosticini, spiedini di carne di pecora tagliata in pezzetti piccoli e cotti rigorosamente sulla brace, hanno ormai raggiunto notorietà nazionale, divenendo uno dei simboli dell'Abruzzo in Italia.

Salumi e formaggiModifica

La forte tradizione pastorale ha lasciato in eredità alla regione un'ampia varietà di salumi formaggi, tra cui gli apprezzati salame Aquila, la ventricina e la annoia, oltre al pecorino d'Abruzzo, la giuncatella e la pampanella.

DolciModifica

 
Il parrozzo

Sono molti i dolci presenti nelle variegate tradizioni locali abruzzesi, fra i più rappresentativi i cagionetti; la pizza di mosto cotto; le pizzelle; i bocconotti di Castel Frentano; il parrozzo, tipico di Pescara; le nevole, dolce tipico di Ortona di difficile preparazione[97]; la cicerchiata dolce tipico di Carnevale, il fiadone, simile a un raviolo fritto, che può essere sia dolce che salato; le sise delle monache di Guardiagrele; le peschette al tartufo; i pepatelli; il pan dell'orso; i celli pieni; le zeppole di San Giuseppe; il torrone di Guardiagrele; il pan ducale di Atri; il torrone tenero al cioccolato aquilano; i taralli di Sant'Antonio ed infine la pupa, il cavallo e il cuore; sono inoltre molto apprezzati i confetti di Sulmona.

OlioModifica

Sono diverse le produzioni di olio d'eccellenza in regione, fra le quali l'Aprutino Pescarese, il Pretuziano delle Colline Teramane, l'olio extra vergine di oliva delle Valli Aquilane e il Colline Teatine.

Vini e liquoriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Vini dell'Abruzzo.

Il vino abruzzese è tradizionalmente identificato con il montepulciano d'Abruzzo, dal colore rosso rubino intenso con sfumature violacee; per complessità e invecchiamento è uno dei primi vini d'Italia. Esso è prodotto in tutta la regione, anche in versione Rosato, con la denominazione di Cerasuolo D'Abruzzo, dal colore che varia dal rosso cerasuolo al rosa pallido; come vino rosato è uno dei più apprezzati. Fra gli altri vini abruzzesi il Trebbiano, il Montonico, il Pecorino, il Tullum, il Controguerra Passerina, e altri vini ad indicazione geografica tipica. Fra i liquori tipici della regione il centerba, la ratafià, il liquore allo zafferano, il mosto cotto, l'Aurum, l'amaro di genziana, il vino cotto e il Corfinio.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili dell'Abruzzo, Architetture militari dell'Abruzzo, Architetture religiose dell'Abruzzo e Aree naturali dell'Abruzzo.

Nonostante i terremoti talora devastanti, l'Abruzzo possiede una numerosa presenza di luoghi storici e artistici, vantando diversi centri medievali e rinascimentali ben conservati; notevoli soprattutto i borghi, 23 dei quali figurano nella lista dei "Borghi più belli d'Italia". Ciò è dovuto specialmente all'isolamento di alcune aree di montagna, come la piana di Campo Imperatore o la Conca Peligna, che hanno permesso la conservazione totale sia dei nuclei storici, che delle tradizioni popolari, come Scanno, Santo Stefano di Sessanio, Navelli, Pacentro e Anversa degli Abruzzi. Numerosissime le testimonianze delle varie epoche storiche, rintracciabili in gran quantità nelle chiese e nei castelli. Nel 1902 la lista dei Monumenti nazionali italiani colloca l'Abruzzo in buona posizione, con tra le strutture più antiche la Chiesa di Santa Maria a Vico (Teramo) e il sito archeologico di Peltuinum (L'Aquila). Fra le strutture religiose figurano le Cattedrali e le Basiliche, ma soprattutto gli Eremi e i monasteri, come l'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone e l'Abbazia di San Giovanni in Venere. Dal 1996 inoltre è stata avanzata la richiesta per il riconoscimento dall'UNESCO di Patrimonio culturale dell'Umanità il Complesso monastico di Bominaco (XII secolo).

 
Il castello di Rocca Calascio, costruito dai Normanni nell'XI secolo

Oltre all'Aquila, Chieti e Teramo, che vantano centri storici ricchi di antiche chiese, pregevoli palazzi civici, musei e siti archeologici, tra le città d'arte abruzzesi si annoverano Sulmona, che diede i natali ad Ovidio, Tagliacozzo, Atri, che contende alle città di Adria e di Jader, l'odierna Zara, l'etimologia del nome Mare Adriatico, Giulianova, chiamata un tempo la Posillipo degli Abruzzi, vero esperimento di città ideale del Rinascimento, Campli, Civitella del Tronto, con la sua poderosa fortezza borbonica, l'ultima ad arrendersi all'unificazione nazionale, Scanno, Lanciano, Ortona, Guardiagrele, Vasto (anticamente chiamata l'Atene degli Abruzzi) e Penne.

Tra i borghi più caratteristici, invece, vi sono Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Castelli (nota per la produzione artigianale di ceramiche), Goriano Sicoli, Pacentro, Pettorano sul Gizio, Pescocostanzo, Rivisondoli, Pescasseroli (che ha dato i natali a Benedetto Croce), Capestrano, Loreto Aprutino, Bisenti, Città Sant'Angelo, Pietracamela e tanti altri. Castel di Sangro terra nativa di Teofilo Patini uno dei più grandi artisti del verismo pittorico. A Castel di Sangro è istituita la Pinacoteca Patiniana, sita nel Palazzo de' Petra, dove sono raccolte molte opere dell'artista.[98]

Fra i castelli di maggior interesse figurano la Fortezza di Civitella del Tronto (XVII secolo), il Castello Aragonese di Ortona (XV secolo), il Castello di Roccascalegna (XI secolo) e il Forte spagnolo dell'Aquila (XVI secolo).

Città d'arteModifica

Centri maggioriModifica


 
Il ponte del Mare di Pescara
 
Vasto: corso De Parma ed il duomo
 
Lanciano
 
Sulmona
 
Civitella del Tronto: la Fortezza borbonica, Porta Hohensalzburg
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara.
  • Pescara: la città ha origini romane, conosciuta come Ostia Aterni, era il terminale adriatico della Via Tiburtina Valeria. Nel XVI secolo l'imperatore Carlo V vi ordinò la costruzione della Fortezza di Pescara, a pianta pentagonale con bastioni a nord ed a sud del fiume Pescara[101], confine tra i due Abruzzi. Nel XIX secolo la città venne divisa in due comuni: la storica Pescara, all'interno della fortezza, dove nel 1863 nacque Gabriele D'Annunzio, ed il comune di Castellammare Adriatico (la porzione di città a nord del fiume), piccolo borgo collinare che nel secolo successivo colonizzerà massicciamente la fascia costiera. Nel 1927[102] fu costituita la provincia di Pescara, le due cittadine riunite in un solo centro dopo oltre un secolo di divisione. A causa dei bombardamenti del 1943, gran parte del vecchio centro pescarese fu distrutto, e l'architetto Luigi Piccinato si occupò della ricostruzione moderna della città, specialmente della vecchia Castellammare, creandone il nuovo spazio centrale di piazza della Rinascita. La città oggi è la più grande della regione, ed è da traino per tutta l'economia abruzzese, in particolare per il settore terziario, per la centralità nelle vie di comunicazione e la storica presenza industriale. Il centro storico della città, noto come Pescara vecchia, ospita la maggior parte delle testimonianze storico culturali della città, con il museo della casa natale di Gabriele d'Annunzio, il vicino Museo delle genti d'Abruzzo presso i resti della fortezza, la cattedrale di San Cetteo, edificata negli anni '30 per volere (e con finanziamenti) dello stesso D'Annunzio ed il teatro Michetti, uno dei maggiori esponenti della tuttora numerosa architettura liberty presente in città.
    Anche nella zona castellammarese, ed in particolare in corso Umberto I, resistono molti palazzi signorili in stile liberty e la storica chiesa del Sacro Cuore. La vicina piazza della Rinascita ed il monumentale lungomare cittadino con la fontana "La nave" di Pietro Cascella testimoniano invece lo sviluppo moderno della città, simboleggiato dai due nuovi ponti, il ponte del Mare ed il ponte Flaiano (rispettivamente del 2009 e del 2017) che hanno ridisegnato lo skyline pescarese.
  • Chieti: città di antiche origini, fu capitale dei Marrucini (Teate Marrucinorum[40]), e nell'età imperiale diede i natali a Asinio Pollione, mecenate dei poeti durante il principato di Augusto. Nel Medioevo con le riforme di Federico II divenne capitale dell'Abruzzo Citeriore, benché già fosse una città potente per la presenza dell'antica Diocesi Teatina, avente sede nella Cattedrale di San Giustino; una delle più antiche d'Abruzzo, avente feudi con estensione fino ai confini della Majella. La città ebbe una notevole ripresa economica e culturale nel XVI secolo con l'installazione della famiglia Valignani, che nel XIX secolo finanziò la costruzione del teatro Marrucino, il secondo teatro d'opera in Abruzzo dopo L'Aquila.
    La città oggi conserva il centro storico voluto dai Valignani nel XVII secolo, ricco di palazzi settecenteschi e rinascimentali, con pochi elementi del passato, quali la Cattedrale di San Giustino, di stampo neogotico, e le chiese barocche di San Francesco al Corso, San Domenico degli Scolpi e Sant'Agostino. Si conservano ancora vestigia romane, come l'anfiteatro della Civitella, i tempietti Giulio-Claudi e le terme romane. Molti rinvenimenti archeologici inoltre sono conservati nella Villa Frigerij presso la villa comunale, ossia il Museo Archeologico d'Abruzzo, la cui opera prima è il Guerriero di Capestrano.
  • Teramo: città capitale dei Pretuzi, dopo la caduta dell'impero romano mantenne il prestigio sulla valle del Tordino, diventando nel XIII secolo capitale dell'Abruzzo Ulteriore Primo. Fu una delle poche città a godere del prestigio di centro semi-autonomo durante l'epoca angioina, entrando in contrasto con il Ducato di Atri per il possesso del territorio. Nel XVIII secolo riebbe uno sviluppo culturale grazie alle ricerche di personalità come Melchiorre Delfico, al quale è intitolata la Biblioteca comunale. La città oggi si presenta organizzata in maniera un po' disomogenea per alcuni abbattimenti operati negli anni '60 dalla giunta Carino Gambacorta, conservando tuttavia l'antico centro che si snoda lungo i due corsi di San Giorgio-De Michetti, attraversando i due importanti monumenti romani dell'anfiteatro e del teatro presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta, considerata il simbolo gotico della città. Altre opere importanti sono le chiese di San Domenico, Sant'Antonio e il Santuario della Madonna delle Grazie. Presso Largo Sant'Anna si trova l'antica Cattedrale di Santa Maria in Aprutiensis, oggi chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, risalente al IX secolo, dove è stata trovata un'antica domus con il mosaico del Leone.
  • Avezzano: avente origini romane come villa, era soggetta ad Alba Fucens tra i principali municipi della Marsica assieme a Marruvium che era la capitale. Ebbe notevole sviluppo durante il Medioevo, diventando capoluogo della contea di Albe. Ebbe possibilità di una notevole espansione urbana dopo il prosciugamento del lago Fucino e dopo il disastroso terremoto della Marsica del 1915[103], anche se numerosi monumenti del centro originario andarono perduti. Nel nucleo urbano moderno persistono alcuni monumenti principali come il restaurato castello Orsini-Colonna, la villa Torlonia, la cattedrale dei Marsi (ricostruita ex-novo dopo il sisma) e la chiesa di San Giovanni Decollato. Sulla sommità del monte Salviano si trova il santuario della Madonna di Pietraquaria, mentre sul versante orientale della montagna si aprono i Cunicoli di Claudio.
  • Vasto: importante città di commercio marittimo durante l'epoca romana, nota come Histonium, dopo la caduta dell'impero divenne un covo di pirati, e successivamente nell'VIII secolo distrutta e ricostruita dai Longobardi come Guasto Gisone. Accanto fu eretta una seconda città: Guasto d'Aimone, che nel XIII secolo si andò ad unire al vecchio centro formando un unico agglomerato. Nel XV secolo fu amministrata da Jacopo Caldora che vi costruì il Castello Caldoresco, mentre nel secolo successivo dalla potente famiglia D'Avalos. Nel XIX secolo Vasto visse un florido sviluppo culturale, che la portò ad essere soprannominata Atene degli Abruzzi, e tra i vari artisti partorì il pittore Gabriele Rossetti, padre del più famoso Dante Gabriel Rossetti. Benché danneggiata dalla frana catastrofica del 1956, la città conserva ancora il centro storico. La piazza ellissoidale Rossetti è eretta sopra le rovine dell'anfiteatro romano, dove si conservano ancora resti delle mura, visibili nella Torre di Bassano. Presso il Castello si trovano le chiese del Carmine e di Santa Maria Maggiore, nonché il Duomo di San Giuseppe. Il Palazzo d'Avalos è uno dei simboli della città, contenente un complesso di Musei civici dedicati all'archeologia locale e alla cultura vastese. Ambita dai turisti è la passeggiata del belvedere Amblingh, dove si conservano tracce della fortificazione medievale, e del vecchio quartiere di San Pietro, distrutto dalla frana del '56, dove si conserva la facciata gotica della chiesa madre.
  • Lanciano: la città, secondo la leggenda fu costruita nel 1192 a.C. da un compagno di Enea, e divenne immediatamente la capitale dei Frentani. Dopo la conquista romana e la successiva caduta dell'impero, nel VIII secolo divenne famosa in ambito ecclesiastico per il Miracolo eucaristico di Lanciano, benché fosse sempre stata un'importante stazione commerciale per i pastori transumanti e i contadini della valle del Sangro, che partecipavano alle fiere del bestiame, le cosiddette Nundinae. Benché sottomessa al contado di Manoppello, poi agli Angioini e agli Aragonesi, la città mantenne sempre il controllo sul suo territorio della Frentania, ostentando potere e ricchezza mediante le costruzioni secondo il gusto degli stili, in base alle varie epoche, come il gotico "lancianese" per le chiese, e successivamente il barocco napoletano per la Cattedrale della Madonna del Ponte. nel 1426 entrò in guerra con la città nemica Ortona per il possesso del porto di San Vito Chietino, e la pace fu sancita dall'intervento di San Giovanni da Capestrano; poiché la faida era diventato un vero e proprio scontro di massa, a causa della colonna infame impastata dai lancianesi con mattoni e nasi e orecchie di prigionieri ortonesi.
    La città oggi possiede uno dei centri storici più vasti dell'Abruzzo, suddiviso in quattro rioni medievali: Lancianovecchia, Sacca, Civitanova e Borgo. Il primo comprende la piazza della Cattedrale e la via dei Frentani (l'antico corso della città romana), con le chiese di Sant'Agostino e San Biagio, e vari palazzi medievali. Il secondo è fuso al Civitanova, il secondo quartiere più esteso della città, con le chiese di San Nicola e Santa Maria Maggiore (quest'ultima uno degli esempi più rilevanti del gotico borgognone abruzzese). Il quartiere Civitanova presenta ancora elementi di fortificazioni presso le Torri Montanare, poste accanto al Palazzo arcivescovile, sede del Museo diocesano, contenente molte opere d'Arte Sacra dalle chiese lancianesi. L'ultimo quartiere del Borgo contiene la romanica chiesa di Santa Lucia, e alla confluenza con la piazza Plebiscito il Santuario del Miracolo Eucaristico e la chiesa del Purgatorio.
  • Ortona: antica città frentana, florida per lo sviluppo commerciale, dopo la caduta imperiale, Ortona fu ricostruita ex novo dai Longobardi, e poi dai Normanni, trascorrendo periodi alterni di florida economia e altri di incursioni e distruzioni. Nel 1258 la città ospitò in maniera permanente nella Cattedrale le reliquie di San Tommaso Apostolo, diventando un punto di riferimento nel campo religioso. Dopo battaglie varie con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora che ricostruì la cinta muraria. Divenuta poi città molto cara a Margherita d'Austria, vide la costruzione del palazzo Farnese (XVII secolo). Durante L'Ottocento fu rappresentata culturalmente da Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale Ortona diventò capo marittimo della linea Gustav, con estremo opposto a Cassino, e tra il 21-28 dicembre del 1943, con la "battaglia di Ortona" visse uno dei periodi più tristi e tragici della sua storia, con la distruzione di gran parte del centro cittadino per la guerriglia urbana tra tedeschi e canadesi.
    Nonostante i gravi bombardamenti, la città conserva ancora il suo aspetto antico, rintracciabile nell'antico rione medievale di Terravecchia, con il palazzo Corvo (la casa natale del Tosti), il Castello Aragonese e la Cattedrale di San Tommaso Apostolo. Presso il rione di Terranova, ossia il corso Vittorio Emanuele invece si trova il cinquecentesco Palazzo Farnese, sede della Pinacoteca Cascella, e presso il belvedere F.P. Tosti, nell'ex convento di Santa Maria di Costantinopoli il Museo della battaglia di Ortona.
  • Giulianova: la città era nota già durante l'epoca romana, e successivamente nell'epoca medievale come Castrum Novum Piceni (o Castrum Sancti Flaviani). Nel V secolo infatti le reliquie di Flaviano di Costantinopoli erano state trasferita nella città, presso il Duomo di San Flaviano, santo molto venerato nell'Abruzzo Ultra, particolarmente nel ducato di Atri. Nel 1471 il duca Giulio Antonio Acquaviva decise di ricostruire quasi ex novo la vecchia città, facendone un esempio di "città ideale" entro una fortezza di otto torri. Il progetto ebbe buon esito, benché oggi l'assetto urbano sia un po' stravolto. Comunque alcune delle storiche torri resistono nel tessuto del centro storico, come le torri Santa Maria, Porta Napoli e La Rocca. Il centro è rappresentato dal cupolone del Duomo, e da vari palazzi signorili, come il Palazzo Ducale degli Acquaviva e il Palazzo Cerulli. Fuori il centro si staglia il Santuario della Madonna dello Splendore, molto frequentato da pellegrini. Numerose sono le villette Liberty disseminate per la città e interessanti esempi di architettura novecentesca sono il Kursaal e il Lungomare Monumentale, nella parte bassa.
  • Sulmona: città capitale dei Peligni, dette i natali al poeta Ovidio nel I secolo a.C.. Anche dopo l'impero romano, la città continuò a godere di grande prestigio, poiché posta presso il valico di Pacentro presso la Majella, pur troneggiando al centro della conca peligna. Nel XIV secolo si sviluppò il cosiddetto "gotico sulmonese" in ambito artistico, con la costruzione di numerosi palazzi e chiese medievali, tra le quali la Cattedrale di San Panfilo, il Complesso della Santissima Annunziata, con il palazzo annesso, la chiesa di Santa Maria della Tomba e quella di San Francesco della Scarpa. In piazza Maggiore (oggi Garibaldi) fu costruito nel XIII secolo l'acquedotto svevo da Federico II di Svevia sui resti del precedente romano. Sulmona fino al 1706 era arrivata a un tale sviluppo culturale ed economico da essere considerata la Siena degli Abruzzi, quando un terremoto violento della Majella la danneggiò in gran parte. Per la ricostruzione degli edifici fu sperimentato il barocco napoletano, benché il gotico sulmonese continuasse a prevalere. Dopo tale evento, Sulmona iniziò ad essere conosciuta per il suo tradizionale confetto. Nel 1783 fu inaugurata la prima fabbrica di confetti da Mario Pelino, oggi sede del Museo del Confetto, e tale attività ancora oggi è una delle fonti dello sviluppo economico locale.
    Il centro storico si snoda attraverso il corso Ovidio, partendo dalla Cattedrale fuori le mura, passando per la piazzetta del Complesso Monumentale dell'Annunziata (considerato il simbolo della città), fino alla piazza Garibaldi con l'acquedotto, e proseguendo fino alla porta Napoli, dove si trova la chiesa della Tomba. Fuori dalla città sono da vedere la Badia Morronese, fondata da Pietro da Morrone, l’eremo di Sant'Onofrio al Morrone, e il tempio romano di Ercole Curino.
  • Atri: la città ha antiche origini romane, e dette i natali all'imperatore Adriano. Fino alla fine dell'impero romano la città aveva anche contatti commerciali presso il mare, come dimostra il porto romano, di cui oggi resta la cinquecentesca Torre di Cerrano. Nel Medioevo dal XIV secolo iniziò ad essere amministrata dalla potente famiglia Acquaviva, diventando capitale del ducato omonimo. La città conserva ancora perfettamente il centro storico, simboleggiato dalla mole possente del Cattedrale di Santa Maria Assunta, di matrice gotica, abbellita all'interno da affreschi di Andrea De Litio; mentre altri monumenti sono il Palazzo Ducale Acquaviva, il teatro comunale, e le varie chiese di San Nicola, Sant'Agostino, Santa Reparata e il Complesso monastico di Santa Chiara. Le vestigia delle fortificazioni medievali sono visibili nel bastione dell'imponente Rocca Capo d'Atri
  • Francavilla al Mare: la città fu fondata dai Longobardi, e si sviluppò come centro fortificato presso l'area della Civitella, con il convento di Sant'Antonio fuori le mura. Nel 1889 divenne molto famosa in ambito culturale per la presenza di Gabriele d'Annunzio e Francesco Paolo Michetti, che acquistò il convento, trasformandolo nel "Convento Michetti", un cenacolo culturale con ospiti Francesco Paolo Tosti, Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio. Nel 1944 ci furono gravi bombardamenti sulla città, il cui centro storico fu quasi raso al suolo, meno il convento Michetti. Benché oggi Francavilla sia un centro famoso per il turismo balneare, presso l'area della Civitella sono da vistare innanzitutto il Convento Michetti, poi il Museo Michetti nell'ex municipio e la chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita sui resti della chiesa di San Franco, contenente lo storico ostensorio medievale di Nicola da Guardiagrele. Nei pressi vi è anche il Museo del Mare, situato nella Torre Ciarrapico.
  • Tagliacozzo: importante città della Marsica, è inclusa nei Borghi più belli d'Italia. Viene citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia per quanto riguarda la battaglia del 1268 combattuta tra Carlo I d'Angiò e Corradino di Svevia nei Piani Palentini. Di interesse la Piazza Obelisco, il Convento di San Francesco, il Santuario della Madonna dell'Oriente, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e il Palazzo Ducale.
  • Celano: seconda città per numero di abitanti della Marsica, divenne un avamposto militare normanno, arricchito di prestigio durante il governo degli Orsini e dei Piccolomini. Il monumento simbolico è il Castello Piccolomini del 1223[104] sede del Museo d'arte sacra della Marsica, assieme al centro storico e alle chiese di San Francesco, San Giovanni e al convento di Santa Maria in Valleverde. Nei pressi della città ci sono anche il Museo della Preistoria Paludi e le Gole di Celano.
  • Guardiagrele: importante avamposto militare dei Marrucini, fu rifondata dai Longobardi nei villaggi di Guardia -Graeli. Fino al XVI secolo mantenne un importante controllo sui traffici della Majella orientale verso Chieti e pianura, tanto che nel XIII secolo ottenne il permesso di Ladislao di Durazzo di battere moneta. Delle fortificazioni antiche resta il Torrione Longobardo, assieme a varie torri lungo il perimetro del centro storico. Il simbolo è la Cattedrale di Santa Maria Maggiore, in gotico abruzzese realizzato in pietra della Majella, chiesa seguita da altri templi cattolici come le chiese di San Nicola, San Francesco, San Silvestro. Presso la contrada Comino è stata scoperta una necropoli del Neolitico, legata alla civiltà dei Marrucini. Fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia, e fu descritta da D'Annunzio nel romano Il trionfo della morte.
  • Atessa: seconda città della val di Sangro, visse un periodo di splendore nel XV secolo con il governo di Giovanna II di Napoli. Una leggenda vuole che il centro nell'VIII secolo fosse diviso in due comunità, minacciate da un drago sputafuoco, ucciso dal vescovo Leucio d'Alessandria, il quale staccando una costola dal drago, la donò alla città, esigendo la costruzione di un edificio religioso, Tale chiesa è il Duomo di San Leucio. La città conserva perfettamente il nucleo storico, con resti delle mura e le porte di accesso. Le varie chiese, oltre al Duomo, sono quelle di San Domenico, Santa Croce e San Rocco. Il castello è individuabile nella Casa De Marco. Fuori l'abitato, in prossimità di Tornareccio vi sono il Convento di San Pasquale e la città neolitica fortificata di Pallanum.
  • Casoli: città frentana anticamente conosciuta come Cluviae, durante il dominio dei Normanni fu rifondata presso un colle, dove venne fortificata la torre dell'attuale Castello Ducale. Nel XIV secolo fu governata dagli Orsini. Nel 1895 fu visitata da Gabriele d'Annunzio che fu ospitato al castello, dove incisi un ditirambo per l'amico Pasquale Masciantonio. Durante la seconda guerra mondiale fu quartiere generale della "Brigata Maiella". Il centro storico è perfettamente conservato, dominato dalla mole del Castello Ducale, affiancato dalla chiesa di Santa Maria Maggiore. Discendendo lungo il corso Umberto, si trova la chiesa di Santa Reparata, dichiarata nel 1902 "Monumento nazionale". Fuori la città si trova l'artificiale lago di Casoli, dominato da un colle con la Torretta di Prata, usata come rifugio dei Briganti nel periodo postunitario.
  • Civitella del Tronto: importante avamposto militare del Medioevo, già nel 1251 si trovò al centro di una faisa tra Ascolani e Teramani per il possesso del controllo sulla valle del Tronto. Nel 1442 fu governata da Alfonso d'Aragona, che portò sconforto nella popolazione, e nel 1557 subì un ulteriore assedio. La rocca di Civitella, entrata a far parte del Regno di Napoli, subì l'ultimo grande assedio il 23 febbraio 1861, quando la fortezza divenne centro militare delle operazioni belliche dei borbonici contro le truppe di Vittorio Emanuele II. Dichiarata uno dei Borghi più belli d'Italia, Civitella del Tronto è sovrastata dall'imponente mole della Fortezza Borbonica, con il borgo sottostante. Tra i monumenti di interesse, la chiesa di San Lorenzo e la chiesa di San Francesco. Fuori l'abitato sono da visitare la grotta Sant'Angelo, l'Abbazia di Santa Maria in Montesanto e il Santuario della Madonna dei Lumi.
  • Castel di Sangro: feudo medievale dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, è la "Porta della Majella" dal Molise, dove passa anche il tratturo Castel di Sangro-Lucera. La città visse un florido periodo nel XVII secolo per il commercio del bestiame e per la buona amministrazione del Regno di Napoli. Di interesse è la città medievale con il simbolo della Basilica di Santa Maria Assunta, i resti del castello medievale e la chiesa di San Giovanni. Nel medievale Palazzo De Petra si trova la "Pinacoteca Patiniana" con quadri del pittore locale Teofilo Patini.
  • Spoltore: città fortificata dei Longobardi, divenne comune nel XV secolo dopo essere appartenuto a Loreto Aprutino. Nel 1927 passò dal distretto di Teramo alla neonata provincia di Pescara. Del nucleo originario si conserva il Castello Longobardo, mentre le architetture del periodo settecentesco sono la chiesa madre di San Panfilo e il convento di San Panfilo Fuori le Mura. Essendo stato un possedimento della famiglia De Sterlich, appena fuori il centro si trova una masseria con il cosiddetto "Torrione De Sterlich".
  • Popoli: abitato romano con il nome di Pagus Fabianus, fu feudo della vicina Abbazia di San Clemente a Casauria, e denominato Chiave dei Tre Abruzzi per la posizione di controllo presso la Majella, vicino al valico di Caramanico Terme, posto al confine tra gli Abruzzi Ultra e Citra. Fu posseduto dalla potente famiglia dei Cantelmo, che fece fortificare il castello normanno preesistente, in posizione dominante sopra il borgo. Il centro storico conservato conserva le chiese di San Francesco, della Santissima Trinità e San Lorenzo, dette le "chiese gemelle", assieme alla Taverna Ducale, usata come dogana per i pastori transumanti.
  • Penne: città romana dei Vestini, nell'874 grazie a Ludovico II la nuova città medievale si distaccò dai feudi del Monastero di Casauria, diventando ducato autonomo. Ebbe notevole importanza come centro amministrativo nel 1233 con la costituzione de Giustizierato d'Abruzzo, entrando presto in rivalità con il monastero di Picciano. Nel XVI secolo fu amministrata dalla famiglia De Sterlich-Aliprandi, una delle principali dell'Abruzzo Ulteriore Primo, che esercitò il suo potere fino al XIX secolo. La città, facente parte dei Borghi più belli d'Italia, è sede di una delle più antiche diocesi abruzzesi, con sede nella Cattedrale di San Massimo e Santa Maria degli Angeli, in posizione dominante sul borgo. Altri edifici di interesse religioso sono le chiese di Sant'Agostino, Santa Chiara e San Domenico, nonché il convento di Santa Maria del Carmine.
  • Loreto Aprutino: importante avamposto militare dei Vestini, fu ricostruito dai Normanni presso il castello Chiola, in posizione dominante. Cambiò varie baronie, tra i quali quelle delle famiglie Caracciolo, D'Aquino e D'Avalos. Io centro storico abbastanza conservato è sormontato dal Palazzo Ducale, costruito sui resti del castello, e dalla Chiesa Abbaziale di San Pietro. Altri edifici di culto sono le chiese di San Francesco, San Biagio e Santa Maria de Lecto, e specialmente il Monastero di Santa Maria in Piano, fuori il centro, contenente un affresco medievale del Giudizio Universale. Il comune, legato alla fama delle ceramiche di Castelli, ospita un complesso di Musei civici tra i quali il Museo Acerbo delle Ceramiche, il Museo dell'Olio e l'Antiquarium.
  • Città Sant'Angelo: città di fondazione longobarda, nel 1233 giocò un ruolo importante nel Giustizierato d'Abruzzo, dopo essere stata distrutta e ricostruita da Federico II in seguito a ribellioni. Per il possesso di alcuni feudi al confine tra il distretto di Teramo e quello di Penne per alcuni secoli fu in accesa rivalità con il ducato di Atri. Avendo fatto sempre parte del circondario di Penne, nel 1927 fu aggregata nella provincia di Pescara, con la cessione di Silvi a Teramo. Il centro storico è incluso nella lista dei Borghi più belli d'Italia, attraversato dall'asse principale del corso Vittorio Emanuele. Il simbolo della città è la Collegiata di San Michele Arcangelo, all'esterno in gotico romanico, e all'interno in puro barocco. Ulteriori monumenti sono le mura abbastanza conservate, e le chiese di San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, in stile rinascimentale.

Centri minoriModifica

 
Porta Angioina, Castelnuovo di Campli
 
Chiesa di San Tommaso (Caramanico Terme)

Oltre alle città principali, vi sono altre città di minori dimensioni ma con una presenza di arte e cultura non meno importanti, fra le quali:

Borghi più belli d'ItaliaModifica

Con 23 paesi inseriti nel circuito "I borghi più belli d'Italia", l'Abruzzo è la terza regione più rappresentata:

Provincia Borgo Foto Stemma
L'Aquila Anversa degli Abruzzi    
Bugnara    
Castel del Monte    
Introdacqua    
Navelli    
Opi    
Pacentro    
Pescocostanzo    
Pettorano sul Gizio    
Santo Stefano di Sessanio    
Scanno    
Tagliacozzo    
Villalago    
Chieti Guardiagrele    
Rocca San Giovanni    
Pretoro    
Pescara Abbateggio    
Caramanico Terme    
Città Sant'Angelo    
Penne    
Teramo Castelli    
Civitella del Tronto    
Pietracamela    

Castelli e roccafortiModifica

Molti dei numerosi castelli abruzzesi sono oggi ridotti a completi ruderi, tuttavia non mancano esempi in tutta la regione di strutture meglio conservate e spesso visitabili:

Basiliche, cattedrali e collegiateModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture religiose dell'Abruzzo.

Abbazie, conventi, monasteri, santuari ed eremiModifica

Siti archeologiciModifica

MontagnaModifica

Le estese montagne abruzzesi attraggono turisti sia durante il periodo invernale sia durante quello estivo, e le numerose stazioni sciistiche che vi operano si dividono nei tre comprensori sciistici principali di Passolanciano-Maielletta, Alto Sangro e Tre Nevi:

Riserve naturaliModifica

Oltre ai tre parchi nazionali della Majella, d'Abruzzo, Lazio e Molise e del Gran Sasso e Monti della Laga ed al parco regionale Sirente-Velino, in regione sono presenti numerose riserve naturali di minore estensione[105]:

StataliModifica

RegionaliModifica

MareModifica

 
Spiaggia di Vasto

Le principali località di turismo balneare in Abruzzo sono:

I tratturi della TransumanzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tratturo.
 
Il tratturo dei pastori verso il Santuario della Madonna d'Appari (L'Aquila) in un disegno del 1875

L'Abruzzo e il Molise sin dal VI secolo a.C. circa, ai tempi delle prime popolazioni italiche, sono attraversati da lunghe valli che formano strade naturali, da sempre usate dai pastori con le greggi di pecore durante la transumanza, percorrendo vie e gole di montagna dalle zone circostanti L'Aquila fino a Foggia seguendo l'alternarsi delle stagioni. La transumanza fu il principale mezzo di sostegno economico del territorio interno della regione già dal tempo dei Sanniti, consolidandosi ulteriormente nel II secolo a.C quando furono emanate apposite leggi romane con i vari regolamenti ed itinerari. I tratturi, specialmente il principale, il tratturo L'Aquila - Foggia, non persero la loro funzione dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ed i percorsi continuarono ad essere impiegati da pellegrini e pastori diretti alla fiera di Foggia. Nel 1155 Guglielmo I di Sicilia emanò nuove regole per il censimento dei tratturi e delle principali vie di comunicazione agresti, seguite da nuove leggi volute nel 1456 da Alfonso d'Aragona. In questa occasione venne istituito l'istituto della Regia dogana della mena delle pecore a Foggia, con una seconda sede anche all'Aquila. I tratturi persero infine la loro regolamentazione amministrativa nel 1806, per decreto di Giuseppe Bonaparte, anche se il loro utilizzo perdurò fino agli anni '60 del XX secolo. Gabriele D'Annunzio raccontò il rito della transumanza abruzzese in una celebre poesia della raccolta Alcyone. Successivamente, la costruzione di strade provinciali e statali su buona parte degli antichi tracciati naturali contribuirono alla quasi completa scomparsa del commercio pastorale nelle fiere di Foggia.
I tratturi abruzzesi ancora riconoscibili e praticabili sono i seguenti:

SportModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Abruzzo e Impianti sportivi dell'Abruzzo.

Lo sport in Abruzzo ha avuto notevole sviluppo nel dopoguerra come in quasi tutte le altre regioni italiane sia per quanto riguarda gli sport di squadra che gli sport individuali, e sono molti gli atleti e sportivi abruzzesi che si sono distinti nel panorama nazionale e internazionale.

XVI Giochi del MediterraneoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: XVI Giochi del Mediterraneo.
 
La cerimonia di chiusura dei giochi a Pescara

La città di Pescara ha ospitato i XVI Giochi del Mediterraneo dal 26 giugno al 5 luglio 2009; alcune gare di diversi sport si sono svolte anche in altre località abruzzesi, come quelle di canottaggio svoltesi sul Lago di Bomba.

SciModifica

Le numerose stazioni sciistiche della regione sono spesso sede di eventi sportivi anche di carattere internazionale, come le finali di coppa Europa di sci alpino del 2005 e 2006 disputate a Roccaraso, Pescocostanzo e Rivisondoli, ed i campionati mondiali juniores di sci alpino del 2012, nuovamente a Roccaraso.

CalcioModifica

Il Delfino Pescara 1936, noto come Pescara calcio, è la squadra più titolata della regione, militando attualmente in Serie B. I biancoazzurri hanno partecipato sette volte al campionato di Serie A (unica compagine abruzzese ad aver mai raggiunto la massima serie) e trentanove nel campionato cadetto, terminando in due occasioni al primo posto, conseguendo una coppa "Ali della vittoria". Lo stadio Adriatico, che ospita le sue partite casalinghe, è l'impianto maggiore della regione, ed ha ospitato in molte occasioni volte partite della Nazionale di calcio italiana.

L'unica altra squadra a partecipare a campionati professionistici è il Teramo calcio, militante in Serie C.

Calcio a 5Modifica

Nel calcio a 5 sono stati conseguiti i maggiori successi abruzzesi: il Città di Montesilvano Calcio a 5 infatti è l'unica squadra italiana ad aver vinto la UEFA Futsal Champions League, massima competizione continentale per club di calcio a 5, oltre ad uno scudetto ed una Coppa Italia. Anche il Pescara Calcio a 5, con due supercoppe, due Coppe Italia ed uno scudetto, era fra le squadre più titolate in Italia. Oggi entrambe le società si sono sciolte, ma con i successi dell'Acqua e Sapone Calcio a 5, militante in Serie A, sono tornati in Abruzzo altre due supercoppe, tre Coppe Italia ed uno scudetto.

Ginnastica ritmicaModifica

L'Armonia D'Abruzzo A.S.D. di Chieti ha vinto numerosi scudetti a squadre fra il 2008 ed il 2013;

RugbyModifica

L'Aquila Rugby Club (Rugby a 15) ha vinto cinque scudetti (1967, 1969, 1981, 1982 e 1994) e due coppe Italia. Retrocessa in Serie A nel 2007, dopo molti anni nella massima serie, la TOP12, nel 2009 riuscì a tornare nel campionato maggiore, allora chiamato "Super 10". Ha partecipato a numerose coppe europee, e lo stadio Tommaso Fattori ha visto la presenza di numerose nazionali estere. La squadra, insignita dal World Rugby del premio "IRB Spirit of Rugby" nel 2009, si è sciolta nel 2018, senza che altre squadre cittadine ne raccogliessero l'eredità.

PallanuotoModifica

La Pescara nuoto, squadra di pallanuoto pescarese, è stata campione d'Italia negli anni 1987, 1997, 1998, nonché campione d'Europa nel 1987. La società venne sciolta nel 2009, ed oggi la sua tradizione sportiva è mantenuta dalla Pescara Nuoto e Pallanuoto, militante in Serie A2.

PallacanestroModifica

Anche la pallacanestro è uno sport molto diffuso in regione. Il Teramo Basket, prima di sciogliersi nel 2012, è stata la squadra principale della regione, avendo partecipato per 9 stagioni consecutive nella massima serie italiana e portando diversi giocatori nella nazionale italiana; oggi è la squadra Roseto Sharks a detenere il primato abruzzese, militando nel campionato di Serie A2.

Nel 2007 si è svolto a Chieti e provincia il campionato europeo femminile di pallacanestro, vinto dalla squadra della Russia che ha battuto in finale la Spagna.

PallamanoModifica

A Teramo si svolge la Interamnia World Cup, importante torneo di pallamano al quale partecipano squadre giovanili provenienti da numerose nazioni in tutto il mondo, e sempre a teramo ha sede la squadra maggiore della regione, la Teramo Handball.

AutomobilismoModifica

Dal 1924 al 1961 è stata disputata la Coppa Acerbo, gara che si districava sul tracciato cittadino di Pescara di circa 25 km. Nelle molte edizioni, hanno partecipato alla gara le migliori case automobilistiche italiane e straniere dell'epoca, nonché molti illustri piloti: Enzo Ferrari nel 1924 vinse la prima edizione con partenza a Castellammare Adriatico. Questo tracciato è ancora tutt'oggi il più lungo della storia della Formula 1; nel 1957 infatti si disputò il Gran Premio di Pescara, gara valida per il mondiale di Formula 1 di quell'anno[106]; conservano una certa rilevanza le gare della Cronoscalata Svolte di Popoli ed il Rally d'Abruzzo.

PallavoloModifica

La Pallavolo Impavida Ortona, storica società sportiva regionale, da alcuni anni è la più importante nel panorama della pallavolo abruzzese, militando in Serie A2.

PattinaggioModifica

L'Aquila, così come Roseto degli Abruzzi, ha una grande tradizione nel pattinaggio velocità, sport nel quale vanta diversi campioni mondiali. Nel settembre del 2004 a Pescara, L'Aquila e Sulmona si sono svolti i XXXII campionati mondiali di pattinaggio di velocità a rotelle.

Altra specialità molto affermata in regione è il pattinaggio artistico, con i 15 titoli mondiali della giuliese Debora Sbei ed ai 13 della teramana Raffaella Del Vinaccio; il palaghiaccio di Roccaraso ospita spesso competizioni nazionali ed internazionali.

Altri sport e sportivi abruzzesiModifica

Antonio Tartaglia è stato campione Olimpico di bob a due alle Olimpiadi di Nagano del 1998.

Hanno avuto carriere rilevanti i calciatori Massimo Oddo (Pescara)[107] e Fabio Grosso (nato a Roma ma a lungo residente a Città Sant'Angelo, dove ha esordito come calciatore prima nella Renato Curi Angolana in Eccellenza ed in seguito nel Chieti e nel Teramo in Serie C2)[108], che hanno fatto parte della squadra nazionale vincitrice del campionato mondiale di calcio del 2006; un altro calciatore abruzzese di livello internazionale è Marco Verratti, centrocampista nel Paris Saint-Germain.

Il ciclista spoltorese Danilo Di Luca ha vinto l'edizione 2007 del Giro d'Italia, oltre a varie competizioni classiche.

Domenico Urbano è stato l'unico pugile abruzzese a raggiungere il vertice della classifica europea nella categoria pesi piuma[109].

L'ASD Circolo Scacchi R. Fischer di Chieti ha vinto lo scudetto a squadre maschile nel 2008 e femminile nel 2010, 2011 e 2012.

Ad Atri, in estate, si svolge ogni anno l'Atri Cup, torneo multisportivo internazionale al quale partecipano squadre giovanili provenienti da tutte le regioni italiane e da vari Paesi d'Europa e del mondo.

NoteModifica

  1. ^ Legge 16 maggio 1970, n. 281
  2. ^ Abruzzo: Clima e Dati Geografici
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  4. ^ a b Report conti economici regionali 2017 ISTAT (PDF), su Istat. URL consultato il 13 settembre 2019.
  5. ^ La Costituzione - Articolo 131, Senato della Repubblica. URL consultato il 4 febbraio 2019.
  6. ^ Abruzzo o Abruzzi, in Sapere.it, De Agostini, 2012. URL consultato il 4 febbraio 2019.
  7. ^ Viviana Calzati, La valorizzazione e promozione della qualità agroalimentare. Il caso delle imprese olivicole della regione Umbria, FrancoAngeli, 2013.
  8. ^ Osservatorio Artigiancassa, Artigianato e politiche industriali: terzo rapporto sull'artigianato in Italia, Il Mulino, 2009.
  9. ^ Carla Larese Riga, Irene Phillips, Ciao!, Cengage Learning, 2013.
  10. ^ Grande Enciclopedia De Agostini, ed. 1988, vol. I, p. 53.
  11. ^ Questa ambivalenza è evidenziata da Ignazio Silone (cfr. Costantino Felice, Quadri ambientali e identità regionale, in Le trappole dell'identità: l'Abruzzo, le catastrofi, l'Italia di oggi, Roma, Donzelli editore, 2010, p. 41, ISBN 978-88-6036-436-4. URL consultato il 3 settembre 2012.).
  12. ^ Abruzzo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  13. ^ meridionali, dialetti, su treccani.it. URL consultato il 6 luglio 2019.
  14. ^ VieNormali.it - Elenco delle montagne di 2000 m dell'Appennino
  15. ^ Abruzzo, quinta regione al mondo come qualità della vita: tra i 12 migliori posti dove vivere
  16. ^ esa, L’Abruzzo: regione verde d’Europa, su European Space Agency. URL consultato il 29 luglio 2019.
  17. ^ Abruzzo Regione Verde d'Europa / Perché L'Aquila, su laquilacapitale.eu. URL consultato il 15 gennaio 2014 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2015).
  18. ^ Parchi, Riserve e altre aree protette in Abruzzo e natura abruzzese.
  19. ^ Ass. L'Aquila Caput Frigoris, Ghiacciaio del Calderone- AQ, su CaputFrigoris.it. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  20. ^ Noi Italia. Archiviato il 1º gennaio 2014 in Internet Archive.
  21. ^ Noi Italia.
  22. ^ I Borghi più belli d'Italia, la guida online ai piccoli centri dell'Italia nascosta.
  23. ^ Abruzzo: Forte e Gentile, definizione di Primo Levi, giornalista e diplomatico, nel sito di VastoSpa, su VastoSpa.it, 2 settembre 2012. URL consultato il 22 dicembre 2018.
  24. ^ Cfr. Palma N. 1837, Questioni Apruzzesi Risolute, Teramo, p. 79; Egli J.J. 1893, Nomina Geographica, Leipzig, p. 5; Everett-Heat J., Concise Dictionary of World Places Name Fourth Edition, Oxford.
  25. ^ Il Significato dello Stemma della Regione Abruzzo, giulianovaweb.it. URL consultato il 3 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2012).
  26. ^ Pianificazione energetica - capitolo 2, le aree protette (PDF), su regione.abruzzo.it.
  27. ^ Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise | Natura | Fauna
  28. ^ ISPRA - Repertorio nazionale degli interventi di ripristino: Rinaturazione delle dune di Pineto (PDF), su isprambiente.gov.it.
  29. ^ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 17 giugno 2019.
  30. ^ 16 Febbraio 2017, La Consulta cancella il Parco Costa dei Trabocchi: "Solo lo Stato può istituirlo", su Il Centro. URL consultato il 17 giugno 2019.
  31. ^ Stella alpina dell'Appennino | Parco Nazionale della Majella, su www.parcomajella.it. URL consultato il 17 giugno 2019.
  32. ^ COSTUME E ATTUALITÀ - Ripopolamento del camoscio d’Abruzzo, su www.controluce.it. URL consultato il 17 giugno 2019.
  33. ^ C. Scotti, C. Chiaromonte Treré, V. D'Ercole, , La necropoli di Campovalano, II, Archeopress 2003
  34. ^ Archeoclub Di Pescara, Archeoclub di Pescara (PE): PARCO ARCHEOLOGICO DI COLLE DEL TELEGRAFO, su Archeoclub di Pescara (PE), lunedì 31 dicembre 2012. URL consultato il 17 giugno 2019.
  35. ^ S. Cosentino, La necropoli di Fossa. Vol. 1: le testimonianze più antiche, Carsa Edizioni, Pescara 2001
  36. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia (III, 104-127)
  37. ^ M. Esposito, Corfinio: la Lega Italica, i popoli peligni, M. Ferri Editore, 1985
  38. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, CIX, p. 2025
  39. ^ T. Mommsen, Storia di Roma antica, vol. II, tomo I, pp. 274-296.
  40. ^ a b Autori Vari, Teate, resti della città Romana in Musei e Siti archeologici d'Abruzzo e Molise, pag.40, Carsa Edizioni, Pescara (2001), ISBN 88-501-0004-3
  41. ^ Luigi Mammarella, Abbazie e monasteri cistercensi in Abruzzo, Cerchio (AQ), Adelmo Polla Editore, 1995, p. 148, ISBN 88-7407-027-6.
  42. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum (II, 20)
  43. ^ Gran Conti dei Marsi, italyheritage.com. URL consultato il 2 settembre 2016.
  44. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 524; Claudio Rendina, I papi, p. 502
  45. ^ La Bolla del Perdono, su perdonanza-celestiniana.it. URL consultato l'8 marzo 2011.
  46. ^ Storia di Giulianova, su comune.giulianova.te.it.
  47. ^ Il toponimo di Giulia nova veniva usato soprattutto nella lingua scritta e in cartografia. Fu con tale denominazione che apparve nella Carta del Regno di Napoli di Giordano Ziletti (Venezia, 1557), nella Carta d'Abruzzo Ultra, di Natale Bongiorno (Roma, 1587) e in altre note mappe di epoche successive. Le carte indicate sono citate in: Mario Bevilacqua, Giulianova. La Costruzione di una città ideale del Rinascimento, Napoli, Electa Napoli (del Gruppo Mondadori Electa SpA), 2002, ISBN 88-510-0085-9.
  48. ^ Quando i turchi terrorizzavano gli abruzzesi. Il Centro, su ricerca.gelocal.it, febbraio 2017.
  49. ^ Dati ISTAT - aggiornamento giugno 2019
  50. ^ Abruzzo emigrazione - La storia dell'emigrazione del popolo abruzzese Archiviato il 3 settembre 2011 in Internet Archive.
  51. ^ Statistiche demografiche ISTAT
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BibliografiaModifica

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