Repubblica Italiana (1802-1805)

stato dell'Europa meridionale, esistito dal 1802 al 1805
Repubblica Italiana
Repubblica Italiana – Bandiera
(dettagli)
Repubblica Italiana - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali italiano, francese
Lingue parlate italiano
Capitale Milano
Dipendente da Francia Francia
Politica
Forma di Stato Repubblica sorella della Francia
Forma di governo Repubblica presidenziale (presidente eletto dal parlamento de iure)
Presidente Napoleone Bonaparte
Vicepresidente Francesco Melzi d'Eril
Nascita 1802 con Napoleone Bonaparte
Causa Comizi di Lione
Fine 1805 con Napoleone Bonaparte
Causa Incoronazione di Napoleone a Re d'Italia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Italia settentrionale
Popolazione 3.200.000[senza fonte] nel 1802
Economia
Commerci con Francia, Repubblica batava, Repubblica partenopea
Religione e società
Religioni preminenti cattolicesimo
Religioni minoritarie Ebraismo
Classi sociali nobiltà, borghesia mercantile, artigiani
Evoluzione storica
Preceduto da Repubblica Cisalpina Repubblica Cisalpina
Succeduto da Flag of the Napoleonic Kingdom of Italy.svg Regno d'Italia

La Repubblica Italiana fu uno Stato preunitario italiano, esistito dal 1802 al 1805 durante l'età napoleonica. Come altri Stati creati in Italia nello stesso periodo, costituiva un'organizzazione politico-amministrativa strettamente dipendente dalla Repubblica francese.

Indice

StoriaModifica

Il 26 gennaio 1802 i deputati della Repubblica Cisalpina proclamarono la trasformazione di questa in Repubblica Italiana, con presidente Napoleone Bonaparte.

A seguito della proclamazione e incoronazione di Napoleone a Imperatore dei francesi nel 1804 e alla sua successiva incoronazione a Re d'Italia (avvenuta il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano), la Repubblica Italiana cesserà di esistere per evolvere nel Regno d'Italia.

Ordinamento istituzionaleModifica

La Repubblica Italiana venne proclamata il 26 gennaio 1802 dalla Consulta cisalpina convocata a Lione. Contemporaneamente fu promulgata la Carta costituzionale e si provvide alla nomina del Presidente, del Vicepresidente e delle altre più importanti cariche istituzionali.

Il primo articolo proclamava la religione cattolica come religione di Stato, mentre il secondo articolo sanciva la sovranità risiedeva nei cittadini. Organo primitivo di questa sovranità erano i tre collegi elettorali: dei possidenti, dei dotti e dei commercianti, con sede stabilita, rispettivamente a Milano, Brescia, e Bologna. I membri dei tre collegi, eletti a vita, si radunavano, su invito del governo, per completare i loro corpi e per predisporre le liste per la nomina dei componenti della Consulta di Stato, del Corpo Legislativo, dei tribunali di revisione e di cassazione e dei commissari della contabilità. Tale nomina spettava poi alla Censura, una commissione formata da ventuno membri scelti all'interno dei collegi elettorali, che si doveva riunire a Cremona.

ll governo della repubblica era affidato a un Presidente, a un Vicepresidente, a una Consulta di Stato, a un Consiglio legislativo e a dei ministri.

Il Presidente presiedeva la Consulta di Stato, organo di otto membri cui competeva "specialmente" l'esame dei trattati diplomatici "e di tutto ciò che ha rapporto agli affari esteri dello Stato".

Il Consiglio legislativo era formato almeno da dieci cittadini d'età non minore a 30 anni, eletti dal presidente e revocabili dal medesimo dopo tre anni, aveva il compito di esprimere voto deliberativo sui progetti di legge proposti dal presidente, i quali non erano approvati se non a maggioranza assoluta dei suffragi. Dopo la formazione del regno d'Italia, il Consiglio legislativo divenne parte del Consiglio di Stato, insieme agli altri due consigli dei consultori e degli uditori.

I ministeri della repubblica furono però in tutto sette: giustizia, tesoro pubblico, relazioni estere, affari interni, finanze, guerra e culto. Il dicastero delle relazioni estere era distinto in due divisioni: una con sede a Parigi presso il presidente, l'altra residente a Milano presso il vicepresidente, dove era insediata anche la segreteria di stato, organo amministrativo centrale della repubblica.[1]

Presidente e vicepresidenteModifica

Al Presidente, vero arbitro e controllore supremo della vita politica, spettava "l'iniziativa di tutte le leggi" e "di tutte le negoziazioni diplomatiche", la nomina del vicepresidente, del segretario di stato, degli agenti civili, dei diplomatici, dei capi delle forze armate, dei generali, dei membri del Consiglio legislativo e dei ministri, per mezzo dei quali esercitava il Potere Esecutivo.

Per quanto riguarda il Vicepresidente, la Costituzione stabiliva che egli non potesse essere rimosso durante la presidenza di chi lo aveva eletto. In mancanza del Presidente, il Vicepresidente prendeva il suo posto e lo rappresentava in tutte le sedi. In qualunque caso di "vacanza", passavano inoltre a lui tutti i poteri e le funzioni del Presidente sino all'elezione del successore.

La Presidenza della Repubblica Italiana venne assunta dal Primo Console di Francia Napoleone Bonaparte, che come suo vicario nominò il nobile milanese Francesco Melzi d'Eril.

Forte della fiducia di Bonaparte, durante il triennio di vita della Repubblica, il Vicepresidente mantenne le redini del nuovo Stato, avocando a sé l'amministrazione interna del paese e la direzione di quella parte degli affari esteri che non veniva trattata direttamente da Parigi. Impegnato nel dare alla Repubblica Italiana uno spazio politico proprio, mitigando la sudditanza dalla Francia, Melzi venne congedato nel maggio del 1805, dopo la proclamazione dell'Impero Francese e la trasformazione della Repubblica in Regno d'Italia.[1]

Corpo legislativoModifica

Il Corpo Legislativo era composto da settantacinque membri d'età non inferiore a 30 anni scelti presso ciascun dipartimento in ragione di popolazione, tratti dai tre collegi elettorali dei possidenti, dei dotti e dei commercianti. Aveva il compito di approvare o di respingere i progetti di legge predisposti dal Consiglio legislativo, che erano preventivamente esaminati e discussi da una sezione dello stesso corpo, la Camera degli oratori, insieme a rappresentanti del Consiglio legislativo. Nominato la prima volta durante l'assise di Lione, il Corpo Legislativo doveva essere rinnovato per un terzo ogni due anni, secondo modalità poi regolamentate con legge organica del 10 marzo 1804. La prima convocazione del Corpo Legislativo avvenne a Milano il 24 giugno 1802, per decreto del Bonaparte, che, l'11 settembre di quello stesso anno, ne dichiarò cessate le sedute. Dopo la proclamazione del regno d'Italia, del Corpo Legislativo e delle modalità della sua convocazione si tratta al titolo V del terzo Statuto costituzionale, pubblicato il 5 giugno 1805.[1]

SuddivisioneModifica

La Repubblica Italiana conservava la suddivisione in 12 dipartimenti della Repubblica Cisalpina, stabilita il 13 maggio 1801[2]:

NoteModifica

Voci correlateModifica

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