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Rivoluzione tedesca del 1848-1849

moti rivoluzionari tedeschi
Rivoluzione tedesca del 1848-1849
Märzrevolution
parte delle rivoluzioni del 1848
Maerz1848 berlin.jpg
Pittura iconica della rivoluzione del 1848 a Berlino
Data1848-1849
LuogoRegno di Sassonia
Regno di Prussia
Vienna
CausaRivoluzione
EsitoDissoluzione della Confederazione germanica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
45000 tra Deutsches Bundesheer e Kaiserliche Armee400000 tra contadini e operai
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La Rivoluzione tedesca del 18481849, conosciuta anche nelle sue prime fasi del 1848 come Rivoluzione di marzo (tedesco: Märzrevolution) è stata una rivoluzione avvenuta nel quadro delle rivoluzioni scoppiate tra il marzo 1848 e la fine dell'estate del 1849 nella Confederazione tedesca e nelle province e paesi sotto il dominio dell'Impero austriaco (Ungheria e Italia settentrionale) e nel Regno di Prussia in Posnania.

Obiettivo dei rivoluzionari era la fine del regime nobiliare, la creazione di un parlamento, la libertà di stampa e di opinione.

Nonostante il fallimento, gli ideali rivoluzionari ebbero delle conseguenze sullo svolgersi dei successivi avvenimenti.

Contesto storicoModifica

Il periodo che precedette le rivoluzioni del 1848 denominato Vormärz fu segnato dalla restaurazione politica istituita dalla Santa Alleanza e in particolare dal cancelliere austriaco Metternich. A scatenare i moti rivoluzionari, contrubuirono le tensioni sociali. Salariati, artigiani, proletari avevano sofferto molto negli ultimi anni a causa dei problemi strutturali dovuti alla progressiva industrializzazione. Tra il 1845 e il 1846 la diffusa miseria delle masse nelle città fu ulteriormente aggravata da due cattivi raccolti e da una depressione economica. Violenti rivolte si sono diffuse nelle aree rurali: la popolazione rurale nella Germania centrale e meridionale, così come in Slesia, si ribellò contro signori e funzionari governativi, dovendo svolgere lavori soffocanti e pagare tasse esorbitanti. Le proteste sociali hanno dato alla rivoluzione una base popolare.[1]

La rivolteModifica

Dopo le rivoluzioni in Italia all'inizio di gennaio 1848 e in Francia a febbraio, gli stati tedeschi si unirono alla rivolta europea. I rivoluzionari degli stati tedeschi aspiravano alla creazione di libertà politiche e all'unità nazionale.

Nei territori della Confederazione germanica la rivolta si estese anche all'Impero austriaco, dove a Vienna una folla di studenti universitari protestò chiedendo un governo più liberale, la cacciata di Metternich dalla Cancelleria imperiale e una costituzione. I manifestanti si accalcarono intorno alla statua equestre di Giuseppe II e da lì circondarono la Hofburg, ponendola sotto un vero e proprio assedio. La famiglia reale insieme all'Imperatore Ferdinando I fuggì a Innsbruck, lasciando tutto in mano all'esercito, che dapprima tentò di placare i rivoltosi e poi dopo le prime rappresaglie dei radicali fuggì in parte dalla città, e in parte si ammutinò. Vista la determinazione dei ribelli, venne affidato il compito di sopprimere la rivolta a Vienna al Generale, poi Feldmaresciallo Windisch-Graetz, assieme a lui marciò verso la capitale asburgica anche il bano di Croazia Jellacic con 40.000 uomini. Nella città intanto veniva dato fuoco agli edifici che simboleggiavano il potere imperiale e soprattutto agli uffici degli usurai, venne anche linciato e impiccato a un lampione il ministro della guerra Theodor Franz Baillet-Latour. Nel 1849 la città venne messa sotto assedio e i circa 200 cannoni aprirono il fuoco contro Vienna; una volta aperta una breccia nelle difese dei ribelli, l'esercito imperiale riuscì facilmente a sbaragliare i rimanenti uomini che si erano arroccati dietro le barricate, costruite dagli stessi ribelli durante l'occupazione della città.

In Germania la rivoluzione è iniziata nel Granducato di Baden, diffondendosi in poche settimane negli altri stati della Confederazione.

In seguito all'insurrezione di Berlino nel marzo 1848, Re Federico Guglielmo IV concesse la convocazione di un'assemblea costituente prussiana da eleggersi a suffragio universale maschile, ma già nel dicembre dello stesso anno la sciolse ed emanò una costituzione di stampo autoritario.

A Dresda, capitale del Regno di Sassonia i manifestanti si riversarono nelle strade chiedendo al Re Federico Augusto II una riforma elettorale e maggiore giustizia sociale. Il governo placò la rivolta provocando la fuga di molti intellettuali tra cui il musicista Richard Wagner, che il 9 maggio fuggì a Weimar sotto la protezione di Franz Liszt per evitare l'arresto, riparando poi in Svizzera.

Assemblea Nazionale CostituenteModifica

Sull'onda degli avvenimenti rivoluzionari del marzo 1848 a Francoforte sul Meno venne eletta una assemblea costituente, che si è riunita dal 18 maggio 1848 al 31 maggio 1849, per dare una costituzione e un assetto unitario alla Confederazione germanica creando uno stato unitario tedesco. L'assemblea costituente venne preceduta da un parlamento preliminare (in tedesco: Vorparlament) composto da 574 membri provenienti da tutti gli stati tedeschi, incluso l'impero austriaco. Le elezioni della Costituente si svolsero a suffragio universale diretto, sebbene le leggi elettorali e le modalità di voto subissero notevoli variazioni da stato a stato. Le elezioni sancirono la vittoria delle forze liberali e la sconfitta di quelle rivoluzionarie presenti maggiormente nella Germania sud-occidentale. Il 95% dei deputati, la maggior parte dei quali aveva frequentato studi giuridici all'università, era di estrazione borghese[2]; molto numerosi i professori universitari tra i quali il filosofo Friedrich Wilhelm Carové[3].

L'Assemblea nazionale si riunì per la prima volta il 18 maggio 1848 nella Chiesa di San Paolo (Paulskirche) dedicando molto tempo alla discussione dei principi generali e a quella sui diritti umani fondamentali che dovevano essere garantiti nella nuova Germania unita, ma doveva anche decidere su problemi concreti più immediati, quali la natura del potere esecutivo e l'estensione territoriale della Germania unita.

Divisi tra sostenitori di una Grande Germania (Großdeutschland) ad egemonia austriaca e di una Piccola Germania (Kleindeutschland) ad egemonia prussiana, dopo il prevalere di quest'ultima ipotesi, venne offerta la corona imperiale a Federico Guglielmo IV di Prussia, al rifiuto del quale, contrario al principio della sovranità popolare, ponendo fine alle speranze di unificazione tedesca. Il tentativo di creare uno stato nazionale unificato e democratico fu violentemente represso nel luglio del 1849 dalle truppe prussiane e austriache. La rivoluzione di marzo finì in fallimento. I risultati della rivoluzione, tuttavia, non furono trascurabili, segnati dalla fine del feudalesimo e da un forte sviluppo della stampa e la primavera dei popoli del 1848 è anche considerata spesso essenziale per lo sviluppo del movimento operaio e del femminismo in Germania. Molte delle conquiste di questo stato tedesco sono sopravvissute: la Costituzione di Francoforte fu usata come modello in altri stati nei decenni a seguire e la legge elettorale fu usata quasi alla lettera nel 1867 per l'elezione del Reichstag della Confederazione della Germania settentrionale. La costituzione della Repubblica di Weimar traeva ispirazione dalla Costituzione di Francoforte e dopo la seconda guerra mondiale la Repubblica Federale tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca si contesero l'eredità politica della rivoluzione tedesca del 1848.

NoteModifica

  1. ^ Daniela Bender e Ludwig Bernlochner, Geschichte und Gesehen, Leipzig, Klett, 2005.
  2. ^ Hans-Ulrich Wehler: Deutsche Gesellschaftsgeschichte. Zweiter Band: Von der Reformära bis zur industriellen und politischen "Deutschen Doppelrevolution 1815-1845/49. C. H. Beck, München 1985. ISBN 3-406-32262-X, p. 739
  3. ^ Werner Frotscher, Bodo Pieroth: Verfassungsgeschichte. Rn 293. Munich 2005 (5th ed.). ISBN 3-406-53411-2

BibliografíaModifica

  • Helmut Bleiber, Walter Schmidt, Sabine Schötz (Hrsg.): Akteure eines Umbruchs. Männer und Frauen der Revolution 1848. Fides, Berlin 2004. ISBN 3-931363-11-2
  • Dieter Dowe, Heinz-Gerhard Haupt, Dieter Langewiesche (Hrsg.): Europa 1848. Revolution und Reform. J.H.W. Dietz Nachfolger, Bonn 1998. ISBN 3-8012-4086-X
  • Friedrich Engels: Revolution und Konterrevolution in Deutschland. New York Daily Tribune, New York 1851/52, Nachdr. in: Karl Marx und Friedrich Engels. Werke. Band 8. Dietz, Berlin 1988. ISBN 3-320-00611-8
  • Sabine Freitag (Hrsg.): Die 48-er. Lebensbilder aus der deutschen Revolution 1848/49. Verlag C. H. Beck, München 1998. ISBN 3-406-42770-7
  • Alfred Georg Frey, Kurt Hochstuhl: Wegbereiter der Demokratie. Die badische Revolution 1848/49. Der Traum von der Freiheit. G. Braun, Karlsruhe 1997. ISBN 3-7650-8168-X
  • Rüdiger Hachtmann: Berlin 1848. Eine Politik- und Gesellschaftsgeschichte der Revolution. J.H.W. Dietz Nachfolger, Bonn 1997. ISBN 3-8012-4083-5
  • Rüdiger Hachtmann: Epochenschwelle zur Moderne. Einführung in die Revolution von 1848/49 – Reihe: Historische Einführungen 9; edition diskord, 2002, ISBN 3-89295-723-1 (online Rezension bei hsozkult)
  • Klaus Herdepe: Die Preußische Verfassungsfrage 1848. Deutsche Universitätsedition Bd. 22. ars et unitas, Neuried 2003. ISBN 3-936117-22-5
  • Wolfgang von Hippel: Revolution im deutschen Südwesten. Das Großherzogtum Baden 1848/49. Schriften zur politischen Landeskunde Baden-Württembergs. Bd. 26. Kohlhammer, Stuttgart 1998 (kostenlos zu beziehen über die Landeszentrale für politische Bildung Baden-Württemberg). ISBN 3-17-014039-6
  • Hans Jessen (Hrsg.): Die Deutsche Revolution 1848/49 in Augenzeugenberichten. Karl Rauch, Düsseldorf 1968, DTV, München 1978. ISBN 3-423-00927-6
  • Günter Mick: Die Paulskirche. Streiten für Recht und Gerechtigkeit. Kramer, Frankfurt Main 1988, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1997. ISBN 3-7829-0357-9
  • Wolfgang J. Mommsen: 1848 – Die ungewollte Revolution. Fischer Taschenbuch, Frankfurt Main 2000. ISBN 3-596-13899-X
  • Thomas Nipperdey: Deutsche Geschichte 1800–1866. Bürgerwelt und starker Staat. C. H. Beck, München 1993. ISBN 3-406-09354-X
  • Otto Rühle: 1848 – Revolution in Deutschland. Dresden, 1927. Nachdr. Unrast, Münster 1998. ISBN 3-928300-85-7
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  • Veit Valentin: Geschichte der deutschen Revolution 1848–1849. 2 Bände. Beltz Quadriga, Weinheim–Berlin 1998 (Neudruck). ISBN 3-88679-301-X (ausführlichste Darstellung, Klassiker)
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  • Christian Jansen; Thomas Mergel (Hrsg.): Die Revolutionen von 1848/49. Erfahrung – Verarbeitung – Deutung. Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1998. ISBN 3-525-01364-7
  • Horst Stuke; Wilfried Forstmann (Hrsg.): Die europäischen Revolutionen von 1848. Athenäum-Hain-Scriptor-Hanstein, Königstein/Ts. 1979 (Neue wiss. Bibl. 103: Geschichte). ISBN 3-445-01894-4 bzw. ISBN 3-445-11894-9 (europäische Perspektive)
  • Dieter Langewiesche (Hrsg.): Die deutsche Revolution von 1848/49. Wiss.Buchges., Darmstadt 1983 (Wege der Forschung; 164). ISBN 3-534-08404-7 (historiographisch bedeutsame Aufsätze)
  • Walter Grab (Hrsg.):Die Revolution von 1848/49. Eine Dokumentation. Nymphenburger, München 1980. Neuausgabe: Reclam, Stuttgart 1998 (Universal-Bibliothek; 9699). ISBN 3-15-009699-5

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