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Robert Walser

Robert Walser (Bienne, 15 aprile 1878Herisau, 25 dicembre 1956) è stato un poeta e scrittore svizzero di lingua tedesca.

Indice

BiografiaModifica

1878-1897Modifica

Robert Walser nacque il 15 aprile 1878 a Bienne, cittadina del Cantone di Berna collocata sul confine linguistico tra la regione germanofona e quella francofona della Confederazione Elvetica. Il padre era titolare di una cartoleria che permetteva alla famiglia una vita alquanto modesta e la madre, talora soggetta a crisi malinconiche a carattere depressivo, si spense già nel 1894. Penultimo di otto figli (il fratello maggiore, Karl, diventerà noto pittore, illustratore e scenografo), Robert per motivi economici interruppe gli studi superiori per seguire, dal 1892, un apprendistato bancario. Ancora bambino, si entusiasmo' per il teatro, mostrando una spiccata predilezione per I masnadieri, di Friedrich Schiller. Dal 1892 al 1895 lavorò come praticante presso la Bernische Kantonalbank di Bienne, subito dopo fu per un breve periodo a Basilea. Nel 1895 si trasferì a Stoccarda presso il fratello Karl, per lavorare come impiegato in un ufficio della Deutsche Verlaganstalt e alla Cotta'ssche Verlagsbuchhandlung; tentò inoltre, senza successo, di diventare un attore. Da Stoccarda tornò a piedi in Svizzera, per stabilirsi a Zurigo, dove lavorò come impiegato in maniera saltuaria in vari uffici; fu uno dei primi scrittori tedeschi ad introdurre nella letteratura la vita dei lavoratori salariati.

1898-1912Modifica

Al periodo zurighese risale la sua prima pubblicazione: alcune poesie che Joseph Viktor Widmann, critico letterario responsabile delle pagine culturali del quotidiano bernese Der Bund, nel 1898 stampa sulle pagine del supplemento domenicale di questo giornale. Si tratta di poesie d’atmosfera dal tono apparentemente ingenuo, vicine agli schemi metrici tradizionali e talora calligrafiche, come ad esempio quella intitolata La luna.

Grazie a Widmann, Walser fece la conoscenza di Franz Blei che lo introdusse nel circolo letterario dell'Art Nouveau che ruotava attorno alla rivista Die Insel. Qui conobbe il drammaturgo Frank Wedekind, Max Dauthendey e Otto Julius Bierbaum. In '' Die Insel'', organo ufficiale dello ''Jugendstil'' letterario, uscirono varie poesie di Walser, inoltre commedie in versi e prose. Fino al 1905 Walser visse prevalentemente a Zurigo, anche se cambiò continuamente abitazione trasferendosi per brevi periodi a Thun, Soletta, Winterthur e Monaco. Nel 1904 attese agli obblighi del servizio militare e all'inizio dell'estate fu assistente dell'inventore e ingegnere Dubler a Wädenswil sul lago di Zurigo. Questa esperienza è alla base del romanzo L'assistente. Nel 1904 uscì presso la casa editrice Insel la prima pubblicazione in volume, I temi di Fritz Kocher, una raccolta finzionale di componimenti di scuola in cui si annunciano tematiche che saranno tipiche dell’intera produzione di Walser: la natura, il mondo del Commis - ovvero l’impiegato tuttofare -, il rapporto con la patria, l’amicizia ecc.

Alla fine del 1905, Walser si iscrisse ad un corso per diventare servitore e subito dopo venne assunto come cameriere nel castello di Dambrau (Alta Slesia). Lo scrittore celebrerà in tutti i suoi testi successivi l'ideale del servire, specialmente nel romanzo Jakob von Gunten. Ein Tagebuch del 1909. Il suo eroe sarà spesso un servitore oppure un vagabondo.

Nel medesimo anno, si trasferì a Berlino, dove il fratello Karl Walser, già noto come pittore, ilustratore di testi e affrescatore di interni in edifici sia pubblici che privati, lo introdusse nella cerchia di artisti e letterati della metropoli tedesca dell’inizio del Novecento. Occasionalmente, Walser lavorò come segretario per la Berliner Secession. Al periodo berlinese risalgono i tre romanzi più noti di Walser ( I fratelli Tanner, 1905;' 'L’assistente' ', 1906;' 'Jakob von Gunten. Un diario' ', 1907) nonché numerose prose, spesso recensite o commentate da illustri colleghi come Rainer Maria Rilke, Max Brod, Hermann Hesse e Franz Kafka. In vari testi delineò, in un linguaggio gioioso e soggettivo, la figura di un giovane vagabondo cittadino che ama camminare e guardare il mondo con stupore. Sebbene egli, a malapena trentenne, abbia pubblicato tra il 1906 e il 1908 tre romanzi, la forma epica risulterà nel corso del tempo non a lui congeniale. Ben presto si cimenterà in modo quasi esclusivo con prose di pochissime pagine, con dialoghi teatrali e poesie, sì da essere oggi considerato nella letteratura svizzero-tedesca il maestro della forma breve.

Tra i vari colleghi e i letterati che dichiararono la loro ammirazione per Walser, si annoverano tra gli altri Robert Musil, Elias Canetti e Walter Benjamin. Hermann Hesse fu il primo a recensire, nel 1917, la raccolta Poetenleben (Vita di poeta). Franz Kafka riconobbe nello svizzero un suo ideale predecessore, del quale diceva di leggere con gusto le prose brevi; lo ritenne uno dei suoi scrittori preferiti. Kafka parlava spesso con entusiasmo anche dello Jakob von Gunten e leggeva ad alta voce, in particolare, Die Gebirgshallen (Birrerie alpine).

1913-1929Modifica

Nella primavera del 1913, dopo essersi spostato a piedi da Berlino a Bienne, Walser tornò a stabilirsi in Svizzera. Visse per un breve periodo con sua sorella Lisa nella casa di cura a Bellelay, dove lei lavorava come insegnante. Qui conobbe Frieda Mermet, una stiratrice con la quale entrò in rapporti di grande amicizia; Robert aveva sentimenti di profonda simpatia e di ammirazione per le sue qualità umane. Tra loro si instaurò una fitta corrispondenza che dal 1913 si protrasse per quasi trent'anni. Si tratta molto probabilmente dell’unica relazione sentimentale di Walser. Le missive dirette alla donna, che aveva alle spalle un matrimonio da cui era nato un figlio, fanno comprendere non solo che lo scrittore considerava l’amica un’interlocutrice attenta e sensibile, ma che era ben lieto di trascorrere del tempo con lei e con il bambino, al punto di immaginare una comune esistenza insieme.

Sempre nel 1913 si trasferì a Biel, prima presso il padre, quindi in una mansarda dall’albergo Blaues Kreuz, l’unico alloggio in cui rimase abbastanza a lungo, ossia sette anni, fino al 1921. Il periodo di Biel è caratterizzato da una serie di lutti: nel 1915 morì il padre; nel 1916 venne a mancare il fratello Ersnt, ricoverato presso la clinica psichiatrica di Waldau in quanto labile psichicamente; nel 1919 il fratello Hermann, docente di geografia presso l’Università di Berna, si suicidò.

A Bienne Walser scrisse altre storie brevi che apparvero in giornali e riviste in Germania e Svizzera; tra le raccolte più note di questo periodo, si annoverano Prosastücke (Prose, 1917), Poetenleben (Vita di poeta, 1918), Seeland (Paese di laghi, 1919) e Die Rose (La rosa, 1925).

Walser, passeggiatore entusiasta, in questo periodo accentuò la propria attitudine facendo lunghe camminate, spesso anche notturne.

La più rappresentativa raccolta di questa fase è' 'Seeland' ', in cui egli mostra un particolare attenzione per la natura, che fornisce costantemente lo spunto per scrivere, come esemplarmente illustrato nel racconto La passeggiata (1912), di cui si tratterà più oltre.

Walser in questo periodo comincia a rimanere isolato, non da ultimo a causa della guerra che interrompe ogni comunicazione con la Germania. Anche se lavorava duramente, riusciva a stento a mantenersi come scrittore.

All'inizio del 1921 si trasferì a Berna dove lavorò inizialmente presso l'Archivio di Stato Svizzero, per dedicarsi poi in modo esclusivo alla letteratura. La sua irrequietezza si fece qui più spiccata, in pochi anni cambiò domicilio ben sedici volte prediligendo stanze ammobiliate e rifuggendo dal crearsi una propria abitazione indipendente. Nel decennio successivo al primo conflitto il contesto culturale era cambiato, sia in riferimento a case editrici che a riviste e quotidiani, e Walser aveva difficoltà a pubblicare i numerosissimi testi che scriveva. Molti manoscritti che inviava a editori riviste venivano rifiutati e questo provocò in lui una crisi a carattere professionale, accentuata anche dalla mancanza di contatti nella capitale elvetica, in cui finì per non sentirsi a proprio agio. “Risponde […] al vero come io copra in questa città il ruolo di un outsider”, scrive nel Diario del 1926. Le opere di questo periodo sono caratterizzate da una struttura volutamente frammentaria e da uno stile all’insegna della libera associazione di idee, come si deduce da quella che è la raccolta più provocatoria del periodo bernese cioè La rosa, di cui più oltre verranno delineate le caratteristiche principali. Molti dei testi di questo periodo vennero redatti a matita con una grafia lillipuziana, difficilissima da decifrare, su carta riciclata. Con questa tecnica scrisse prose brevi, scene dialogiche e poesie; l'unica narrativa di più ampio respiro fu Der Räuber (Il brigante). Il suo stile giocoso e soggettivo si fece sempre più astratto. Walser leggeva la letteratura canonica così come quella di consumo e amava reinventare ad esempio la trama di una narrativa pulp in modo tale che l'originale fosse irriconoscibile. Molti testi di quel periodo risultano ambivalenti dal punto di vista del genere letterario e possono essere letti come feuilleton o come complesse trame piene di allusioni (cfr. oltre la sezione I microgrammi, l'eredità artistica di Walser).

1929-1956Modifica

A seguito di allucinazioni acustiche, insonnia e crisi di ansia, Walser nel 1929 è condotto dalla sorella Lisa presso la clinica psichiatrica di Waldau, vicino a Berna. Che l’autore si sia fatto ricoverare di sua spontanea volontà – come spesso si legge in alcuni contributi critici – non corrisponde al vero. L’episodio relativo all’arrivo a Waldau mostra come Walser nel momento forse più delicato della sua esistenza palesasse una invidiabile, pragmatica lucidità. Prima di entrare in clinica, egli chiede alla sorella Lisa se effettivamente stiano facendo la cosa giusta, il silenzio di lei lo induce a cedere e a lasciarsi ricoverare. In clinica fu stilata in tutta fretta la diagnosi di schizofrenia, diagnosi poi mai più verificata e rivista. A Waldau Walser, paziente modello, rimarrà quattro anni, per essere poi trasferito nel 1933 nella clinica di Herisau, nell’Appenzello. Oggi pazienti come il poeta di Biel sarebbero curati in modo diverso, ambulatorialmente, e non internati a vita. Nel determinare il suo destino un ruolo decisivo ebbe la situazione familiare, in quanto nessuno era in condizioni di ospitare Robert, o almeno nessuno si dichiarò disposto a farlo.

Durante il primo ricovero il paziente Walser continuò a scrivere testi letterari che rientrano nell’ambito dei cosiddetti ‘microgrammi’ (cfr. sotto), per poi cessare definitivamente la propria attività artistica nel 1933, quando contro la propria volontà venne trasferito nell'istituo psichiatrico di Herisau, nell'Appenzello, dove rimase per il resto della sua vita. Qui a partire dal 1936 il mecenate e letterato zurighese Carl Seelig, dal 1944 anche suo tutore, spesso fece visita a Walser; i due erano soliti intraprendere lunghe passeggiate nel corso delle quali conversavano di vari argomenti -storia, cultura, letteratura -, come documentato dal volume ad opera dello stesso Seelig Passeggiate con Robert Walser (tr. Emilio Castellani, Milano, Adelphi, 1981, ed. originale Wanderungen mit Robert Walser, 1977).

Lo scrittore morì il giorno di Natale del 1956 nei dintorni della clinica, durante una solitaria passeggiata nella neve.

Nel 1986 è stato inaugurato a Herisau il sentiero Robert Walser (Robert Walser-Pfad).

Produzione letterariaModifica

Caratteristica precipua della scrittura di Walser è quella di configurarsi come apparentemente ingenua, svagata, di una disarmante semplicità che cela tuttavia profondità di cui il lettore intuisce la natura singolare ed enigmatica, consapevole della difficoltà di coglierne le pieghe più riposte. L’effetto di inafferrabilità è parte essenziale del fascino di Walser. La sua opera induce a molteplici interpretazioni, che spesso si muovono in direzioni opposte: da Walser poeta dell’idillio, erede del poeta romantico Eichendorff – come fu spesso stilizzato dai primi recensori –, al Walser maestro dell’arabesco, al passeggiatore solitario dalle elucubrazioni filosofiche, al nichilista scettico, al poeta pervaso da anelito religioso, al graffiante polemista, al funambolo del linguaggio che anticipa aspetti essenziali della contemporaneità e via dicendo. Piuttosto che illustrare astrattamente tali aspetti, nella parte che segue verrà commentato un testo chiave di ogni periodo della produzione artistica dell’autore di Biel.

Periodo berlinese: L’assistenteModifica

Il romanzo L’assistente, scritto in sole quattro settimane, come l’autore stesso afferma, trae spunto da un'esperienza autobiografica di Walser, che da luglio a dicembre del 1903 fu assistente presso l'ingegnere Dubler a Wädenswil (nel romanzo Bärenswil), sul lago di Zurigo. Joseph Marti si accinge a lavorare presso la villa Stella Vespertina come assistente del bizzarro ingegnere Tobler ed è confrontato con il contesto borghese della famiglia del principale, che lo attrae e lo respinge al tempo stesso. Grazie al contatto con la natura circostante e alle sporadiche gite domenicali in città riesce a mantenere il suo precario equilibrio, messo a dura prova dagli sbalzi di umore di Tobler, inventore di singolari oggetti che offre a capitalisti in grado di garantire finanziamenti. La situazione economica della famiglia degenera e una delle tante discussioni con il datore di lavoro offre a Joseph il pretesto per lasciare l'incarico e avventurarsi verso l'incerto futuro. Tuttavia, la trama ha un valore molto relativo, essa fornisce la struttura per incanalare le riflessioni e le elucubrazioni del protagonista, rese con tecniche di rappresentazione del mondo interiore come discorso vissuto e monologo interiore, tecniche che anticipano quella che sarà la tendenza del romanzo europeo del Novecento (si pensi allo stream of consciousness dei romanzi degli anni ’20 e ’30 di Virginia Woolf). Caratterizzato da Walser stesso come romanzo realistico ( ), il testo appare di una notevole e deliberata eterogeneità stilistica in quanto comprende non solo descrizioni poetiche del paesaggio lacustre, resoconti dalla quotidianità borghese in casa Tobler nonché scene dialogiche, ma anche lettere di vario genere (private e di lavoro), appunti diaristici e annunci commerciali, da intendere come rispecchiamento di quella modernità che fa capolino in più punti del romanzo con telegrafo, telefono e simili. Si tratta indubbiamente del romanzo walseriano più calato nel contesto elvetico, come provano episodi quali la festa nazionale del primo agosto e i richiami militari, nonché elementi quali la bandiera che fa mostra di sé in cima alla Villa Vespertina e giochi di carte tipicamente svizzeri. Come sempre in Walser, il testo appare inafferrabile ed affascinante in quanto sospeso tra varie tendenze. Nel romanzo più ‘realistico’ di Walser, le riflessioni, i sogni, i monologhi e gli scritti del protagonista palesano una profonda e pervasiva inquietudine, in contrasto con l’immobilità delle acque lacustri e il carattere per lo più idilliaco del paesaggio, ed illuminano i lati più reconditi della sua personalità, le ineffabili oscillazioni della sua coscienza, configurando L'assistente come il più sottile romanzo psicologico di Walser, che sotto molti aspetti anticipa le sperimentazioni dello' '' stream of consciousness'' dei capolavori novecenteschi europei.

Periodo di Biel: La passeggiataModifica

Il racconto La passeggiata uscì nel 1917 presso l’editore Huber; sottoposto a revisione stilistica, fu incluso nella raccolta' 'Seeland' ' pubblicata nel 1920 da Rascher. Il motivo della passeggiata, coniugata da Walser in diversi modi nelle varie fasi della sua produzione, si realizza in tale testo nella forma più compiuta, diventando metafora della prassi e dell’attività artistica dell’autore di Biel. Il notissimo brano che segue è da intendersi come esplicitazione della poetica letteraria di Walser: Spazieren… La trama è semplicissima: il protagonista-scrittore, lasciato il proprio studio, passeggia tutta la giornata nei dintorni di una città (individuabile come Biel) incontrando diverse persone:, ad es. un sarto, una cantante lirica, un librario. I vari elementi del paesaggio urbano e naturale costituiscono lo spunto per monologhi nei quali si esprime in modo ironico e bizzarro la sua soggettività . Il protagonista afferma apertamente che i diversi momenti della passeggiata rappresentato altrettante fasi della composizione dell’opera. Si crea così un particolare rapporto tra l’opera d’arte La passeggiata e l’azione di passeggiare: scrivere significa trasporre un’esperienza personale che è già vissuta con la consapevolezza che sarà trasformata in un’opera letteraria. E’ evidente che il protagonista vive in funzione della letteratura.

Periodo di Berna: La rosaModifica

La rosa, uscito nel 1924, fu l’ultimo volume la cui pubblicazione Walser seguì in prima persona. Egli appare qui veramente audace sia nella scelta dei temi che nella loro veste formale. Il mondo esterno viene filtrato dalla eidetica intelligenza dello scrittore e stemperato in un tessuto narrativo che attraverso tecniche avanguardistiche come collage, montaggio ed effetti di straniamento offre frammenti deliberatamente arbitrari, disordinati della propria esperienza. Ne risultano testi che si sottraggono ad ogni interpretazione univoca e definitiva. Rispetto alle opere del periodo di Biel è evidente il venir meno di descrizioni naturalistiche e dell'idillio, che lasciano qui il posto ad interni cittadini inusuali in Walser - come ad es. la scena di bordello in Debolezza e forza – comunque per ironia, arguzia e delicatezza inconfondibilmente tipici dell’autore di Biel, caratterizzati da un miscuglio di garbo, sarcasmo e comicità che pare essere la cifra della tarda produzione. Qui Walser sfiora in più d’un luogo un registro che la critica tende a ritenere a lui precluso, ossia quello dell’erotismo (ad es. nella prosa Manuel). La critica nei confronti della società bene cittadina e della cultura salottiera è particolarmente evidente nella prosa' 'Lo scimmiotto' ', incentrato sulla zoomorfizzazione. Frequenti sono riscritture, per lo più frammentarie, di testi di autori canonici come ad es. Dostoevskij, Ibsen, Wilde, Maupassant, Molière, Balzac, Dumas, Goethe, Schiller, Jean Paul, Kleist, Keller e altri ancora. Godibilissima in tal senso la prosa Nora di Ibsen ovvero il Rösti, che abbassa il livello dell’originale norvegese trasponendo l’accadere in un quotidiano elvetico costellato di espressioni dialettali. La raccolta, proprio a causa della sua componente avanguardistica, non fu adeguatamente apprezzata dai recensori, che si limitarono a commentarla facendo uso di espressioni riconducibili al campo semantico della ‘graziosità’ e dell’ingenuità. Stando a quanto riferisce Walser, persino il collega Thomas Mann dopo aver letto il volume affermò che l’autore era “intelligente come un bambino molto, molto fine”, riproponendo dunque il topos di Walser innocuo, sensibile poeta dalle tematiche non di grandissimo interesse. La prosa' 'Il bambino III' ' della raccolta contiene quella che è forse la frase più citata negli scritti critici su Walser, ossia «Nessuno è autorizzato a comportarsi nei miei confronti come se mi conoscesse» (Die Rose GW III 406), da intendere come una sorta di sfida a ricercare il ‘vero’ Walser mantenendo al tempo stesso il distacco che l’autore stesso auspica.

I "microgrammi”, l’eredità artistica di WalserModifica

Storia dei microgrammiModifica

Per lungo tempo si è ritenuto che Robert Walser a partire dal ricovero presso la clinica psichiatrica di Waldau, nel 1929, avesse cessato la sua attività letteraria. Solo quasi trenta anni dopo, grazie alla scoperta dell’esistenza e soprattutto dell’accessibilità di scritti considerati indecifrabili, si è appreso non soltanto che l’autore a Waldau aveva continuato a dedicarsi alla letteratura, ma anche che a partire presumibilmente dal 1917-18 si era avvalso di una singolare modalità (micro)grafica per stilare i suoi testi. La parola microgrammi, coniata da Jochen Greven, il primo decifratore, si riferisce a quel che è considerato oggi l’ambito più originale e affascinante della produzione walseriana: 526 fogli di carta riciclata su cui l’autore aveva stilato a matita con grafia minutissima, illeggibile ad occhio nudo, il Räuber-Roman, qualche narrazione di ampio respiro come il' 'Tagebuch-Fragment' ', numerosissime prose di poche pagine, brevi scene teatrali e poesie. Tale sezione, rimasta per lungo tempo celata, dell’opera walseriana si configura oggi come il principale polo di attrazione non solo per studiosi e specialisti dell’autore di Biel , ma anche per il lettore comune, cui è difficile sottrarsi al fascino che emana dai fragili, danzanti tratti della grafia dell’artista, creatore di una peculiare opera d’arte che va ben oltre i confini della letteratura. Ma perché Walser decise di servirsi di questa singolare tecnica per produrre le proprie miniature linguistiche? Egli stesso confessava alla fine degli anni ’20 che da circa dieci anni la scrittura a penna gli provocava veri e propri crampi. A seguito di questa crisi, l’autore attorno al 1917 cominciò a stilare i propri testi con grafia microscopica, rigorosamente a matita, per trascrivere poi a penna in bella copia soltanto quelli che inviava ad editori e riviste. Tali testi, consegnati nel 1937 da Lisa Walser a Carl Seelig, amico e poi esecutore testamentario dell’artista, vengono inizialmente considerati stilati in scrittura segreta, due di essi le Felix-Szenen e il' 'Räuber-Roman' ', sono stati poi decifrati e pubblicati negli anni ’70 e i restanti dal 1985 al 200. Ebbe inizio così la storia dei ‘microgrammi’. La decifrazione viene attualmente di nuovo intrapresa, utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia, dai curatori dell’edizione critica benessere in fieri - cominciata nel 2008 - dell’opera di Walser. I testi contenuti in questi fogli non sono da intendere come stesure definitive, ma come abbozzi provvisori che - ovviamente fatta eccezione per quei testi che Walser ha effettivamente trascritto in bella e poi pubblicato - non hanno avuto dall’autore l’ imprimatur per la stampa, il che spiega il livello sensibilmente diseguale dei vari componimenti. Le dimensioni lillipuziane della scrittura hanno per lungo tempo indotto a ritenere che l’autore tendesse ad annullarsi anche graficamente, parallelamente al suo progressivo scomparire come artista dal panorama letterario (vari editori e riviste negli anni ’20 rifiutarono gli scritti di Walser) e come uomo – a seguito del ricovero a Waldau – dalla vita ‘normale’. Tuttavia, il minimalismo walseriano si può anche intendere diversamente: non una fuga, ma un implicito invito ad essere scoperto. Il suo nascondersi e ‘farsi piccolo’, quasi invisibile, può essere inteso come un tentativo – giocoso e drammatico insieme – di indurre il lettore a cercare, trovare ed interpretare chi si cela dietro a caratteri talmente esili e piccoli da sfiorare l’invisibilità.

Peculiarità formaliModifica

Un ruolo privilegiato assumono nei microgrammi sunti e rifacimenti di opere letterarie e non, descrizioni di spettacoli teatrali nonché osservazioni saggistiche sulla vita culturale dell'epoca. Dal punto di vista della tipologia testuale, molto raramente si possono caratterizzare in maniera univoca le singole composizioni (in termini di testo descrittivo, commentativo, narrativo); una prosa può cominciare, ad es., con una osservazione gnomica al presente, illustrata utilizzando un'opera letteraria di cui vengono riferiti episodi marginali e commentati aspetti apparentemente secondari; a partire da questi ultimi vengono individuate analogie ad es. con un'opera di arte figurativa, laddove quanto lì descritto può essere paragonato a quanto visto nel corso di una passeggiata. Sarebbe vano tentare di rinvenire nei singoli testi un preciso genere letterario, in quanto Walser oscilla deliberatamnte da uan forma all'altra; un testo può cominciare in prosa o come scena teatrale e concludersi con una poesia. Al contrario, una poesia puù terminare con righe in prosa. Studiatissimo da circa venti anni il testo più ampio dei microgrammi, ossia il Romanzo del brigante, all'insegna della libera associazione di idee e della scrittura automatica. L'autore di Biel è nella tarda produzione, più ancora che provocatorio, graffiante e mordace, se non terrorista. Temi delicati e tabù che egli in precedenza aveva appena sfiorato, spesso travestendoli e ‘ingentilendoli’ con la graziosità della propria scrittura, vengono qui affrontati con un tono ironico, sarcastico se non beffardo, che sconfina nel visionario e nel grottesco. Oltre al motivo della passeggiata, che qui assume spesso un valenza astratta, un tema che Walser ripropone in molteplici variazioni è quello del rapporto tra subordinato e superiore. Per citare solo un esempio, in La fanciulla, il cavaliere, trasvalutazione dello schema canonico della fiaba, la ragazza salvata dallo spendido cavaliere si rifiuta di abbandonare con quest'ultimo il drago che l'aveva tenuta prigioniere e che si era dimostrato molto più attento e sensibile nei suoi confronti rispetto al salvatore, precccupato solo di costruire la propria autostima attraverso gesta eroiche.

Le lettereModifica

Il Centro Robert Walser di BernaModifica

Walser in ItaliaModifica

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Opere tradotte in italianoModifica

  • Fritz Kochers Aufsätze, 1904 (I temi di Fritz Kocher, trad. di Vittoria Rovelli Ruberl, Milano: Adelphi, 1978)
  • Geschwister Tanner, 1907 (I fratelli Tanner, trad. di Vittoria Rovelli Ruberl, Milano: Adelphi, 1977)
  • Der Gehülfe, 1908 (L'assistente, trad. di Ervino Pocar, Torino: Einaudi, 1961)
  • Jakob von Gunten, 1909 (Jakob von Gunten: un diario, trad. di Emilio Castellani, Milano: Adelphi, 1970; Milano: Tascabili Bompiani, 1982)
  • Gedichte, 1909 (Poesie, tr. Antonio Barbi, Ripatransone: Sestante, 1993; trad. di Antonio Rossi, Bellinzona: Casagrande, 2000)
  • Geschichten, 1914 (Storie, trad. di Maria Gregorio, Milano: Adelphi, 1982)
  • Der Spaziergang. 1917 (La passeggiata, trad. di Leone Boccalatte, Milano: Ceschina, 1965; trad. di Emilio Castellani, Milano: Adelphi, 1976)
  • Prosastücke, 1916 (Pezzi in prosa, trad. di Gino Giometti, Macerata: Quodlibet, 1994)
  • Kleine Prosa, 1917 (Piccola prosa, trad. di Antonio Barbi e Raffaella Ferrari, Ripatransone: Maroni, 1994)
  • Poetenleben, 1917 (Vita di poeta, trad. di Emilio Castellani, Milano: Adelphi, 1985)
  • Seeland, 1920 (Seeland, trad. di Emilio Castellani e Giusi Drago, Milano: Adelphi, 2017)
  • Die Rose, 1925 (La rosa, trad. di Anna Bianco, Milano: Adelphi, 1992)
  • Der Räuber, 1925 (Il brigante, trad. di Margherita Belardetti, Milano: Adelphi, 2008)
  • Das Tagebuch - Fragment von 1926 (Diario del 1926, trad. di Mattia Mantovani, Genova: Il melangolo, 2000; con il titolo Sulle donne, trad. di Margherita Belardetti, Milano: Adelphi, 2016)
  • Dichterbildnisse, 1947 (Ritratti di scrittori, trad. di Eugenio Bernardi, Milano: Adelphi, 2004)
  • Bedenkliche Geschichten. Prosa aus der «Berliner Zeit» 1906-12 (Storie che danno da pensare, trad. di Eudenio Bernardi, Milano: Adelphi, 2007)
  • Una cena elegante, a cura di Aloisio Rendi, Milano: Lerici, 1961; Una cena elegante: prose 1913-1914, Macerata: Quodlibet, 1993
  • La fine del mondo e altri racconti, trad. di Mattia Mantovani, Locarno: Dadò, 1996
  • Il mio monte. Piccola prosa di montagna, trad. di Maura Formica, Verbania: Tararà, 2000
  • Una specie di uomini molto istruiti. Testi sulla Svizzera, trad. di Mattia Mantovani, Locarno: Dadò, 2005
  • Ritratti di pittori, trad. di Domenico Pinto, Milano: Adelphi, 2011
  • Commedia, trad. di Cesare De Marchi, Milano: Adelphi, 2018

BibliografiaModifica

  • Walter Benjamin, "Robert Walser" (1929), poi in Ombre corte. Scritti 1928-29, Einaudi, Torino, 1993
  • Carl Seelig, Passeggiate con Robert Walser (1977), trad. di Emilio Castellani, Adelphi, Milano 1981
  • Claudio Magris, "Nelle regioni inferiori: Robert Walser" (1984), in L'anello di Clarisse. Grande stile e nichilismo nella letteratura moderna, Einaudi, Torino, 1999
  • Catherine Sauvat, Robert Walser. Una biografia (1989), ADV, Lugano 2009
  • Franco Fortini, "Leggendo Robert Walser", in Scritti scelti (1994), poi in Saggi ed epigrammi, Mondadori (collana I Meridiani), Milano 2003
  • Leonardo Tofi, Il racconto è nudo! Studi su Robert Walser, E.S.I., Napoli-Perugia 1995
  • W. G. Sebald, Il passeggiatore solitario. In ricordo di Robert Walser (1998), trad. di Ada Vigliani, Adelphi (collana Biblioteca minima), Milano 2006
  • J. M. Coetzee, "Robert Walser" (2000), in Lavori di scavo. Saggi sulla letteratura 2000-2005, trad. di Maria Baiocchi, Einaudi, Torino 2010
  • Gian Maria Raimondi, "Il nostos dello homo viator. Fenomenologia di Robert Walser", in I confini naturali della creatività, a cura di Sandro Rodighiero, ETS, Pisa 2006-2007
  • Silvio Aman, Robert Walser: il culto dell'eterna giovinezza, Casagrande, Milano-Lugano 2010
  • Antonino Trizzino, "Robert Walser. L'invenzione del silenzio", in Atque. Materiali tra filosofia e psicoterapia, 20 n.s., 2017, pp. 209-228

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