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Roberto Lordi

generale italiano

BiografiaModifica

La vita militareModifica

Dopo aver frequentato il collegio militare della Nunziatella, partecipò alla Prima guerra mondiale meritando la Medaglia d'argento al Valor Militare e la Medaglia di bronzo al Valor Militare. Dopo aver frequentato l'Accademia Reale di Torino nel maggio 1916 è Sottotenente osservatore nella 29ª Squadriglia, al 1º settembre 1917 nella 113ª Squadriglia e dopo il corso di pilotaggio al Campo Scuola Aerea di Cascina Costa di Samarate al 6 luglio 1918 Tenente pilota della 89ª Squadriglia Ansaldo S.V.A.. Il 28 dicembre 1918, destinato all’Aviazione della Tripolitania, parte da Napoli per la Libia, rimanendovi fino al 24 ottobre 1919. Nel giugno 1920 egli fu trasferito al Comando Aeronautica di Roma ed alla fine di luglio, fu assegnato alla 1ª Squadriglia B.R. del 2º Raggruppamento Aeroplani da Bombardamento.

Si laureò quindi in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino. Divenuto capitano dal 31 marzo 1923, il 10 settembre successivo venne assegnato al 1º Stormo Aeroplani da Bombardamento di Milano. Con la nascita della Regia Aeronautica, cessa di far parte del Regio Esercito, passando all’Aviazione dal 16 ottobre 1923 con il grado di comandante di squadriglia e poi di capitano dell’Arma Aeronautica, ruolo combattente. Nel maggio del 1924 venne assegnato al 13º Stormo Aeroplani da bombardamento ed il 4 novembre 1926 venne promosso a maggiore. Dal 15 dicembre del 1927 fu a capo della Divisione Operazioni dell’Ufficio di Stato Maggiore, all’Aeroporto di Ciampino Sud, fino al 15 aprile del 1929, venendo promosso tenente colonnello l’8 novembre del 1928.

Presta quindi servizio dapprima in Libia, a Castel Benito, oggi Aeroporto di Tripoli, dove sorse la prima Scuola Militare di Paracadutismo della Regia Aeronautica. Rimase in Africa dal 22 aprile 1929 al 10 maggio 1933 come comandante dell’Aviazione della Cirenaica[1].

In questo periodo oltre a comandare le forze aeree nella Conquista italiana di Cufra, per le cui azioni venne promosso a colonnello per merito di guerra il 17 luglio del 1931, partecipò anche ad alcuni spettacolari e pionieristici eventi aeronautici (organizzazione del primo lancio collettivo di paracadutisti nel 1927, partecipazione al raid Roma-Torino-Londra nel 1928, prima trasvolata al mondo del Tibesti, la più elevata catena montuosa del deserto del Sahara).

Il 18 maggio del 1930 egli sposò Livia Boglione da cui ebbe il figlio Roberto.

Missione Aeronautica italiana in CinaModifica

Dal 2 ottobre 1933 arriva a Shanghai in Cina, trasferendosi poi a Nanchang, a capo di una missione aeronautica[2] incaricata di assistere la formazione della RoCAF. Era allora Console a Shanghai Galeazzo Ciano, molto attento alle questioni aviatorie. Lordi riuscì a conquistare la fiducia di Chiang Kai-shek ed a diventare dal 18 maggio 1934 addirittura capo di Stato maggiore dell'aeronautica cinese. Riuscì ad ottenere una serie di vantaggiose commesse per l'Italia (velivoli Fiat C.R.32 e Caproni Ca.111), che tuttavia furono gestite molto male dall'Italia. Promosso generale di brigata aerea il 21 marzo 1935, il 20 aprile denunciò pertanto tali disfunzioni e, come reazione, dal 26 agosto venne richiamato in Italia, dove arriva il 10 settembre venendo collocato a riposo d’autorità, per raggiunta anzianità di servizio, con R.D. del 5 ottobre 1935 a soli 42 anni. Rinchiuso dal 21 settembre in un ospedale psichiatrico e successivamente inviato al confino presso l’abitazione di Genzano di Roma, con il divieto di parlare con le autorità cinesi[3]. Fu sostituito a capo della Missione Aeronautica in Cina da Silvio Scaroni, che dovette superare l'ostilità di Chiang Kai-shek offeso per il richiamo unilaterale del suo fidato consigliere Lordi. Il Ministero dell’Aeronautica lo mise in disponibilità con R.D. del 4 giugno del 1936 ed a riposo d’autorità con R.D. dell’8 giugno del 1936, ai sensi dell’Art. 3 comma 1° del Regio Decreto Legge 27 luglio del 1934 n. 1340. Lordi venne quindi iscritto nel ruolo degli Ufficiali della Riserva, fu così estromesso dall’Arma e privato del trattamento economico.

La ResistenzaModifica

Ritornato alla vita civile si ritirò a Genzano di Roma e nel 1939 trovò un impiego, come peraltro il suo collega e amico Sabato Martelli Castaldi, al polverificio della "Ditta Stacchini" in Via Merulana a Roma. Dopo l'8 settembre 1943 entrò nella Resistenza: combatté a Porta San Paolo, prese contatti con gli Alleati, distribuì esplosivi ai partigiani, ospitò antifascisti a Genzano e organizzò bande armate[4]. Venne arrestato dai tedeschi per un atto di generosità: il 17 gennaio 1944 si presentò spontaneamente alle carceri di via Tasso, assieme Sabato Martelli Castaldi, per scagionare il proprietario del polverificio accusato dai tedeschi di aver fiancheggiato i partigiani; i due partigiani furono entrambi arrestati[5]. Rinchiuso nella cella numero 1 del carcere di via Tasso, il generale Lordi fu sottoposto per oltre un mese ad atroci torture e infine fu fucilato alle Fosse Ardeatine[3].

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Dedicatosi senza alcuna ambizione personale e per purissimo amor di Patria all’attività partigiana, vi profondeva, durante quattro mesi di infaticabile e rischiosissima opera, tutte le sue eccezionali doti di coraggio, di intelligenza e di capacità organizzativa, alimentando di uomini e di rifornimenti le bande armate, sottraendo armi ed esplosivi destinati ai tedeschi, fornendo utili informazioni al Comando alleato, sempre con gravissimo rischio personale. Arrestato e lungamente torturato, nulla rivelò circa i propri collaboratori e la propria attività ed affrontò serenamente la morte. Esempio nobilissimo di completa e disinteressata dedizione alla causa della libertà del proprio Paese.»
— (Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944 D.L. 15/02/1945) B.U. 1945 - Disp. 9ª; pag. 392.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Ardito Osservatore d’aeroplano, eseguì lunghe e difficili ricognizioni ed osservazioni di tiri d’artiglieria, sfidando il fuoco delle batterie antiaeree e gli apparecchi da caccia nemici, che spesso colpirono e danneggiarono gravemente il suo apparecchio senza però riuscire a smuoverlo dal proprio mandato. Insistendo con accanimento sull’obiettivo indicatogli e volando spesso a bassa quota condusse sempre a termine, brillantemente, gli importanti compiti affidatigli portando ogni volta dai suoi voli utilissime notizie.»
— Cielo di Carnia e Isonzo, maggio 1916 – ottobre 1917 - R.D. 13/06/1918) B.U. 1918 - Disp. 40ª; pag. 3091.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Appassionato volatore e combattente valoroso, venuto a conoscenza che un apparecchio in ricognizione aveva atterrato fuori campo in regione pericolosa e lontana dai centri abitati capottando e causando gravi ferite all’osservatore, non esitava ad affrontare, mentre sopraggiungeva la notte, il rischio di un atterraggio difficile per terreno accidentato e condizioni atmosferiche avverse, pur di assicurare il trasporto in volo del ferito all’ospedale, dimostrando alto senso di altruismo ed esemplari doti di Comandante.»
— (Bengasi, 12 giugno 1930 - R.D. 23/10/1930) B.U. 1930 – Disp. 51ª pag. 901.
  Croce di guerra al valor militare
«Esperto e valente pilota d’aeroplano sapeva col proprio esempio, trascinare i propri dipendenti a compiere arditi e lontani bombardamenti e mitragliamenti in condizioni atmosferiche avverse.»
— (Cielo del Piave, agosto – novembre 1918 - R.D. 13/8/1926) B.U. 1926 – Disp. 49ª; pag. 3357.

NoteModifica

  1. ^ R. Chiarvetto, A. Menardi Noguera, M. Soffiantini., In volo su Zerzura, Roma, Edizioni Rivista Aeronautica, 2015, p. 290, ISBN 978-88-88180-19-9.
  2. ^ Arthur Nichols Young, China's Nation-building Effort, 1927-1937: The Financial and Economic Record, p. 354, Stanford (Calif.) Hoover Institution Press, 1971, ISBN 0-8179-1041-7 9780817910419. [1]
  3. ^ a b Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito: Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma: Donzelli, 1999, p. 169 [2].
  4. ^ Nino Arena, La regia aeronautica (1943-1946), Modena : STEM Mucchi, 1978, p. 129 [3]
  5. ^ Filippo Tuena, Tutti i sognatori, Roma, Fazi, 1999, p. 170

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica