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Rivoluzione del Rosario

La Rivoluzione dei Rosario[1] o Rivoluzione delle Filippine del 1986 o Rivoluzione EDSA[2] o Rivoluzione del Potere Popolare[3] fu l'insieme di avvenimenti che portarono alla caduta del regime militare del presidente Ferdinand Marcos nelle Filippine nel 1986.

Indice

StoriaModifica

ContestoModifica

Democraticamente eletto nel 1965 per il partito nazionalista Ferdinand Marcos venne rieletto nel 1969. Alla scadenza del suo secondo mandato nel 1973 non avrebbe potuto essere rieletto,[4] quindi nel 1972 proclamò la legge marziale, sciolse il parlamento e abolì i partiti politici, assumendo tutti i poteri.[5] Durante questo periodo represse duramente la ribellione del New People's Army (NPA) legato al Partito comunista.[4] Tra il 1977 e il 1978 il malcontento crebbe sia tra le popolazioni sia tra le gerarchie ecclesiastiche.[6] Nel 1980 venne richiesto da parte delle opposizioni le revoca della legge marziale nel 1981 la legge marziale fu abolita, ma Marcos venne rieletto. Nel 1983 Benigno Aquino Jr. leader all'opposizione tornato dall'esilio venne assassinato all'aeroporto di Manila, forse per una cospirazione militare[6] o forse per ordine di Marcos che era considerato il mandante dalle opposizioni.[5] Nel 1986 sotto le pressioni internazionali e interne vennero indette nuove elezioni.[1]

Le elezioni del 1986 e la fuga di MarcosModifica

Nel 1986 da una parte era candidato Ferdinand Marcos e dall'altra Corazón Aquino, candidata dall'UNIDO (United nationalist democratic organization)[7] la vedova del leader d'opposizione ucciso nel 1983. Marcos si proclamò vincitore, ma entrambi i candidati si accusarono di brogli.[6] Nel conteggio dei voti Marcos fu dichiarato vincitore dal Comelec, il comitato per le elezioni filippino, ma non dal Namfrel (un insieme di osservatori internazionali).[8]

Il 25 febbraio tre milioni di persone si radunarono nell'Epifanio de los Santos Evenu (da qui l'acronimo EDSA), un'importante via della capitale, in una contestazione pacifica armati di rosario e guidati dal cardinale Jaime Lachica Sin, dal generale Fidel Valdez Ramos (prima stretto collaboratore di Marcos, ma entrato in contrasto con lui nel corso della crisi[9]), dal ministro Juan Ponce Enrile e dal futuro Presidente Cory Aquino. Dopo quattro giorni di manifestazioni anche parte dell'esercito inviato da Marcos per sedare la manifestazione si schierò dalla parte dei manifestanti, e Marcos fu costretto alla fuga dal Paese.[1] Morirà 3 anni più tardi, nel 1989, a Honolulu negli Stati Uniti. Cory Aquino divenne Presidente, prima donna con questa carica in un Paese asiatico,[10] e ottenne l'approvazione di una nuova Costituzione nel 1987.[6]

NoteModifica

  1. ^ a b c Santosh Digal, FILIPPINE Speranze e delusioni a 24 anni dalla Rivoluzione dei rosari, su asianews.it, Glacom, 24 febbraio 2010. URL consultato il 20 settembre 2016.
  2. ^ F. Affatato, A oriente del profeta. L'Islam in Asia oltre i confini del mondo arabo, O Barra O Edizioni, 2005. ISBN 9788887510256. pag. 168
  3. ^ Hyung Gu Lynn, Ordine bipolare. Le due Coree dal 1989, EDT, 2009. ISBN 9788860403438. pag. 20
  4. ^ a b Filippine nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 20 settembre 2016.
  5. ^ a b Marcos, Ferdinand Edralin nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 20 settembre 2016.
  6. ^ a b c d Enciclopedia Encarta 2009
  7. ^ Aquino Cojuangco, Corazón, detta Cory nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 20 settembre 2016.
  8. ^ La Storia delle Isole Filippine, su corriereasia.com, CorriereAsia.com. URL consultato il 20 settembre 2016.
  9. ^ Ramos, Fidel Valdez nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 20 settembre 2016.
  10. ^ E' morta Corazon Aquino riportò la democrazia nelle Filippine, su repubblica.it, Gruppo Editoriale L’Espresso, 31 luglio 2009. URL consultato il 20 settembre 2016.

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