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Ruota di bicicletta
Marcel duchamp, roue de byciclette, 1913 (1960-1976) (israel museum).jpg
Versione dell'Israel museum
AutoreMarcel Duchamp
Data1913
Materialeruota in metallo, legno, vernice.
Dimensioni129,5×63,5×41,9 cm
UbicazioneNew York, Museum of Modern Art

Ruota di bicicletta (titolo originale Roue de bicyclette, noto anche in inglese come Bicycle Wheel) è un'opera realizzata dallo scultore dadaista Marcel Duchamp nel 1913 a New York.
Considerata il suo primo ready-made, l'opera è composta da una ruota di bicicletta, fissata su uno sgabello in legno per mezzo di una forcella.
L'opera originale è andata perduta, mentre la replica del 1951, realizzata sempre da Duchamp, è esposta a New York nel Museum of Modern Art.

DescrizioneModifica

Una ruota di bicicletta, dal diametro di 63,8 cm, è montata al di sopra di uno sgabello in legno verniciato, quasi come parodia delle tradizionali statue classiche [1]. Ritorna qui, già presente in altre opere, il ruolo del caso: Duchamp utilizza due oggetti con una propria funzione e li unisce in maniera casuale per creare un insieme del tutto nuovo.
Gli elementi, oggetti banali e prefabbricati, sono scelti in base alla loro «indifferenza visiva»[2]: essi non hanno nulla di artistico ma sono presentati comunque come opere d'arte.
L'intento di Duchamp è quello di mettere in discussione il concetto stesso di arte e creare un qualcosa che non abbia alcuna funzione estetica. Il progetto infatti non nasce per essere esposto ma come un «esperimento personale»[1].

Duchamp con questa creazione estrapola due oggetti dal loro contesto abituale, permettendo allo spettatore di guardarli da un punto di vista diverso. Un elemento capace di muoversi è posizionato su un qualcosa che è, al contrario, statico. La ruota è fissata sullo sgabello per mezzo di una forcella: può in questo modo ruotare sia attorno all'asse di quest'ultima, sia attorno al proprio centro. Il movimento non ha però alcuna funzione: la ruota non tocca terra e non provoca spostamento. Il tema del movimento attorno a un asse era inoltre già apparso in altre opere di Duchamp, quali Macinatrice di cioccolato e Slitta[3].

L'opera andò perduta quando la sorella di Duchamp, Suzanne, riordinò il suo studio, per poi essere riprodotta prima nel 1916 (andò persa anche questa replica) e poi nel 1951. Venne esposta per la prima volta a New York durante la mostra "Climax in 20th Century Art, 1913", nel 1951[1].

Se si osservano gli oggetti, dall'alto verso il basso (rayons, roue, selle) e a questi nomi si aggiungono le iniziali dall'artista (M.D) è possibile formare rayMonD roue selle, nome riconducibile a quello di un autore che in quel periodo aveva influenzato l'attività artistica di Duchamp (in particolar modo quella del Grande Vetro), Raymond Russel[4].

InterpretazioneModifica

Ruota di bicicletta è il primo ready-made realizzato da Duchamp. Il termine ready-made sarà in realtà utilizzato solo più avanti, a partire dal 1915. Duchamp stesso afferma: «La Ruota di bicicletta è il mio primo Readymade, a tal punto che all'inizio non era neppure chiamato Readymade»[1].

L'opera potrebbe nascondere un riferimento al mondo alchemico, per la presenza di coppie di elementi opposti fra loro, quali il cerchio (della bicicletta) e il quadrato (dello sgabello), il movimento del primo e l'essere fisso del secondo[5].

BibliografiaModifica

  • G.Coltelli e M.Cossu (a cura di), Duchamp: Re-made in Italy, Milano, Mondadori Electa, 2013.
  • Corriere della Sera, I classici dell'arte-Il Novecento: Duchamp, Milano, Rizzoli-Skira, 2004, ISBN 8871680952.
  • Corriere della Sera, Storia dell'Arte Universale: Dal Dada all'Esistenzialismo, vol. 17, Milano, 2008, ISBN 8871680952.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Coltelli e Cossu (a cura di), Duchamp: Re-made in Italy, p. 188.
  2. ^ Corriere della Sera, Storia dell'Arte Universale: Dal Dada all'Esistenzialismo, 2008, p. 71.
  3. ^ Corriere della Sera, I classici dell'arte-Il Novecento: Duchamp, 2004, p. 106.
  4. ^ Riflessione di Michèle Humbert in Coltelli e Cossu (a cura di), Duchamp: Re-made in Italy, p. 188.
  5. ^ L'opinione riportata è di Maurizio Calvesi in Corriere della Sera, I classici dell'arte-Il Novecento: Duchamp, p. 106.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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