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BiografiaModifica

 
La tomba di Rossen

Cominciò a lavorare come regista teatrale a Broadway, per poi passare al cinema dove inizialmente operò come soggettista e sceneggiatore.

Il cinemaModifica

Esordì come regista nel 1947 firmando in rapida successione due pellicole: A sangue freddo, ma soprattutto Anima e corpo, incentrato sul mondo della boxe e del racket con John Garfield come protagonista (fu candidato al premio Oscar). Emerge già in questo bel film la predilezione del regista per i temi a carattere sociale. Vinse un Oscar per il miglior montaggio.

Nel 1949 diresse Tutti gli uomini del re, una violenta denuncia contro la corruzione dilagante negli stati del Sud degli Stati Uniti. Il film vinse l'Oscar come miglior film e per le interpretazioni di Broderick Crawford e Mercedes McCambridge, mentre lo stesso Rossen ebbe la nomination.

Fu un grande successo di critica pure il seguente Fiesta d'amore e di morte (1951), forse il più bel film di Hollywood sulla corrida e sentita denuncia della tauromachia.

La fuga dagli USAModifica

Ma il maccartismo imperava e Rossen, caduto in disgrazia, fu in pratica costretto a lasciare gli Stati Uniti. Nel 1954 diresse in Italia Mambo, film che si fa ricordare quasi esclusivamente per la presenza della prorompente Silvana Mangano. Decorosa la sua incursione nel genere storico allora in gran voga: Alessandro il Grande (1956) con Richard Burton.

Lo spacconeModifica

Dopo un paio di pellicole trascurabili (L'isola nel sole, 1957; Cordura, 1959), Rossen ritrovò d'incanto lo smalto con Lo spaccone (1961). Tratto da un romanzo di Walter Tevis ed interpretato da un Paul Newman in splendida forma, è un apologo amaro sull'America condotto narrando la storia di "Fast" Eddie Felson, giocatore professionista di biliardo preso da una smania di vincere così forte che lo porta inesorabilmente ad essere un perdente. Ebbe 9 nomination all'Oscar (fra cui anche quella di Rossen per la miglior regia) vincendone 2 per fotografia e scenografia. Lo spaccone è rimasto saldamente nella memoria ed è un vero "cult" per il mondo che ruota attorno al gioco del bilardo. Newman riprenderà il ruolo di un Felson invecchiato nel film Il colore dei soldi (1986) di Martin Scorsese, che gli varrà l'Oscar come miglior attore protagonista.

Nel 1964 un altro pregevole film: Lilith, un sentito e sofferto racconto di un amore sbocciato in una clinica per malattie mentali. Jean Seberg e Warren Beatty sono diretti con efficacia ed offrono un'ottima interpretazione. Fu l'ultima opera del regista newyorkese.

Morì nel 1966 a soli 58 anni di età.

FilmografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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