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Il Saṃdhinirmocanasūtra (dal sanscrito, variamente letto come «Sūtra della spiegazione del vero significato», «Sūtra che scioglie i legami», «Sūtra della spiegazione del pensiero»; in cinese: 解深密經 Jiěshēnmìjīng; in giapponese: Gejinmikkyō; in coreano: 해심밀경?, Hae simmil kyŏngMR; in vietnamita: Giải thām mật kinh; in tibetano: དགོངས་པ་ངེས་འགྲེལ, dgongs pa nges 'grel, trascrizione semplificata THL: Gongpangédrel) è un celebre e importante sūtra, mahāyāna, di scuola yogācāra[1], risalente probabilmente al IV secolo, conservato ai T.D. 675, 676, 677 e 678 del Canone buddhista cinese e al Toh. 106 del Canone buddhista tibetano. Non sono disponibili di versioni in lingua sanscrita, in quanto probabilmente perdute intorno al XIII secolo[2].

Il Saṃdhinirmocanasūtra nei Canoni buddhisti cinese e tibetanoModifica

  • Nel Canone buddhista cinese il Saṃdhinirmocanasūtra è stato completamente tradotto da Bodhiruci nel 514 (T.D. 675, con il titolo 深密解脫經) in cinque rotoli e da Xuánzàng nel 647 (T.D. 676, con il titolo 解深密經), in cinque rotoli. In questo canone sono conservate anche due traduzioni parziali: quella di Guṇabhadra del 435-443 (T.D. 678 con il titolo 相續解脫地波羅蜜了義經) in un rotolo e quella di Paramārtha del 557 (T.D. 677 con il titolo 佛說解節經) sempre in un rotolo.
  • Nel Canone buddhista tibetano è conservata la traduzione integrale di questo sūtra al Toh. 106, di cui non si conosce il traduttore, con il titolo di འཕགས་པ་དགོངས་པ་ངེས་པར་འགྲེལ་པའི་མདོ, phags pa dgongs pa nges par 'grel pa'i mdo, presentandosi comunque nell'VIII secolo nel commentario su di esso, lo Āryasamdhinirmocanasūtravyākhyāna (འཕགས་པ་དགོངས་པ་ངེས་པར་འགྲེལ་པའི་མདོའི་རྣམ་པར་བཤད་པ, Phags-pa-dgongs-pa-nges-par-'grel-pa'imdo'i-rnam-par-bshad-pa, al Toh. 4358), questa opera di Byang-chub-rdzu-'phrul, forse identificato con Cog-ro-klu'i-rgyal-mtshan, ཅོག་རོ་ཀླུའི་རྒྱལ་མཚན[3]. Di questo sūtra esistono differenti edizioni a seconda della edizione del bKa’-’gyur presa in esame[4].

Esistono due traduzioni nelle lingue occidentali della versione tibetana del sūtra:

  • in francese eseguita da Étienne Lamotte in Saṃdhinirmocanasūtra: L'explication des Mysteres. Parigi, Adrien Maisonneuve, 1935.
  • in inglese eseguita da John Powers, in Wisdom of Buddha: the Saṃdhinirmocana Sūtra. Boston, Shambhala, 1995.

Esistono due traduzioni in lingua occidentale della versione cinese del sūtra:

  • in inglese eseguita da Thomas Cleary, in Buddhist Yoga: A Comprehensive Course. Boston, Shambhala, 1999.
  • in inglese eseguita da John P. Keenan, in The Scripture on the Explication of Underlying Meaning. Berkeley, Bukkyo Dendo Kyokai e Numata Center for Buddhist Translation and Research, 2000.

Contenuto del sūtraModifica

La versione tibetana del Saṃdhinirmocanasūtra si compone di dieci capitoli:

  1. Gambhīrārthasamdhinirmocana
  2. Domande di Dharmodgata
  3. Domande di Suviśuddhamati
  4. Domande di Subhūti
  5. Domande di Viśālamati
  6. Domande di Gunākara
  7. Domande di Paramārthasamudgata
  8. Domande di Maitreya
  9. Domande di Avalokiteśvara
  10. Domande di Mañjuśrī

I primi quattro capitoli trattano della natura della verità ultima (paramārtha), spiegando come essa debba essere compresa, ossia trascendendo qualsiasi categoria concettuale consistendo, questa "verità", come indescrivibile e non duale.

Il quinto capitolo tratta della "coscienza", descrivendo le "otto coscienze" (âṣṭâvijñāna): sei coscienze dei sensi, una mentale contaminata dal karman detta kliṣṭamanas (cinese 染汚意 rǎnwū yì, giapp. zenmai, tib. nyon mongs pa can gyi yid, yid kun nas nyon mongs par byed pa) e l'ottava coscienza, l'ālayavijñāna incontaminata (cinese 阿賴耶識 ālàiyéshì, giapp. arayashiki, tib. kun gzhi rnam shes pa).

Il sesto capitolo descrive le "tre nature" (trisvabhāva)

Nel settimo capitolo vengono indicati i testi che sono da interpretare e quelli da prendere alla lettera indicati rispettivamente come sūtra neyârtha (cinese 未了義 wèiliǎoyì, giapp. miryōgi, tib. drang ba'i don) quelli da "interpretare", quelli "provvisori"; mentre quelli dal significato chiaro (definitivi) vengono indicati come nītārtha (cinese 了義教 liǎoyì jiào, giapp. ryōgi kyō, tib. nges pa'i don bshad pa).

L'ottavo capitolo inerisce alla meditazione ossia alla pratica del śamatha e della vipaśyanā.

Il nono capitolo descrive il progredire del bodhisattva lungo le "Dieci terre" (daśa bhūmi).

Il decimo e ultimo capitolo descrive la natura e il frutto della "buddhità" quindi la spontanea compassione dei buddha.

La versione cinese del Saṃdhinirmocanasūtra suddivide il testo in otto capitoli [5].

L'insegnamento del bodhisattva Paramārthasamudgata e il tridharmacakrapravartanaModifica

«A quel tempo il bodhisattva Paramārthasamudgata si rivolse al Buddha e disse: "Nella regione di Benares, a Ṛṣipatana, nel Parco dei Cervi, l'Onorato del Mondo ha per la prima volta girato la Ruota el Dharma, [insegnando] le Quattro nobili verità per coloro che si trovano nel Veicolo degli śrāvaka. Questo giro della Ruota del Dharma è stato sublime e sublime, nessuno, dio o uomo, era stato precedentemente in grado di insegnare questo. Tuttavia, vi erano ancora insegnamenti superiori, in quanto questo [primo giro della Ruota del Dharma] andava interpretato ed era causa di controversie. Quindi l'Onorato del Mondo ha girato per la seconda volta [la Ruota del Dharma] con intenzione profonda, per amore di coloro che si trovano nel Mahāyāna, [insegnando] che tutte le cose sono prive di proprietà inerente, esse non nascono e non muoiono, sono originariamente quiescenti e si collocano, nella loro essenza, nello stato del nirvāṇa. Questo giro della Ruota del Dharma è stato sublime e sublime, ma vi erano insegnamenti superiori a questo, perché essi causavano controversie e andavano interpretati. Allora l'Onorato del Mondo girò per la terza volta la Ruota del Dharma per coloro che si collocano in tutti i veicoli, [insegnando] che tutte le cose sono prive di proprietà inerente, esse non nascono e non muoiono, sono originariamente quiescenti e si collocano nella loro essenza nello stato del nirvāṇa. Questo giro [della Ruota del Dharma] è stato sublime e sublime mai si era manifestata nel mondo. Esso non aveva nulla di superiore e non conservava alcun significato implicito, né poteva essere occasione di controversie."»

(Saṃdhinirmocanasūtra, 解深密經, al T.D. 676, 697a-697b)

L'insegnamento più noto di questo sūtra è contenuto nel settimo capitolo dell'edizione tibetana e nel quinto capitolo dell'edizione cinese. In questa parte del Saṃdhinirmocanasūtra il bodhisattva Paramārthasamudgata spiega che il Buddha ha esposto la sua dottrina per tre volte (tridharmacakrapravartana, "tre giri della Ruota del Dharma"), indirizzandola a uditori dalla differente capacità di comprensione. Tra il sūtra e i suoi commentari emergerebbe quindi la seguente dottrina:

  • la prima volta a Ṛṣipatana (Mṛgadāva, Sārnāth, nei pressi di Vārāṇasī) il Buddha Śākyamuni ha esposto il catuḥsatyadharmacakra, la "Ruota del Dharma delle Quattro [nobili] Verità" indirizzandolo agli śrāvaka aderenti allo hīnayāna;
  • la seconda volta sul Gṛdhrakūṭaparvata, ha esposto quello che i commentatori del sūtra indicano come alakṣaṇadharmacakra ("Ruota del Dharma privo di segni") indirizzandolo ai bodhisattva che comprendono la dottrina della śūnyatā, che nega l'esistenza di tutti i dharma (tutti i fenomeni sono niḥsvabhāva, quindi privi di "natura propria"), indicando tuttavia questo insegnamento come neyârtha (provvisorio);
  • l'insegnamento definitivo, nītārtha, del Buddha è stato esposto la terza volta, a Vaiśālī e consisterebbe, per questo sūtra, nel terzo Giro della Ruota del Dharma detto paramārthaviniścayadharmacakra ("Ruota del Dharma della Verità ultima) corrispondendo alla dottrina detta del suvibhakta ("ben differenziato") dove alcuni dharma risultano esistenti mentre altri no e la dottrina detta del trisvabhāva.

La scuola dge lugs del buddhismo tibetano considera gli insegnamenti propri del secondo giro della Ruota del Dharma, lo alakṣaṇadharmacakra, come quelli definitivi, nītārtha, valutando quindi quelli inerenti al primo e al terzo come meri insegnamenti "provvisori", neyārtha. Questo ha provocato, a partire dal XV secolo e fino ai nostri giorni, una vivace controversia con altre scuole che invece intendono essere il paramārthaviniścayadharmacakra l'insegnamento ultimo e definitivo.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Rangtong/Shentong.

NoteModifica

  1. ^ «one of the most important Mahāyāna sūtras, especially for the YOGĀCĀRA school», Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., (a cura di), Princeton Dictionary of Buddhism.
  2. ^ Powers, p. XX.
  3. ^ Cornu, p.503.
  4. ^ Sul privilegiare quello di sde dge cfr. Powers, p.XX.
  5. ^ «The Saṃdhinirmocana- sūtra is divided into eight sections, including an introduction in the classical style.», Thomas Cleary, in Buddhist Yoga: A Comprehensive Course. Boston, Shambhala, 1999, p. VIII

BibliografiaModifica

  • John Powers, Wisdom of Buddha :the Saṃdhinirmocana Sūtra. Boston, Shambhala, 1995.
  • Philippe Cornu, Dizionario di Buddhismo. Milano, Bruno Mondadori, 2003.
  • Robert E. Buswell Jr. & Donald S. Lopez Jr., (a cura di), Princeton Dictionary of Buddhism, Princeton University Press, 2013.
  • Thomas Cleary, in Buddhist Yoga: A Comprehensive Course. Boston, Shambhala, 1999.
  • John P. Keenan, in The Scripture on the Explication of Underlying Meaning. Berkeley, Bukkyo Dendo Kyokai e Numata Center for Buddhist Translation and Research, 2000.