Risus paschalis

Il risus paschalis, nota nei paesi germanofoni con il nome di Osterlachen, è stata una ritualità cristianesimo, praticata almeno dall'852 al 1911 e diffusa soprattutto in Baviera, secondo cui il sacerdote, nella Messa pasquale, era solito includere nell'omelia il racconto di curiosità e facezie, anche oscene, per suscitare l'ilarità nei fedeli ed esorcizzare la morte. La sua prima manifestazione attestata avvenne nell'852 a Reims; di tale pratica ne fa menzione anche Dante Alighieri nella sua Commedia, quando Paradiso - Canto ventinovesimo si dice "Ora si va con motti e con iscede // a predicare, e pur che ben si rida, // gonfia il cappuccio e più non si richiede". Erasmo da Rotterdam definiva tale pratica "la più vergognosa che esista". Fu ostacolata da papa Clemente X. L'ultima testimonianza risale al 1911 quando la gazzetta di Francoforte racconta che era ancora in uso nelle chiese della Stiria, tra Austria e Slovenia.[1][2]

L'espressione della celebre statua di San Zeno che ride, conservata nella basilica di San Zeno a Verona e risalente al XIII secolo, potrebbe essere collegata a tale pratica.[3]

NoteModifica

  1. ^ Ulises Oyarzún, Cómo usar el humor en el ministerio, Zondervan, 2012.
  2. ^ Patuzzo, 2010, p. 122.
  3. ^ Patuzzo, 2010, p. 121.

BibliografiaModifica

  • Mario Patuzzo, San Zeno: gioiello d'arte romanica, Vago di Lavagno, Editrice La Grafica, 2010, SBN IT\ICCU\VIA\0208919.
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