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San Vincenzo
Saint Vincent
Geografia fisica
Coordinate13°15′N 61°12′W / 13.25°N 61.2°W13.25; -61.2Coordinate: 13°15′N 61°12′W / 13.25°N 61.2°W13.25; -61.2
ArcipelagoPiccole Antille
Superficie345 km²
Dimensioni29 × 18 km
Altitudine massima1205 m s.l.m.
Geografia politica
Stato indipendenteSaint Vincent e Grenadine Saint Vincent e Grenadine
Centro principaleKingstown (16.500)
Porti principaliKingstown
Aeroporti principaliAeroporto Internazionale di Argyle
Demografia
Abitanti100.000 (2012)
Densità347,83 ab./km²
Cartografia
Island of Saint Vincent.png
Mappa di localizzazione: Saint Vincent e Grenadine
San Vincenzo
San Vincenzo
voci di isole di Saint Vincent e Grenadine presenti su Wikipedia

L'isola di Saint Vincent, nota in italiano anche come San Vincenzo[1][2], situata nel Mar dei Caraibi tra l'isola di Santa Lucia e Grenada, è l'isola principale dello Stato di Saint Vincent e Grenadine. Prevalentemente montuosa, il suo punto più alto corrisponde alla cima del vulcano La Soufrière, la cui ultima eruzione risale al 1979.[3]

L'isola è stata oggetto di una disputa territoriale tra Francia e Regno Unito nel corso del XVIII secolo ed è diventata indipendente il 27 ottobre 1979. Circa 100.000 persone vivono su di essa, di cui oltre 16.000 nella città di Kingstown, capitale dello Stato. Il resto della popolazione è suddiviso tra altri insediamenti costieri, tra cui quelli di Layou, Barrouallie, Chateaubelair, Georgetown e Calliaqua.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Saint Vincent e Grenadine.
 
Una strada di Kingstown.

L'isola fu scoperta da Cristoforo Colombo il 22 gennaio 1498 nel giorno di San Vincenzo di Saragozza, battezzandola con l'omonimo nome. Prima della scoperta da parte degli europei, i Caribi la chiamavano Hairouna.[4]

Sia Colombo che i successivi conquistadores ignorarono quasi del tutto l'area caraibica, per concentrare i propri sforzi sull'America centrale e meridionale, territori ricchi di metalli preziosi. Nonostante abbiano catturato alcuni schiavi nell'area di Saint Vincent, gli spagnoli qui non hanno mai fondato alcun insediamento.[5]

I Caribi con la loro aggressività riuscirono ad evitare la fondazione di insediamenti europei su Saint Vincent fino al XVIII secolo. Gli schiavi africani, naufraghi o fuggiaschi da Saint Lucia o Grenada che cercavano rifugio a Saint Vincent, si sposarono con i Caribi del luogo e divennero noti come "Caribi neri". I discendenti di questo particolare tipo di unione sono oggi chiamati Garifuna.

Colonia francese e guerre CaribeModifica

I primi europei ad occupare Saint Vincent furono i francesi. Infatti, sebbene gli inglesi siano stati i primi a rivendicare Saint Vincent nel 1627, furono i francesi stanzati in Martinica a fondare il primo insediamento europeo sull'isola nel 1719, l'attuale Barrouallie.[6] I coloni francesi coltivavano caffè, tabacco, indaco, mais e zucchero nelle piantagioni lavorate dagli schiavi africani.

Saint Vincent fu ceduta al Regno Unito con il Trattato di Parigi del 1763. Dopo aver preso il controllo deell'area, gli inglesi iniziarono subito a costruire la fortezza di Fort Charlotte, il che causò una tensione crescente con i Caribi che sfociò nella Prima Guerra Caribe tra il 1769 e il 1773. Nel 1779 ebbe luogo l'invasione di Saint Vincent da parte dei francesi, ma un accordo del 1783 tra le due potenze la riassegnò agli inglesi. Tra il 1795 e il 1796, con il sostegno francese della Martinica, i Caribi neri, guidati da Joseph Chatoyer, combatterono una serie di battaglie contro gli inglesi, ma la loro insurrezione fu sedata e quasi 5.000 caribi neri furono esiliati nella piccola isola di Baliceaux, al largo di Bequia. Il conflitto tra i britannici e i Caribi neri continuò fino alla fine del 1796, quando il generale Abercrombie vinse la Seconda Guerra Caribe, fomentata dal radicale francese Victor Hugues. Al termine dello scontro, gli inglesi deportarono altri 5.000 Caribi neri a Roatán, un'isola al largo della costa dell'Honduras. La vittoria della guerra permise agli inglesi di completare Fort Charlotte nel 1806.

Come i francesi prima di loro, gli inglesi usarono anche schiavi africani per lavorare piantagioni di zucchero, caffè, indaco, tabacco, cotone e cacao fino alla completa emancipazione nel 1838. L'economia entrò in un periodo di declino con molti proprietari terrieri che abbandonarono le loro proprietà. A complicare la situazione ci fu anche una violenta eruzione del vulcano La Soufrière nel 1812.

Colonia ingleseModifica

Dal 1763 fino all'indipendenza, Saint Vincent attraversò un lungo periodo di dominio inglese. I colonizzatori autorizzarono la prima assemblea rappresentativa nel 1776. Alcuni decenni dopo il successo della Rivoluzione haitiana, gli inglesi abolirono la schiavitù nel 1834. La conseguente carenza di manodopera nelle piantagioni attirò gli immigrati portoghesi negli anni successivi e, a partire dal 1860, anche immigrati indiani che cercavano impiego come operai. Le condizioni rimasero aspre sia per gli ex schiavi che per i lavoratori agricoli immigrati, poiché i prezzi molto bassi dello zucchero a livello mondiale mantennero l'economia stagnante fino agli inizi del XX secolo. Sul finire del secolo venne esiliato a Saint Vincent il celebre mercante Jaja di Opobo in seguito al suo arresto nel 1887 da parte degli inglesi con l'accusa di aver venduto olio di palma direttamente a Liverpool senza l'intermediazione e l'autorizzazione della Royal Niger Company.

Nel 1877 fu insediato un governo della Colonia della corona britannica, nel 1925 fu creato un Consiglio legislativo e nel 1951 fu concesso il suffragio universale. Durante questo periodo, gli inglesi fecero diversi tentativi infruttuosi di unire politicamente Saint Vincent con altre Isole Sopravento Meridionali per governare la regione attraverso un'amministrazione unificata. Tra questi, il più rilevante fu la Federazione delle Indie Occidentali, nata nel 1958 e discioltasi nel 1962.

L'indipendenzaModifica

Il 27 ottobre 1969 a Saint Vincent fu riconosciuto lo status di stato associato, dotato del controllo completo sui suoi affari interni. In seguito ad un referendum tenutosi nel 1979, Saint Vincent e Grenadine divennero le ultime delle Isole Sopravento a ottenere l'indipendenza, il cui anniversario viene celebrato ogni anno il 27 ottobre.

GeografiaModifica

 
Veduta di Saint Vincent

L'isola di Saint Vincent è lunga 29 km e larga 18 km e si trova a 160 km ad ovest di Barbados. Sulla sua superficie si erge un vulcano attivo di 1.234 metri, La Soufrière, protagonista di violente eruzioni nel 1812 e nel 1902. L'eruzione più recente risale al 13 aprile 1979. Gran parte dell'isola è presenta un territorio montuoso ricoperto da foreste. Il clima è tropicale e umido, con una media che può variare tra 18 e 31 °C a seconda dell'altitudine.

L'isola ha una superficie totale di 344 km², pari a circa l'88% della superficie totale del paese, 19 volte quella della seconda isola più grande del paese, Bequia.

L'isola di Saint Vincent appartiene al gruppo delle Piccole Antille.

DemografiaModifica

La popolazione dell'isola presenta diversi gruppi etnici. Tra questi, quello più rappresentato è il gruppo degli Afro-caraibici (66%), seguito dalle persone di sangue misto (19%). Minoranze significative sono quelle degli indiani (6%), dei discendenti dei colonizzatori europei (4%), dei Caribe (2%).

ReligioniModifica

La confessione religiosa più diffusa sull'isola è l'anglicanesimo (47%), seguito dal metodismo (10%) e dai seguaci della Chiesa cattolica (13%). Abbastanza diffusi sono anche la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno e l'Induismo.

IstruzioneModifica

L'isola di Saint Vincent ospita alcune scuole mediche molto importanti. Tra queste:

Nella cultura di massaModifica

L'isola di Saint Vincent è stata la location per la realizzazione del film Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna. Le riprese si sono svolte tra ottobre 2002 e marzo 2003 e numerosi abitanti del luogo furono ingaggiati per fare da comparsa.[7]

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. ^ Geografia universale, Milano, Rizzoli–Larousse, 1965.
  2. ^ Cfr. sula Tav. 50 alle pp. 152-153 sull’Atlante geografico, fisico, politico, economico, Paravia, Torino, 1975
  3. ^ Jan Rogozinski, A Brief History of the Caribbean, Revised, New York, Facts on File, Inc., 1999, pp. 358–359, ISBN 0-8160-3811-2.
  4. ^ Review of the Indigenous Caribbean, su indigenousreview.blogspot.com.au. URL consultato il 26 marzo 2018.
  5. ^ Rogozinski, January 2000. A Brief History of the Caribbean: From the Arawak and Carib to the Present. Plume, New York, New York.
  6. ^ Attention * St. Vincent Genealogy Resources, su St. Vincent Genealogy Resources. URL consultato il 26 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2012).
  7. ^ The Making of Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl (1/4), redmorgankidd. URL consultato il 19 dicembre 2012.

Collegamenti esterniModifica

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