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Sacrestia di San Domenico Maggiore

DescrizioneModifica

 
Vista della volta verso la controfacciata

Il salone, di forma rettangolare, è decorato in forme barocche del XVIII secolo su disegno di Giovan Battista Nauclerio, che qui riprende lo stile di Francesco Antonio Picchiatti.[2] L'ambiente vede nelle pareti le decorazioni in stalli legnei di noce intagliati e finemente decorati. Sulla volta è invece il sontuoso affresco del Trionfo della fede sull'eresia ad opera dei Domenicani del 1708 circa di Francesco Solimena.[2]

Sul pavimento è presente la lapide sepolcrale di Richard Luke Concanen che fu il primo vescovo cattolico di New York e che morì a Napoli nel 1810,[2] mentre sulle altre porte vi sono un altro affresco del Solimena (San Filippo Neri) e un bassorilievo di epoca trecentesca raffigurante la Maddalena.

Nella parete di fondo è collocata la cappella Milano, o dell'Annunciazione, la cui pala d'altare sull'Annunciazione sovrastante l'altare maggiore di Bartolomeo e Pietro Ghetti è databile 1624-26 ed eseguita da Fabrizio Santafede, mentre sulle due pareti a lati sono i due affreschi di Giacomo del Pò del 1711 circa.[2]

Da una pregevole porta lignea intagliata della seconda metà del XVI secolo, attribuita a Cosimo Fanzago, posta lungo la parete destra, in prossimità della cappella frontale, si raggiunge infine la sala del Tesoro di San Domenico Maggiore, dove sono esposti paramenti e oggetti sacri di raro valore storico, artistico e culturale, nonché i preziosi abiti ritrovati nelle tombe dei sovrani e dei nobili napoletani.

Feretri dei sovrani d'AragonaModifica

La sacrestia di San Domenico è celebre anche per la presenza, su un ballatoio che sovrasta gli stalli delle pareti, di una serie di 42 arche di reali e nobili legati al casato d'Aragona,[2] 38 delle quali contenenti i corpi imbalsamati delle personalità interessate, tutti studiati negli anni ottanta dalla Divisione di Paleopatologia dell'Università di Pisa. I sarcofagi sono ricoperti da preziosi panni colorati e fino al 1594 erano tutti disposti lungo l'absidale della chiesa.

Secondo la tradizione vi fu sepolta l'intera dinastia aragonese (1442-1503) e fra i corpi era presente anche quello di re Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, morto nel 1458, le cui spoglie furono però traslate nel 1668 in Spagna.[2] La sua cassa, ormai vuota, è sormontata da un ritratto del re, risalente al secolo XVII. I corpi attribuibili con certezza sono invece i seguenti:[2]

 
Particolare dei feretri

NoteModifica

  1. ^ Touring Club, p. 168.
  2. ^ a b c d e f g Touring Club, p. 169.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Le mummie aragonesi di San Domenico, su Università di Pisa. Paleopatologia. URL consultato il 3 luglio 2019.

BibliografiaModifica

  • AA.VV., Napoli e dintorni, Touring Club Italiano Milano 2007, ISBN 978-88-365-3893-5
  • Luigi Salerno, Il convento di S. Domenico Maggiore in Napoli, Napoli 1997
  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, 2004.

Voci correlateModifica

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