Rinaldo dei Bonacolsi

signore di Mantova e condottiero italiano
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Rinaldo dei Bonacolsi, detto Passerino (Mantova, 1278Mantova, 16 agosto 1328), è stato un nobile italiano.

Rinaldo dei Bonacolsi
Signore di Mantova
Stemma
Stemma
In carica1309 –
1328
PredecessoreGuido
SuccessoreLuigi I Gonzaga
NascitaMantova, 1278
MorteMantova, 16 agosto 1328
DinastiaBonacolsi
PadreGiovanni dei Bonacolsi
MadreN.N. da Correggio
ConsorteAlisa d'Este
FigliGiovanni
Francesco
Berardo
Rinaldo dei Bonacolsi
SoprannomePasserino
NascitaMantova, 1278
MorteMantova, 16 agosto 1328
Cause della morteFerite al fianco e alla testa
Etniaitaliano
Religionecattolico
Dati militari
Paese servito Signoria di Mantova, Signoria di Modena
Campagne
Battaglie
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Signori di Mantova
Bonacolsi

Pinamonte
Bardellone
Figli
  • Giovanni
  • Cecilia
  • Delia
Guido
Figli
  • Agnese
  • Fiordaliso
Rinaldo
Figli
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Biografia

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Domenico Morone, Cacciata dei Bonacolsi, (Mantova, Palazzo Ducale), 1494

Quarto figlio di Giovanni detto Gambagrossa e nipote di Pinamonte, fu l'ultimo membro della famiglia a governare Mantova tra il 1309 e il 1328.

Promulgò, assieme al fratello Bonaventura detto Butirone, gli Statuti Bonacolsiani (Statuta dominorum Raynaldi et Botironi fratrum de Bonacolsis), datati tra il 1303 e il 1313, un codice legislativo, una raccolta giuridica acquisita successivamente dai Gonzaga che rimase alla base della vita mantovana fino al 1400 con Francesco I Gonzaga.

Ricevette l'investitura imperiale nel 1309 e nel 1312 riuscì a farsi dichiarare anche signore di Modena, però si venne a sapere che divenne soltanto titolare del vicariato imperiale di Modena, quindi Francesco I Pico venne convinto a vendergli il capitanato di Modena[1]. Fu considerato uno dei più abili capitani del suo tempo e Mantova fu dichiarata città inespugnabile. Trascorse molti anni a Modena e nominò il figlio Francesco capitano del popolo a Mantova.

Il cardinale Bertrando del Poggetto, che nel 1319 era stato mandato da papa Giovanni XXII per governare lo stato ecclesiastico e schiacciare i ghibellini, nel 1323 pubblicò una terribile sentenza di scomunica contro Passerino dichiarandolo eretico[2].

Passerino, in alleanza con le più potenti famiglie ghibelline, Visconti, Scaligeri ed Estensi, in quel momento in rotta con il papa, il 29 settembre 1325 conquistò il castello di Monteveglio ed i bolognesi furono costretti ad assediare il castello[2]. Mentre durava ancora l'assedio, il 15 novembre 1325, avvenne l'importante battaglia di Zappolino dove i guelfi di Malatestino Malatesta subirono una clamorosa sconfitta[2]. Durante la battaglia di Zappolino venne fatto prigioniero Sassolo Della Rosa – che era accorso in aiuto dei bolognesi – e Passerino lo condusse in carcere a Mantova dove morì avvelenato nel 1326[2]. In quell'anno Passerino venne scomunicato da papa Giovanni XXII per eresia[3].

Il trionfo di Zappolino che permise ai ghibellini di giungere quasi sotto le mura di Bologna, è all'origine anche del trofeo, la Secchia rapita, che tuttora è conservato nel Palazzo Comunale di Modena. In seguito la coalizione ghibellina diede segni di logorio ed il 28 gennaio 1326[2] Passerino dovette firmare una pace separata con Bologna, sotto la pressione di un esercito che scendeva da Piacenza. La pace fu sgradita ai suoi sudditi modenesi, che ambivano a diversi castelli sul confine, e che lo cacciarono dalla città nel 1327[4].

Una delle ricche famiglie di Mantova del tempo desiderava però impadronirsi della città: quella dei Gonzaga. Il capo della famiglia era Luigi, che chiese aiuto a Cangrande della Scala, signore di Verona, per spodestare Rinaldo dei Bonacolsi; i rapporti tra i Bonacolsi e i Gonzaga peggiorarono col tempo, e questo odio reciproco divenne il pretesto per cui Luigi Gonzaga organizzò la congiura partendo da Porta Pradella. Cangrande acconsentì inviando 800 soldati e 300 cavalieri e nella notte del 16 agosto 1328 i soldati veronesi combatterono a Mantova una dura battaglia che consentì la presa del potere dei Gonzaga, destinata a durare sino nel 1708. Luigi Gonzaga entrò nel Duomo di San Pietro da vincitore e Rinaldo, ferito alla testa da un certo Alberto da Saviola, morì dissanguato[5].

 
Castel d'Ario, lapide posta sul castello a ricordo di Francesco dei Bonacolsi

La mummia di Passerino Bonacolsi

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Kosmos, Pavia, ippopotamo proveniente dalla Celeste Galeria dei Gonzaga, sul quale era collocato (a cavallo dell'animale) il corpo mummificato di Passerino dei Bonacolsi.

Il viaggiatore e naturalista tedesco Joseph Fürttenbach, che visitò Mantova nel 1626, raccontò che il corpo di Passerino mummificato era collocato a cavallo di un ippopotamo[6] ed esposto come talismano nella wunderkammer[7] della Galleria delle Metamorfosi di Palazzo Ducale[8]. Ad aver visto la mummia fu un altro visitatore, Martin Zeiler, che visitò il palazzo nel 1630[9]. La leggenda vuole che a disfarsi della mummia di Passerino sia stata l'ultima duchessa di Mantova, Susanna Enrichetta di Lorena la quale, stanca dell'inquietante spoglia, avrebbe fatto gettare il corpo nelle acque del lago. Si avverò la profezia di una maga che aveva previsto la perdita del potere a chi si sarebbe sbarazzato della mummia: i Gonzaga caddero alcuni anni dopo, nel 1708. L'ippopotamo tassidermizzato che reggeva la mummia di Passerino fu portato a Pavia nel 1783, dove attualmente si trova nel museo di Storia Naturale dell'Università[10].

Discendenza

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Rinaldo sposò nel 1325 Alisa d'Este, figlia di Aldobrandino, signore di Ferrara, dalla quale non ebbe figli.

Ebbe però tre figli illegittimi:

Ascendenza

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Genitori Nonni Bisnonni
Pinamonte dei Bonacolsi Martino dei Bonacolsi  
 
...  
Giovanni dei Bonacolsi  
? Da Correggio Guido II da Correggio  
 
Mabilia della Gente  
Rinaldo dei Bonacolsi  
... ...  
 
...  
N.N.  
... ...  
 
...  
 

Nella cultura di massa

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  • Tuttora è utilizzata nel dialetto modenese l'espressione scherzosa "Al tèimp dal dòcca Pasarèin..." ("Al tempo del duca Passerino..."), che indica un evento remoto o stranoto accaduto da moltissimo tempo.[11][12][13]
  • Il Comune di Terranova dei Passerini prende il nome dal duca.
  1. ^ Amadei, Francesco Pico vende a Passerino il capitanato di Modena, pp. 480-481.
  2. ^ a b c d e Guido Bucciardi, I nobili della Rosa, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Modena, Tipografia Pontificia ed Arcivescovile dell'Immacolata Concezione, 1934, pp. 57-70.
  3. ^ Alberto Cavazzoli, Alla ricerca del Santo Graal nelle terre dei Gonzaga, Reggio Emilia, 2008.
  4. ^ Sorrentino.
  5. ^ Amadei, Caduta dei Bonacolsi, pp. 494-501.
  6. ^ Venturelli 2021.
  7. ^ Venturelli 2018.
  8. ^ Roberto Colombari, Note storiche, in Bologna. Cronache di guerra e di peste. Romanzo storico, Bologna, Pendragon, 2007, p. 206.
  9. ^ Raffaella Morselli, La Celeste Galeria, catalogo della mostra, vol. I. Le raccolte, Milano, Skira, 2002, p. 431, ISBN 888491342X.
  10. ^ Pavia: si inaugura oggi Kosmos – Museo di Storia Naturale dell’Università di Pavia, su RP Fashion & Glamour News, 21 settembre 2019. URL consultato il 28 settembre 2020.
  11. ^ Sproloquio 2006, su Società del Sandrone. URL consultato il 2 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2013).
    «Sgurgheghel: I ciamet problema nov, tè, qui lè? Mo’s’a s’i-n descuriva bèle ai teimp dal dòca Pasarèin! (Traduzione: Sgorghigolo: Li chiami problemi nuovi, tu, quelli lì? Ma se se ne parlava già ai tempi del duca Passerino!)»
  12. ^ "Tèimp dal docca Pasarèin" (Tempo del Duca Passerino) [Parlia-MO #26], su Modena&dintorni, 19 aprile 2017. URL consultato il 2 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2017).
  13. ^ Mauro D'Orazi, Graziano Malagoli, Nòmm, cugnòmm e patria. Trattatello di cognomica carpigiana. Personalizzazioni e cognomizzazioni nel dialetto carpigiano e dintorni di Mauro D’Orazi con ricco dizionario di cognomi e nomi in dialetto di Graziano Malagoli, su Dialetto carpigiano, 28 ottobre 2014. URL consultato il 2 gennaio 2018.

Bibliografia

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Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN107866146 · ISNI (EN0000 0000 8287 7420 · CERL cnp01221680 · LCCN (ENno2010105684 · GND (DE14089375X