Rivolta di Varsavia

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Rivolta di Varsavia
parte della seconda guerra mondiale
Warsaw wwII.jpg
Monumento eretto a Varsavia e dedicato agli eroi della rivolta
Data1º agosto - 2 ottobre 1944
LuogoVarsavia, Polonia
EsitoVittoria tedesca
Schieramenti
Flaga PPP.svg Stato segreto polacco

Flag of Poland (1928–1980).svg Forze armate polacche nell'Est
(dal 14 settembre)[1]
Con il supporto di:

Flag of the United Kingdom.svg Regno Unito
(supporto minimo)
Flag of the United States (Pantone).svg Stati Uniti
(supporto minimo)
Flag of South Africa (1928–1994).svg Sudafrica[2]
Flag of the Soviet Union (1924–1955).svg Unione Sovietica

Flag of Hungary (1915-1918, 1919-1946).svg Ungheria
(supporto logistico e medico)
Flag of Germany (1935–1945).svg Germania
Comandanti
Effettivi
45.000 uomini39.000 uomini
Perdite
15.000 morti
25.000 feriti
150.000-225.000 vittime civili
2.000-10.000 morti
7.000 dispersi
7.000-9.000 feriti
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Con il termine rivolta di Varsavia (in polacco: Powstanie Warszawskie) si indica l'azione insurrezionale dell'Esercito Nazionale Polacco che fra il 1º agosto ed il 2 ottobre 1944 combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima dell'arrivo dell'Armata Rossa sovietica, giunta ormai alle porte della capitale polacca dopo le grandi vittorie dell'offensiva d'estate sul Fronte orientale.

L'insurrezione ottenne inizialmente alcuni successi e mise in difficoltà la guarnigione tedesca, ma proprio nei primi giorni della rivolta le Panzer-Division della Wehrmacht passarono al contrattacco sul fronte della Vistola e bloccarono e respinsero a Radzymin e Wolomin le unità corazzate sovietiche della 2ª Armata carri della Guardia che erano giunte nel sobborgo varsaviano di Praga. I rivoltosi quindi non poterono contare sull'atteso aiuto delle forze sovietiche e dovettero affrontare la violentissima repressione organizzata dal comando tedesco con l'intervento di brutali unità specializzate delle SS. Dopo due mesi di sanguinosi combattimenti, la rivolta venne annientata e i tedeschi distrussero Varsavia.

Le cause del tragico fallimento dell'insurrezione, spietatamente schiacciata dalle forze tedesche, vengono principalmente ricondotte da alcune correnti storiografiche al mancato soccorso ai rivoltosi da parte di Stalin deciso a far fallire la rivolta e a indebolire le forze nazionaliste polacche fedeli al governo in esilio a Londra, ma sono tuttora materia di vivaci diatribe storico-politiche.

L'invasione della PoloniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Polonia.
 
Gli insorti

L'esercito tedesco invase la Polonia il 1º settembre 1939 e, grazie alla superiorità tecnica delle sue divisioni corazzate ed all'uso innovativo dell'aviazione, sconfisse rapidamente l'esercito polacco, che si arrese il 27 settembre. A differenza di quello che sarebbe accaduto in Francia nella primavera del 1940, la Polonia non capitolò: i principali leader politici fuggirono a Londra dove costituirono un governo provvisorio, determinato a continuare la guerra contro i tedeschi a fianco degli alleati francesi e britannici.

La resistenza polaccaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Resistenza polacca.

Molti dei soldati e degli ufficiali che sfuggirono alla cattura rimasero fedeli al governo in esilio per continuare la resistenza contro i nazisti. Una parte di essi fuggì dal paese e, dopo una lunga marcia, raggiunse la Palestina (all'epoca colonia britannica) dove fu raccolta ed inquadrata dai britannici. Fra costoro vi erano i piloti che si distinsero nella battaglia d'Inghilterra contro la Luftwaffe e i soldati che combatterono sul fronte occidentale e sul fronte meridionale.

Una seconda parte rimase in patria e costituì un esercito clandestino - denominato Esercito Nazionale Polacco - comandato dal generale Komorowski (detto "Bor") ed in continuo contatto con il governo in esilio. L'Esercito Nazionale rimase militarmente inoperoso a lungo poiché non disponeva di armamenti sufficienti ad affrontare le truppe tedesche e poiché temeva che la risposta degli occupanti si traducesse in una rappresaglia contro la popolazione civile.

Nel 1944, quando la sconfitta tedesca appariva ormai inevitabile e l'Armata Rossa sovietica, comandata dal generale Rokossovskij, era penetrata in territorio polacco, il governo in esilio ed i vertici militari sentirono la necessità di prendere l'iniziativa. Oltre a voler combattere l'occupante nazista essi desideravano dimostrare agli Alleati di essere in grado di lottare per liberare la loro patria prima che fosse occupata dai sovietici e conferire alla Polonia, per sottrarsi all'egemonia sovietica, un peso maggiore nelle trattative sul futuro assetto geopolitico mondiale.

Infatti, dopo la spartizione della Polonia - che Germania ed Unione Sovietica avevano concordato nel 1939 con un protocollo segreto allegato al patto di non aggressione noto con i nomi di Molotov e di Ribbentrop - i sovietici erano considerati degli invasori alla stregua dei tedeschi e non dei liberatori, ed era forte nei polacchi il desiderio di liberare perlomeno la propria capitale con le loro sole forze; inoltre dal 1943 il governo sovietico, a seguito della rottura diplomatica con il governo in esilio polacco seguita alle forti polemiche sorte dopo la scoperta del Massacro di Katyn', aveva favorito la costituzione di un comitato politico rivale dominato dai comunisti polacchi. A Katyn' i tedeschi avevano scoperto delle fosse con i corpi di molte migliaia di ufficiali polacchi uccisi; il tragico evento venne attribuito ai sovietici e il governo polacco in esilio a Londra sembrò dare credito alla versione tedesca e approvare, in polemica con Mosca, una commissione d'inchiesta internazionale in piena guerra.

L'inizio della rivoltaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione Bagration, Battaglia di Radzymin-Wolomin, Offensiva Lublino-Brest, Massacro di via Bracka, Omicidio in via Marszałkowska 111 a Varsavia, Pacificazione di Mokotów ed Esecuzione in via Powązkowska.
 
Posizioni dell'Armia Krajowa evidenziate in rosso (4 agosto 1944)

Alla fine di luglio del 1944 le armate del 1º Fronte Bielorusso del generale Rokossovskij erano giunte, dopo il loro travolgente successo durante l'Operazione Bagration, sulla riva destra della Vistola, che attraversava la periferia orientale della capitale e dai tetti della case di Varsavia era possibile vedere gli accampamenti dei sovietici; l'avanzata sovietica appariva inarrestabile e i tedeschi, consapevoli dell'imminente attacco nemico, sembravano in preda al panico e in procinto di abbandonare la capitale polacca[3].

 
I carristi del 3° Corpo carri sovietico a 14 chilometri da Varsavia nell'estate 1944.

L'idea di una insurrezione contro le forze tedesche molto meglio armate era quindi legittimata dalla ottimistica convinzione che, in caso di difficoltà, i sovietici sarebbero intervenuti in soccorso dei polacchi. Quindi i rivoltosi dell'Armia Krajowa decisero di scatenare la rivolta soprattutto per anticipare l'Armata Rossa e dimostrare la potenza e la vitalità del movimento politico-militare nazionalista, ma allo stesso tempo, in modo contraddittorio, contavano anche, per il successo dell'insurrezione, proprio sul concorso determinante dei sovietici (con cui il contrasto politico era già molto acceso)[4].

La rivolta scattò alle ore 17 del 1º agosto e colse di sorpresa la guarnigione tedesca. Il momento della rivolta tuttavia fu particolarmente infelice: dal 31 luglio infatti erano in corso violenti contrattacchi di cinque Panzer-Division tedesche contro le unità corazzate della 2ª Armata carri sovietica che era giunta a Radzymin, Wolomin e Okuniew a meno di dieci chilometri dal sobborgo a est della Vistola di Praga. Il 29 luglio in realtà, mentre i carri sovietici si avvicinavano, "Radio Kosciuszko", la stazione che trasmetteva dall'Unione Sovietica, aveva invitato Varsavia, usando termini enfatici, a intraprendere la lotta: "l'ora dell'azione è scoccata", "la battaglia che porterà la liberazione è in corso"[5]. Il 1° agosto anche alcuni corrispondenti sovietici usarono toni iperbolici per esaltare l'imminente liberazione di Varsavia da parte dell'Armata Rossa: "non c'è potenza che possa arrestare la vittoriosa marcia in avanti"[6].

Gli uomini di Komorowski disponevano solamente di armi leggere (solo uno su dieci aveva un fucile all'inizio della rivolta), di poche mitragliatrici e di alcuni cannoni controcarro; anche l'addestramento era, per forza di cose, approssimativo, e le prime offensive si risolsero in bagni di sangue privi di risultati apprezzabili. Ben presto Komorowski detto Bor, che disponeva di circa 45.000 uomini, fu costretto a ripiegare su tattiche di guerriglia urbana, mentre sul fronte tedesco il comando delle operazioni fu affidato al generale delle SS Erich von dem Bach ai cui ordini, oltre alla guarnigione di stanza, furono destinati alcuni reparti dell'esercito e delle Waffen-SS per un totale di circa 50.000 effettivi.

Gli scontri e il mancato soccorso sovieticoModifica

 
carro armato M14/41 in forza all'Heer distrutto durante l'insurrezione di Varsavia

La battaglia trasformò Varsavia in un inferno che colpì duramente la popolazione civile, stretta fra i due fuochi, stremata dall'improvvisa scomparsa di generi alimentari ed oggetto della brutale repressione. Heinrich Himmler, superiore di von dem Bach in qualità di comandante supremo delle SS e responsabile della germanizzazione delle zone occupate dalle forze del Reich, diede ordine di uccidere senza distinzione di età, di sesso e di funzione; i militari tedeschi erano quindi autorizzati a sparare anche ai bambini, alle donne, al personale medico ed ai religiosi, nonché a bombardare e ad incendiare gli edifici senza curarsi di chi li occupava.

Gli omicidi sulla popolazione civile commessi a Varsavia (specialmente nei quartieri di Wola - 38 mila persone - Ochota - oltre 10 mila - e di Mokotów) avevano l'intento di distruggere la sua forza vitale e la città come capitale del paese. La gente veniva raccolta nei capannoni delle fabbriche, nelle chiese e in altri grandi edifici e poi uccisa a sangue freddo. A volte venivano uccise intere famiglie con neonati. I cadaveri venivano ammassati in grandi pile a cui poi veniva appiccato il fuoco. A questo lavoro era stato adibito il Verbrennungskommando Warschau, costituito dai prigionieri delle SS.[senza fonte].

 
Edificio colpito da una granata da 2 tonnellate il 28 agosto, durante la Rivolta di Varsavia

Lo sperato soccorso sovietico non vi fu, in primo luogo per le difficoltà dell'Armata Rossa sulla riva destra della Vistola (sobborgo varsaviano di Praga), dopo la dura sconfitta subita delle unità corazzate sovietiche, contrattaccate di sorpresa da alcune Panzerdivisionen tedesche (Battaglie di Radzymin e Wolomin del 1º-10 agosto 1944); e inoltre anche per la volontà politica di Stalin di non aiutare la rivolta nazionalista a vantaggio di un successivo insediamento di strutture politico-militari polacche filosovietiche organizzate nel cosiddetto "Comitato di Lublino" e nell'Armia Ludowa[7].

Le violente rimostranze del governo polacco di Londra si infransero contro il Primo ministro britannico Winston Churchill. Questi dapprima cercò di convincere Stalin ad intervenire a fianco degli insorti: ma il dittatore sovietico, dopo la sconfitta di agosto, preferì continuare con le sue offensive programmate nel Baltico e in Romania, lasciando il compito di riprendere l'attacco sulla riva destra della Vistola solo a deboli reparti sovietici e a formazioni della 1ª Armata polacca, reclutata nell'Armia Ludowa filo-comunista (attacco che fallì in settembre).

Che l'Armata Rossa abbia deliberatamete atteso alle porte di Varsavia che l'Esercito Nazionale venisse annientato nella città è negato dalla storia miitare di quel periodo,.I russi avrebbero potuto evitare gravi perdite se fosero statii n grado di insediarsi nella città al termine della loro marcia. C'erano tutte le ragioni per farlo: avrebbero conseguito un gran trionfo e avrebbero abbreviato notevolmente la guerra.[8]

Dopo il diniego sovietico, dai britannici fu organizzato un ponte aereo che - partendo da Brindisi - permetteva con estrema difficoltà e rischio di paracadutare su Varsavia armi, medicinali e viveri che, in buona parte, finivano in mano tedesca[9]. I sovietici si rifiutarono di concedere l'uso dei loro aeroporti, molto più vicini alla capitale polacca, costringendo i piloti polacchi ed alleati della 1586ª squadriglia polacca, 148ª e 178ª divisione britannica e 31^ sudafricana a voli di 8-10 ore e rotte che sorvolavano aree munite di una intensa contraerea.

Col passare del tempo la situazione bellica volse a favore delle truppe di von dem Bach, sebbene la tenacia degli insorti fosse tale da meritare perfino il riconoscimento di Radio Berlino.

Fine della rivoltaModifica

 
capitolazione

La resa dell'Esercito Nazionale fu siglata il 2 ottobre 1944 da Komorowski e da von dem Bach. I tedeschi riconobbero agli insorti ed ai civili catturati lo status di prigionieri di guerra, tutelati quindi dalla convenzione di Ginevra, ma imposero la deportazione di quasi mezzo milione di persone in previsione dell'esecuzione di un ordine di Adolf Hitler: la totale distruzione della città di Varsavia.

«Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l'intera Europa.»

(Heinrich Himmler)

L'attuazione delle condizioni di resa fu surreale: i civili ed i militari polacchi sfilarono orgogliosamente per la città, consegnandosi ai militari tedeschi mentre a pochi chilometri di distanza, oltre la Vistola, stazionava inattivo quello stesso esercito sovietico che altrove stava combattendo vittoriosamente contro la Wehrmacht.

Una volta sgomberata dalla popolazione, Varsavia fu distrutta, casa per casa, da corpi delle SS sottratti al combattimento per tale scopo; solo nel gennaio del 1945 l'Armata Rossa arrivò nella capitale abbandonata dai tedeschi e ridotta in macerie. Il tragico epilogo della rivolta incrinò i rapporti fra gli Alleati ed il governo polacco che il 3 ottobre 1944 rilasciò il seguente comunicato:

«Non abbiamo ricevuto alcun sostegno effettivo... Siamo stati trattati peggio degli alleati di Hitler in Romania, in Italia e in Finlandia. La nostra rivolta avviene in un momento in cui i nostri soldati all’estero stanno contribuendo alla liberazione di Francia, Belgio e Paesi Bassi. Ci riserviamo di non esprimere giudizi su questa tragedia, ma possa la giustizia di Dio pronunciare un verdetto sull’errore terribile col quale la nazione polacca si è scontrata e possa Egli punirne gli artefici.»

La scarsa considerazione che gli Alleati occidentali avevano per le richieste polacche a fronte di quelle dell'Unione Sovietica il cui ruolo era decisivo nella guerra mondiale in Europa, del resto, era già stata evidenziata ai tempi della Conferenza di Teheran, avvenuta 9 mesi prima dell'inizio della rivolta, dove Churchill, Stalin e Roosevelt si erano accordati perché l'Unione Sovietica mantenesse i territori polacchi acquisiti nell'invasione del 1939 e inglobasse il resto della Polonia nella propria orbita, ma il governo polacco venne a sapere di tali decisioni solo durante la Conferenza di Jalta.

La rivolta di Varsavia nel cinemaModifica

NoteModifica

  1. ^ Davies, Norman (2008) [2004]. "Outbreak". Rising '44. The Battle for Warsaw. London: Pan Books. ISBN 0330475746 – via Google Books, preview.
  2. ^ (EN) Airlift to Warsaw. The Rising of 1944.
  3. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 269-274.
  4. ^ G.Boffa, Storia dell'Unione Sovietica, parte II, p. 231.
  5. ^ J. Erickson, The road to Berlin, p. 272.
  6. ^ A. Werth, La Russia in guerra, p. 843.
  7. ^ A.Werth, La Russia in guerra, pp. 837-852.
  8. ^ La seconda guerra mondiale Arrigo Petacco vol.5 pag 1691.
  9. ^ R.Overy, Russia in guerra, pp. 256-258.

BibliografiaModifica

  • Bruce George, L'insurrezione di Varsavia. 1º agosto - 2 ottobre 1944, Mursia, Milano, 1972.
  • Giuseppe Boffa, Storia dell'Unione Sovietica. 1941-1964. Stalin e Chruscev. Dalla guerra patriottica al ruolo di seconda potenza mondiale, Mondadori, Milano, 1979.
  • Norman Davies, La Rivolta. Varsavia 1944: la tragedia di una città fra Hitler e Stalin, Collana Storica Rizzoli, Milano, Rizzoli, 2004.
  • J.Erickson, The road to Berlin, Cassell, 1983.
  • Alexander Werth, La Russia in guerra 1941-1945, trad. Mario Rivoire, Mondadori, Milano, 1966.
  • Anna Skatkowska, La maison brûlée, St. Gallen, Edition de la Passerelle, 2003.
  • Anna Szatkowska, BYL DOM.
  • 1944: Varsavia Brucia. L'insurrezione di Varsavia tra guerra e dopoguerra. Atti del convegno storico internazionale, a cura di K. Jaworska, Edizioni dell'Orso, 2006, ISBN 978-88-7694-956-2

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