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Biografia e carrieraModifica

 
Progetto per l'altare delle Croci all'interno del Duomo nuovo di Brescia.

La sua prima opera, datata attorno al 1813, è il cimitero di Brescia, il primo cimitero monumentale italiano, prototipo di tutti i cimiteri neoclassici dell'Ottocento, opera che lo impegnò per tutta la vita e che i bresciani presero a chiamare semplicemente "Vantiniano". All'interno del complesso monumentale è presente la torre del faro: una colonna alta 60 metri culminante con una grande lanterna. Durante una vista l'architetto tedesco Heinrich Strack, rimase talmente colpito da realizzare una copia per la città di Berlino: l'odierna Colonna della Vittoria. Strack confessò "di essere rimasto colpito dal capolavoro del Vantini e di non aver saputo creare nulla di più bello".[1]

Successivamente progettò molti cimiteri in tutta la provincia oltre che numerosi monumenti funebri.

Oltre ad insegnare al Liceo classico Arnaldo di Brescia, ideò la scuola di disegno di Rezzato per addestrare ed affinare le capacità lavorative delle maestranze che lavoravano i marmi delle cave di Rezzato. Nel 1857, subito dopo la sua morte, la scuola assunse il nome di "Istituto Vantini". Con la sua scuola lavorò alla realizzazione di diversi palazzi signorili della provincia di Brescia, particolarmente nella zona di Quinzano d'Oglio e di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova.[2]

Agli inizi dell'Ottocento diresse la ristrutturazione della parrocchiale e del municipio di Iseo. Del 1822 è l'arco del Granarolo in via Dieci Giornate, con sculture di Giovanni Fantoni. Nel 1826 vinse un concorso - cui parteciparono 32 concorrenti - per la realizzazione dei Caselli Daziari di Porta Venezia a Milano, che furono realizzati tra il 1827 ed il 1828. Negli anni successivi curò il completamento del complesso, originariamente disegnato dal Piermarini e proseguito dal Luigi Cagnola, ma mai terminato. Nel 1833 collocò le statue e i rilievi che diedero all'opera il suo aspetto definitivo.

Ultima opera, che il Vantini non vedrà completata a causa della morte, è la caratteristica tomba Bonomini o tomba del cane.

OpereModifica

PalazziModifica

CimiteriModifica

Altre architettureModifica

Affreschi

Opere di restauroModifica

Persone legate al VantiniModifica

NoteModifica

  1. ^ Terraroli Valerio, Il Vantiniano: la scultura monumentale a Brescia tra Ottocento e Novecento, Grafo, Brescia, 1990
  2. ^ Mariano Vignoli, Quanta schiera di gagliardi. Uomini e cose del Risorgimento nell'alto mantovano, 1ª ed., Mantova, 1998.

BibliografiaModifica

  • Costanza Fattori, Lionello, Rodolfo Vantini: architetto, 1792-1856 Lonato: Fondazione Ugo Da Como, 1963.
  • Rodolfo Vantini e l'architettura neoclassica a Brescia: atti del convegno di studi, Brescia, 12 novembre 1992, Ateneo di Brescia, 1995 (Brescia: Geroldi).
  • Giuseppe Tognazzi, Rodolfo Vantini ingegnere in: Civiltà bresciana, A. 12 (2003), n. 3, p. 55-58.
  • Antonio Rapaggi, Rodolfo Vantini , Grafo, Brescia 2011.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

C.F.P. Rodolfo Vantini

Controllo di autoritàVIAF (EN24986533 · ISNI (EN0000 0001 1844 736X · LCCN (ENno97055521 · GND (DE119525135 · BNF (FRcb10421445k (data) · ULAN (EN500186798 · BAV ADV10179740 · CERL cnp00558245 · WorldCat Identities (ENno97-055521