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Rodolfo Verduzio

ingegnere aeronautico e generale italiano
Rodolfo Verduzio
Rodolfo Verduzio.jpg
Rodolfo Verduzio
7 marzo 1881 – 29 dicembre 1958
Nato aNapoli
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
CorpoGenio Aeronautico
GradoGenerale di brigata aerea
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Comandante diDirezione del Genio aeronautico
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino
Pubblicazionivedi qui
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Rodolfo Verduzio (Napoli, 7 marzo 1881Roma, 29 dicembre 1958) è stato un ingegnere aeronautico e generale italiano.

L'Ansaldo I S.V.A. qui in versione idrovolante.

Nei primi anni del ventesimo secolo fu docente di "teoria e costruzioni di dirigibili" presso il Battaglione Specialisti del Regio Esercito; tra i suoi studenti illustri anche Celestino Rosatelli.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Napoli il 7 marzo 1881,[2] a partire dal 20 settembre 1903[3] frequentò la Regia Accademia di Artiglieria e Genio di Torino[3] da cui uscì con il grado di Tenente del Genio militare, passando nel 1906 nella specialità degli aerostieri. In quello stesso anno fu insignito di una Medaglia di bronzo al valor civile[4] per l'attività svolta nella direzione dei lavori di ricostruzione dopo l'eruzione del Vesuvio.[5] Incominciato ad interessarsi all'attività aeronautica, collaborò con Gaetano Arturo Crocco nella progettazione dei primi dirigibili militari italiani, realizzati presso lo stabilimento di Vigna di Valle, sul lago di Bracciano[6]. A Vigna di Valle progettò e realizzò i dirigibili P-4, P-5, p. 6, P.7 e P.8.[7] Il 2 settembre del 1913 il Ministero della Guerra lo insignì di un Encomio per l'attività di progettazione dei dirigibili della nuova Classe “M”, allora in corso di sviluppo.[5]

Nel corso del 1914 progettò e costruì il dirigibile V-1[8] (“V” per veloce) da 14 650 metri cubi[7] equipaggiato con quattro propulsori Maybach-Itala D.1 da 180 CV.[9] Continuò a progettare dirigibili anche dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia avvenuta il 24 maggio 1915[2] realizzando la serie D.E. (Dirigibile Esploratore) per la Regia Marina.[10] Il 5 maggio 1916 fu insignito di un Encomio da parte del Ministero della Marina[5] per l'attività svolta presso l'Aeroscalo di Ferrara,[5] e in quello stesso anno progettò assieme al tenente del Genio Ing.Umberto Savoja il velivolo S.V.A., prodotto dall'azienda Ansaldo.[11] che fu protagonista di due storiche imprese dell'aviazione italiana, il Volo su Vienna con Gabriele D'Annunzio nel 1918 ed il Raid Roma-Tōkyō di Arturo Ferrarin nel 1920.

Nel corso del 1923, alla costituzione della Regia Aeronautica, fu promosso Colonnello del Genio Aeronautico e, successivamente Generale. Il 27 novembre 1927 fu insignito di un encomio solenne per aver preso parte alla preparazione dei velivoli destinati a partecipare alla Coppa Schneider che si era svolta in Nord America nel novembre del 1926.[5]

Ricoprì successivamente l'incarico di addetto aeronautico presso l'Ambasciata italiana a Londra, da dove rientrò in Patria nel 1930 per congedarsi e dedicarsi all'attività di progettista ed insegnante universitario di aeronautica generale presso la facoltà di ingegneria aeronautica dell'Università di Roma.[2]

Assunto alla Caproni, inizialmente affiancò Gianni Caproni per poi ricoprire l'incarico di capo progettista. Ad una collaborazione tra i due ed Umberto Nobile si deve la realizzazione del Caproni Ca.73, il primo aereo italiano di costruzione interamente metallica. Seguiranno progetti interamente personali come il bombardiere coloniale Caproni Ca.101, il ricognitore Ca.111 e nel 1937 il Ca.161[12] che raggiunse i 15 645 m conseguendo il primato mondiale di altitudine per velivoli dotati di motore a scoppio,[12] successivamente battuto dal Ca.161bis che raggiunse i 17 074 m.[8]

Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, fu nominato Pioniere dell'Aeronautica.[2] Si spense a Roma il 29 dicembre 1958, e la Capitale lo ha onorato intitolandogli una via.

OnorificenzeModifica

PubblicazioniModifica

  • I Proiettori, Tipografia Enrico Voghera, Roma, 1908.

ProgettiModifica

NoteModifica

  1. ^ Piero Lazzarin, Non tutto quello che è nuovo è bello", su messaggerosantantonio.it. URL consultato il 21 luglio 2008.
  2. ^ a b c d Maisto 1948, p. 81.
  3. ^ a b Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.207, del 2 settembre 1903.
  4. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.262, del 10 novembre 1906.
  5. ^ a b c d e Maisto 1948, p. 82.
  6. ^ Crocco-Verduzio P.4 (JPG), su earlyaeroplanes.com (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  7. ^ a b Pesce 1982, p. 53.
  8. ^ a b Prof. Ing. Leonardo Lecce, Progettisti e Costruttori, su Il Polo Aeronautico di Napoli, Università di Napoli Dipartimento di Progettazione Aeronautica. URL consultato il 21 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2007).
  9. ^ Pesce 1982, p. 54.
  10. ^ Pesce 1982, p. 60.
  11. ^ Il nome SVA deriva appunto da Savoja, Verduzio, Ansaldo.
  12. ^ a b Maisto 1948, p. 83.
  13. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.94, del 19 aprile 1924.

BibliografiaModifica

  • Paola Boni Fellini, Uomini dell'aria, Bologna, Centro Edit. dell'Osservatore, 1959.
  • Alessandro Fraschetti, Prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia dal 1884 al 1925, Roma, Stato Maggiore Aeronautica Ufficio Storico, 1986.
  • Paolo Ferrari, Giancarlo Garello, Le ali del ventennio: l'aviazione italiana dal 1923 al 1945. Bilanci storiografici e prospettive di giudizio, Milano, Franco Angeli Storia, 2005, ISBN 88-464-5109-0.
  • Paolo Ferrari, Giancarlo Garello, L'Aeronautica italiana. Una storia del Novecento, Milano, Franco Angeli Storia, 2004, ISBN 88-464-5109-0.
  • Il libro d'oro degli aerostieri, Roma, Tipografia Editrice Marte, 1926.
  • Guido Maisto, AD Astra. Pionieri Napoletani del Volo, Napoli, Editrice “La Via Azzurra”, 1948.
  • Manlio Molfese, L'aviazione da ricognizione italiana durante la grande guerra europea (maggio 1915-novembre-1918), Roma, Provveditorato generale dello Stato, 1925.
  • Giuseppe Pesce, I dirigibili italiani, Modena, Mucchi Editore, 1982.

Voci correlateModifica

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