Rivolta di Sejny

Rivolta dei cittadini polacchi di Sejny contro il governo lituano nel 1919
Rivolta di Sejny
Sejny 1919 rudnicki.JPG
Il tenente colonnello Adam Rudnicki, guida della sommossa di Sejny assieme ad altri membri del POW, Organizzazione Militare Polacca (agosto 1919)
Data inizio23 agosto 1919
Data fine4 settembre 1919
LuogoRegione di Suwałki
StatoLituania Lituania
ComandantiFlag of Poland (1928–1980).svg Adam Rudnicki
Flag of Poland (1928–1980).svg Mieczysław Mackiewitz
Flag of Lithuania (1918–1940).svg Kazys Ladiga
CONTINGENTI
Flag of Poland (1928–1980).svg Organizzazione Militare Polacca (acronimo: POW)
Flag of Poland (1928–1980).svg 41º Reggimento di Fanteria
Flag of Lithuania (1918–1940).svg Commando Lituano di Sejny
Flag of Lithuania (1918–1940).svg 1º Battaglione Ausiliario
MotivazionePermettere alla Polonia di sostituirsi all'amministrazione lituana nella regione
Conseguenze
Morti30
Feriti70

Per rivolta di Sejny o rivolta di Seinai (in polacco: Powstanie sejneńskie; in lituano: Seinų sukilimas) si intende una sommossa polacca contro le autorità lituane nell'agosto del 1919 nella zona geografica (etnicamente mista) che circonda la città di Sejny (in lituano: Seinai). Quando le forze tedesche, che occuparono il territorio durante la prima guerra mondiale, si ritirarono dall'area nel maggio 1919, cedettero l'amministrazione ai lituani. Cercando di prevenire un conflitto armato tra Polonia e Lituania, gli Alleati tracciarono una linea di demarcazione nota come Linea Foch. Gran parte della contesa regione di Suwałki (Suvalkai) fu assegnata alla Polonia e fu richiesto il ritiro dell'esercito lituano. Il Paese baltico sembrò inizialmente accettare e lasciò alcune aree: tuttavia, una volta giunto a Sejny (Seinai), le truppe, col consenso del governo, si rifiutarono di lasciarla ai polacchi perché la maggior parte della popolazione era lituana.[1] Le organizzazioni filo-polacche del posto iniziarono la rivolta il 23 agosto 1919 e presto ricevettero il sostegno dell'esercito polacco regolare. Dopo diverse battaglie, le forze polacche si assicurarono di Sejny e i lituani si ritirarono dietro la linea Foch. La rivolta non risolse il più ampio conflitto sul confine tra Polonia e Lituania nella regione etnica del Suwałki Entrambe le parti lamentarono le reciproche misure repressive messe in atto.[2] L'astio si intensificò nel 1920, causando le schermaglie che portarono alla guerra polacco-lituana. Sejny cambiò spesso bandiera fino all'accordo di Suwałki dell'ottobre 1920, che lasciò la città in mano ai polacchi. La rivolta compromise i piani del leader polacco Józef Piłsudski che stava pianificando un colpo di stato in Lituania per sostituire il governo lituano con un governo filo-polacco che avrebbe accettato di annetterai alla Polonia (realizzando così il progetto di dar luogo alla federazione Międzymorze. La rivolta di Sejny spinse l'intelligence lituana ad intensificare le sue indagini sulle attività polacche in Lituania, permettendole di scoprile i piani per il colpo di stato e sventandolo: i simpatizzanti polacchi furono arrestati. Queste ostilità, aggiunte a quelle nate a Sejny, compromisero ulteriormente le relazioni diplomatiche tra le due nazioni.

Ad essere coinvolti furono 900[3] o 1200 attivisti[4] e 800 truppe regolari polacche da un lato contro 900 soldati[5] e 300 volontari lituani.[6]

Alla fine, Polonia e Lituania hanno raggiunsero un accordo su un nuovo confine che lasciava Sejny sul lato polacco del confine. Il confine polacco-lituano nella regione di Suwałki è rimasto lo stesso da allora (ad eccezione del periodo della seconda guerra mondiale).

Contesto storicoModifica

Nel corso dei secoli precedenti al XX secolo, le terre che circondavano la città di Suwałki erano state variamente possedute da lituani, polacchi e tedeschi. Dal 1569, quando queste furono cedute dal Granducato di Lituania, durante il periodo di vita della Confederazione polacco-lituana, Suwałki finì per rientrare nel Voivodato della Podlachia, parte dell'ex Regno di Polonia. Tuttavia, Sejny rimase in mano ai frati domenicani di Vilnius.

Durante il XIX secolo, la città fece parte del Congresso controllato dalla Russia in Polonia.[7][8] Durante la prima guerra mondiale, la regione fu conquistata dall'Impero tedesco, che intendeva incorporare l'area nella sua provincia della Prussia orientale.[3] Dopo la sconfitta tedesca nel 1918, gli Alleati si mostrarono disponibili ad assegnare il territorio alla Polonia o alla Lituania, le quali avevano appena riottenuto l'indipendenza.[3] Il futuro della regione fu discusso alla Conferenza di pace di Parigi nel gennaio del 1919.[9] I tedeschi, la cui ex amministrazione Ober Ost si preparava a evacuare, inizialmente sostennero di lasciare l'area ai polacchi.[4] Tuttavia, poiché la Polonia stava diventando un alleato della Francia, il sostegno tedesco muto gradualmente in favore della Lituania.[4] Nel luglio del 1919, quando le truppe tedesche iniziarono il loro lento ritiro dalla zona, delegarono l'amministrazione alle autorità lituane locali.[10] Le truppe e gli ufficiali lituani, arrivati per la prima volta nella regione a maggio,[11] iniziarono a organizzare unità militari nel distretto di Sejny prima della guerra.[10]

Secondo il censimento russo del 1889, vi erano il 57,8% di lituani, il 19,1% di polacchi e il 3,5% di bielorussi nel governatorato di Suwałki.[12] Era obiettivamente riconosciuto che i lituani costituivano la maggioranza della popolazione nel governatorato di Suwałki settentrionale, mentre i polacchi erano concentrati nel sud. Ciò su cui storici e politologi lituani e polacchi continuavano a non essere d'accordo riguardava la posizione della linea che separava le aree a maggioranze lituana e polacca. I lituani affermavano che Sejny e l'area circostante erano abitate principalmente dai lituani,[11] mentre i polacchi sostenevano la tesi contraria.[13] Il censimento tedesco del 1916 evidenziava che il 51% della popolazione di Sejny era lituana.[14]

Linee di demarcazioneModifica

 
Linee di demarcazione vigenti tra Lituania e Polonia tra il 1919 e il 1939. Il verde chiaro indica la prima linea statuita, tracciata il 18 giugno 1919. La seconda linea in verde, nota come linea Foch, è stata disegnata il 27 luglio

All'indomani della prima guerra mondiale, la Conferenza degli Ambasciatori tracciò la prima linea di demarcazione tra Polonia e Lituania il 18 giugno 1919. La linea non soddisfaceva nessuno e le truppe polacche continuarono ad avanzare più in profondità nel territorio controllato dalla Lituania.[15] Questi attacchi coincisero con la firma del trattato di Versailles il 28 giugno, che permise di considerare la Germania fuori da qualsiasi discussione in merito.[9] Tentando di arrestare ulteriori ostilità, il maresciallo di Francia Ferdinand Foch propose un nuovo confine, noto come linea Foch, il 18 luglio 1919.[16]

La linea Foch fu negoziata con una delegazione polacca, guidata dal generale Tadeusz Jordan-Rozwadowski a Parigi, mentre i rappresentanti lituani non furono invitati.[11] La linea Foch subì due importanti modifiche rispetto alla linea del 18 giugno. In primo luogo, l'intera linea fu spostata a ovest, per offrire una protezione aggiuntiva alla strategica tratta ferroviaria Varsavia-San Pietroburgo; in più, la regione di Suwałki, comprese le città di Sejny, Suwałki e Puńsk fu assegnata alla Polonia.[17] Nonostante le rassicurazioni sul fatto che la linea fosse solo una misura temporanea per normalizzare la situazione prima che potessero aver luogo i veri e propri negoziati, solo la linea Foch meridionale forma l'attuale confine tra la Lituania e la Polonia.[11][18]

Il 26 luglio, la demarcazione Foch fu accettata dalla Conferenza degli Ambasciatori come confine provvisorio tra i due Stati.[4] I lituani non furono informati di questa decisione se non dal 3 agosto.[19] Nessuno dei due Paesi rimase soddisfatto: sia le forze lituane che polacche avrebbero dovuto rispettivamente dovuto ritirarsi dalle regioni di Suwałki e Vilnius.[13] Anche i tedeschi ancora presenti nella regione si opposero a un simile confine.[13] Le forze lituane (circa 350 gruppi)[20] lasciarono la città di Suwałki il 7 agosto, ma si fermarono a Sejny e formarono una linea sul fiume Czarna Hańcza e sul lago Wigry, violando così quanto deciso nella capitale francese.[3] I lituani credevano che la linea Foch non fosse frutto di una decisione definitiva e che, temendo risvolti ancor più penalizzanti, avevano il dovere di proteggere gli avamposti lituani posseduti nella regione.[11]

Preparativi per la rivoltaModifica

Il 12 agosto 1919, due giorni dopo il ritiro dei tedeschi da Sejny,[21] un raduno polacco in città attirò oltre 100 delegati delle vicine comunità biancorosse; l'incontro portò all'approvazione di una risoluzione secondo cui "solo una protezione dell'area da parte dell'esercito polacco può risolvere il problema".[3][4] La sezione dell'Organizzazione Militare Polacca (POW) di Sejny, guidata dagli ufficiali dell'esercito polacco normale Adam Rudnicki e Wacław Zawadzki, iniziò ad allestire i preparativi per la rivolta il 16 agosto.[3] I membri del POW e i volontari della milizia locale contavano circa 900[3] o 1.200 uomini (le fonti divergono).[4] La rivolta era prevista per la notte del 22 e del 23 agosto 1919.[4] La data fu scelta in coincidenza con il ritiro delle truppe tedesche dalla città di Suwałki.[3] I polacchi speravano di conquistare il territorio fino alla linea Foch e poi avanzare ulteriormente per prendere il controllo di Seirijai, Lazdijai, Kapčiamiestis fermandosi a Simnas.[4][22]

Secondo lo storico polacco Tadeusz Mańczuk, Piłsudski - che stava pianificando un colpo di stato a Kaunas - scoraggiò gli attivisti locali del POW dal portare avanti la rivolta di Sejny.[4] Piłsudski sosteneva che qualsiasi ostilità avrebbe causato ancor più perplessità tra i lituani in relazione al progetto di costituire una grande federazione, la Międzymorze. Il POW locale ignorò le raccomandazioni di Varsavia e avviò la rivolta. Mentre qualche successo a livello locale fu riportato, non si può dire lo stesso del colpo di stato nazionale, il quale fallì.[4][9]

Il 17 agosto fu organizzata una sorta di contro-manifestazione lituana. I partecipanti lessero ad alta voce un recente annuncio di reclutamento dell'esercito volontario lituano che recitava: "Cittadini! La nostra nazione è in pericolo! Alle armi! Non lasceremo un solo occupante sulle nostre terre!"[3][23] Il 20 agosto, il Ministro presidente della Lituania Mykolas Sleževičius si recò a Sejny per sollecitare gli abitanti a difendere le loro terre "fino alla fine, con ogni mezzo, a costo di agire con asce, forconi e falci".[3][23] Secondo Lesčius, all'epoca il comando lituano di Sejny disponeva di sole 260 unità di fanteria e 70 di cavalleria, posizionate sulla lunga linea di difesa. C'erano inoltre solo 10 guardie cittadine e 20 dipendenti amministrativi lituani nella città.[21] Gli storici Mańczuk e Buchowski fanno notare che gli insorti polacchi stimavano invece le forze lituane in 1.200 gruppi di fanteria (Mańczuk aggiunge anche una stima di 120 cavalieri), incluso un presidio di 400 soldati a Sejny.[3][4]

Scontri armatiModifica

Secondo lo storico lituano Lesčius, il primo assalto polacco di circa 300 membri del POW il 22 agosto fu respinto,[22] mentre il giorno successivo i lituani furono costretti a ritirarsi verso Lazdijai. Oltre 100 lituani furono tenuti prigionieri a Sejny, quando il loro comandante Bardauskas si schierò dalla parte dei polacchi.[24] Gli insorti polacchi attaccarono anche Lazdijai e Kapčiamiestis,[3] città sul lato lituano della linea Foch.

Alle prime luci del mattino del 25 agosto, i lituani contrattaccarono e riconquistarono Sejny. Fonti polacche sostengono che i lituani erano supportati da una compagnia di volontari tedeschi,[3][4][7][8] mentre fonti baltiche affermano che si trattava di una scusa usata da Rudnicki per spiegare la sua sconfitta.[11] Le forze lituane recuperarono alcuni documenti e proprietà importanti, liberarono i prigionieri lituani[6] e, secondo Mańczuk, giustiziarono alcuni dei combattenti del POW che trovarono feriti.[4]

La sera del 25 agosto, la prima unità regolare (il 41º reggimento di fanteria) dell'esercito polacco ricevette l'ordine di avanzare verso Sejny.[4] Le forze lituane si ritirarono lo stesso giorno in cui vennero a conoscenza dell'avvicinarsi dei rinforzi polacchi.[6] Secondo Mańczuk, la ritirata fu basata su un rapporto errato che riportava una "grande unità di cavalleria polacca" che avrebbe loro coperto le spalle per poi combattere: si trattava invece solo di piccoli gruppi di partigiani polacchi.[4] Il giorno successivo, nel pomeriggio del 26 agosto, le forze del POW a Sejny si congiunsero con il 41º reggimento di fanteria.[4]

Il 26 agosto, una grande protesta anti-polacca ebbe luogo a Lazdijai, incitando la gente a marciare verso Sejny.[6] L'ultimo tentativo lituano di riconquistare la città fu compiuto il 28 agosto. I lituani (circa 650 uomini) furono sconfitti dalle forze combinate dell'esercito polacco (800 uomini) e dei volontari del POW (500 uomini).[25] Il 27 agosto, i polacchi avevano già chiesto ufficialmente ai lituani di ritirarsi dietro la linea Foch. Il 1 settembre Rudnicki annunciò l'incorporazione dei volontari POW al 41º reggimento di fanteria.[4] Durante i negoziati del 5 settembre, i rappresentanti dei due Stati concordarono di stabilire una linea di demarcazione ben dettagliata; i lituani accettarono di ritirarsi entro il 7 settembre.[26] Le unità dell'esercito regolare polacco si impegnavano inoltre a non attraversare la linea Foch e si rifiutarono di aiutare gli insorti del POW che ancora operavano in Lituania.[4]

Fonti polacche riferiscono un numero di vittime polacche per la rivolta di Sejny pari a 37 morti e 70 feriti.[3][4]

ConseguenzeModifica

 
Sfilata di cavalleria polacca a Sejny

Dopo la rivolta, la Polonia represse la comunità lituana a Sejny. Le scuole lituane di Sejny (che contavano circa 300 alunni) e nei villaggi circostanti furono chiuse.[11] Il clero lituano locale fu sfrattato dal seminario sacerdotale di Sejny.[2] Secondo i lituani, le repressioni furono ancora più profonde delle limitazioni formali, estendendosi al divieto di utilizzare in pubblico la lingua lituana e alla chiusura delle organizzazioni lituane, che contavano un totale di 1.300 membri.[11][27] Il New York Times, riferendosi alle rinnovate ostilità dell'anno successivo, descrisse gli eventi di Sejny del 1919 come un'occupazione violenta da parte dei polacchi; alcuni abitanti, soprattutto insegnanti e religiosi lituani, furono maltrattati ed espulsi.[28] Lo storico polacco Łossowski osserva che entrambe le parti maltrattarono la popolazione civile e riportarono cifre esagerate nei rapporti per ottenere appoggio interno e/o esterno.[29]

La rivolta contribuì al deterioramento delle relazioni polacco-lituane e scoraggiò ulteriormente i lituani dall'adesione alla proposta federazione Międzymorze.[4][9][30] La rivolta di Sejny compromise inoltre il piano polacco di rovesciare il governo lituano con un colpo di stato.[4][9] Dopo la rivolta, la polizia e le spie lituane intensificarono le loro indagini sui simpatizzanti polacchi e scoprirono presto il golpe pianificato. Furono effettuati arresti di massa di attivisti polacchi dal 27 agosto alla fine del settembre 1919. Durante le indagini, furono rinvenute liste di sostenitori del POW; le forze dell'ordine soppressero completamente l'organizzazione paramilitare in Lituania.[31]

Le ostilità sulla regione di Suwałki ripresero nell'estate 1920. Quando l'esercito polacco iniziò a ritirarsi nel corso della guerra polacco-sovietica, i lituani si mossero per assicurarsi quelli che affermavano essere i loro nuovi confini, in virtù di quanto stabilito dal trattato di Mosca di luglio 1920.[32] Il documento garantiva Sejny e l'area circostante alla Lituania. La Polonia non riconobbe questo accordo bilaterale. Le tensioni che ne conseguirono aumentarono fino allo scoppio della guerra polacco-lituana. Sejny cambiò spesso bandiera finché non cadde definitivamente in favore forze polacche il 22 settembre 1920.[2] La situazione fu accettata giuridicamente dopo l'accordo di Suwałki del 7 ottobre 1920, che restituì la città alla Seconda Repubblica di Polonia.[33]

NoteModifica

  1. ^ Senn 1975, p. 158.
  2. ^ a b c (EN) Krzysztof Buchowski, Polish-Lithuanian Relations in Seinai Region at the Turn of the Nineteenth and Twentieth Centuries, La Cronaca dell'Accademia di Scienze Cattoliche Lituania, 2 (XXIII), 2003, link verificato il 12 dicembre 2019.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n (PL) Stanisław Buchowski, Powstanie Sejneńskie 23-28 sierpnia 1919 roku Archiviato il 10 giugno 2008 in Internet Archive., Gimnazjum Nr. 1 w Sejnach, link verificato il 12 dicembre 2019.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u (PL) Tadeusz Mańczuk, Z Orłem przeciw Pogoni. Powstanie sejneńskie 1919, Mówią Wieki, link verificato il 12 dicembre 2019.
  5. ^ Lesčius 2004, p. 276.
  6. ^ a b c d Lesčius 2004, p. 275.
  7. ^ a b (PL) Powstanie Sejneńskie 1919, Associazione "Comunità Polacca", link verificato il 12 dicembre 2019.
  8. ^ a b (PL) Historia, Urząd Miasta Sejny, link verificato il 12 dicembre 2019.
  9. ^ a b c d e (PL) Katarzyna Pisarska, Stosunki Polsko–Litewskie w latach 1926–1927, link verificato il 12 dicembre 2019.
  10. ^ a b Lesčius 2004, p. 271.
  11. ^ a b c d e f g h (LT) Bronius Makauskas, Pietinės Sūduvos lietuviai už šiaudinės administracinės linijos ir geležinės sienos (1920–1991 m.), Voruta, 1999, 27-30 (405–408), ISSN 1392-0677.
  12. ^ (LT) Ieva Šenavičienė, Tautos budimas ir blaivybės sąjūdis (PDF), Istorija, 40: 3, 1999, ISSN 1392-0456.
  13. ^ a b c Łossowski 1995, p. 51.
  14. ^ Senn 1975, p. 133.
  15. ^ Lesčius 2004, p. 254.
  16. ^ Senn 1975, p. 132.
  17. ^ Lesčius 2004, pp. 254-257.
  18. ^ Senn 1975, p. 135.
  19. ^ Senn 1975, p. 134.
  20. ^ Lesčius 2004, p. 272.
  21. ^ a b Lesčius 2004, p. 273.
  22. ^ a b Lešcius 2004, p. 274.
  23. ^ a b Łossowski 1995, p. 67.
  24. ^ Lesčius 2004, pp. 274–275.
  25. ^ Lesčius 2004, pp. 275–276.
  26. ^ Lesčius 2004, p. 277.
  27. ^ Lesčius 2004, p. 278.
  28. ^ (EN) Walter Duranty, Poles Attacked By Lithuanians (PDF), The New York Times, 6 settembre 1920, link verificato il 12 dicembre 2019.
  29. ^ Łossowski 1995, p. 66.
  30. ^ Łossowski 1995, p. 68.
  31. ^ Lesčius 2004, p. 270.
  32. ^ (EN) Alfred Erich Senn, The Great Powers lithuania and the Vilna Question, 1920-1928, Brill Archive, 1967, LCC 67086623, p. 37.
  33. ^ Łossowski 1995, pp. 166–175.

BibliografiaModifica

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