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Roccavivi

frazione del comune italiano di San Vincenzo Valle Roveto

Geografia fisicaModifica

Roccavivi è situata sul versante destro della valle Roveto a 470 m s.l.m.[1] È posta alle pendici del monte Pizzo Deta che segna sul versante meridionale il confine dell'Abruzzo con il Lazio, lungo la catena dei monti Ernici. Il paese confina a sud con Balsorano, a nord con San Vincenzo Valle Roveto, ad est con la frazione di San Giovanni Valle Roveto e ad ovest con il territorio comunale di Veroli.

Dista circa 30 chilometri da Avezzano[2], 82 dall'Aquila[2] e circa 132 da Roma[2].

Origini del nomeModifica

Ci sono due ipotesi sull'origine del nome di Roccavivi:

  • La più accreditata lega il toponimo al borgo originario denominato Castro Rio Vivo (o Castro Rivo Vivo), attraversato dalle acque precipitose di un ruscello.
  • Un'altra ipotesi è quella che connette il nome del luogo agli abitanti sopravvissuti ad una sciagura di cui però non si avrebbero riscontri di carattere storico.

Di certo il borgo originario essendo posizionato in altura sulle falde del Pizzo Deta ha assunto il nome di "Rocca", ovvero di una fortezza dominante sulla valle Roveto. In un lontano documento dell'archivio Caetani è riportato: " ... ecclesiarum Sancti Pauli et Sancti Stephani sitarum Roccae de Vivo in Valle Urbeti ". Il nome del paese in alcune memorie storiche è Rocca de' Vivo, in altre è Rocca Vivorum. I primi accenni a Roccavivi risalgono al principio del secolo XII; il suo nome venne riportato nel famoso Catalogo dei Baroni[3].

In un documento di Papa Onorio III la denominazione consueta del paese presenterà un cambiamento: invece di Rocca de' Vivo o Rocca Vivorum fu denominata Rocca Rivi Vivi[3].

L'antico stemma dell'universitas riporta la scritta "Rocca de Vivi"[3].

StoriaModifica

 
Arco di Corso Vagnolo
 
Corso principale di Roccavivi

MedioevoModifica

Roccavivi inclusa nella valle Roveto per un breve periodo della sua storia dal 1208 fece parte della contea di Sora, concessa al fratello Riccardo, dei conti di Segni, da Papa Innocenzo III. Alla contea sorana rimase annessa tuttavia solo per poco tempo. Onorio XI ordinò nel 1218 ad Adenolfo di Alvito e a Ruggero di Aquino di restituire a Riccardo la terra di Rocca, che essi avevano violentemente saccheggiato. Appare da questo ordine pontificio che i due potenti signori la usurparono e la devastarono. Ma già prima di questo anno, l'11 ottobre del 1215, l'imperatore Federico II riconfermò a Riccardo tutti i diritti di cui egli godeva a Rocca de' Vivo dal tempo della nomina fatta in suo favore da Papa Innocenzo III.

Il borgo subì diverse modifiche del toponimo; infatti lo storico ed archivista Erasmo Gattola riportò la donazione che Gentile, figlio del conte dei Marsi Balduino, fece nel 1089 al monastero benedettino di Santa Maria in Luco delle chiese di San Nicola in Valle Sorana (Balsorano), di Santo Stefano in "Rivo Vivo", di Santa Restituta, di Santa Maria in Morrei (Morrea) e di Santa Maria in Collelongo. La donazione è contenuta nel Registrum pergamenaceo del benedettino Pietro Diacono[A 1]. Il documento riporta che Gentile, con i due nipoti Trasmondo e Berardo e con la matrigna Altruda, abitanti di Valle Sorana (la contemporanea Balsorano), concedeva nel maggio del 1089 al monastero di Santa Maria di Luco, soggetto a Montecassino, tra le altre chiese anche la chiesa di Santo Stefano, posta nel territorio denominato in questo caso "Castro Rio Vivo"[4].

Che i nomi "Castro Rio Vivo" o "Rivo Vivo" siano riferiti a Roccavivi è dimostrato dal fatto che col passare del tempo, quando nacquero contestazioni tra il monastero di Luco e le chiese della donazione del 1089, non si parlava più di "Santo Stefano Rivo Vivi" o di "Castro Rio Vivo", ma di Santo Stefano in "Rocca de' Vivo". Il Castro Rio Vivo o la località Rivo Vivo non sono altro che "Rocca Rivi Vivi", nome modificato successivamente prima in "Rocca de' Vivo" e in seguito in "Rocca Vivorum", toponimo che si trasformò linguisticamente in Roccavivi. La denominazione "Santi Stephani in Rivo Vivo" si trova anche nel diploma del 22 settembre 1137 di Lotario III, imperatore del Sacro Romano Impero.

Quando si trattò di restaurare Rocca de' Vivo distrutta durante il secolo XIII, gli abitanti del paese, assieme a quelli di San Paolo e di San Giovanni de Collibus, furono obbligati a ricostruire il borgo per disposizione imperiale. Questo ha fatto dedurre che attorno alla chiesa di San Paolo si trovava anche un piccolo villaggio. Nel 1272, era di stanza nel passo di Rocca de' Vivo, come in altre località, per volere di Carlo I d'Angiò, un regio custode per l'esazione delle gabelle fuori del Regno. Roccavivi, come Capistrello e qualche volta anche Civitella Roveto, Pescocanale e Canistro, fu scelto come un posto di controllo per coloro che dal Regno di Napoli passavano allo Stato Pontificio. La località era nota per questo motivo come il "Vado di Rocca de' Vivi"[3].

Età modernaModifica

 
Panoramica di Roccavivi da San Giovanni Vecchio

Prima della proclamazione del Regno d'Italia, con sede a Roma, i paesi della valle Roveto che fungevano da posti di dogana ai confini dello Stato della Chiesa erano ancora Canistro e Roccavivi. Il paese fece parte della contea di Sora per un periodo limitato, si ritiene infatti che già nel secolo XIV appartenesse alla contea di Albe. Alla fine del secolo XV, come tutti i paesi della Valle Roveto, ad eccezione di Balsorano e di Morrea (con i suoi casali di San Vincenzo, San Giovanni e Castronovo), anche Roccavivi divenne un feudo dei Colonna. Negli ultimi secoli, prima del 1806, anno dell'eversione feudale, Roccavivi era una universitas con la sua autonomia amministrativa.

Con l'avvento al Regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte prima e di Gioacchino Murat dopo, Roccavivi fu aggregata assieme a Rendinara al comune centrale di Balsorano. Il Decurionato, di cui facevano parte anche cittadini eletti di Roccavivi, si riunivano per le più importanti questioni a Balsorano. Prima della unione al comune di Balsorano, gli amministratori del comune di Roccavivi si eleggevano "a cartelle" e venivano denominati massari, come in quasi tutti i paesi rovetani.

La slavina di RoccavecchiaModifica

 
Veduta del Pizzo Deta

Nel 1616, una valanga colpì l'antico paese, costruito molto più in alto rispetto al paese contemporaneo. A causa della catastrofe naturale morirono molti dei suoi abitanti. Subito dopo il principe Filippo Colonna ordinò di ricostruire il paese in altro luogo, più vicino al fondo della valle e con nuovo criterio: Roccavivi è tagliata in due da una via centrale, intersecata trasversalmente da vicoli diritti, in leggero pendio.

L'antico borgo fu distrutto dalla valanga dell'8 febbraio 1616. Alcuni documenti permettono di stabilire la data della sciagura e conoscere con precisione alcuni dettagli della sciagura. Nel Brogliardo Giovannelli, conservato presso l'archivio della curia vescovile di Sora, una bolla di nomina è riferita al nuovo parroco di Roccavivi, don Donato Canna, nominato il 6 agosto 1616 al posto di don Camillo Di Fede deceduto a causa della slavina. Il vescovo Piccardi nella relazione della sua visita pastorale fatta nel 1663 conferma che il vecchio paese fu distrutto 47 anni prima. In una lettera indirizzata dal contestabile Colonna al vescovo di Sora, Girolamo Giovannelli, il 20 dicembre 1621 vennero descritti alcuni particolari intorno alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Roccavivi. Il duca 34 anni prima aveva stanziato 150 ducati per la fabbrica del nuovo edificio sacro e si era proposto di far affiggere una lapide nella chiesa a ricordo di quella elargizione. Egli aveva impartito ordine al suo governatore che risiedeva a Civitella Roveto di amministrare il denaro che doveva essere versato dall'erario di Trasacco e aveva disposto che i massari di Roccavivi, addetti all'amministrazione del comune, s'impegnassero a provvedere per la manodopera e a portare a termine l'opera.

Altre notizie le fornisce nel 1763 l'abate don Ermenegildo De Paulis che in una relazione in vista della visita pastorale, definisce i fatti della valanga "vera e costante tradizione", aggiungendo altre note che si riferivano ad un "oscuro presagio della catastrofe".

In particolare la narrazione di una lite di confini sorta in quell'anno tra Roccavivi e Balsorano. Per poter giungere alla conoscenza della verità e dirimere la questione il vescovo, Girolamo Giovannelli, aveva lanciato la scomunica contro tutti coloro che erano a conoscenza dei veri confini e si rifiutavano di dichiararli. L'abate del tempo, Camillo Di Fede, durante la celebrazione delle messe festive aveva comunicato al popolo il provvedimento del vescovo, ma quell'annuncio era stato accolto con disprezzo. L'abate ammonì la popolazione: "Sprevit et despectui habuit excommunicationis fulmen" ("Schernito e disprezzato il suo fulmine scomunica").

La mattina del 7 febbraio, vigilia della distruzione del paese, mentre l'abate celebrava la messa un "orribile maiale" entrò in chiesa e alla presenza dei fedeli prima lacerò il paliotto dell'altare, poi strinse con i denti la fune della campana e cominciò a farla suonare, quindi si dileguò lasciando la gente inorridita.

Un altro evento prospettò la prossima sciagura. Un vecchio del luogo, Tommaso Liberatore, era stato avvertito in sogno dell'imminente rovina del paese, ma nessuno aveva prestato fede alle sue parole. Egli però per salvarsi dal disastro si era rifugiato con i familiari in un altro luogo. Nella notte seguente si scatenò un uragano con tuoni, pioggia e neve e il paese restò sepolto da una valanga d'acqua mista a fango precipitata dal monte. Cadde anche la chiesa, di cui rimase in piedi solo la parete alla quale era addossato l'altare che custodiva l'eucaristia. Molte persone avevano trovato rifugio nella chiesa, ma dalle rovine furono estratti ottanta cadaveri. In un angolo, protetta dalle travi, fu trovata viva solo una donna di nome Altesia che aveva affermato di essere rimasta incolume perché aveva invocato San Carlo Borromeo, patrono del vecchio paese. L'abate don Camillo Di Fede fu trovato morto sotto le macerie della sua casa col breviario in mano. L'abate don Ermenegildo De Paulis concluse la narrazione ricordando che ogni anno il 7 febbraio veniva celebrato un anniversario in suffragio delle vittime dell'immane catastrofe e ammoniva i fedeli ad aver paura della scomunica[5]. Dell'antico abitato di Roccavecchia rimase in piedi soltanto una parte dell'antico santuario della Madonna delle Grazie (in origine dedicato anche a San Silvestro).

Età contemporaneaModifica

In seguito all'eversione feudale il paese venne incluso nel governo di Civitella Roveto dal 1807, nel comune di Balsorano dal 1811, infine dal 1816 in quello di San Vincenzo di cui rappresenta la frazione più popolosa[6]: il Catasto fu terminato, dopo l'ordine del Re Carlo III, soltanto nel 1748. Roccavivi fece registrare 255 abitanti ai tempi di Carlo V, 275 nel 1595, 150 nel 1648, 350 nel 1669, 353 nel 1779, 510 nel 1806, 797 nel 1838, 1157 nel 1931, 1277 nel 1951, infine 1215 nel 1961[3].

Essendo situata in una zona ad alto rischio sismico il paese è stato colpito da alcuni terremoti. Il più grave, il terremoto della Marsica del 1915, causò gravi danni al patrimonio architettonico non facendo tuttavia registrare vittime tra la popolazione[7].

SimboliModifica

Stemma: sullo stemma di Roccavivi appare, appoggiata su una base conica tronca, una torre, come una colonna, a ricordo della dominazione della famiglia Colonna. Ai piedi della base conica e della torre si apre una porta. Attorno allo stemma si legge: Rocca de Vivi. Esso è stato ripreso nell'Archivio di Stato di Napoli dal Catasto Onciario[A 2][8].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 
Santuario della Madonna delle Grazie
 
Affresco dei Santi Pietro e Paolo
 
Facciata e campanile della chiesa di Santa Maria Assunta
Santuario della Madonna delle Grazie
Sorge dove, prima della valanga del 1616, era situato l'antico paese di Roccavecchia, lungo il sentiero che conduce alla certosa di Trisulti, attraverso il "Vado della Rocca". Il santuario originario è una costruzione di architettura romanica risalente al XII secolo[9]. La chiesa in origine aveva il titolo di San Silvestro, e di Santa Maria. Soltanto dal 1703 venne dedicata alla Madonna delle Grazie e a San Silvestro. In seguito venne meno il titolo di San Silvestro che restò patrono della comunità parrocchiale di Roccavivi. Durante la seconda guerra mondiale furono arrecati gravi danni al santuario, in particolare il 24 marzo 1944 alcuni aerei alleati sganciarono delle bombe che causarono lesioni alla volta e danni al tetto e alle vetrate. Le condizioni statiche dell'edificio sacro erano state sempre poco buone. All'interno c'era un solo altare in calcestruzzo sul quale era posta, in una nicchia, l'immagine della Madonna. La chiesa mancava di campanile, campane, confessionale, organo e presentava solo un pulpito mobile. Luoghi attigui erano la sagrestia, una sala da pranzo e la cucina[10]. Nel luglio del 1959 furono eseguiti i lavori di restauro per l'importo di 1.800.000 lire ottenuti per i danni di guerra. Una relazione del 1987 affermava che nella chiesa si trovavano la statua della Madonna delle Grazie, un vecchio altare a muro, un tabernacolo in legno, 2 campane piccole, la via Crucis in stampe incorniciate, bisognose di restauro. Tra gli altri beni della chiesa figuravano: alcuni manti e vestiti della Madonna e l'antica statua di San Silvestro (detta "statua di San Carluccio"). Importanti lavori di restauro iniziarono nel gennaio 1990 grazie ad un finanziamento ottenuto dall'ex Comunità Montana Valle Roveto. La chiesa è stata consolidata con il rifacimento del tetto e sono stati riportati alla luce la vecchia facciata in pietra ed un arco posto all'interno. Nel giugno 1991 sono stati effettuati ulteriori lavori di restauro e poste 14 stazioni della via Crucis in bronzo ed una statua in polvere di marmo del Cristo risorto. Il mese successivo è stato realizzato il refettorio e portata a termine l'opera manutentiva. Durante i lavori di restauro del Santuario di Roccavecchia nel 1990, sono riemersi alcuni particolari ed elementi della Chiesa per molto tempo nascosti. Tra questi, uno dei più interessanti, è sicuramente l'affresco dei Santi Pietro e Paolo, posti rispettivamente a destra e sinistra della nicchia in cui è contenuta la statua della Madonna. Essi sono inseriti ai piedi di una bellissima struttura, un vero e proprio altare dipinto sorretto da due colonne e sormontato da due angeli oranti. San Pietro ha lo sguardo rivolto verso i fedeli, nella mano sinistra tiene un grande libro chiuso, mentre nella destra ha le chiavi del paradiso; San Paolo, invece, tiene nella mano sinistra un grande libro aperto e nell'altra una spada. Il suo sguardo è rivolto verso la Madonna. L'affresco si dovrebbe collocare tra il 1650 ed il 1700[11]. Qui l'8 febbraio 2015 con una solenne cerimonia presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Mons. Gerardo Antonazzo, hanno avuto inizio le celebrazioni annuali per il quarto centenario della slavina di Roccavecchia dell'8 febbraio 1616[12].

Architetture militariModifica

  • Torre medievale di Roccavecchia, i ruderi della torre a base quadrata si trovano nella zona montuosa che sovrastava il borgo antico a circa 1.800 m s.l.m.

Aree naturaliModifica

La Mola
Area boschiva che dista circa 400 metri dalle ultime case del paese. L'area è attraversata da una stradina che porta alla chiesa della Madonna delle Grazie a Roccavecchia. Verso la metà del Settecento, un mugnaio di Veroli decise di costruire un mulino per assicurare lavoro al figlio che aveva sposato una ragazza di Roccavivi. Da allora il bosco prese il nome di "La Mola". Del vecchio mulino sono visibili solo alcuni ruderi, la vasca di carico e la torre interna della vasca, lavorata in pietra, che serviva a convogliare l'acqua per azionare la macina. Successivamente fu costruito un secondo mulino che si conserva, invece, in buono stato. I due mulini ad acqua hanno cessato la loro attività quando la Cassa del Mezzogiorno fece costruire l'acquedotto Rio per distribuire l'acqua alle abitazioni di Roccavivi, San Vincenzo e Balsorano[15][16].

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[7][17]

 

Tradizioni e folcloreModifica

Il 31 dicembre di ogni anno si celebra la festa patronale in onore di san Silvestro, patrono di Roccavivi[18].

Tra la fine di maggio e il mese di giugno si svolge l'infiorata in occasione del Corpus Domini[19].

Nel primo fine settimana di luglio di ogni anno la statua della Madonna delle Grazie viene portata in processione dalla chiesa parrocchiale al santuario di Roccavecchia[20].

Ad inizio agosto si svolge il festival internazionale del Folklore[21].

CulturaModifica

 
Gli òrapi del Pizzo Deta

CucinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina marsicana.

Tra le ricette tipiche di Roccavivi figurano le focacce casarecce con gli òrapi (spinaci selvatici di montagna), la polenta e fagioli, i tagliolini in bianco (detti "Tagliarin") o i primi piatti conditi con funghi e tartufi e le zuppe contadine[22].

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Lungo la strada statale 82 della Valle del Liri al Km 40+100 c'è il bivio per Roccavivi raggiungibile percorrendo l'arteria inaugurata nel 1928. Dal 1965 Roccavivi è collegata anche con San Vincenzo Valle Roveto da una carrozzabile di circa due chilometri e mezzo[3].

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Roccavivi.

SportModifica

CalcioModifica

La società sportiva Roccavivi Valle Roveto è stata la squadra di calcio del paese che ha militato nei tornei dilettantistici abruzzesi[23].

L'A.S.D. Real Pizzodeta milita nella Terza Categoria abruzzese.

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Regesto pergamenaceo, p. 229, n. 541.
  2. ^ Volume n. 3103 dell'Azione Amministrativa, anno 1748.

FontiModifica

  1. ^ a b c Dati di Roccavivi, Il Portale d'Abruzzo. URL consultato il 30 maggio 2018.
  2. ^ a b c Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce.
  3. ^ a b c d e f Borghi e storia della Valle Roveto, Valle Roveto. URL consultato il 19 settembre 2018.
  4. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971.
  5. ^ Santuario della Madonna delle Grazie, TerreMarsicane.
  6. ^ Antonio Sciarretta, Geo-storia amministrativa d'Abruzzo. Provincia di Abruzzo Ulteriore II o dell'Aquila. Area Marsicana, Antonio Sciarretta's Toponymy. URL consultato il 19 settembre 2018.
  7. ^ a b Storia, su www.roccavivi.it. URL consultato il 16 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2016).
  8. ^ Storia di Roccavivi, TerreMarsicane.
  9. ^ Santuario della Madonna delle Grazie - Roccavivi, Ecnabruzzo.countryeurope.net. URL consultato il 3 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2015).
  10. ^ Chiesa di Santa Maria delle Grazie, TerreMarsicane (Don Rocco Bifolchi).
  11. ^ RoccaDeVivi1616.it, su RoccaDeVivi1616.it. URL consultato il 29 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2015).
  12. ^ Maria Caterina De Blasis, Dalla distruzione alla rinascita: Roccavivi ricorda il IV centenario della slavina di Roccavecchia, Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, 10 febbraio 2016. URL consultato il 15 settembre 2016.
  13. ^ Chiese e monumenti di Roccavivi, TerreMarsicane. URL consultato il 3 ottobre 2015.
  14. ^ U.s.d. San Vincenzo Roccavivi (foto), su www.roccavivi.it. URL consultato il 29 agosto 2015.
  15. ^ Roccavivi nelle sue vicende storiche: atti a margine del convegno Roccavivi 12 agosto 1998, Opac.uniroma1.it.
  16. ^ Piacentini Geremia,
  17. ^ Gerardo Massimi, Fascicoli monografici comunali di Gerardo Massimi 66092 AQ 10 San Vincenzo Valle Roveto (PDF), su gerardomassimi.it (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2015).
  18. ^ Riccardo Petricca, L'antichissima statua di San Silvestro Papa (XIII sec.), Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. URL consultato il 19 settembre 2018.
  19. ^ Laura Badaracchi, La banda del Papa suona per Maria, Famiglia Cristiana, 10 maggio 2018. URL consultato il 19 settembre 2018.
  20. ^ Maria Caterina De Blasis, Roccavivi: nel santuario di Roccavecchia la festa della Madonna delle Grazie, Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. URL consultato il 19 settembre 2018.
  21. ^ 28° Festival Internazionale del Folklore, Cori d'Abruzzo. URL consultato il 19 settembre 2018.
  22. ^ Vicoli di Gusto, Borghi Autentici d'Italia. URL consultato il 19 settembre 2018.
  23. ^ Storia Roccavivi V.R., Roccavivi.it. URL consultato il 19 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 10 settembre 2016).

BibliografiaModifica

  • Donato Piacentini, Franco Geremia, Dante Gemmitti e Dionigi Antonelli, Roccavivi nelle sue vicende storiche: atti a margine del convegno. Roccavivi 12 agosto 1998, Sora, Antonio Corsi, 2005, SBN IT\ICCU\RMS\1414915.
  • Dionigi Antonelli, La valle Roveto e il sacro: dal mondo antico al medioevo, Roma, Tipolitografia Trullo, 2006, SBN IT\ICCU\RMS\1841320.

Voci correlateModifica

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