Renzo Barbera

imprenditore e dirigente sportivo italiano
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo impianto sportivo palermitano, vedi Stadio Renzo Barbera.

Renzo Barbera (Palermo, 19 aprile 1920Palermo, 20 maggio 2002) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano. Era soprannominato Il presidentissimo[1] e L'ultimo Gattopardo per la sua moralità.[2]

Renzo Barbera

BiografiaModifica

Lorenzo (meglio noto come “Renzo”) Barbera era figlio di Giuseppe, socio sostenitore del Palermo negli anni ‘30, e di Maria Rutelli. Suo nonno materno era il celebre scultore Mario Rutelli. Il nonno paterno omonimo (Lorenzo Barbera), commerciante di olio e cavaliere del lavoro, si trasferì a Palermo nel 1888 ed ebbe due figli: Manfredi e Giuseppe. Lo zio Manfredi Barbera si occupò della gestione dell’Oleificio Barbera e fu uno dei fondatori del Circolo del Tennis della città di Palermo. Il padre Giuseppe, dopo un viaggio negli Stati Uniti nel 1907, fondò invece la “Latteria Barbera”.[3][4] Dopo aver frequentato il Liceo Classico presso l’Istituto Gonzaga, si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Palermo.

Fu Ufficiale dell'Esercito durante la seconda guerra mondiale. Dopo l’8 settembre 1943, fu preso prigioniero dai tedeschi. Riuscì a scappare durante un trasferimento e fu nascosto da alcuni contadini e pastori della Ciociaria.[4] Sposatosi con la triestina Giuliana Cicutto il 31 gennaio 1948, ebbe tre figli: Giuseppe, Ferruccio e Maria Ludovica. [5]

Entra nel mondo del calcio nel 1951, rifondando la Juventina Palermo.[4] Nel 1966 entra nel CdA del Palermo,[4] diventandone il presidente dal 4 maggio 1970 (eletto al posto del dimissionario Giuseppe Pergolizzi) al 7 marzo 1980 (passando il testimone a Gaspare Gambino).[6][7][8] Durante la sua presidenza il Palermo disputò (nonostante militasse in Serie B) le prime due finali di Coppa Italia della sua storia, 1973-1974 e 1978-1979.[1] In una di queste, giocata contro il Bologna il 23 maggio 1974, il Palermo perse ai rigori in modo molto controverso. Tuttavia restò famoso il gesto di Renzo Barbera che sportivamente fu il primo a tendere la mano al capitano della squadra avversaria, inoltre diede ugualmente il premio partita (concordato in caso di vittoria della Coppa Italia) ai propri giocatori.[9] Durante il decennio della sua gestione il club rosanero ricevette anche la Stella d'oro al merito sportivo nel 1973.[10]

Renzo Barbera amava il calcio al punto da investirvi anche le sue rendite personali. Tanto da ipotecare, di nascosto ai familiari, la villa di famiglia.[9] Egli si distinse anche per il suo atteggiamento di fiducia nei calciatori siciliani, valorizzando in particolare Trapani, Arcoleo, Troja, Vullo, Borsellino, Giacomo La Rosa e Bellavia. Tra i giocatori più celebri acquistati da Barbera vi sono: Aldo Cerantola, Vito Chimenti, Filippo Citterio, Massimo De Stefanis, Mauro Di Cicco, Erminio Favalli, Gian Piero Gasperini, Sergio Magistrelli, Giampaolo Montesano, Valerio Majo e Sandro Vanello. Nel 1974 ricevette in regalo dai suoi giocatori un piatto d'argento con la dedica A papà Renzo.[2][9] Come Raimondo Lanza di Trabia, era inoltre interessato anche ad altri sport di squadra, cosicché, anche se per poco tempo, rese il Palermo una polisportiva.[11]

Dopo la retrocessione in Serie B del Palermo nel 1973, fu eletto Consigliere comunale per la Democrazia Cristiana.[12] Fu inoltre eletto Presidente del Comitato organizzatore siciliano del campionato del mondo 1990.[13]

Negli anni novanta venne nominato Presidente onorario del Palermo.[9] Dal 18 settembre 2002 lo Stadio La Favorita, sito nei pressi dell'omonimo Parco (antica tenuta del re Ferdinando III di Borbone), è intitolato in sua memoria, a circa quattro mesi dalla sua morte, avvenuta all'età di 82 anni la notte del 20 maggio dello stesso anno, per complicazioni cardiache.[4][14][15]

Nel 2019 un suo pronipote, Dario Mirri, è diventato presidente del Palermo.[16]

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Bagnati; Vito Maggio; Vincenzo Prestigiacomo, Il Palermo racconta: storie, confessioni e leggende rosanero, Palermo, Grafill, giugno 2004, p. 253, ISBN 88-8207-144-8.

Altri progettiModifica