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Lapidi in Denmark Square a Gerusalemme

Il salvataggio degli ebrei danesi fu un evento avvenuto durante l'occupazione della Danimarca da parte della Germania, durante la seconda guerra mondiale. Il 1º ottobre 1943, il Führer Adolf Hitler ordinò che gli ebrei danesi venissero arrestati e deportati. Nonostante il grande rischio personale, il Modstandsbevægelsen (Movimento di Resistenza danese), con l'aiuto di molti civili danesi, diedero vita a un grande tentativo di evacuare via mare circa 8000 ebrei dalla Danimarca verso la vicina Svezia neutrale.

Il salvataggio permise alla maggioranza della popolazione ebraica danese di evitare la cattura ed è considerato una delle più grandi azioni collettive di resistenza alla repressione nei paesi occupati dalla Germania. Come risultato del salvataggio, e dell'interessamento della Danimarca per la sorte di quel 5% di ebrei danesi che erano stati deportati nel campo di concentramento di Theresienstadt, più del 99% degli ebrei danesi sopravvisse all'Olocausto.

Il "protettorato modello" (1940–1943)Modifica

Il 9 aprile 1940, Danimarca e Norvegia furono invase dalla Germania. Resosi conto che una resistenza armata non avrebbe avuto speranza di successo e per evitare le perdite civili, il governo danese si arrese alle truppe naziste dopo qualche contrasto nel mattino dell'invasione.

Il governo nazista dichiarò che questa occupazione era mirata contro le forze Alleate e che non intendeva intromettersi nell'indipendenza del governo danese. Dal momento che questi aveva promesso "cooperazione leale" con la Germania, l'occupazione della Danimarca fu in un primo momento serena. La propaganda nazista si riferì persino alla Danimarca come il "protettorato modello". Il Re Cristiano X di Danimarca conservò il suo trono e il governo danese, il Rigsdag (parlamento) e la corte nazionale mantennero le loro funzioni. Persino la censura stampa e radio rimasero nelle mani del governo danese, invece che essere affidate agli occupanti nazisti.

Durante i primi anni di occupazione, gli ufficiali danesi ripeterono continuamente alla Germania che non vi era nessun "problema ebraico" in Danimarca. La Germania riconobbe che una discussione sulla "questione ebraica", in Danimarca, poteva rivelarsi un argomento esplosivo in grado di rovinare la relazione "modello" tra Germania e Danimarca occupata e, ne consegue, portare a conseguenze politiche ed economiche in Germania. Inoltre, il Reich faceva grande affidamento sull'agricoltura danese, che nel solo 1942 aveva fornito carne e burro a 3,6 milioni di tedeschi. Dunque, quando gli ufficiali da Berlino raccomandarono misure anti-ebraiche in Danimarca, persino i nazisti più ideologicamente convinti, come il Plenipotenziario del Reich Werner Best, seguitarono a evitare e rinviare una discussione sugli ebrei danesi.

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