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Rita Hayworth
Rita Hayworth-publicity.JPG
Rita Hayworth nel 1947
Principessa consorte Aga Khan
In carica 1949 - 1953
Nome completo Margarita Carmen Cansino
Nascita New York, 17 ottobre 1918
Morte New York, 14 maggio 1987
Sepoltura Holy Cross Cemetery, Culver City (California)
Dinastia Shiite Calligraphy symbolising Ali as Tiger of God.png Aga Khan
Padre Eduardo Cansino
Madre Volga Hayworth
Coniuge principe Aly Khan
(terzo di cinque mariti)
Figli Rebecca Welles
Yasmin Aga Khan
Firma Rita Hayworth signature.svg

Rita Hayworth, nome d'arte di Margarita Carmen Cansino[1] (New York, 17 ottobre 1918New York, 14 maggio 1987), è stata un'attrice, ballerina e cantante statunitense.

Tra le più belle e seducenti donne della storia del cinema, Rita Hayworth rimane nell'immaginario collettivo come la prorompente e tentatrice Gilda, personaggio che portò con successo sullo schermo nell'omonimo film del 1946, ma che la confinò nel ruolo stereotipato della pin-up, offuscando così le sue doti d'interprete.

Dal 1949 al 1953 acquisì il rango di principessa consorte Aga Khan (con trattamento di Sua Altezza) in virtù del matrimonio con il principe Aly Khan (1911-1960), erede dell'Aga Khan III, imam degli Ismailiti Nizariti, e padre di Karim Aga Khan IV: da lui ebbe una figlia, la principessa Yasmin, nata a Losanna il 28 dicembre 1949[2].

L'American Film Institute ha inserito la Hayworth al diciannovesimo posto tra le più grandi star della storia del cinema[3]. L'attrice ha una sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1645 di Vine Street.

Indice

BiografiaModifica

 
Rita Hayworth nel trailer di Gilda (1946)

Nacque a Brooklyn, borough di New York, il 17 ottobre del 1918, figlia di Eduardo Cansino, un ballerino spagnolo originario di Castilleja de la Cuesta, in Andalusia, e di Volga Hayworth, una ballerina ed attrice statunitense di origini irlandesi ed inglesi. Hayworth trascorse un'infanzia tutt'altro che felice, infatti il padre la sottrasse ben presto ai giochi per insegnarle il flamenco e, non appena sua figlia compì dodici anni, la portò con sé in tournée.

Notata da un talent-scout della 20th Century Fox, la giovane Rita lavorò in una serie di film di poco conto, fin quando, nel 1935, il produttore Harry Cohn restò colpito dalla sua bellezza latina e le procurò un vantaggioso contratto con la Columbia Pictures, cambiandole il nome in Rita Hayworth. Il look di Rita venne rielaborato grazie soprattutto a un drastico intervento di carattere estetico: per ovviare all'attaccatura di capelli molto bassa sulla fronte e sulle tempie, Hayworth dovette sottoporsi a dolorose sedute di elettrolisi per eliminare l'antiestetico problema. La sua folta capigliatura venne poi trasformata dal bruno al rosso, e questa nuova colorazione, unita al naturale fascino latino e al fisico armonioso e atletico dell'attrice, fu subito messa in risalto in una serie di film di successo.

Hayworth affiancò i maggiori divi dell'epoca in film di diverso genere, da James Cagney nella commedia Bionda fragola (1941), a Tyrone Power nel dramma sentimentale Sangue e arena (1941), cimentandosi anche nel musical, come in Non sei mai stata così bella (1942), accanto a Fred Astaire, e in Fascino (1944), al fianco di Gene Kelly.

Sul fronte privato, dopo un primo matrimonio di convenienza con Edward C. Judson, l'attrice si innamorò del geniale regista Orson Welles, che sposò nel 1943 e da cui ebbe nel 1944 la figlia Rebecca (morta nel 2004). Il matrimonio durò cinque anni e, nonostante un film girato insieme, La signora di Shanghai (1947), in cui l'attrice sorprese il pubblico nei panni di una insolitamente bionda femme fatale, i due divorzieranno nel 1948.

 
Rita Hayworth nel 1977

Dopo essere diventata un simbolo per i soldati americani al fronte durante la seconda guerra mondiale, la fiammeggiante Rita Hayworth ottenne il suo più grande trionfo sullo schermo, interpretando la sensuale protagonista del film noir Gilda (1946) di Charles Vidor, accanto al suo storico partner Glenn Ford, in cui l'attrice apparve al massimo della sua provocante sensualità, messa in risalto in celebri numeri musicali come Put the Blame on Mame e Amado mio. Il boss della Columbia Harry Cohn era follemente geloso di lei, tanto da far collocare dei microfoni nascosti nel suo camerino, nel timore che tra lei e Glenn Ford potesse nascere una relazione. Solo più di quarant'anni dopo, dopo la morte di Hayworth, Ford confessò che la relazione c'era effettivamente stata all'epoca del film, quando lei era ancora ufficialmente sposata con Orson Welles[4].

Divenuta ormai una star, Hayworth venne soprannominata la "Dea dell'amore" e la sua immagine fu incollata sulla bomba atomica sperimentale lanciata sull'atollo di Bikini, circostanza che fece guadagnare all'attrice anche l'appellativo di "atomica". Avendo dimostrato comunque intense e notevoli doti drammatiche, Hayworth ottenne da Cohn la parte di protagonista nel film Lona Hanson, un soggetto scritto espressamente per lei da Thomas Savage. Con grande sorpresa di tutti, la diva rifiutò e il tiranno della Columbia diede alle stampe la sua versione dei fatti, lamentando come per il capriccio di un'attrice avesse dovuto licenziare maestranze e comprimari già ingaggiati per il film. Hayworth fu sospesa dal contratto, con il benestare di tutta l'opinione pubblica[5].

Dopo il divorzio da Welles e la sospensione dalla Columbia, Rita Hayworth sembrò trovare nel principe ismailita Aly Khan, erede dell'Aga Khan III, l'uomo in grado di prendersi davvero cura di lei. Nonostante le pratiche del divorzio di lui fossero ancora in corso, Hayworth e Aly Khan si sposarono a Cannes il 27 maggio 1949. Le nozze vennero deplorate dal papa Pio XII in persona, che fece anche notare che l'attrice, cattolica, sposando il figlio di uno dei capi spirituali dell'Islam, era da considerarsi scomunicata. Perseguitata dalla stampa e dal pubblico benpensante con lo stesso accanimento riservato alcuni anni prima a Ingrid Bergman in occasione della sua unione con il regista Roberto Rossellini, Hayworth abbandonò temporaneamente il cinema, trasferendosi in Pakistan e in India nel sontuoso palazzo di Pune, residenza ufficiale del suocero[6]. Non si fece piegare né dalle critiche più velenose né dalle minacce di Cohn, il quale esigeva che lei tornasse a onorare il contratto con la Columbia. Dal 1949 al 1951 svolse esclusivamente il ruolo di principessa, di moglie e di madre di Yasmin, nata nel dicembre 1949[5]. Anche il matrimonio con Aly Khan, tuttavia, continuamente al centro delle cronache mondane dell'epoca, si rivelerà un fallimento e terminerà con il divorzio nel 1953. Aly Khan morirà sette anni più tardi in un incidente automobilistico[7].

In difficoltà economiche, Hayworth fu costretta a tornare a bussare alla porta di Cohn. Trinidad (1952), il primo film interpretato dopo il rientro e ancora in coppia con Glenn Ford, non ottenne il successo sperato e, quasi per un effetto di contrappasso, l'attrice si vide offrire da quel momento ruoli di di donne alcolizzate e dissolute. Nel melodramma Pioggia (1953), interpretò il ruolo di una prostituta sulla difficile via della redenzione e, malgrado dichiarasse alla stampa di essere felice di interpretare donne autentiche e senza trucco, il suo percorso professionale si fece più che mai difficile.

Negli ultimi anni cinquanta si vide assegnare nuovamente ruoli dignitosi, come quello in Pal Joey (1957), accanto a Frank Sinatra, e in Tavole separate (1958) al fianco di Burt Lancaster, ma negli anni sessanta le sue apparizioni saranno prevalentemente di secondo piano. Anche la sua vita privata non sarà delle più felici: due brevi matrimoni travagliati (uno col cantante Dick Haymes, e l'altro col produttore James Hill) e una sempre crescente dipendenza dagli alcolici faranno di lei una delle donne più scostanti, visionarie e lunatiche del cinema.

Sul finire degli anni sessanta l'attrice mostrò prematuramente i primi segnali della malattia di Alzheimer, che però non le venne diagnosticata ufficialmente fino al 1980. La figlia Yasmin le rimase accanto fino al momento della morte, avvenuta in un ospedale di New York il 14 maggio del 1987.

Influenze culturaliModifica

  • L'attrice viene menzionata nel brano Vogue, primo singolo estratto dall'album I'm Breathless della performer Madonna, nonché una delle sue pietre miliari.
  • Nel film La pupa del gangster, Sophia Loren reinterpreta la famosa scena del film Gilda in cui l'attrice si esibisce nel numero "Put The Blame On Mame".
  • In Fantozzi, egli menziona alla figlia un'immaginaria attrice di nome Cita Hayworth.

FilmografiaModifica

Film o documentari dove appare Rita HayworthModifica

  • Le dee dell'amore (The Love Goddesses) documentario di Saul J. Turell - filmati di repertorio (1965)

Doppiatrici italianeModifica

  • Tina Lattanzi in Bionda fragola, L'inarrivabile felicità, Fascino, Gilda, Angeli del peccato, Sangue e arena, La signora di Shanghai, Follie di New York, Seduzione, Giù sulla terra/Bellezze in cielo, Non sei mai stata così bella (ridoppiaggio), Gli amori di Carmen, Trinidad, Salomè, Pioggia
  • Lydia Simoneschi in Fuoco nella stiva, Pal Joey, Tavole separate, Cordura, Inchiesta in prima pagina, La trappola mortale
  • Rosetta Calavetta in Carmencita, Peccatrici folli
  • Anna Miserocchi ne Il papavero è anche un fiore, L'avventuriero
  • Dhia Cristiani in Furto su misura
  • Adriana De Roberto ne Il circo e la sua grande avventura
  • Andreina Pagnani ne I bastardi
  • Gemma Griarotti ne La collera di Dio
  • Vittoria Febbi nei ridoppiaggi di Fascino, Gilda, Giù sulla terra/Bellezze in cielo, Stanotte e ogni notte, Salomè e ne Gli amori di Carmen
  • Liliana Sorrentino nel ridoppiaggio di Seduzione

NoteModifica

  1. ^ Hayworth è il cognome della madre.
  2. ^ Kerlau, p. 370
  3. ^ (EN) AFI's 50 Greatest American Screen Legends, American Film Institute. URL consultato il 16 novembre 2014.
  4. ^ Ciak, anno IV, nº 7, luglio 1988
  5. ^ a b Gerald Peary: Rita Hayworth - Storia illustrata del cinema - Rizzoli-Milano Libri 1989
  6. ^ Kerlau, p. 372
  7. ^ Kerlau, p. 382

BibliografiaModifica

  • Yann Kerlau, Les Aga Khans, pp. 369–382, Perrin, Paris 1990.
  • Barbara Leaming, Rita Hayworth, Presses de la Renaissance, Paris 1990.
  • Gerald Peary, Rita Hayworth, Libri Edizioni, Milano 1989.

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