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«Una leggenda che il trascorrere del tempo ha trasformato in mito. Vicino a lui Alvaro Vitali sembra Brad Pitt»

(Dizionario del cinema italiano[1])
Salvatore Baccaro (a destra) con Pippo Franco nel film Il tifoso, l'arbitro e il calciatore

Salvatore Baccaro (Roccamandolfi, 6 maggio 1932[2]Novara, 3 ottobre 1984) è stato un attore italiano.

BiografiaModifica

 
Salvatore Baccaro (al centro) in un cameo nel film Profondo rosso di Dario Argento (1975)

Nato in Molise, si trasferisce successivamente a Roma in cerca di un'occupazione. Lavorando come fioraio nei pressi degli stabilimenti cinematografici De Paolis di Via Tiburtina, nel quartiere romano di Pietralata, venne notato e quindi scritturato, alla fine degli anni sessanta, per il suo particolare aspetto deforme, quasi animalesco, caratterizzato da prognatismo frontale, naso schiacciato, mani dalle dita enormi, che non passava inosservato, al punto di valergli l'appellativo di "uomo più brutto del mondo".

Tuttavia fu proprio il suo fisico, unito ad un'innegabile simpatia e ad un carattere gentile e bonario, ad aprirgli inaspettatamente le porte del cinema. Infatti divenne in breve tempo un tipico caratterista, molto richiesto dal cinema italiano per ruoli comici o grotteschi: partecipò infatti ad oltre 60 film tra la fine degli anni sessanta ed i primi anni ottanta, recitando in parecchi lungometraggi della commedia erotica degli anni settanta e del genere western, in molti film di Franco e Ciccio, nella serie di Pierino ed anche in alcune pellicole di rilievo, tra cui Profondo rosso di Dario Argento (1975), dove interpreta un fruttivendolo.

L'attore ha adottato lo pseudonimo di Boris Lugosi - chiaro omaggio a Bela Lugosi, primo interprete del vampiro Dracula - nel film horror Terror! Il castello delle donne maledette (1973) di Tony Randall e di Sal Boris nel nazi-porno La bestia in calore (1977) di Luigi Batzella. Baccaro era doppiato prevalentemente da Ferruccio Amendola e Carlo Baccarini. L'ultimo film cui prese parte fu Dagobert di Dino Risi, del 1984.

La scomparsaModifica

«Chissà cosa avrebbero dato altri per essere su quei set. Lui ha fornito la sua faccia incredibile, straordinaria, unica. Lo ricordiamo con affetto, simpatia e rimpianto. È morto, senza clamori, ignorato da tutti, in un anno imprecisato»

(Dizionario del cinema italiano[1])

Da quest'ultima apparizione cinematografica non si ebbero più notizie su di lui per quasi due decenni. Solamente nel 2004 suo fratello Armando, in un'intervista rilasciata a Marco Giusti nel corso della trasmissione televisiva Stracult, ha rivelato la sua malattia deformante, l'acromegalia, e la sua morte, rimasta totalmente oscura alla cronaca e al pubblico, sopraggiunta il 3 ottobre 1984 a Novara, all'età di 52 anni, dopo aver subito un infarto a causa di un intervento non riuscito alla tiroide.

FilmografiaModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Riccardo F. Esposito, Salvatore Baccaro. Il "mostro" di Cinecittà, in Amarcord, N. 2, IgorMolino Editore, Firenze (aprile-maggio 1996).

Collegamenti esterniModifica

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