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Nella storia del cristianesimo, con il termine risveglio, talvolta seguito dall'aggettivo evangelico (rèveil in francese, revival in inglese - da cui i neologismi revivalismo e revivalistico - Erweckung in tedesco) si indicano diversi movimenti di rinnovamento o di rinascita spirituale che nei secoli XVIII e XIX percorsero il mondo protestante.

CaratteristicheModifica

Questi movimenti si ponevano in rapporto critico con le chiese stabilite, le grandi "chiese storiche", considerate "dormienti", spesso accusate di arido intellettualismo, dogmatismo, moralismo, ritualismo, indifferentismo, o peggio, di palese apostasia, disertate dai più e prive di entusiasmo. Nuovi energici predicatori, evangelisti e "profeti", riprendendo i grandi temi della Bibbia come la conversione, l'essere "born again" ("rinati") o "i doni dello Spirito Santo", scuotevano le coscienze addormentate e portavano in queste chiese una ventata d'aria fresca, sollecitando efficacemente (spesso grandi numeri di persone) al ravvedimento, alla fede e all'impegno.

Essi agivano sia nel contesto tradizionale del culto domenicale, in riunioni di preghiera e di studio biblico, sia in sale pubbliche, in tende o all'aperto, da cui sorse l'espressione "riunioni di risveglio". In un ambiente culturale, sociale e religioso povero e degradato, pure il canto di inni cristiani e la preghiera spontanea diventavano strumenti di crescita umana e spirituale. Quest'opera di "risveglio" era ed è attribuita allo Spirito Santo, «che soffia dove vuole».

SuddivisioneModifica

Dalla Riforma del XVI secolo, alcuni autori descrivono sei ondate di "risvegli" nel cristianesimo protestante (1727, 1792, 1830, 1857, 1882 e 1904). Si classificano come "risvegli" anche quelli più recenti di Azusa Street (1906), Balokole (1930) e quelli del Jesus movement diffusi nelle Americhe, sia fra i protestanti che tra i cattolici negli anni settanta.

Gli storici suddividono pure i risvegli e i movimenti a essi collegati, dal secolo in cui sono avvenuti:

  1. XVII secolo: pietismo e quaccheri
  2. XVIII secolo: metodismo e "Grande Risveglio"
  3. XIX secolo: battismo, Chiesa dei fratelli, Movimento di Santità, neo-pietismo
  4. XX secolo: evangelicalismo, pentecostalismo e movimento carismatico

Il risveglio wesleyano, chiamato "Grande Risveglio", ha stabilito l'influenza che il revivalismo e le nuove chiese metodiste hanno avuto sulle chiese congregazionaliste, presbiteriane, battiste nel Nord America. Quando però, questo grande "risveglio della religione" ha cominciato ad affievolirsi, si è sviluppata una nuova era di secolarizzazione che ha travolto i successi che avevano riscosso le chiese evangeliche. I risvegli, inoltre, hanno reso popolare l'idea che le chiese evangeliche siano deboli e divise, soprattutto per la loro irragionevole fedeltà a credi e dottrine tale da rendere la salvezza e l'unità fra le chiese apparentemente irraggiungibile.

Risveglio nel novecento in ItaliaModifica

Il XIX secolo, soprattutto la seconda metà, vide nuovi protagonisti della Riforma protestante in Italia, con i tentativi di creare una Chiesa Evangelica italiana. Dopo la guerra napoleonica, Felice Neff ha predicato il risveglio fra riformati italiani nell'Alpi e fra i valdesi.

Camillo Mapei con la fondazione della rivista Eco di Savonarola a Londra, diede inizio al progetto di riunire gli esuli protestanti italiani a Londra per la formazione di una Chiesa protestante interamente italiana. Aderiscono personaggi come Alessandro Gavazzi, Luigi Desanctis, Gabriele Rossetti ed altri che contribuirono a formare la Chiesa Libera Evangelica Italiana nel 1852 a Genova. Così si hanno formato la Chiesa dei Fratelli e la Chiesa Evangelica Libera.

BibliografiaModifica

  • Domenico Maselli, Tra Risveglio e millennio, Torino, Claudiana, 1974
  • T.C.F. Stunt, From Awakening to Secession; radical evangelicals in Switzerland and Britain (1815-35), Edinburgh (UK), T&T Clark, 1e druk 2000. ISBN 0567087190
  • Collin Hansen, John Woodbridge, Il Risveglio[collegamento interrotto], Firenze, BE Edizioni, 2011

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica