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Rivoluzione siamese del 1932

24 giugno 1932, militari siamesi in attesa degli eventi a Sanam Luang

La rivoluzione siamese del 1932 detta anche colpo di Stato siamese del 1932 (in thai: การปฏิวัติสยาม พ.ศ. 2475 o anche การเปลี่ยนแปลงการปกครองสยาม พ.ศ. 2475) ebbe luogo il 24 giugno del 1932 a Bangkok, la capitale del Regno di Rattanakosin, l'odierna Thailandia. Fu in realtà un colpo di Stato militare incruento e portò all'introduzione della monarchia costituzionale e alla fine della monarchia assoluta, che aveva caratterizzato la politica siamese nei sette secoli precedenti. Il cambio di governo era stato pianificato alcuni anni prima da un gruppo di studenti universitari, comprendente alcuni cadetti delle forze armate, che studiavano in Europa e che al ritorno in Siam avevano a tal fine fondato clandestinamente il Khana Ratsadon (Partito del Popolo), il primo partito politico del Paese.

Gli ideali di democrazia erano stati alla base dell'iniziativa ma furono portati avanti senza l'appoggio del popolo, ritenuto impreparato e tenuto all'oscuro per evitare fughe di notizie che compromettessero il successo del colpo di Stato. Furono quindi gli alti ufficiali militari coinvolti nel progetto ad organizzare le operazioni del 24 giugno, e a monopolizzare fin dall'inizio la politica del nuovo corso. La prima costituzione provvisoria, firmata da re Prajadhipok (Rama VII) tre giorni dopo il golpe, fu scritta dal progressista Pridi Banomyong, che era stato tra i fondatori del partito e che viene considerato il padre della democrazia thai.[1] Dopo il colpo di Stato, il potere decisionale dei sovrani della dinastia Chakri, alla guida del Siam dal 1782, divenne ininfluente e per diversi anni il loro ruolo fu limitato a compiti puramente formali.

Indice

PremesseModifica

Quando fu attuato il colpo di Stato, il Siam stava attraversando una crisi politico-finanziaria che aveva lontane radici in diversi aspetti della vita del Paese, fra loro collegati. Gli sforzi per preservare l'indipendenza nel periodo del colonialismo europeo in Estremo Oriente, le grandi spese sostenute per la riorganizzazione e modernizzazione del Paese, la lotta tra la monarchia e l'aristocrazia per controllare il potere, nonché l'affacciarsi delle nuove istanze di democrazia provenienti dall'Europa, crearono i presupposti per il colpo di Stato che impose la monarchia costituzionale.

Colonialismo europeo e indipendenza del SiamModifica

Il XIX secolo segnò l'arrivo del colonialismo francese e britannico in Estremo Oriente. La Compagnia britannica delle Indie orientali acquisì il controllo dei sultanati malesi a partire dalla fine del Settecento. Le guerre anglo-birmane portarono tra il 1824 e il 1886 all'annessione della Birmania nell'India britannica. I francesi portarono a termine la conquista dei territori vietnamiti tra il 1858 e il 1885 ed istituirono l'Indocina francese, che prima di fine secolo si assicurò anche i territori laotiani e cambogiani. I britannici misero in evidenza l'instabilità dell'Impero cinese umiliandolo nelle guerre dell'oppio tra il 1839 e il 1860, garantendosi diritti politici e commerciali che indebolirono ulteriormente la dinastia Qing.

In questo scenario, il Siam fu l'unico Stato del Sud-est asiatico a mantenere l'indipendenza. La diplomazia siamese aveva aperto la sua economia all'influenza britannica nel 1826 con il trattato Burney, durante il regno di Rama III.[2] Nuovi vantaggi furono accordati dal Siam ai britannici con il trattato di Bowring del 1855 al tempo di Rama IV, a cui fecero seguito altri trattati analoghi con altri Paesi occidentali.[3] Rama IV individuò come priorità la modernizzazione del Siam per stare al passo con l'Occidente ed evitare la colonizzazione. Il suo regno fu dominato dalle grandi famiglie aristocratiche del Siam,[4] in particolare di quella dei Bunnag, che furono strumentali nella sua scelta come successore del fratellastro Rama III.[5]

Alla morte di Rama IV, nel 1868, furono ancora i Bunnag a controllare per un periodo il regno, che fu affidato a Rama V, quindicenne figlio del predecessore. Quando il nuovo sovrano acquisì autonomia, affidò le cariche più importanti ai propri fratelli e mise in disparte gli ormai troppo potenti aristocratici, generando tra gli stessi un diffuso malcontento.[5] Il suo regno coincise con la fase più acuta dell'espansione francese nella regione; per mantenere l'indipendenza si appoggiò ai britannici, ai quali dovette accordare nuove concessioni, e dovette rinunciare alla suzeraineté sui regni laotiani e sui territori cambogiani in favore dei francesi dopo la sconfitta nella breve guerra franco-siamese del 1893.[6]

Modernizzazione del Siam e spese correlateModifica

Rama V proseguì la strada delle riforme intraprese dal padre e fra le sue iniziative di maggior peso vi fu la trasformazione del Siam in uno Stato centralizzato, il suo totale controllo delle finanze con un abbattimento degli appannaggi dei nobili, l'ampliamento e ammodernamento dell'esercito, la riforma della Pubblica Istruzione, dei ministeri e della Giustizia. Diede slancio alle arti, fece costruire monumentali palazzi e infrastrutture, inaugurò le prime ferrovie, introdusse il telegrafo ecc. Tutte queste novità furono finanziate, fino al 1904, con le entrate governative.

Un'importante novità promossa da Rama V fu l'invio all'estero di giovani rappresentanti della famiglia reale, dell'esercito, della nobiltà e dell'emergente borghesia per creare una nuova classe dirigente moderna ed efficiente.[7] Anche il suo successore e figlio Rama VI, che regnò dal 1910 al 1925, fu protagonista nella trasformazione del Paese e a sua volta si sobbarcò la resposabilità delle enormi spese necessarie per attuarla.

Sentimenti anti-assolutisticiModifica

Grazie alle riforme promosse nei regni precedenti e alla crescente presenza di occidentali in Siam, si stava formando una generazione di civili e militari istruiti e pronti a recepire le nuove idee politiche espresse dall'Europa in quegli anni. Crebbe il numero dei siamesi in grado di criticare le scelte del sovrano, che si circondò di una élite di militari, cortigiani e aristocratici pronti ad assecondarlo nelle sue istanze nazionalistiche. Cominciarono a diffondersi le critiche alla monarchia assoluta, ritenuta anacronistica, e si acuì l'attrito con Rama VI, il quale riteneva che questi critici fossero solo dei mezzi-thai moderni e sofisticati e che la concessione della costituzione sarebbe stata prematura e controproducente.[8] Si era anche acuito lo scontro tra la monarchia e quella parte dell'aristocrazia che aveva perduto i privilegi negli ultimi decenni.

Il fervore anti-assolutistico che animava il Siam in quegli anni si alimentò ulteriormente nel 1911 con le notizie provenienti dalla Cina, dove la rivolta di Wuchang aveva portato alla caduta della dinastia Ming e all'istituzione della Repubblica di Cina. Furono questi alcuni dei motivi che portarono alla rivolta di Palazzo del 1912, con cui un nutrito gruppo di giovani ufficiali dell'esercito cercarono di rovesciare la monarchia. Il complotto fu scoperto prima che potesse essere messo in atto, e si concluse con condanne esemplari dei responsabili. In quegli anni molti furono i cinesi che si trasferirono in Siam, tra i quali vi erano membri della sinistra del Kuomintang, che avrebbero contribuito alla fondazione del Partito Comunista del Siam.[8]

Crisi economica del SiamModifica

Il Siam era da diversi anni in emergenza economica, derivata dalle enormi spese sostenute per modernizzare lo Stato durante il regno di Rama V e Rama VI. Prajadhipok salì al trono nel 1925 e fu subito impegnato a risollevare l'economia nazionale e a ridimensionare l'aristocrazia della capitale, che negli ultimi anni aveva ricevuto eccessivi benefici dal suo predecessore e fratello. I problemi dell'economia si aggravarono enormemente con la crisi globale che seguì la grande depressione del 1929 e il sovrano si trovò costretto a ridurre gli effettivi delle forze armate e le spese ad esse relative, provocando crescente malumore nei vertici militari.[9]

Movimento studentesco siamese a ParigiModifica

 
Pridi Banomyong, secondo da destra in piedi, durante gli studi in Francia nel 1920
 
Plaek Phibunsongkhram

Per assicurarsi della lealtà alla casa reale degli studenti inviati a studiare all'estero, agli inizi Rama V mandò i propri figli esclusivamente nei Paesi dove vigeva la monarchia, in seguito anche i figli delle famiglie non aristocratiche più in vista ebbero accesso a questa opportunità e si cominciò a mandarli anche negli Stati repubblicani come la Francia. Per il timore che potessero distrarsi fu affidato alle locali ambasciate siamesi il compito di controllarne il comportamento. Malgrado i controlli, gli studenti a Parigi si trovarono coinvolti nei dibattiti riguardanti le rivoluzioni che provocarono la caduta degli imperi russo e cinese e le teorie marxiste-leniniste.[9]

Il progetto che prevedeva la fine della monarchia assoluta e un nuovo governo democratico per il Siam fu preparato negli anni venti a Parigi, dove esisteva un'associazione degli studenti siamesi tra i quali si misero in luce i cadetti militari Prayoon Pamornmontri e Plaek Phibunsongkhram (Phibun), che frequentavano rispettivamente la Facoltà di Scienze politiche e la Scuola di Artiglieria applicata di Fontainebleu, e il civile Pridi Banomyong, inviato dal governo per studiare alla Sorbona Giurisprudenza ed Economia politica. Furono questi i fondatori del gruppo ribelle, di cui Pridi è considerato l'ispiratore, Phibun il braccio armato e Prayoon l'organizzatore.[9]

Nel febbraio del 1927, si riunirono in un albergo di Parigi e fondarono il gruppo che avrebbe dato vita al Khana Ratsadon assieme al tenente Thatsanai Mitphakdi, cadetto all'Accademia di Cavalleria di Francia, Tua Lophanukrom, studente di Scienze in Svizzera, Luang Siriratchamaitri, diplomatico presso l'ambasciata siamese di Parigi e Naep Phahonyothin, studente di Legge in Inghilterra. Il gruppo, presieduto da Pridi, ben presto si espanse e una notevole acquisizione fu quella dell'alto ufficiale della Regia Marina Militare Luang Sinthusong Songkramchai.[9] Le priorità che individuarono furono il mantenimento della sovranità del popolo, della sicurezza nazionale, del welfare economico secondo un progetto economico statale e dei diritti e libertà dei cittadini. Si prefissero inoltre di salvaguardare l'uguaglianza davanti alla legge tra tutti i cittadini e di organizzare un'istruzione pubblica moderna.[10]

Nel caso fossero riusciti a realizzare questi obiettivi, sarebbe stata la prima volta che nel Paese veniva affrontato radicalmente il problema dei diritti civili. Concordarono inoltre sul fatto che il popolo siamese non era pronto per formare un movimento di massa e che per ottenere la democrazia sarebbe stato necessario un colpo di Stato organizzato con personaggi inseriti in istituzioni di importanza nevralgica.[9]

 
Phahon Phonphayuhasena

Organizzazione a Bangkok del colpo di StatoModifica

Al ritorno a Bangkok, i cospiratori, che si facevano chiamare promotori, presero atto dell'esigua forza di cui disponevano e si dedicarono in prevalenza alla ricerca di ufficiali di alto grado delle forze armate disposti a collaborare. Phibun ottenne una posizione di prestigio al servizio di un nobile e il suo apporto alla preparazione del colpo di Stato fu limitato a istruire giovani ufficiali dell'esercito. Pridi fu assunto al Ministero della Giustizia e addestrò diversi funzionari statali civili, mentre Prayoon ebbe il merito di far aderire al movimento il potente Phahon Phonphayuhasena (Phraya Phahon), uno dei capi militari più influenti del Siam. [9] Oltre ai tagli alle spese militari da parte del governo, un altro fattore che spinse ufficiali militari di alto rango ad unirsi alla ribellione fu il dispotismo dei principi della casa reale in qualità di comandanti delle truppe.[11]

 
I "Quattro moschettieri" dell'esercito, da sinistra Phraya Song, Phraya Phahon, Phraya Ritthi e Phra Prasan

In questa fase, il partito arrivò ad avere 102 membri e gli ufficiali di grado più alto delle forze armate che aderirono furono nella Marina Luang Sinthusong Khramchai, mentre dall'esercito si unirono i colonnelli Phot Phahonyothin (Phraya Phahon), Phraya Songsuradet (Phraya Song), Phraya Ritthi-akhane (Phraya Ritthi), nonché il tenente colonnello Phra Prasanphitthayayut (Phraya Prasan). Questi quattro ufficiali dell'esercito si assunsero i compiti direttivi e furono chiamati i "quattro moschettieri" (in thai: ทหารเสือ, RTGS:thahan suea, letteralmente: tigri militari).

Il colpo di StatoModifica

 
Carri armati controllati dai ribelli presidiano il Palazzo del trono

Il colpo di Stato fu tenuto segreto fino all'ultimo e l'attacco, concentrato sulla sola capitale Bangkok, ebbe luogo il 24 giugno 1932, mentre il sovrano si trovava in vacanza nel Palazzo Klai Kangwon, residenza reale nella località balneare di Hua Hin, nel sud del Paese. Fu portato a termine in giornata senza spargimento di sangue; i militari ribelli bloccarono le comunicazioni e neutralizzarono il ministro dell'Interno, che non poté quindi attivare la polizia. Dopo aver bloccato anche il reggimento cittadino di Fanteria e la Guardia Reale (Phibun ebbe il compito di presidiare le caserme di quest'ultima), i ribelli si diressero al Grande Palazzo Reale dove fu annunciata l'abolizione della monarchia assoluta e l'istituzione di un governo costituzionale. Fu distribuito il manifesto di programma del nuovo Partito del Popolo, che criticava aspramente il re e lo minacciava di essere destituito con la proclamazione della Repubblica se non avesse acconsentito a concedere la costituzione.[11]

Nel timore di un possibile intervento britannico, Pridi scrisse una lettera alle diplomazie straniere presenti a Bangkok assicurandole che il nuovo governo non avrebbe cambiato i rapporti tra il Siam e gli altri Stati. Il re ritornò precipitosamente a Bangkok e diede subito udienza agli organizzatori del colpo di Stato, comunicando che accettava la costituzione e che la concessione della democrazia era già nei suoi piani. Pochi mesi prima una sua proposta di costituzione era stata respinta dal Consiglio Supremo di Stato che riteneva la popolazione non ancora pronta alla democrazia. Il monarca fu privato di quasi tutti i poteri e relegato ad un ruolo puramente formale.[11]

La monarchia costituzionaleModifica

 
Re Rama VII firma la prima costituzione permanente del Siam il 10 dicembre 1932

Avevano così termine la monarchia assoluta e il Regno di Rattanakosin, che lasciavano il posto alla monarchia costituzionale del Regno del Siam. Il Consiglio Supremo di Stato venne immediatamente disciolto. La prima costituzione provvisoria era già stata scritta da Pridi e fu firmata dal re il 27 giugno del 1932; garantiva la continuazione della monarchia, ma il re veniva esautorato da tutti i suoi poteri che passarono al Comitato popolare (l 'esecutivo), all'Assemblea popolare (il legislativo) e alla Corte suprema (il giudiziario). Questi nuovi enti erano egemonizzati dal partito unico. Fu previsto un approccio graduale alla democrazia, subordinandola all'attuazione del piano di scolarizzazione di massa da raggiungere con la creazione della scuola dell'obbligo, in modo che tutti i siamesi acquisissero le conoscenze necessarie per formarsi una propria idea politica.[12]

La casa reale sarebbe rimasta in una posizione subalterna alle forze armate per i successivi venticinque anni, ma Prajadhipok formalmente aveva mantenuto il proprio prestigio: la concessione della Costituzione si presentava come un omaggio del sovrano, che conservava il proprio carisma agli occhi del popolo thai, per tradizione profondamente legato alla monarchia nazionale.[13] In realtà il re si rese conto di avere perso la faccia, ma aveva firmato senza opporsi anche per salvaguardare l'incolumità di molti suoi parenti che erano stati posti agli arresti.[12]

I 70 membri della neonata Assemblea popolare, scelti dai "moschettieri" Phraya Song, Phraya Phahon e Phraya Ritthie, il 28 giugno nominarono capo del Comitato popolare il monarchico Manopakorn Nititada.[14] Questi a sua volta nominò i 14 altri membri del Comitato, tra i quali non vi fu alcuno dei promotori, che non avevano esperienza di governo. I rapporti iniziali tra il monarca ed il partito unico Khana Ratsadon furono all'insegna della collaborazione, il re aveva ottenuto che fossero fatti emendamenti alla Costituzione provvisoria e ne venisse preparata una permanente.[15] Lo stesso Nititada, un avvocato formatosi in Inghilterra che aveva fatto carriera nel Ministero di Giustizia e si era guadagnato un posto nel Consiglio privato di re Vajiravudh, era stato scelto per la sua neutralità. Data la loro scarsa esperienza in affari di governo, nessuno dei membri del Khana Ratsadon fu nominato ministro e i dicasteri furono affidati ad esperti burocrati, rigidamente controllati dai promotori.[12]

Il programma previsto del partito per arrivare alla democrazia fu articolato in tre fasi, la prima di circa sei mesi serviva per mettere ordine negli affari di Stato, dopo la quale si sarebbero dovute tenere elezioni per scegliere metà dei rappresentanti del Parlamento, previa accettazione del partito unico, che avrebbe invece nominato l'altra metà. Questa fase, che doveva servire al popolo per compiere gli studi e farsi una coscienza politica, sarebbe durata circa 10 anni dopo i quali ci sarebbero state libere elezioni.[12]

Il primo periodo dopo il colpo di Stato fu vissuto dal popolo con sospetto, il partito era una novità inattesa e molti temettero che fosse composto da bolschevichi, anche a cause delle voci messe in giro dai lealisti. Le rigide misure adottate per la sicurezza furono di stampo totalitaristico. Le critiche più aspre furono quelle dei prìncipi legati alla casa reale, nessuno dei quali entrò a far parte dell'Assemblea popolare malgrado molti di loro fossero stati ministri durante il regime assolutista. L'emarginazione dei membri della casa reale fu portata avanti dai promotori anche servendosi della stampa. Anche gli ufficiali ai vertici delle forze armate durante il regno di Rama VII furono rimossi o mandati in pensione. Nuovo comandante in capo dell'esercito fu Phraya Phahon e suo vice Phraya Song, che aveva in realtà maggior potere e personalità ed ebbe pertanto l'incarico di riorganizzare l'esercito e di prendere le misure necessarie per evitare ribellioni dei conservatori filo-monarchici. Accrebbe il potere delle guarnigioni di Bangkok e diminuì quello delle guarnigioni delle province, sulle quali i promotori non avevano alcun controllo. La propaganda a favore del nuovo regime nei mesi successivi cominciò ad avere successo anche al di fuori della capitale.[12]

La prima Costituzione permanente fu stilata da un comitato di sei persone, tra cui il solo promotore fu Pridi. Risultò molto più moderata della provvisoria nella forma, sia per le minacce di abdicazione da parte del re che per la propaganda contro il partito messa in atto dal Partito Comunista, dal quale i promotori intendevano prendere le distanze. Furono restituiti al sovrano alcuni poteri, ma nella sostanza anche la nuova Costituzione lo relegava ad un ruolo di secondo piano. Fu comunque promulgata dal re il 10 dicembre 1932.[12] La data del 10 dicembre è tuttora una festa nazionale thai conosciuta come il 'Giorno della Costituzione'. Con la nuova Costituzione, l'esecutivo prese il nome di Consiglio dei ministri.[16] I membri della casa reale continuarono ad essere esclusi dall'Assemblea nazionale. Il Khana Ratsadon abbandonò l'idea di rimanere il solo partito nel Paese e si trasformò in un'associazione per la divulgazione delle idee democratiche, ma i promotori mantennero fermamente il controllo del Paese.[12]

Sviluppi successiviModifica

 
Manopakorn Nititada, il primo capo di governo siamese dell'era costituzionale

Il partito unico era composto da tre fazioni: una progressista che faceva capo a Pridi Banomyong, un'altra era espressione delle giovani leve dell'esercito ed era guidata da Phibun, e l'ultima, la più potente, era quella legata alle alte gerarchie militari. Ben presto le posizioni liberal-socialiste della fazione civile trovarono dissenzienti molti nobili e militari conservatori, che fondarono il Partito Nazionale (Khana Chart). In questo periodo, Manopakorn si rese autonomo dalla linea politica dei promotori con i quali entrò gradualmente in conflitto.[12]

Nell'aprile del 1933 Pridi presentò una radicale riforma che prevedeva la nazionalizzazione delle terre, l'assegnazione delle terre stesse e sussidi ai contadini nonché l'istituzione di un ente di previdenza sociale in favore delle fasce più povere. Il disegno di legge fu bollato come comunista e respinto dal re e dal primo ministro Manopakorn, che fu investito di poteri dittatoriali dal sovrano ed emise leggi di gravità eccezionale. Dispose lo scioglimento del parlamento e la sospensione della costituzione, fece approvare una legge anti-comunista che provocò l'incarcerazione dell'intero Comitato Centrale del Partito Comunista del Siam, nonché la censura e la chiusura di svariate pubblicazioni di sinistra.[17] L'appartenenza ad un'organizzazione comunista divenne passibile di pene fino a 12 anni di reclusione.[18]

Primo colpo di Stato dell'era costituzionaleModifica

Il progetto di Pridi aveva anche spaccato la compagine di governo. Le vibranti proteste dei proprietari terrieri e della vecchia aristocrazia spinsero l'ala conservatrice del Partito del Popolo a schierarsi apertamente contro la riforma. Tale spaccatura non si sarebbe più sanata fino al dopoguerra ed avrebbe visto le varie fazioni del partito combattersi con il progressivo indebolimento della fazione civile.[19] La crescente influenza di Nititada e il dispotismo con cui impose il proprio volere allarmarono i vertici della fazione militare del Partito Popolare, e Phahon organizzò il primo colpo di Stato militare dell'era costituzionale, che ebbe luogo senza spargimento di sangue il 20 giugno 1933. Phahon si auto-nominò primo ministro, riattivò la costituzione e costrinse il re ad accettare tali eventi e a perdonare Pridi, che fu richiamato dall'esilio a cui era stato costretto.

In ottobre Phibun ed altri ufficiali guidarono le truppe che repressero la ribellione Boworadet capeggiata dal principe lealista Boworadet, il quale tentava di reinstaurare la monarchia assoluta.[18] Il re fu dichiarato estraneo alla ribellione, ma i rapporti tra i militari ed il monarca si incrinarono ulteriormente. Esautorato dal potere, Rama VII si recò in Europa per motivi di salute, da dove chiese riforme per il Siam che non furono prese in considerazione dal governo. In totale disaccordo con la gestione del Paese, abdicò mentre si trovava in Inghilterra il 2 marzo 1935. Il trono fu affidato al nipote di Rama VII Ananda Mahidol, che aveva solo 9 anni e viveva in Svizzera e fu posto sotto la tutela di tre reggenti.

Nazionalismo di Phibun e alleanza con i giapponesi nella II guerra mondialeModifica

 
Pridi nel 1947, quando a capo del governo era il suo alleato Thawan Thamrongnawasawat

Nel frattempo, gli agganci politici avevano consentito a Phibun di scalare le gerarchie militari.[20] Presente in tutti gli esecutivi formati da Phahon, quando questi fu coinvolto in alcuni scandali e costretto a dimettersi, vinse le elezioni e fu eletto primo ministro nel 1938. Fu sua l'iniziativa di ribattezzare il Paese Thailandia nel 1939. Il suo regime fu caratterizzato dall'acuirsi della sua lotta contro l'immagine della monarchia e da una nuova ondata di esasperato nazionalismo e militarismo,[21][22] che finirono per trascinare la Thailandia nella guerra del Pacifico al fianco dell'Impero giapponese nel gennaio del 1942.[23] Durante il conflitto, Pridi si dissociò e guidò l'opposizione mettendosi a capo del movimento anti-giapponese Seri Thai.[24]

Primo governo democratico in ThailandiaModifica

Alla fine del conflitto si entrò in una nuova fase politica nella storia del Paese. Per la prima volta il governo era affidato a dei civili, anziché al re o ai militari come in passato. Questo periodo fu egemonizzato da Pridi, che sostenne i movimenti rivoluzionari del Sud-est asiatico in lotta per l'indipendenza attirandosi l'ostilità delle Potenze occidentali, entrate nella guerra fredda contro l'Unione Sovietica.[25] Vinse le elezioni del 1946, le prime nel Paese a cui abbiano partecipato diversi partiti, ma il 9 giugno il giovane re Ananda Mahidol fu trovato morto nel Grande Palazzo Reale, in circostanze rimaste avvolte dal mistero. Quello stesso giorno fu nominato re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), fratello minore di Ananda Mahidol. Il luttuoso evento danneggiò il prestigio di Pridi che, ritenuto da qualcuno il mandante del regicidio, presentò le dimissioni.[26]

 
Phibun in una foto del 1955

Ritorno al potere di Phibun e dei militariModifica

Dopo essere uscito indenne dal processo per crimini di guerra, Phibun aveva saputo conservare la propria influenza sulla fazione nazionalista delle forze armate e tornò al potere con il colpo di Stato militare del novembre 1947 orchestrato dagli Stati Uniti, che lo scelsero come baluardo anti-comunista nella regione.[27] Ebbero così fine il primo periodo di democrazia in Thailandia e la carriera politica di Pridi, costretto all'esilio. Phibun rimase al potere per altri 10 anni, durante i quali le sue scelte politiche furono controverse e oggetto di critiche, fino a quando gli Stati Uniti gli preferirono il generale Sarit Thanarat e lo aiutarono ad organizzare il colpo di Stato del settembre 1957.[28]

Ritorno al potere della monarchia e altri colpi di Stato militariModifica

Il golpe del 1957 costrinse al definitivo esilio Phibun il quale, malgrado le contraddizioni che caratterizzarono le sue scelte, fu l'ultimo dei promotori della "rivoluzione del 1932" a portarne avanti gli ideali e ad esercitare un ruolo centrale nella vita politica del Paese. Fu anche l'inizio di una nuova fase del dominio dell'esercito, legittimato dal grande aumento degli aiuti economici e militari statunitensi che consentirono il boom economico thailandese degli anni sessanta. In cambio Sarit e il suo successore Thanom Kittikachorn offrirono agli alleati supporto nella guerra del Vietnam e garantirono una repressione senza precedenti nella lotta al comunismo. L'altro fattore che legittimò il potere di Sarit fu la restituzione di un ruolo di primo piano alla monarchia, garantendo a re Rama IX gran parte dei poteri sottratti ai suoi predecessori con il colpo di Stato del 1932.[29] I militari avrebbero controllato il potere quasi ininterrottamente nei decenni successivi.

NoteModifica

  1. ^ (EN) King Rama VIII death case: the first verdict, su zenjournalist.com, 13 marzo 2012. URL consultato l'11 luglio 2017.
  2. ^ (EN) Swettenham, Frank Athelstane, Map to illustrate the Siamese question, W. & A.K. Johnston Limited, 1893, pp. 45÷61. URL consultato il 16 marzo 2016.
  3. ^ (EN) Shih Shun Liu, chapter 4, su Extraterritoriality (1925), panarchy.org. URL consultato il 17 luglio 2017.
  4. ^ Baker e Phongpaichit, 2014, pp. 46-51
  5. ^ a b (EN) AA. VV., Modern Thai Politics: From Village to Nation, autore del capitolo David K. Wyatt, Clark D. Neher, 1979, pp. 44-60, ISBN 1412828872. URL consultato il 4 luglio 2015.
  6. ^ Baker e Phongpaichit, 2014, pp. 51-79
  7. ^ Baker e Phongpaichit, 2014, pp. 46-51
  8. ^ a b Baker e Phongpaichit, 2014, pp. 98-114
  9. ^ a b c d e f Stowe, 1991, pp. 9-13
  10. ^ (EN) Kohnwilai Teppunkoonngam, Human Rights at the 2014 Constitutional Turning Moment, su Prachatai.org, 10 dicembre 2014.
  11. ^ a b c Stowe, 1991, pp. 14-22
  12. ^ a b c d e f g h Stowe, 1991, pp. 23-37
  13. ^ Chaloemtiarana, 2007,  p. 2-3
  14. ^ (EN) Phya Manopakorn Nitithada (Gon Hutasinha), su soc.go.th. URL consultato il 16 giugno 2016.
  15. ^ Suwannathat-Plan, 2003
  16. ^ (EN) Assembly I - June 28, 1932 - December 10, 1932, su soc.go.th. URL consultato il 16 giugno 2016.
  17. ^ Stowe, 1991, pp. 45-60
  18. ^ a b (EN) Chronology of Thai History, su geocities.co.jp.
  19. ^ (EN) From Co-ops to CODI: A Glimpse of Thailand's Hidden Legacy, codi.or.th. URL consultato il 15 settembre 2017 (archiviato il 13 settembre 2017).
  20. ^ (EN) Field Marshal Plaek Pibulsongkram (Plaek Khittasanga), su soc.go.th. URL consultato il 16 giugno 2016.
  21. ^ Baker e Phongpaichit, 2014, pp. 123-134
  22. ^ Chaloemtiarana, 2007, pp. 7-8
  23. ^ (EN) Charnvit Kasetsiri, The first Phibun Government and its involvment in World War II (PDF), su siamese-heritage.org. URL consultato il pp. 50-63.
  24. ^ Patit Paban, 2010, pp. 114-115
  25. ^ (EN) Sivaraksa, Sulak, US's fickle friendship with Pridi, su reocities.com (articolo del Bangkok Post) (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2014).
  26. ^ (EN) Pridi and the Civilian Regime, 1944-47, su countrystudies.us.
  27. ^ (EN) Tarling, Nicholas, Britain, Southeast Asia and the Onset of the Cold War, 1945-1950, Cambridge University Press, 1998, pp. 245-254, ISBN 0-521-63261-7. URL consultato il 26 maggio 2014.
  28. ^ (EN) American Policy in Thailand, in The Western Political Quarterly, Vol. 15, No. 1, marzo 1962.
  29. ^ Chaloemtiarana, 2007, pp. 138

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica