Il robone era un'antica veste, indossata in ambito accademico e magistratuale.

FatturaModifica

Di taglio simile alla toga degli antichi romani, era diffuso in epoca medievale nelle Corti e nei Comuni dell'Italia centrale e settentrionale, per cui la si rinviene soprattutto di drappo pesante.

Nelle forme auliche aveva struttura ampia e pomposa, potendo essere anche di tessuto prezioso come il broccato.

UtilizzoModifica

Indossata nelle circostanze cerimoniali più auliche, se ne testimonia anche un uso suntuario[1].

In epoca moderna la Corte costituzionale italiana ha scelto di adottare - per la tenuta di udienza dei suoi componenti[2] - il "robone senese cinquecentesco, il costume nero orlato d'oro"[3]. Nella tenuta femminile, Fernanda Contri ha rivendicato di aver fatto per prima cucire i bottoni "nel verso giusto, perché li avevano messi al maschile"[4].

NoteModifica

  1. ^ Al momento della traslazione a Firenze il 10 marzo 1564, Michelangelo era «vestito con un robone di damasco nero, e con gli stivali e gli sproni in gambe ed in capo un cappello di seta all'antica col pelo lungo di felpa nera» (Pietro Citati, Michelangelo il genio vero che amava realizzare falsi, La Repubblica, 25 giugno 2018.
  2. ^ "Ma la toga con cappuccio e medaglione è riservata alle udienze pubbliche, in camera di consiglio si va in borghese": Una sigaretta per pensare, di AL - CA., La Stampa, 19 gennaio 1999.
  3. ^ Filippo Ceccarelli, Il fascino discreto dell'oligarchia, La Stampa, 18 gennaio 1999.
  4. ^ MERLO GIULIA, «FALCONE INIZIÒ A MORIRE QUANDO IL CSM, PER INVIDIA, NON LO DIFESE» (int. a CONTRI FERNANDA), Il Domani, 22 maggio 2021, pag. 8.

Voci correlateModifica

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