Sabuktigin di Ghazna

Sabuktigin di Ghazna
Emiro di Ghazna
In carica 20 aprile 977 –
5 agosto 997
Predecessore Böritigin di Ghazna
Successore Ismail di Ghazna
Nome completo in Laqab Nasir ad-Din wa ad-Dawlah
Nascita Barskon, 942
Morte Balkh, 977
Dinastia Ghaznavidi
Padre Qara Bajkam
Figli Ismail di Ghazna
Mahmud di Ghazna
Abu'l-Muzaffar Nasr
Yusuf
Hurra-yi Kalji

Sabuktigin anche detto Sabuktagin, Sabuktakin, Sebüktegin e Sebük Tigin (Barskon, 942Balkh, 5 agosto 997) è stato un emiro e militare turco, è considerato il fondatore della dinastia dei Ghaznavidi. In turco il suo nome significa principe amato..

BiografiaModifica

Nato intorno al 942 nel territorio dell'attuale Barskon, nel Kirghizistan, era di origini turche, da giovane venne fatto prigioniero dalla vicina tribù turca dei Tuhsi nel corso di una delle tante guerre tribali, e venduto al mercato degli schiavi della città di Tashkent in territorio samanide. Si distinse all'interno del corpo di guardia degli schiavi e finì sotto la protezione dell'hajib Alp Tigin[1].
Quando successivamente Alp Tigin si ribellò alla dinastia samanide, catturando la regione dello Zabulistan e la città di Ghazna diventandone governatore, egli promosse Sabuktigin al rango di generale e gli diede in sposa sua figlia. Sabuktigin rimase fedele sia a Alp Tigin fino alla sua morte, così come ai suoi due successori, Abu Ishaq Ibrahim di Ghazna e Bilgetegin di Ghazna, per quest'ultimo fu vittorioso nella battaglia per la difesa di Gardez nel 974. Nel 977 i turchi di Ghazna decisero di ribellarsi al governatore samanide Bilgetegin, rivelatosi un inetto ed un ubriacone, e nominarono al suo posto Sabuktigin[2], e la sua ascesa venne appoggiata anche dal sovrano samanide Nuh II.
Egli espanse il territorio lasciatogli da Alp Tigin conquistando Balkh a settentrione, il territorio dell'attuale provincia di Helmand a occidente. Sebbene governasse di fatto in maniera indipendente, egli formalmente continuò a riconoscere la dinastia samanide, e nella sua tomba egli fece apporre il titolo di al-Hdjib al-Ajall, ovvero Comandante dei Comandanti, continuando quindi a conservare formalmente il proprio vassallaggio. Tuttavia fu l'artefice della futura potenza della dinastia Ghaznavide, che esplose sotto il regno di suo figlio e successore Ismail di Ghazna. Dal momento che il Zabulistan, territorio conquistato ma non ancora completamente islamizzato, era fondamentale nell'economia del suo regno, Sabuktigin decise di sposare la figlia di uno dei suoi capo tribù più importanti; da questa unione sarebbe nato Mahmud di Ghazna.
La spinta espansionistica di Sabuktigin lo spinse a rivolgersi contro le tribù turche rivali di Lashkar Gah e poi di tutto il territorio dell'attuale Belucistan occidentale. I suoi successi militari furono accompagnati dall'incontro con uno dei letterati più importanti dell'epoca in quella regione, il poeta Abū al-Fatḥ al-Bustī, il quale non solo compose le gesta del suo nuovo patrono, ma si occupò di riorganizzarne l'apparato amministrativo rendendolo più efficiente.
Fondamentale nella politica espansionistica di Sabuktigin fu la scelta di rivolgersi verso le terre d'India, considerata una regione di infedeli (ddr al-kufr), all'epoca la vallata del Kabul era geograficamente un'estensione del sistema fluviale delle pianure indiane settentrionali, e la sua parte inferiore era il dominio del potente sovrano di Kabul Shahi Jayapala, le cui terre si estendevano da Laghman al Kashmir, e costituiva un valido baluardo contro le mire espansionistiche di Sabuktigin verso l'India settentrionale. Un altro motivo di conflitto con Jayapala era il suo legame con il precedente sovrano di Ghazna, Abu Bakr Lawik, spodestato da Alp Tigin, capostipite della dinastia dei Ghaznavidi. Nel 986 nella regione del Laghman scoppiò un conflitto interno che ebbe come risultato la sconfitta di Jayapala, della quale approfittò Sabutktigin che decise di avanzare lungo il fiume Kabul diretto a Peshawar.

NoteModifica

  1. ^ John Andrew Boyle, The Cambridge History of Iran, Volume 5. Cambridge University Press. p. 165.
  2. ^ Frye, R.N., The Sāmānids, in (a cura di) Frye, R.N., The Cambridge History of Iran, Volume 4: From the Arab Invasion to the Saljuqs, Cambridge, Cambridge University Press, 1975, pp. 136–161. ISBN 0-521-20093-8.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN63473979 · ISNI (EN0000 0000 3654 4385 · LCCN (ENn2008001471 · GND (DE1082254819 · WorldCat Identities (ENn2008-001471