Rovo ardente

episodio biblico
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Il rovo ardente è descritto nel Libro dell'Esodo[1] come ubicato sul monte Oreb. Secondo la narrazione, il rovo era in fiamme, ma non veniva consumato, da cui il nome.[2] Nel racconto biblico, il rovo ardente è il luogo in cui Mosè viene designato da Yahweh (Dio) per condurre gli Israeliti dall'Egitto verso la Cananea.

Rovo ardente. Dipinto del XVII secolo di Sébastien Bourdon all'Ermitage, San Pietroburgo

Il termine ebraico nella narrativa biblica, tradotto in italiano come rovo, è seneh (in ebraico: סנה? səneh), che si riferisce in particolare al genus rubus.[3][4][5] Seneh è un hapax legomenon biblico, che appare solo in due passaggi, entrambi i quali descrivono il rovo ardente.[4] È possibile che il riferimento a un rovo ardente sia basato su un'interpretazione errata di Sinai (in ebraico: סיני? Sînāy), un monte descritto in Esodo 19:18 come in fiamme.[4][6] Un'altra possibilità che l'uso di seneh (in ebraico: סנה?) possa essere un gioco di parole intenzionale per Sinai (in ebraico: סיני?), è cosa abbastanza comune dei testi ebraici.[7]

Narrazione biblicaModifica

 
Mosè e il rovo ardente, c. 1450–1475, attribuito a Dieric Bouts.

Nella narrazione si dice che un angelo del Signore apparve sul rovo,[8] e come Yahweh, in seguito, si rivolgesse a Mosè, con voce proveniente dal rovo, mentre questi pascolava il gregge di Jetro.[2] Quando Mosè iniziò ad avvicinarsi, Dio gli disse di togliersi i calzari, poiché stava calpestando una terra santa,[9] e Mosè si nascose la faccia tra le mani.[10] Alcuni studiosi dell'Antico Testamento considerano il racconto del rovo ardente come congiunzione tra i testi jahvisti e eloisti, con l'Angelo di Yahweh e la rimozione dei sandali facenti parte della tradizione jahvista e il parallelo eloista con il fatto che era Dio e il nascondersi il volto da parte di Mosè.[5][7][11]

Quando viene sfidato sulla sua identità, Yahweh risponde che è il Dio dei patriarchi - Abramo, Isacco e Giacobbe -[12] e che è Yahweh.[13] Il testo fa derivare Yahweh (in ebraico: יהוה?) dal termine ebraico hayah (in ebraico: היה?) nella frase ehyeh ašer ehyeh, che significa "colui che è", o "Io sono colui che sono".[5]

Il testo ritrae Yahweh come colui che dice a Mosè che lo sta mandando dal Faraone per portare gli israeliti fuori dall'Egitto, un'azione che Yahweh descrive come se avesse notato che questi erano oppressi dagli egiziani.[14] Yahweh dice a Mosè di dire agli anziani degli israeliti che Yahweh li avrebbe condotti nella terra dei Cananei, Ittiti, Amorrei, Iviti e Gebusei,[15] una regione generalmente indicata nel suo insieme con il termine "Cananea", descritta come una terra di "latte e miele".[15]

Secondo la narrazione, Yahweh ordinò a Mosè di confrontarsi con gli egiziani e gli israeliti e lo informò su ciò che sarebbe accaduto e poi compì diversi miracoli dimostrativi per rafforzare la credibilità di Mosè. Tra le altre cose il bastone di Mosè venne trasformato in un serpente,[16] la mano di Mosè divenne temporaneamente segnata dalla lebbra,[17] e l'acqua fu trasformata in sangue.[18] Secondo i testi, Yahweh chiese a Mosè di prendere il suo bastone in mano, allo scopo di usarlo per fare miracoli,[18] come se fosse un bastone che gli era stato dato, piuttosto che il suo.[5] Alcuni studiosi dei testi propongono che quest'ultima istruzione sia la versione eloista della descrizione precedente più dettagliata, in cui Mosè usa il proprio bastone, cosa attribuita dai yahvisti.[5][11]

 
Una pietra granitica proveniente dall'area del monte Sinai mostra ciò che sembra essere una rappresentazione di un cespuglio, creata naturalmente da una concentrazione di ossido di manganese che si cristallizza in questa forma nella roccia.

Mosè è descritto come molto riluttante ad assumere l'incarico, sostenendo che gli mancasse l'eloquenza e per questo dovesse essere inviato qualcun altro.[19] Nel testo, Yahweh reagì rabbiosamente rimproverando Mosè per la presunzione di tenere una conferenza a Colui che aveva detto chi era qualificato per parlare o non. Eppure Yahweh concesse e permise ad Aronne di essere inviato ad aiutare Mosè, poiché egli era eloquente e stava già andando ad incontrare Mosè.[20] Questa è la prima volta nella Torah che Aronne viene menzionato, e qui viene descritto come il portavoce di Mosè.[21]

Teorie alternativeModifica

 
Icona di Mosè mentre riceve i Dieci comandamenti. Il rovo è dipinto ai suoi piedi, e in basso a sinistra si vede il Monastero di santa Caterina c. 1050).

Alexander e Zhenia Fleisher identificano il rovo della storia biblica con la pianta Dictamnus albus.[22] Essi scrivono:

(EN)

«Intermittently, under yet unclear conditions, the plant excretes such a vast amount of volatiles that lighting a match near the flowers and seedpods causes the plant to be enveloped by flame. This flame quickly extinguishes without injury to the plant.»

(IT)

«Intermittentemente, in condizioni non ancora chiare, la pianta espelle una quantità così grande di prodotti volatili che si accendendo vicino ai fiori e ai semi, facendo sì che la pianta venga avvolta dalle fiamme. Questa fiamma si spegne rapidamente senza danneggiare la pianta.»

(Alexander e Zhenia Fleisher)

Concludono, tuttavia, che il "Dictamnus" non si trova nella penisola del Sinai, aggiungendo: "È, quindi, altamente improbabile che qualsiasi Dictamnus fosse il vero rovo ardente nonostante una così attraente base razionale."

Colin Humphreys replicò che "il libro dell'Esodo suggerisce un fuoco duraturo che Mosè andò ad indagare, non un fuoco che divampava e poi si spegneva rapidamente".[23]

UbicazioneModifica

 
Il rovo al monastero di santa Caterina nella penisola del Sinai, che la tradizione monastica identifica con il rovo ardente.

Gli eremiti cristiani originariamente si erano riuniti sul monte Serbal, credendo che fosse il Monte Sinai biblico. Tuttavia, nel IV secolo, ai tempi dell'Impero bizantino, il monastero ivi costruito fu abbandonato a favore della più recente convinzione che il monte Santa Caterina fosse il biblico Sinai. Ai suoi piedi venne costruito un nuovo monastero - il Monastero di Santa Caterina - e fu identificato come il presunto sito del rovo ardente biblico. La macchia che cresce sul posto (dal nome scientifico di Rubus sanctus),[24] fu successivamente trapiantata a diversi metri di distanza da un cortile del monastero, e il suo punto originario fu coperto da una cappella dedicata all'Annunciazione, con una stella d'argento che segna dove le radici del cespuglio erano uscite dal terreno. I monaci di Santa Caterina, seguendo la tradizione ecclesiastica, credono che questo cespuglio sia, di fatto, il cespuglio originale visto da Mosè, piuttosto che un successivo rimpiazzo, e chiunque entri nella cappella è tenuto a togliersi le scarpe, proprio come si diceva che Mosè avesse fatto nel racconto biblico.

Tuttavia, in tempi moderni, non è il monte santa Caterina, ma l'adiacente Jebel Musa (Monte Mosè), che è attualmente identificato come il monte Sinai dalla tradizione popolare e dalle guide turistiche. Questa identificazione è nata dalla tradizione beduina.

Monte Serbal, monte Sinai e monte Santa Caterina, si trovano tutti all'estremità meridionale della penisola del Sinai, ma il nome della penisola è un'attribuzione relativamente moderna, e non era conosciuta con quel nome all'epoca di Flavio Giuseppe o prima. Alcuni studiosi e teologi moderni, favoriscono le posizioni nel Hijaz (a nord ovest dell'Arabia Saudita), a nord del Wadi Araba (nelle vicinanze di Petra, o nell'area circostante ), o occasionalmente nella penisola del Sinai centrale o settentrionale. Quindi, la maggior parte degli accademici e dei teologi concordano sul fatto che se il "rovo ardente" sia mai esistito, allora è altamente improbabile che sia il cespuglio conservato nel monastero di Santa Caterina.

Interpretazione da parte dell'ortodossia orientaleModifica

 
Icona tradizionale di nostra Signora del rovo ardente (Neopalimaya Kupina).
 
Icona della Theotókos "rovo ardente" dell'Antico Testamento. XIX secolo, Polissya, Ucraina. Museo delle icone dell'Ucraina, Castello Radomysl, Ucraina[25]

Nell'ortodossia orientale esiste una tradizione, originata dai padri della Chiesa ortodossa e dai loro primi sette concili ecumenici, secondo la quale la fiamma che Mosè vide era in effetti la distinzione tra essenza ed energie di Dio, manifestata come luce, spiegando in tal modo perché il cespuglio non si era consumato. Quindi, non è interpretato come un miracolo nel senso di un evento, che esiste solo temporaneamente, ma è visto come a Mosè fosse permesso vedere queste "Energie non trasformate"/"Gloria", che sono considerate cose eterne. L'ortodossa definizione di salvezza è questa visione delle "Energie non trasformate"/"Gloria", ed è un tema ricorrente nelle opere dei teologi greco-ortodossi come John S. Romanides.

Nella tradizione ortodossa orientale, il nome preferito per l'evento è il rovo non combusto, e la teologia e l'innografia della chiesa lo vedono come una prefigurazione della nascita verginale di Gesù. La teologia ortodossa orientale si riferisce a Maria come Theotókos ("portavoce di Dio"), vedendola come se avesse dato vita al Dio incarnato senza subire alcun danno o perdita della verginità, in parallelo al cespuglio che viene bruciato senza essere consumato.[26] Esiste un'icona dal nome il rovo incombusto, che ritrae Maria come portatrice di Dio. La festa cade il 4 settembre (in russo: Неопалимая Купина?).

Mentre nella narrazione biblica Dio parla a Mosè, secondo l'ortodossia orientale è l'angelo che venne ascoltato da Mosè. L'ortodossia orientale interpreta l'angelo come parola di Dio, considerandolo come l'Angelo del Grande Consiglio menzionato nella versione Septuaginta di Isaia 9:6;[27] (ed è Consigliere, Dio onnipotente nel testo masoretico).

SimbolismoModifica

Il significato simbolico del rovo ardente è stato enfatizzato nel Cristianesimo, specialmente tra i partecipanti alla tradizione riformata del Protestantesimo. Anche il Giudaismo gli attribuisce un simbolismo.

Tradizione riformataModifica

 
Emblema della Chiesa di Scozia, sull'ingresso della Church of Scotland Offices ad Edimburgo.

Il rovo ardente è stato un simbolo popolare tra le chiese riformate da quando fu adottato per la prima volta dagli Ugonotti (Calvinisti francesi) nel 1583 durante il loro 12º Sinodo nazionale. Il motto francese Flagror non consumor - "Sono bruciato ma non consumato" - suggerisce che il simbolismo fosse compreso dalla chiesa sofferente che tuttavia viveva. In ogni caso, dato che il fuoco è un segno della presenza di Dio, egli è un fuoco che divora (Ebrei 12:29) che sembra indicare un miracolo più grande: Dio, in grazia, è con il suo popolo dell'alleanza e così non sono consumati.

  • L'attuale simbolo della Chiesa riformata di Francia è un rovo ardente con la croce ugonotta.
  • Il motto della Chiesa di Scozia è Nec tamen consumebatur, latino per "Eppure non è stato consumato", un'allusione alla descrizione biblica del rovo ardente, e la stessa rappresentazione stilizzata è usata come simbolo della Chiesa dagli anni 1690.
  • Il rovo ardente è usato anche come base per il simbolo della Chiesa presbiteriano d'Irlanda, che usa il motto latino "Ardens sed virens", che significa "Bruciando ma fiorendo", ed è basato sulla descrizione biblica del rovo ardente. Lo stesso logo è utilizzato dalla separata Chiesa presbiteriana libera dell'Ulster.
  • Il rovo ardente è anche il simbolo della Chiesa presbiteriana del Canada, Chiesa presbiteriana dell'Australia, Chiesa presbiteriana dell'Australia orientale con il motto sin dalla sua fondazione nel 1846: "Ed il rovo non fu consumato", Chiesa presbiteriana della Nuova Zelanda, Chiesa presbiteriana di Taiwan, Chiesa presbiteriana di Singapore, Chiesa presbiteriana del Brasile, Chiesa presbiteriana della Malaysia, Chiese riformate libere del Nord America e Chiese cristiane riformate nei Paesi Bassi.

GiudaismoModifica

Il logo del Jewish Theological Seminary of America è un'immagine del rovo ardente con la frase "e il cespuglio non fu consumato" sia in inglese che in ebraico.[28]

IslamModifica

Secondo il Corano, Mosè partì dall'Egitto, insieme alla sua famiglia, dopo aver completato il periodo di tempo. Il Corano afferma che durante il loro viaggio, mentre si fermavano vicino al Tur, Mosè osservò un incendio e ordinò alla famiglia di aspettare fino al suo ritorno con il fuoco.[29] Quando Mosè raggiunse la Valle di Tuwa, Dio lo chiamò dal lato destro della valle da un rovo, su ciò che è venerato come Al-Buq‘ah Al-Mubārakah (arabo: الـبُـقـعَـة الـمُـبَـارَكَـة, "la terra benedetta") nel Corano.[30] A Mosè, Dio ordinò di togliersi le scarpe e fu informato di essere stato scelto come profeta, del suo obbligo di pregare e del giorno del giudizio. Gli fu quindi ordinato di gettare la sua verga che si trasformò in un serpente e più tardi gli fu ordinato di riprenderla.[31][32] Il Corano quindi narra che a Mosè venne ordinato di infilare la mano nelle vesti e nell'uscirla brillava di una luce accecante. Dio affermò che questi erano segni da mostrare al faraone per invitarlo al culto di un solo Dio.[31]

Baha'iModifica

La fede Bahá'í crede che il rovo ardente fosse la voce di Bahá'u'lláh.

RastafariModifica

I Rastafari credono che il rovo ardente fosse la cannabis.

Ipotesi biblica enteogenaModifica

L'ipotesi controversa del professor Benny Shanon sostiene che l'evento chiave dell'Antico Testamento potrebbe riferirsi ad una esperienza psichedelica con DMT. Alcune varietà di alberi di acacia che crescono in terra santa contengono la sostanza psichedelica DMT.[33] Nella sua pubblicazione, Biblical Entheogens: a Speculative Hypothesis, Shanon crea paralleli tra gli effetti indotti dalla miscela enteogena DMT-ayahuasca e il racconto [della Bibbia] sulla vita di Mosè. Inoltre Rick Strassman, che ha studiato gli effetti della dimetiltriptammina (DMT) su soggetti umani in condizioni sperimentali,[34] suggerisce, nel suo libro "DMT and the Soul of Prophecy: A New Science of Spiritual Revelation in the Hebrew Bible", che le esperienze del DMT possono somigliare più strettamente a quelle visioni trovate nel modello di profezia della Bibbia ebraica.

Il solo DMT non è attivo per via orale. Senza la somministrazione concomitante di un enzima inibitore, la DMT viene rapidamente convertita in un metabolita non psicoattivo. La ayahuasca, come tradizionalmente preparata, include un tale inibitore.

NoteModifica

  1. ^ Esodo 3:1–4:17
  2. ^ a b Esodo 3:4
  3. ^ Cheyne and Black (1899), Encyclopedia Biblica
  4. ^ a b c Jewish Encyclopedia
  5. ^ a b c d e Peake's commentary on the Bible
  6. ^ Cheyne and Black, Encyclopedia Biblica
  7. ^ a b Richard Elliott Friedman, The Bible with Sources Revealed, HarperOne, ISBN 978-0-06-073065-9.
  8. ^ Esodo 3:2
  9. ^ Esodo 3:5
  10. ^ Esodo 3:6
  11. ^ a b Jewish Encyclopedia, Book of Exodus
  12. ^ Esodo 3:16
  13. ^ Esodo 3:14
  14. ^ Esodo 3:7
  15. ^ a b Esodo 3:17
  16. ^ Esodo 4:2-4
  17. ^ Esodo 4:6-7
  18. ^ a b Esodo 4:9
  19. ^ Esodo 4:10-13
  20. ^ Esodo 4:14
  21. ^ Esodo 4:15-16
  22. ^ Alexander Fleisher e Zhenia Fleisher, Study of Dictamnus gymnostylis Volatiles and Plausible Explanation of the "Burning Bush" Phenomenon, in Journal of Essential Oil Research, vol. 16, n. 1, January–February 2004, pp. 1–3, DOI:10.1080/10412905.2004.9698634.
  23. ^ Colin Humphreys, Miracles of Exodus, Continuum International Publishing Group, 2006, p. 73.
  24. ^ Popa's Tales: The Burning Bush Archiviato il 9 ottobre 2007 in Internet Archive.
  25. ^ Bogomolets O. Radomysl Castle-Museum on the Royal Road Via Regia". — Kyiv, 2013 ISBN 978-617-7031-15-3
  26. ^ The Octoechos, Volume II (St. John of Kronstadt Press, Liberty, TN, 1999), Dogmaticon, Tone II
  27. ^ Isaia 9:6 (LXX)
  28. ^ The Jewish Theological Seminary sito web, su jtsa.edu. URL consultato il 17 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2019).
  29. ^ https://books.google.com.pk/books?id=JsC-RUvVsywC&pg=PA31&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false
  30. ^ Patrick Laude, Universal Dimensions of Islam: Studies in Comparative Religion, World Wisdom, Inc, 2011, p. 31, ISBN 978-1-935493-57-0.
  31. ^ a b https://books.google.com.pk/books?id=zbTC9S4RTH4C&pg=PA112&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false
  32. ^ Andrea C. Paterson, Three Monotheistic Faiths – Judaism, Christianity, Islam: An Analysis And Brief History, AuthorHouse, 2009, p. 112, ISBN 978-1-4343-9246-6.
  33. ^ (EN) Nathan Jeffay, Moses saw God 'because he was stoned - again', su the Guardian, 6 marzo 2008. URL consultato il 25 settembre 2018.
  34. ^ (EN) Rick J. Strassman, Dose-Response Study of N,N-Dimethyltryptamine in Humans, in Archives of General Psychiatry, vol. 51, n. 2, 1º febbraio 1994, pp. 85, DOI:10.1001/archpsyc.1994.03950020009001, ISSN 0003-990X (WC · ACNP).

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