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Ruggero Sanseverino (arcivescovo)

arcivescovo cattolico italiano
Ruggero Sanseverino
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti
 
Nato1302
Nominato arcivescovo24 marzo 1337 da papa Benedetto XII
Consacrato arcivescovomaggio 1337 dal cardinale Pierre des Prés
Deceduto1348
 

Ruggero Sanseverino (13021348) è stato un funzionario e arcivescovo italiano. Appartenente alla potente famiglia dei Sanseverino, fu arcivescovo di Bari e di Salerno.

In precedenza assunse anche la funzione di cappellano di papa Benedetto XII.

BiografiaModifica

Ruggero nacque nel 1302 circa, dal ramo della famiglia Sanseverino, conti di Marsico e di Tricarico. Era probabilmente figlio di Tommaso II e della sua terza moglie Sveva d'Avezzano, dei cui figli ne riconobbe solo alcuni.[1]

La nomina di Arcivescovo di BariModifica

Fu prima canonico della cattedrale di Napoli e Cappellano di Papa Benedetto XII, per poi essere elevato alla nomina di arcivescovo di Bari, fra il 4 ottobre 1336 e il 24 marzo 1337,[2] periodo della sua elezione. Quest'ultima venne confermata dallo stesso Benedetto XII, per essere poi consacrato a Roma da Pietro Després (cardinale Prenestino), con dispensa per il difetto di età e di ordini.

Nel 1339, grazie ai buoni rapporti fra i Sanseverino e Roberto d'Angiò, gli venne concesso di prolungare una storica fiera da tre a sette giorni. La fiera si celebrava a Bari dal 1291, per concessione di Carlo Martello d'Angiò, dopo la consacrazione della cattedrale da parte dell'allora arcivescovo Romualdo Grisone. Nel 1340 venne consacrata la Chiesa di Santa Chiara a Napoli, fondata da re Roberto d'Angiò: secondo un'epigrafe che ricorda l'evento, esposta sulla facciata del campanile, a partecipare alla consacrazione fu anche Roberto Sanseverino, assieme ai vescovi di Brindisi, Trani e Amalfi, tra quelli citati.

I rapporti con gli AngioiniModifica

I favori reali furono confermati, quando vennero concesse a Sanseverino, nel 1341, delle decime sulle entrate della bagliva della città di Gioia del Colle. Invece, è probabile che l’attribuzione a Sanseverino dei titoli di Logoteta e Gran Protonotario del Regno risalga all’inizio del regno di Giovanna I e non agli ultimi anni del predecessore, morto nel gennaio del 1343, che aveva lasciato scoperte tali cariche affidandole (dopo la scomparsa di Bartolomeo da Capua nel 1328) a sostituti.[3] I due ruoli furono ricoperti da Ruggero Sanseverino dal 6 al 20 aprile del 1344, nonostante essi contribuivano alla gravità fiscale della città di Bari. In quanto protonotario e logoteta, Sanseverino è citato anche in un paio di documenti del 9 luglio e 21 dicembre 1346, e in un diploma del 7 ottobre dello stesso anno, che riguardano la punizione dei responsabili dell’assassinio del principe Andrea d’Ungheria, morto il 18 settembre 1345.[3] Partecipò all'incoronazione della regina Giovanna I, nella Basilica di Santa Chiara, il 28 agosto 1344, celebrata dal legato apostolico Aimeric de Châtelus, a conferma della fedeltà alla corte francese.

Nel luglio del 1346, a seguito di un ordine emanato dal giustiziere di Terra di Bari, di inviare un contingente di 100 fanti e di 20 cavalieri baresi alla difesa di Barletta, che si temeva potesse essere attaccata dalle truppe del re Luigi d’Ungheria, fratello di Andrea,[4] gli abitanti di Bari insorsero. Molto probabile fu l'intercessione dell'arcivescovo Sanseverino affinché l'ordine venisse annullato dalla regina, e far si che le suppliche fossero accolte.[4]

Gli anni di arcivescovato a BariModifica

Secondo la tradizione storiografica locale, l'arcivescovo Sanseverino nonostante fosse frequentemente assente dalla sede, esercitava prevalentemente la sua funzione attraverso l’operato di vicari generali, come Giovanni de Dalfio, canonico barese, il quale il 26 agosto 1343 emanò una sentenza in favore del monaco benedettino Giacomo de Adria, abate del convento di San Giorgio del Golfo, della diocesi di Cattaro, che dipendeva da Bari.[5] Il 28 aprile 1339, il canonico della cattedrale Goffredo de Corticio, nominò Ruggero suo esecutore testamentario, riservandogli l’assegnazione di un legato;[6] Il 1º luglio 1339, Marino de Corticio, canonico di S. Nicola,[7] e forse imparentato con Goffredo, incaricò l’arcivescovo di scegliere il sacerdote destinato a celebrare le messe di suffragio.[8]

Altri legati gli furono attribuiti dai testamenti di Nicola de Spina e della vedova Churagayta,[9] e da Giovanni Bonicordis, canonico di S. Nicola, per il quale Ruggero garantì presso la curia pontificia l’esatta esecuzione di un suo lascito, riguardante la costruzione di una cappella all’interno della basilica e le eventuali alternative.[10][11]L’arcivescovo Ruggero offrì tredici volte l’anno il pranzo ai suoi canonici di Bari, per accoglierli e farli ambientare al meglio nella sua sede,[11]come voleva la tradizione.

Sanseverino s'interessò alla tutela del patrimonio e dei diritti della Chiesa di Bari. Al 27 agosto 1341, risale una richiesta di intercessione, dell'arcivescovo, inviata a Caterina II di Valois-Courtenay, vedova di Filippo I d'Angiò, principe di Taranto. Sanseverino voleva impedire gli abusi praticati dai funzionari reali nei confronti degli abitanti di Santeramo, poiché come vassalli, dipendevano dall'arcidiocesi Bari.[12] Sanseverino si assicurò, anche per la quantità dei ricavi che ne derivavano, le decime giornaliere sui proventi della dogana di Bari e, durante le festività per la domenica delle Palme, il prelievo annuale per l’acquisto di cento libbre di cera, destinate a illuminare la cattedrale durante la Pasqua. A tale scopo, fu designato come suo procuratore, nel 1348 e nel 1350, l’arciprete Angelo de Pollica.[13]

Sanseverino continuò i lavori di restauro della cattedrale, facendo rivestire di piombo la cupola e costruire il nuovo tetto della navata. Donò oggetti sacri, rinnovò e abbellì il reliquiario nel quale si conservava il braccio del patrono, San Sabino, utilizzando anche l’anello usato per la propria consacrazione ad arcivescovo.

Arcivescovo di SalernoModifica

Il 23 maggio 1347, Ruggero fu traslato da Clemente VI alla sede arcivescovile di Salerno,[14] rimasta vacante per la morte di Benedetto de Palmerio.[15] Il suo posto a Bari venne preso da Bartolomeo Carafa. Il suo trasferimento fu dovuto anche la crisi dinastica conseguente all’assassinio del principe Andrea di Ungheria. Il 29 ottobre, Clemente VI lo autorizzò a sciogliere dalla scomunica, insieme con il vescovo di Cassino, i chierici che avevano favorito il matrimonio fra Giovanna I d’Angiò e Luigi di Taranto, celebrato nell’agosto del 1347 senza il preventivo consenso papale.[16][17]

Giovanna d’Angiò e Luigi di Taranto, dopo l’ingresso, a Napoli, di Luigi d’Ungheria, fuggirono in Provenza. Roberto Sanseverino giocò un ruolo fondamentale nei rapporti col nuovo re, attenuando i timori degli altri membri della casata Sanseverino, favoriti dagli angioini, a cui giurarono fedeltà. Roberto fu accolto a corte con la nomina di consigliere del re e suo protonotario. Nel giro di pochi mesi, re Luigi partì per l’Ungheria, nel 1348, a causa dell’aggravarsi del conflitto con Venezia, per il controllo della Dalmazia, e della peste.

Ruggero Sanseverino morì intorno al settembre del 1348.[18] il 2 ottobre la Cattedrale di Salerno venne dichiarata sede vacante, «per mortem [...] domini Rogerii».[19]L'arcivescovo francese Bertrando de Castronovo, traslato il 7 gennaio 1349 dalla sede arcivescovile di Taranto, divenne suo successore.

NoteModifica

  1. ^ Ruggero Sanseverino ,Arcivescovo di Bari,Gran Protonotario del Regno di Sicilia,Arcivescovo di Salerno,Cappellano del Papa Benedetto XII dinastia Sanseverino ramo Cilento in Tutte le raccolte - MyHeritage, su www.myheritage.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  2. ^ Pasquale Corsi, nel Dizionario Biografico degli Italiani (Volume 90 - 2017) corregge l'opinione errata di Michele Garruba, (1844, p. 269 nota 1) secondo cui l'elezione sarebbe avvenuta nel 1338. Ma al contrario fa fede la conferma della nomina, da parte di Benedetto XII, risalente al 1337.
  3. ^ a b Pasquale Corsi, SANSEVERINO, Ruggero in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  4. ^ a b F. Carabellese, La Puglia nel secolo XV, 1901-1907, II, n. 112, p. 174.
  5. ^ Codice diplomatico pugliese(CDP), XXVIII, n. 3, pp. 11-14
  6. ^ (CDP, XXVII, n. 74, pp. 239-242)
  7. ^ non della cattedrale (Nota, P. Corsi)
  8. ^ Codice diplomatico barese (CDB), XVI, n. 117, pp. 205 s.
  9. ^ rispettivamente del 27 agosto 1339 e 22 gennaio 1340 - (CDB, XVI, n. 118, pp. 207-209, n. 119, pp. 209-211)
  10. ^ (CDB, XVI, n. 123, pp. 217-221)
  11. ^ a b All’impegno della costruzione di una cappella nella cattedrale di Bari si lega nel 1342 anche l’accettazione, in praesentia, della donazione inter vivos di beni immobiliari a Bitonto, provenienti dal patrimonio di Matteo di Bitonto «medicinalis scientie professor» (CDP, XXVII, n. 88, pp. 278-280).
  12. ^ (CDP, XXVII, n. 81, pp. 261-264)
  13. ^ (ibid., n. 18, pp. 45-51, n. 23, pp. 63-68)
  14. ^ Arcivescovi di Salerno, su www.cattedraledisalerno.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  15. ^ Cenni storici dei Vescovi di Salerno, su www.cattedraledisalerno.it. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  16. ^ SANSEVERINO, Ruggero in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it, paragrafi 11-14. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  17. ^ A tal proposito, è opportuno ricordare che il papa aveva in precedenza incaricato Ruggero, ancora arcivescovo di Bari, e altri prelati di rappresentarlo (in risposta a una supplica della regina) al battesimo del piccolo Carlo Martello, il figlio postumo di lei e del principe Andrea, nato il 24 dicembre 1345. Ruggero si mantenne dunque estraneo alla rete di intrighi che si svilupparono intorno a Giovanna. (Diz. Bibliografico, Sanseverino Roberto, su Treccani.it)
  18. ^ Del tutto erronea è dunque l’opinione di chi fissa la sua morte in altra data, magari molto più tarda (1462). La permanenza di Sanseverino sul soglio arcivescovile di Salerno fu quindi abbastanza breve e, pertanto, difficilmente valutabile sul piano locale, dal punto di vista pastorale e amministrativo (P. Corsi, Ruggero Sanseverino, in Diz. Bibliogr. Treccani)
  19. ^ Crisci, 1976, p. 356

Bibliografia primaria e secondariaModifica

  • Pasquale Corsi, Dizionario Biografico degli Italiani,Volume 90, Treccani, 2017
  • Le pergamene del duomo di Bari, 1266-1309, a cura di G.B. Nitto De Rossi - F. Nitti (CDB, II), Bari 1899 (rist. anast. 1964);
  • F. Carabellese, La Puglia nel secolo XV, I-II, Bari 1901-1907; Dominici de Gravina notarii Chronicon de rebus in Apulia gestis, a cura di A. Sorbelli, in RIS2, XII, 3, Città di Castello 1903, p. III;
  • R. Trifone, La legislazione angioina, Napoli 1921;
  • Taxae episcopatuum et abbatiarum pro communibus servitiis solvendis..., a cura di H. Hoberg, Città del Vaticano 1949, p. 104;
  • Le pergamene del duomo di Bari (1294-1343), a cura di P. Cordasco (CDP, XXVII), Bari 1984; Le pergamene del duomo di Bari (1343-1381), a cura di M. Cannataro Cordasco (CDP, XXVIII), Bari 1985;
  • Il Libro Rosso di Bari, a cura di V.A. Melchiorre, I-II, Bari 1993.
  • G.A. Summonte, Dell’historia della città e Regno di Napoli, II, Napoli 1601;
  • P. Vincenti, Teatro degli huomini illustri che furono Protonotarij nel Regno di Napoli, Napoli 1607;
  • F. Campanile, L’Armi overo insegne de’ nobili, Napoli 1610 (rist. anast. Bologna 1969);
  • F. Lombardi, Compendio cronologico delle vite degli arcivescovi baresi, I, Napoli 1697;
  • Italia sacra sive de Episcopis Italiae..., VII, a cura di F. Ughelli , N. Coleti, Venetiis 1721, coll. 343-445 (Salerno), 590-679 (Bari);
  • M. Garruba, Serie critica de’ sacri pastori baresi, Bari 1844;
  • G. Petroni, Della storia di Bari dagli antichi tempi sino all’anno 1856, I-III, Bari 1844 (rist. anast. Bologna 1971);
  • Series episcoporum Ecclesiae catholicae, a cura di P.B. Gams, Ratisbonae 1873 (rist. anast. Graz 1954);
  • Hierarchia catholica Medii Aevi, I, a cura di K. Eubel, Monasterii 1913 (rist. anast. Patavii 1960);
  • E.G. Léonard, Les Angevins de Naples, Paris 1954 (trad. it. Milano 1967);
  • G. Crisci - A. Campagna, Salerno sacra. Ricerche storiche, Salerno 1962 ;
  • G. Crisci, Il cammino della Chiesa salernitana nell’opera dei suoi vescovi (sec. V-XX), I, Napoli-Roma 1976;
  • N. Milano, Le chiese della diocesi di Bari, Bari 1982;
  • P. Corsi, L’episcopato pugliese nel Medioevo: problemi e prospettive, in Cronotassi iconografia ed araldica dell’episcopato pugliese, Bari 1984, pp. 19-49;
  • Storia di Bari. Dalla conquista normanna al ducato sforzesco, a cura di P. Belli d’Elia et al., II, Roma-Bari 1990 (in partic. cap. III, pp. 95-144, di R. Licinio, e cap. VI, pp. 229-274, di C.D. Fonseca, C. Colafemmina, P. Corsi);
  • G. Galasso, Il Regno di Napoli. Il Mezzogiorno angioino e aragonese (1266-1494), in Storia d’Italia, XV, 1, Torino 1992;
  • B. Guillemain, Clemente VI, in Enciclopedia dei papi, II, Roma 2000, pp. 530-537;
  • A. Kiesewetter, Giovanna I d’Angiò, regina di Sicilia, in Dizionario biografico degli Italiani, LV, Roma 2001, pp. 455-477;
  • P. Corsi, Michele Garruba, storico della Chiesa di Bari, in Id., Itinerari di ricerca III. Esperienze e problemi di storia del Medioevo, Bari 2014, pp. 475-488.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica