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Renato Cesarini

calciatore e allenatore di calcio italiano di origine argentina
Renato Cesarini
Renato Cesarini-Chacarita-1936.jpg
Cesarini nel 1936 al Chacarita Juniors
Nazionalità Italia Italia
Argentina Argentina
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista, attaccante)
Ritirato 1937 - giocatore
1968 - allenatore
Carriera
Giovanili
1921Borgata Palermo
192?Alvear
Squadre di club1
1924-1928Chacarita Juniors82 (50)[1]
1926Ferro Carril Oeste[2]1 (0)
1928Alvear? (?)
1929Ferrocarril Midland? (?)
1929Chacarita Juniors11 (7)
1929-1935Juventus128 (46)
1935-1936Chacarita Juniors8 (3)
1936-1937River Plate23 (7)
Nazionale
1926Argentina Argentina2 (1)
1931-1934Italia Italia11 (3)
Carriera da allenatore
1940-1942River Plate
1946-1948Juventus
1949Banfield
1950Boca Juniors
1950-1958River PlateGiovanili
1958-1959Pordenone
1959-1960JuventusD.T.
1961NapoliD.T.
1967-1968Argentina Argentina
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Renato Cesarini (Senigallia, 11 aprile 1906Buenos Aires, 24 marzo 1969[3]) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano con cittadinanza argentina, di ruolo centrocampista o attaccante.

Indice

BiografiaModifica

Diverse biografie vogliono Cesarini nato a Senigallia,[3] nella frazione di Castellaro,[4] e cresciuto a Buenos Aires, dove più che al calcio pensava al divertimento e allo svago, dopo l'emigrazione della famiglia avvenuta nel 1908, quando egli aveva ancora pochi mesi di vita.[5]

È scomparso in Argentina nel 1969, all'età di sessantadue anni, a seguito di un'embolia dopo aver subito un'operazione chirurgica al cervello.[6]

CarrieraModifica

GiocatoreModifica

 
Cesarini alla Juventus nei primi anni 1930

Dopo alcune esperienze con squadre argentine, nel 1929 venne acquistato dalla Juventus con cui esordì in Serie A, il 23 marzo 1930, sul campo del Napoli (2-2):[3] nel corso della stagione 1929-1930 scese in campo 16 volte, segnando 10 reti. Nella stagione 1930-1931 vinse il suo primo scudetto, contribuendo con 9 reti alla causa della Signora. Con i bianconeri vinse altri quattro scudetti (1931-1932, 1932-1933, 1933-1934 e 1934-1935) giocando sempre da titolare (fermandosi solo per un periodo alla fine del 1932, per un infortunio[senza fonte]), e divenendo uno dei pilastri della cosiddetta Juve del Quinquennio che egemonizzò il calcio italiano nella prima metà degli anni 1930.

In questo periodo disputò alcune partite con la nazionale italiana. Il 13 dicembre 1931 segnò una rete all'ultimo minuto di gioco dell'incontro di Coppa Internazionale Italia-Ungheria: già in campionato aveva realizzato un gol allo scadere, sicché i cronisti iniziarono a parlare di zona Cesarini per indicare le marcature arrivate nei minuti finali di una gara, se non oltre;[3][7] la locuzione entrò da allora nell'immaginario collettivo italiano per gli anni a venire, a indicare in generale un avvenimento accaduto, o a cui si è posto rimedio, a pochi secondi dallo scadere del tempo massimo.[3]

«...Cesarini, quello della zona Cesarini, proprio lui: quando dai il tuo nome a un pezzetto di Tempo — il quale è solo di dio, dice la Bibbia — qualcosa nella vita lo hai fatto.»

(Alessandro Baricco, 2015[8])

Nell'estate 1935 tornò a giocare in Argentina, prima con il Chacarita Juniors e successivamente con il River Plate; con Peucelle, Bernabè Ferreyra, Moreno e Pedernera costituì un temibile gruppo offensivo.[3] La sua permanenza in Sudamerica gli tolse la possibilità di essere convocato nella nazionale italiana, dove al momento del suo addìo al calcio giocato poteva vantare 11 presenze e 3 reti.

AllenatoreModifica

Nel 1945 si ritirò dal calcio giocato e diventò allenatore in Argentina, guadagnandosi subito stima allenando la cosiddetta Máquina del River Plate.[3] Tornato in Italia, divenne una prima volta allenatore della Juventus, che guidò dal 1946 al 1948, e che portò più volte al secondo posto in campionato negli anni del Grande Torino.

In seguito, nella stagione 1956-1957 guidò le giovanili del River Plate dove fu pigmalione di Omar Sívori, attaccante argentino che volle con sé per il ritorno alla Juventus,[3] nel 1959, stavolta come direttore tecnico a fianco del trainer Carlo Parola. Nella sua seconda e ultima esperienza in bianconero, conclusasi sul finire del 1960,[9] l'italo-argentino conseguì nell'annata 1959-1960 il double composto da scudetto e Coppa Italia, il primo nella storia del club piemontese.

StatisticheModifica

Cronologia presenze e reti in nazionaleModifica

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
25-1-1931 Bologna Italia   5 – 0   Francia Amichevole 1
12-4-1931 Oporto Portogallo   0 – 2   Italia Amichevole -
19-4-1931 Bilbao Spagna   0 – 0   Italia Amichevole -
20-5-1931 Roma Italia   3 – 0   Scozia Amichevole -
15-11-1931 Roma Italia   2 – 2   Cecoslovacchia Coppa Internazionale -
13-12-1931 Torino Italia   3 – 2   Ungheria Coppa Internazionale 1
10-4-1932 Parigi Francia   1 – 2   Italia Amichevole -
8-5-1932 Budapest Ungheria   1 – 1   Italia Coppa Internazionale -
11-2-1934 Torino Italia   2 – 4   Austria Coppa Internazionale -
Totale Presenze 9 Reti 2

PalmarèsModifica

GiocatoreModifica

ClubModifica

Juventus: 1930-1931, 1931-1932, 1932-1933, 1933-1934, 1934-1935

IndividualeModifica

  • Introdotto al Salón de la Fama del Fútbol[10]
2013

AllenatoreModifica

ClubModifica

Juventus: 1959-1960
Juventus: 1958-1959,[11] 1959-1960

NoteModifica

  1. ^ Dati relativi al periodo 1926-1928.
  2. ^ Nel 1926 in Argentina si disputarono due campionati, organizzati da due federazioni diverse: AAF e AAm; un calciatore poteva fare parte allo stesso tempo della rosa di una squadra della AAF e di una della AAm, e partecipare a entrambi i tornei.
  3. ^ a b c d e f g h Dotto
  4. ^ Italia, Ancona, Stato Civile (Tribunale), 1862-1929, su familysearch.org.
  5. ^ Petriella, Sosa Miatello, p. 321.
  6. ^ È morto Cesarini, romantico eroe del calcio, in La Stampa, 26 marzo 1969, p. 16.
  7. ^ Ossola, Muliari, p. 91.
  8. ^ Alessandro Baricco, La partita più bella del mondo, su repubblica.it, 3 maggio 2015.
  9. ^ Come Cesarini ha giocato d'anticipo, in Corriere dello Sport, 28 dicembre 1960, p. 6.
  10. ^ (ES) Generación del 2013: Investidos decanos – Renato Cesarini, in Salón de la Fama del Fútbol, 10 ottobre 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2013).
  11. ^ Competizione appartenente alla stagione sportiva 1958-1959, ma assegnata – con la disputa di semifinali e finali – a stagione 1959-1960 già iniziata.

BibliografiaModifica

  • (ES) Luis Colussi, Carlos Guris, Víctor Kurhy e Sergio Lodise, Fútbol argentino: Crónicas y Estadísticas Asociación Amateurs de Football Primera División - 1926, estadisticasfutbolargentino.com, p. 68.
  • (ES) Luis Colussi, Carlos Guris, Víctor Kurhy e Sergio Lodise, Fútbol argentino: Crónicas y Estadísticas Asociación Argentina de Football Primera División - 1926, estadisticasfutbolargentino.com, p. 46.
  • (ES) Luis Colussi, Carlos Guris, Víctor Kurhy e Sergio Lodise, Fútbol argentino: Crónicas y Estadísticas Asociación Amateurs Argentina de Football Primera División - 1927, estadisticasfutbolargentino.com, p. 91.
  • (ES) Luis Colussi, Carlos Guris, Víctor Kurhy e Sergio Lodise, Fútbol argentino: Crónicas y Estadísticas Asociación Amateurs Argentina de Football Primera División - 1928, estadisticasfutbolargentino.com, p. 96.
  • (ES) Luis Colussi, Carlos Guris, Víctor Kurhy e Sergio Lodise, Fútbol argentino: Crónicas y Estadísticas Asociación Amateurs Argentina de Football Primera División - 1929, estadisticasfutbolargentino.com, p. 54.
  • (ES) Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello, Diccionario Biográfico Italo-Argentino, Buenos Aires, Asociación Dante Alighieri, 1976.
  • Matteo Dotto, CESARINI, Renato, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002, Enciclopedia dello sport.
  • F. Ossola e G. Muliari, Un secolo di Toro, Torino, Editrice Il Punto, 2006, ISBN 978-88-88552-30-9.
  • Luca Pagliari, Zona Cesarini. Il calcio, la vita, Milano, Bompiani, 2006.

Voci correlateModifica

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