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Süss l'ebreo

film del 1940 diretto da Veit Harlan
Süss l'ebreo
Süss l'ebreo (film 1940).JPG
Ferdinand Marian
Titolo originaleJud Süß
Lingua originaletedesco
Paese di produzioneGermania
Anno1940
Durata98 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generedrammatico, storico, biografico
RegiaVeit Harlan
SoggettoWilhelm Hauff (non accreditato)
SceneggiaturaVeit Harlan, Eberhard Wolfgang Moeller, Ludwig Metzger
ProduttoreOtto Lehmann
Casa di produzioneTerra-Filmkunst
FotografiaBruno Mondi
MontaggioWolfgang Schleif, Friedrich Karl von Puttkamer
MusicheWolfgang Zeller
ScenografiaOtto Hunte e Karl Vollbrecht
CostumiLudwig Hornsteiner Leopold Verch
Interpreti e personaggi

Süss l'ebreo (Jud Süß) è un film di propaganda antisemita diretto da Veit Harlan che uscì in Germania nel 1940, durante il periodo nazionalsocialista.

Il film racconta la storia di un tranquillo paese tedesco nel quale un ebreo di nome Süss ("dolce") cerca con trame e inganni di dominare i suoi concittadini germanici.

La pellicola è stata definita "uno dei più celebri film di propaganda antisemita prodotti nella Germania nazista".[1] Riscosse un grosso successo in patria, e fu visto da oltre 20 milioni di persone. Anche se il budget di 2 milioni di Reichsmark stanziato per il film era considerato elevato per gli standard dell'epoca, al botteghino gli incassi furono di circa 6.5 milioni di Reichsmark, ripagando ampiamente l'investimento e rivelandosi un successo finanziario. Heinrich Himmler ordinò che tutti i membri delle SS e della Gestapo vedessero il film a scopo didattico.[2]

Al termine della seconda guerra mondiale, alcuni degli attori del cast furono citati in giudizio durante il processo di denazificazione. In generale, essi difesero la propria partecipazione al film dichiarando di essere stati costretti dal regime. Nonostante alcune importanti prove a supporto di questa versione dei fatti, Susan Tegel, autrice di Nazis and the Cinema,[3] definì "puerili e ipocriti" i loro tentativi di distanziarsi dal film nel dopoguerra. Tuttavia, la scrittrice ammise che molto probabilmente gli attori avessero accettato i ruoli a loro assegnati più per opportunismo con la speranza di fare carriera piuttosto che per antisemitismo convinto.[4] Veit Harlan fu l'unico regista cinematografico del Terzo Reich ad essere messo sotto processo con l'accusa di "crimini verso l'umanità". Dopo tre processi, Harlan fu assolto avendo convinto la corte che il forte contenuto antisemita del film era stato una precisa direttiva di Goebbels che egli non avrebbe potuto ignorare.[5] Alla fine, Harlan continuò l'attività di regista, girò altri nove film; ma rimase per sempre una figura controversa, spesso oggetto di proteste e contestazioni.[6]

Insieme a I Rothschild e L'ebreo errante, entrambi del 1940, il film resta uno dei più famosi e discussi esempi di film di propaganda antisemita. Negli anni 2000, sono stati realizzati due documentari e un film sulla storia e l'impatto di Süss l'ebreo.

Indice

TramaModifica

La storia, ambientata nel Württemberg del 1737, s'inizia con l'incoronazione del Duca Karl Alexander e il suo giuramento di lealtà di fronte al Concilio del Sacro Romano Impero. Un gioielliere ebreo del luogo, Süss Oppenheimer, riceve la visita di un emissario del re per acquistare una preziosa collana. Süss accetta di venderla sottocosto a patto di avere in cambio un lasciapassare per entrare a Stoccarda (dove vige il divieto d'ingresso per tutti i cittadini d'origine ebraica). Entrato in città sulla carrozza di una ragazza locale, Dorothea, di cui si infatua, giunge al palazzo del Duca e si offre di finanziare diversi sfizi di corte (tra cui un balletto, delle guardie del corpo e un'Opera) che il Concilio si era rifiutato di appoggiare giudicandoli inutilmente costosi.

Giunge così a prestare una quantità di talleri sempre più alta al Duca, e in cambio dell'estinzione dei debiti esige prima di diventare proprietario delle strade di Württemberg (dove inizia ad applicare un incredibile numero di pedaggi) e poi di essere nominato Ministro delle Finanze del Paese. Col tempo Süss si ritaglia un ruolo di consigliere sempre più intimo del Duca, riuscendo anche ad abrogare il divieto di entrata a Stoccarda per tutti gli ebrei e il popolo persuade il Concilio della malvagità del consigliere (Süss giunge a demolire parte della casa di un fabbro solo perché questa si trovava troppo vicina alla strada di sua proprietà). I tentativi del Concilio di aprire gli occhi a Karl Alexander sulle intenzioni del suo Ministro delle Finanze (vengono anche citati dei versi degli scritti antisemiti di Martin Lutero) si rivelavano vani, e Süss decide di aizzare il Duca contro la stessa Württemberg, proponendo di comprare mercenari svevi e ordire un colpo di Stato che scacci il Concilio e renda il Ducato una monarchia assoluta, con un gabinetto scelto personalmente da Süss.

Tuttavia i cittadini, inorriditi a causa dell'impiccagione del fabbro locale (che aveva attentato alla vita di Süss mentre questi passava in carrozza vicino alla sua casa parzialmente demolita), dell'ingiusto internamento del Presidente del Concilio Sturm (che aveva apertamente chiesto la destituzione di Süss) e della morte per annegamento di Dorothea (si allude a una violenza sessuale sotto la minaccia di torturare il marito), decidono di entrare con la forza al Palazzo mentre il Duca e il Ministro delle Finanze si trovano a una festa fuori città; vengono raggiunti dagli emissari del Concilio. Già teso per la difficile situazione in cui si trova il Paese, il Duca non regge alle accuse del Concilio e muore d'infarto. Süss viene invece condotto con la forza a Stoccarda, dove viene condannato per malgoverno e alto tradimento e impiccato.

ProduzioneModifica

Il film prende liberamente lo spunto dalla vicenda di Joseph Süß Oppenheimer (Heidelberg, 1698 – Stoccarda, 1738), finanziere di origine ebraica che fu consulente molto ascoltato (sue furono le numerose, piuttosto incisive e molto discusse, iniziative fiscali ed amministrative attuate nel ducato del Württemberg) del duca Carlo I Alessandro di Württemberg e che, dopo la morte improvvisa di quest'ultimo, avvenuta nel marzo 1737, fu accusato di reati infamanti per i quali fu processato ed impiccato (febbraio 1738).

Le riprese iniziarono nel marzo 1940 e, con l'eccezione di alcune scene girate a Praga, il lavoro si svolse presso gli studi UFA Babelsberg di Berlino.[7] Le scene che mostrano l'entrata degli ebrei a Württemberg e quelle nella sinagoga furono girate a Praga dove furono "precettate" alcune comparse ebree per partecipare alle scene.[8]

Il costo totale di produzione del film fu approssimativamente di due milioni di Reichsmark, un budget elevato per gli standard dell'epoca.[9] Tuttavia, tra il 1940 e il 1943, il film incassò circa 6.2 milioni di Reichsmark rivelandosi un grosso successo commerciale rispetto al fallimento de L'ebreo errante.[10]

Campagna propagandistica di GoebbelsModifica

 
Joseph Goebbels

Adolf Hitler e il suo ministro della propaganda Joseph Goebbels credevano fortemente nella potenza della cinematografia come mezzo per influenzare l'opinione pubblica delle masse. Il partito nazista istituì un dipartimento cinematografico già nel 1930 e Goebbels aveva un interesse personale nell'utilizzo dei film per propagandare la filosofia nazista. Poco tempo dopo la salita al potere dei nazisti, Goebbels ripeté spesso nei suoi discorsi che il ruolo del cinema tedesco era quello di essere "l'avanguardia del militarismo nazista" mentre si proponevano di conquistare il mondo. Egli chiese di "produrre film con ... forti connotazioni razziali" che rappresentassero gli uomini e la società "come erano veramente".[11]

Secondo Richard Levy, "degli oltre 1100 film prodotti sotto il regime nazista, solamente un pugno possiedono contenuti esplicitamente antisemiti e persino in questi rari casi, l'antisemitismo risulta spesso di secondaria importanza nel contesto della trama del film". Due pellicole, tuttavia, furono innegabilmente girate appositamente per trasmettere l'ideologia antisemita del nazionalsocialismo al pubblico: L'ebreo errante (Der ewige Jude) e Süss l'ebreo (Jud Süß), entrambi del 1940.[12]

Nel novembre 1938, Goebbels mise in atto una serie di attacchi contro gli ebrei nei media tedeschi, a seguito dell'assassinio di un diplomatico germanico a Parigi per mano di un ebreo. L'episodio ebbe come conseguenza gli avvenimenti della cosiddetta "Notte dei cristalli". Uno scoppio di tale violenza nei confronti degli ebrei fu considerato da Hitler "una catastrofe politica" che poteva compromettere il regime a livello internazionale, e il Führer si infuriò con Goebbels ritenendolo personalmente responsabile di aver contribuito a scatenare i disordini. Sulla stampa estera dell'epoca, non solo venne criticata l'estrema brutalità degli attacchi nei confronti degli ebrei provocati dalle dichiarazioni di Goebbels, ma fu evidenziato anche lo scarso supporto fornito dalla gente comune al pogrom e le reazioni miste della stampa tedesca.[13] Hitler espresse la propria frustrazione e rabbia circa gli avvenimenti, e suggerì invece di privilegiare la manipolazione mediatica alla violenza esplicita, così da presentare i fatti in modo tale da legittimare presso l'opinione pubblica nazionale ed estera, i provvedimenti presi nei confronti degli ebrei.[13][14] In risposta alla richiesta di Hitler, Goebbels lanciò una campagna mediatica antisemita su vasta scala. Egli ordinò che ogni studio cinematografico tedesco producesse almeno un film dal contenuto antisemita. Hitler preferiva film come Der ewige Jude, che presentavano il credo nazista in maniera aperta e diretta; tuttavia Goebbels non approvava la "crudezza" di un approccio del genere, preferendo messaggi antisemiti molto più sottili e subdoli inseriti in pellicole di intrattenimento popolare dal grosso budget.[15]

Sebbene Goebbels non ebbe generalmente mai un ruolo attivo nella produzione di particolari film, sicuramente la influenzò con le sue direttive nel caso di pellicole di propaganda come Süss l'ebreo.[16] Dopo aver visto il film britannico Jew Süss del regista Lothar Mendes del 1934 con protagonista Conrad Veidt (in esilio dal regime nazista all'estero), Goebbels volle assolutamente che una "nuova versione della storia" venisse girata dal punto di vista della Germania nazista.[7][17]

Anche se Metzger aveva proposto per anni il progetto di un film sulla vita di Joseph Süß Oppenheimer senza ricevere riscontro alcuno, l'impeto per la realizzazione del film venne direttamente dal desiderio di Joseph Goebbels di girare una "risposta nazista" al film di Mendes, che invece propugnava un'interpretazione a favore degli ebrei del romanzo del 1925 Jud Süß di Lion Feuchtwanger.[17] Dato che il film di Mendes era troppo compassionevole nei confronti del soggetto, gli sceneggiatori tedeschi si ispirarono alla novella Jud Süß scritta da Wilhelm Hauff nel 1827. Tuttavia, persino dopo la riscrittura del copione originale da parte di Harlan, il risultato non venne ritenuto "abbastanza antisemita" da Goebbels, che intervenne personalmente sulla sceneggiatura richiedendo alcune modifiche e cambiando radicalmente il finale così da mostrare Süß umiliato, piuttosto che un ribelle. Così facendo, il messaggio del film risultò essere diametralmente opposto all'intento originale del romanzo di Feuchtwanger. Allo stesso tempo, tuttavia, il film segue la narrazione di Feuchtwanger, capovolgendo però il significato dell'opera dello scrittore ebreo.[18] Sebbene ispirati a veri dettagli storici della vita di Süß, romanzo, racconto, e film corrispondono solo lontanamente alle fonti storiche disponibili presso l'archivio comunale di Baden-Württemberg. Christiane Schönfeld, che prese in esame le connessioni tra il romanzo di Feuchtwanger e il film di Veit Harlan, scrisse: "Lion Feuchtwanger [...] considerava il film di Harlan un adattamento del suo romanzo Jud Süß che aveva stravolto e corrotto le intenzioni del suo libro, e lo scrisse in una lettera aperta indirizzata a sette attori berlinesi dopo aver letto una recensione del film in un giornale del partito nazista [...]. Anche senza aver visto la pellicola, Lion Feuchtwanger non aveva dubbi che Veit Harlan e i suoi collaboratori si fossero indebitamente impossessati del suo romanzo adattandolo alla propaganda nazista".[19]

CastModifica

Sentendo che un progetto di tale importanza necessitava di un cast d'attori di livello, e frustrato dai continui ritardi nel casting, Goebbels partecipò personalmente alle selezione degli attori. Per esempio, egli insistette affinché Ferdinand Marian e Werner Krauss recitassero in ruoli chiave del film. Tuttavia, Goebbels dovette faticare non poco per mettere insieme il cast voluto. Molti degli attori scelti non volevano recitare nel ruolo di ebrei.[20] Nello specifico Werner Krauss chiese a Goebbels di far uscire una dichiarazione pubblica dove venisse affermato che lui non era un vero ebreo e che stava "semplicemente recitando una parte in quanto attore al servizio dello Stato".[21] Per venire incontro alle richieste, Goebbels diramò un comunicato stampa dove si chiariva che gli attori che interpretavano degli ebrei nel film erano in realtà di "pura razza ariana".[8]

MontaggioModifica

Secondo quanto dichiarato dal regista Veit Harlan nel dopoguerra, Goebbels si infuriò con lui quando vide la prima versione del film in quanto non la riteneva abbastanza antisemita. Harlan raccontò che Goebbels lo accusò di essere "incapace di pensare in termini politici". Goebbels gli disse che egli avrebbe dovuto "girare film politici e non [quel genere di] film che si realizzano in tempo di pace".[22] L'insoddisfazione di Goebbels era soprattutto dovuta al modo nel quale era stato trattato nel film il rapporto tra Dorothea, il personaggio femminile principale, e Süß. Egli si lamentava del fatto che Harlan avesse "trasformato Süß, un mostro, in una specie di Romeo rubacuori".[23]

Harlan testimoniò che Goebbels lo escluse dalle operazioni di montaggio del film e pretese alcune modifiche consistenti, principalmente per rendere il personaggio di Süß il più malvagio possibile. La pellicola fu quindi ri-montata per tagliare alcune "ambiguità" che potevano rendere Süß "più umano" agli occhi del pubblico.[24] Per esempio, Goebbels insistette affinché fosse eliminata una inquadratura dove Dorothea rispondeva con un sorriso a un complimento di Süß. Inoltre, furono aggiunte anche delle nuove scene, incluso un nuovo finale per sostituire quello originale girato da Harlan.[22] Per la scena dell'esecuzione finale, Harlan aveva scritto un discorso nel quale Süß condannava le autorità tedesche. Quando Goebbels vide la scena, si infuriò, insistendo che Süß non dovesse essere mostrato in alcun modo come un martire. Chiese ed ottenne, quindi, che Süß alla fine del film risultasse una figura umiliata, pavida, che implorava in ginocchio di avere salva la vita.[25]

Alcuni critici hanno messo in dubbio quanto dichiarato dal regista, in quanto non esisterebbero prove certe dell'ingerenza di Goebbels nella produzione del film, eccezion fatta per la scelta del cast. Inoltre, venne fatto notare come fosse nell'interesse di Harlan riversare la colpa dell'antisemitismo del film su Goebbels, al termine della guerra.[26]

DistribuzioneModifica

Il primo film tratto da Jud Süß è del 1934 con il titolo di Jew Süss, diretto da Lothar Mendes e prodotto da Michael Balcon, capo produzione della Gaumont British nei primi anni Trenta. In tale film Süss è presentato come un selfmademan che spera di liberare il suo popolo dal ghetto; esso doveva mettere in guardia contro il crescente antisemitismo dell'ormai instaurato Terzo Reich; tuttavia la censura inglese non avrebbe mai permesso un film che criticasse apertamente l'antisemitismo, perché sarebbe apparso come un attacco alla politica tedesca e avrebbe provocato un incidente diplomatico pertanto la sua diffusione nelle sale britanniche fu boicottata. Il film ebbe invece un piccolo successo in America e più in Europa, eccetto a Vienna, dove ebbe un grande impatto politico e fu vietato come in Germania.

Diversa la versione del 1940, adattata da Veit Harlan sotto la supervisione di Joseph Goebbels, come giustificazione dell'antisemitismo e considerata una delle peggiori rappresentazioni degli ebrei nei film. Interpretato da Ferdinand Marian, si differenzia dall'originale in diversi punti: Süss è un ebreo e rappresenta lo stereotipo ebreo della propaganda nazista. Il film raggiunse gli obiettivi nazisti ed ebbe un grande successo in Germania, distribuito anche all'estero.

In Italia, fu proiettato in anteprima alla Mostra di Venezia del 1940, dove venne accolto molto favorevolmente da critica e pubblico.[27] Si manifestarono episodi di violenza antisemita dopo la sua proiezione a Marsiglia.

A differenza di altri film di propaganda nazista, il film fu un grosso successo al botteghino in Germania e all'estero.[28] Süss l'ebreo si classificò al sesto posto nella classifica di fine anno dei migliori film tedeschi.[20] Dal 1940 al 1943 fu visto da circa 20 milioni di persone nella sola Germania.[29][30]

AccoglienzaModifica

L'impatto del film fu tale che nel 1943 Veit Harlan, che lo diresse, ricevette il premio dalla Universum Film Archiv (la più grande casa commerciale di produzione tedesca nella prima parte del XX secolo) e fu sottoposto a processo dopo la guerra, ma si difese adducendo che il suo lavoro era controllato dai nazisti. Venne processato ad Amburgo il 3 marzo 1949 e assolto il successivo 23 aprile[5].

Fu uno dei film preferiti di Heinrich Himmler che volle che ogni membro delle SS lo vedesse.[2] Il film fu vietato ai minori di quattordici anni. Ci furono resoconti di atti di violenza contro gli ebrei da parte degli spettatori dopo la visione del film; in particolare, gli adolescenti sembrarono essere molto ricettivi nell'assimilare l'odio istigato dal film, e si resero responsabili di numerose aggressioni a danni di giudei.[31] Stefan Baretzki, una guardia del campo di concentramento di Auschwitz, raccontò nel dopoguerra che quando venivano fatti vedere loro film come Süss l'ebreo e simili, spesso le guardie picchiavano i prigionieri ebrei il giorno dopo.[32]

All'inizio del 1941, la Nordisk Tonefilm ottenne il permesso di distribuire il film in Svezia ma la pellicola fu messa al bando dalla censura.[33] Durante la seconda guerra mondiale non fu mai mostrato in pubblico in Svezia, sebbene l'ambasciata tedesca organizzò delle proiezioni speciali private su invito.[34]

Stereotipi razzialiModifica

 
Caricatura antisemita (1930)

Il film è infarcito di numerosi stereotipi negativi nei confronti degli ebrei, che vengono dipinti come materialisti, immorali, astuti, imbroglioni e fisicamente brutti. Passando da un estremo all'altro, gli ebrei vengono rappresentati sia come capitalisti senza scrupoli; sia come poveri immigrati cenciosi.[35] Lo studioso Mike Davis scrisse: "Un migliaio d'anni di antisemitismo europeo venne condensato nel personaggio del vile stupratore Süß, con la sua barba sudicia, il naso adunco e la voce lamentosa".[36]

Il personaggio di Süß è basato sullo stereotipo dell'avido usuraio giudeo.[37] C'è una scena iniziale dove Süß viene mostrato essere in possesso di una fortuna in oro e gioielli. In un'altra, egli dice a un'innocente ragazza tedesca che la sua casa è "il mondo" (riflettendo lo stereotipo nazista dell'ebreo errante senza patria in opposizione al patriottismo delle popolazioni germaniche). Molti dialoghi nel film tra personaggi ebrei mostrano quanto essi siano ostili nei confronti dei non-ebrei, altro stereotipo radicato nella cultura tedesca. Secondo quanto riportato da David Welch, i nazisti distribuirono alla stampa di settore una guida all'interpretazione del film. La guida enfatizzava i punti chiave della trama dove si evince che un ebreo come Süß, arrivato fino a posizioni di potere e responsabilità, "userà i poteri in suo possesso, non per il bene della comunità, ma per i propri interessi e per quelli del suo popolo".[38]

NoteModifica

  1. ^ Nicholas John Cull, David Holbrook Culbert e David Welch, Propaganda and mass persuasion: a historical encyclopedia, 1500 to the present, ABC-CLIO, 2003, p. 205, ISBN 978-1-57607-820-4. URL consultato il 27 ottobre 2011.
  2. ^ a b (DE) Willi Winkler, Eine Kerze für Veit Harlan, in Süddeutsche Zeitung, 18 settembre 2009.
  3. ^ Amazon Page: "Nazis and the Cinema"
  4. ^ Richard A. Etlin, Art, Culture, and Media under the Third Reich, University of Chicago Press, 15 ottobre 2002, p. 143, ISBN 978-0-226-22087-1. URL consultato il 28 ottobre 2011.
    «The postwar conflicting testimony of some of the principals, in which all claim to be friends of the Jews, is crass and self-serving. But amidst the self-serving evasions is enough documented fact to suggest how much opportunism rather than ideology explains the gestation of the most successful antisemitic feature film ever made—in the period before the appointment of Veit Harlan as director.».
  5. ^ a b Norbert Wollheim’s Testimony in the Trial of Veit Harlan, su wollheim-memorial.de. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  6. ^ Jo Fox, Filming women in the Third Reich, Berg, 2000, p. 274, ISBN 978-1-85973-396-7. URL consultato il 30 ottobre 2011.
  7. ^ a b Ian Wallace, Feuchtwanger and film, Peter Lang, 1º gennaio 2009, p. 137, ISBN 978-3-03911-954-7. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  8. ^ a b Susan Tegel, Nazis and the cinema, Hambledon Continuum, 2007, ISBN 978-1-84725-000-1. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  9. ^ Etlin, 2002.
  10. ^ Saul Friedländer, The Years of Extermination: Nazi Germany and the Jews, 1939–1945, HarperCollins, 1º aprile 2008, p. 102, ISBN 978-0-06-093048-6. URL consultato il 25 novembre 2011.
  11. ^ Lotte H. Eisner, The Haunted Screen: Expressionism in the German Cinema and the Influence of Max Reinhardt, University of California Press, 29 settembre 2008, p. 329, ISBN 978-0-520-25790-0. URL consultato l'11 novembre 2011.
  12. ^ Richard S. Levy, Antisemitism: a historical encyclopedia of prejudice and persecution, ABC-CLIO, 2005, p. 228, ISBN 978-1-85109-439-4. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  13. ^ a b Stephen G. Fritz, Ostkrieg: Hitler's War of Extermination in the East, University Press of Kentucky, 8 settembre 2011, p. 15, ISBN 978-0-8131-3416-1. URL consultato il 14 giugno 2012.
  14. ^ Shay Hazkani, Forbidden Films – An Analysis of the Nazi Propaganda Films The Eternal Jew and Jew Suess and Their Influence on the German Public, in Moreshet, Summer 2008, p. 184.
  15. ^ Laurence Rees, Auschwitz: A New History, PublicAffairs, 9 gennaio 2006, p. 16, ISBN 978-1-58648-357-9. URL consultato l'8 novembre 2011.
  16. ^ Saul Friedländer, The Years of Extermination: Nazi Germany and the Jews, 1939–1945, HarperCollins, 2 aprile 2008, p. 20, ISBN 978-0-06-093048-6. URL consultato l'11 novembre 2011.
  17. ^ a b B. Haines e S. Parker, Aesthetics and Politics in Modern German Culture, Peter Lang, 17 marzo 2010, p. 45, ISBN 978-3-03911-355-2. URL consultato il 27 ottobre 2011.
  18. ^ Christiane Schönfeld, Aesthetics and Politics in Modern German Culture, a cura di Brigid Haines, Steven Parker e Colin Riordan, Lang, 2010, pp. 39–52.
  19. ^ Christiane Schönfeld, Feuchtwanger and the Propaganda Ministry: The Transposition of Jud Süß from Novel to Nazi Film, in Feuchtwanger-Studien, vol. 1, 2009, pp. 125–151.
  20. ^ a b Daniel Azuélos, Lion Feuchtwanger und die deutschsprachigen Emigranten in Frankreich von 1933 bis 1941: Lion Feuchtwanger et les exilés de langue allemande en France de 1933 à 1941, Peter Lang, gennaio 2006, p. 202, ISBN 978-3-03910-999-9. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  21. ^ David Welch, Propaganda and the German cinema, 1933–1945, I.B.Tauris, 2001, p. 245, ISBN 978-1-86064-520-4. URL consultato il 2 novembre 2011.
  22. ^ a b Eric Rentschler, The ministry of illusion: Nazi cinema and its afterlife, Harvard University Press, 1996, p. 166, ISBN 978-0-674-57640-7. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  23. ^ Jo Fox, Filming women in the Third Reich, Berg, 2000, p. 162, ISBN 978-1-85973-396-7. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  24. ^ Nelson, 2009, pag. 234.
  25. ^ Frederick W. Ott, The great German films, Citadel Press, 1986, ISBN 978-0-8065-0961-7. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  26. ^ Toby Haggith e Joanna Newman, Holocaust and the moving image: representations in film and television since 1933, Wallflower Press, 1º agosto 2005, p. 80, ISBN 978-1-904764-51-9. URL consultato l'8 novembre 2011.
  27. ^ Richard A. Etlin, Art, culture, and media under the Third Reich, University of Chicago Press, 15 ottobre 2002, p. 143, ISBN 978-0-226-22087-1. URL consultato l'11 novembre 2011.
  28. ^ Linda Schulte-Sasse, Entertaining the Third Reich: illusions of wholeness in Nazi cinema, Duke University Press, 1996, p. 47, ISBN 978-0-8223-1824-8. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  29. ^ Eric Rentschler, The ministry of illusion: Nazi cinema and its afterlife, Harvard University Press, 1996, pp. 154, 250, ISBN 978-0-674-57640-7. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  30. ^ Richard A. Etlin, Art, culture, and media under the Third Reich, University of Chicago Press, 15 ottobre 2002, p. 147, ISBN 978-0-226-22087-1. URL consultato l'11 novembre 2011.
  31. ^ Film in the Third Reich, University of California Press, p. 169. URL consultato il 9 novembre 2011.
  32. ^ (EN) Susan Tegel, Jew Suss: Life, Legend, Fiction, Film, A&C Black, 2011, p. 245, ISBN 978-1-4411-1552-2.
  33. ^ Gunnar Sorelius, Shakespeare and Scandinavia: a collection of Nordic studies, University of Delaware Press, 2002, p. 194, ISBN 978-0-87413-806-1. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  34. ^ Statens Offentliga Utredningar 1946:86. Den tyska propagandan i Sverige under krigsåren 1939–1945.Stockholm: Socialdepartementet, 1946. p. 179
  35. ^ Haggith & Newman, 2005, pag. 78.
  36. ^ Mike Davis, In praise of barbarians: essays against empire, Haymarket Books, 1º agosto 2007, p. 160, ISBN 978-1-931859-42-4. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  37. ^ Kristin Thompson e David Bordwell, Film history: an introduction, McGraw-Hill Higher Education, 17 febbraio 2009, ISBN 978-0-07-338613-3. URL consultato il 4 dicembre 2011.
  38. ^ David Welch, Propaganda and the German cinema, 1933–1945, I.B.Tauris, 2001, p. 243, ISBN 978-1-86064-520-4. URL consultato il 3 novembre 2011.

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