René Nicolas de Maupeou

magistrato e politico francese
René Nicolas de Maupeou
René-Augustin de Maupeou.PNG
Pierre Lacour, René-Nicolas-Charles-Augustin de Maupeou, castello di Versailles
Marchese di Morangles e Bully
Stemma
Nome completo René-Nicolas-Charles-Augustin de Maupeou
Nascita Montpellier, 25 febbraio 1714
Morte Le Thuit, 29 luglio 1792 (78 anni)
Padre René de Maupeou
Madre Anne-Victoire de Lamoignon
Coniuge Anne Marguerite Thérèse de Roncherolles
Figli
  • René Ange Augustin de Maupeou de Bully
  • Charles Victor René de Maupeou

René Nicolas Charles Augustin de Maupeou, marchese di Morangles e di Bully, visconte di Bruyères-sur-Oise (Montpellier, 25 febbraio 1714Le Thuit, 29 luglio 1792), è stato un magistrato e politico francese.

BiografiaModifica

Origini familiariModifica

Nato a Montpellier e proveniente da una famiglia nobilitata di notai e magistrati, René Nicolas de Maupeou era il figlio primogenito di René Charles de Maupeou (1688-1775), primo presidente del Parlamento di Parigi dal 1743 al 1757. Il 21 gennaio 1744 sposò una ricca ereditiera, Anne de Roncherolles (1725-1752), cugina di Madame d'Épinay. Essi ebbero due figli:

  1. René Ange Augustin de Maupeou (1746-1793), che divenne maestro di campo del reggimento di cavalleria Bourgogne;
  2. Charles Victor René de Maupeou (1749-1789), che divenne maître des requêtes.

In giovane età fu collaboratore del padre, curando in particolare il conflitto tra il Parlamento e l'Arcivescovo di Parigi, Christophe de Beaumont. Dopo un lungo servizio come consigliere presso il Parlamento di Parigi, nel 1763, divenne Primo Presidente sovrintendendo alla revisione del processo Calas, fortemente richiesta dall'opinione pubblica, in particolare da Voltaire. Nel 1768, grazie al patrocinio del Primo ministro, Étienne François de Choiseul, ottenne la prestigiosa carica onorifica di Cancelliere succedendo al proprio padre, che aveva tenuto l'ufficio per appena un giorno, nonché di Guardasigilli, che, al contrario della prima, offriva la possibilità di intervenire alle riunioni del Consiglio[1].

Cancelliere e GuardasigilliModifica

Tra il 1768 ed il 1770 Maurepou, insieme al collega, il controllore generale delle finanze Terray, rappresentò e difese gli interessi del sovrano controbilanciando il forte legame tra Choiseul ed i Parlamenti, il cui potere e la cui influenza era grandemente cresciuta negli anni precedenti fino al punto di limitare la potestà del sovrano ed in particolare fino al punto di bloccare ogni tentativo di riforma finanziaria che comportasse prelievi anche per il clero e la nobiltà (di spada o di toga), come dimostra la lunga controversia tra il Parlamento di Bretagna ed il rappresentante del Re, l'intendente Duca d'Augiuillon[2].

Nel dicembre 1770, scoppiò una controversia diplomatica tra la Spagna e la Gran Bretagna per il possesso delle Isole Falkland: Choiseul, che aveva stipulato il Patto di famiglia tra Francia e Spagna, incitò il governo spagnolo a non rinunziare alle proprie pretese ed offrì un possibile sostegno militare in caso di conflitto armato aperto; Maurepou e Terray, tuttavia, si opposero al conflitto argomentando che il tesoro era ormai esaurito e che una guerra avrebbe contribuito ad indebolire ulteriormente lo Stato, in un momento in cui i Parlamenti perseguivano ad ostacolare l'autorità regia. Luigi XV, allora, nonostante la forte contrarietà dell'opinione pubblica, dispose il licenziamento di Choiseul e conferì a Maurepou l'incarico di Primo ministro, con Terray quale Controllore generale delle finanze e ministro della marina ed il Duca d'Auguillon quale ministro degli esteri[3].

Primo ministroModifica

L'entrata in carica del nuovo governo fu accolta dall'assoluta e ferma opposizione dei parlamenti, ben consapevoli dell'ostilità di Maurepou stesso e del Duca d'Auguillon; la protesta dei Parlamenti, tuttavia, fu rigettata da Maurepou stesso che impose la registrazione di un editto contenente il divieto di riunione delle diverse commissioni del parlamento, la limitazione del diritto di corrispondenza e puniva con forti pene pecuniarie, tra cui la confisca, l'astensione dall'attività dei singoli consiglieri.

L'editto, tuttavia, al posto di intimidire i parlamenti, cementò e rafforzò la loro opposizione nei confronti del governo. Il 19 gennaio 1771, Maurepou, dopo cinque sedute infruttuose, dispose una riforma complessiva: esiliò mediante lettre de cachet i parlamentari più riottosi in diverse località dell'Alvernia, abolì senza alcun compenso le magistrature ereditarie e venali, divise in sei parti il distretto sulla quale il parlamento di Parigi esercitava la propria giurisdizione ed infine attribuiva tutte le prerogative dei parlamenti stessi a nuove corti di nomina regia[4]. Dopo aver tolto di mezzo i parlamenti, Maurepou propose la soppressione della Cour des Aides, la creazione di una Corte d'appello e di un consiglio di stato amministrativo e l'unificazione della giurisdizione con l'abrogazione definitiva dei diritti consuetudinari locali[5][6].

Sebbene Voltaire applaudisse le riforme, in particolare per l'abolizione delle cariche ereditarie e venali, l'aristocrazia e la nobiltà di toga fu oltraggiata a punto di parlare apertamente di "trionfo di tirannia", soprattutto perché le dimostrazioni dei principi, nobili, dei magistrati furono duramente represse. Nel maggio 1774, alla morte di Luigi XV, Maurepou e Terray furono congedati dal nuovo sovrano, Luigi XVI, il quale, in tal modo, cercò di inchinarsi alla volontà popolare.

Ultimi anni e morteModifica

Dopo il licenziamento, Maurepou conservò fino al 1 giugno 1790 il solo titolo di Cancelliere; morì a Le Thuit nel 1792. L'operato di Maurepou fu controverso: la riforma della magistratura fu apprezzata dagli illuministi e appoggiata nel corso della Rivoluzione Francese ma il tentativo di puntellare il potere assoluto del sovrano, gli intrighi di corte e la repressione del dissenso minarono il prestigio della monarchia[7].

NoteModifica

  1. ^ Cobban, p. 36.
  2. ^ Cobban, p. 87-88 e 91-92.
  3. ^ Cobban, p. 94.
  4. ^ Cobban, p. 96.
  5. ^ Durand Echeverria, The Maupeou Revolution: A Study in the History of Libertarianism, France, 1770-1774 (1985)
  6. ^ M. L. Salvadori, L'età moderna, Torino, Loescher, 1990, p. 678
  7. ^ Keith Micheal Baker, Inventing the French Revolution: essays on French political culture in the eighteenth century, 2nd ed. 1990 :139.

BibliografiaModifica

  • Alfred Cobban, Storia della Francia, Milano, Garzanti, 1966.
  • Jules Flammermont, Le chancelier Maupeou et les parlements, Paris, A. Picard, 1883
  • Jacques de Maupeou, Le chancelier Maupeou, Éditions de Champrosay, 1942
  • Jean de Viguerie, Histoire et dictionnaire du temps des Lumières. 1715-1789, Paris, Robert Laffont, coll. Bouquins, 2003 - ISBN 2221048105

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