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Salvatore Bono
Salvatore Bono.jpg
23 aprile 1920 – 28 maggio 1999
Nato aCampobello di Mazara
Morto aCampobello di Mazara
Luogo di sepolturaCampobello di Mazara
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataEsercito italiano
ArmaIV Armata
SpecialitàScorta tradotte e vigilanza treni
UnitàDelegazione trasporti militari 613
RepartoFanteria
Anni di servizio1939 - 1945
GradoSottotenente cpl. di fanteria
FeritePerdita mano destra ed occhio sinistro
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneFrancia meridionale
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare
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Salvatore Bono (Campobello di Mazara, 23 aprile 1920Campobello di Mazara, 28 maggio 1999) è stato un militare italiano, decorato con la Medaglia d'oro al valor militare.

Indice

BiografiaModifica

Conseguito il diploma magistrale a Partanna nel 1939 dovette interrompere gli studi poiché venne chiamato al servizio militare all'inizio della seconda guerra mondiale.

Divenuto sottotenente di fanteria venne inizialmente inviato in Jugoslavia, per essere poi assegnato al "gruppo scorta tradotte e vigilanza treni" in varie stazioni fino ad arrivare nel 1942in un reparto di fanteria della IV Armata, alla Stazione di Nizza dove partecipò alla costituzione del Costamiles di Nizza- Ville in occasione della occupazione italiana della Francia meridionale. È deceduto a Campobello di Mazara il 28 maggio 1999 a 79 anni

Lo scontro di NizzaModifica

L'8 settembre 1943, a seguito alla notizia dell'armistizio di Cassibile i reparti tedeschi iniziarono a disarmare tutte le postazioni italiane che si trovavano lungo la ferrovia.

In serata, circa una settantina di tedeschi si recò presso la stazione centrale di Nizza dove la piccola guarnigione era comandata dal capitano Carlo Breviglieri ed affidata al sottotenente Salvatore Bono. Il capitano tedesco, con un uomo di scorta, penetrò all'interno dello stanzone ove era stato costituito il comando e pretese la resa incondizionata dei militari italiani e la consegna delle armi. Il capitano Breviglieri rifiutò l'intimazione e, a un segnale convenuto,[2] fece aprire il fuoco sull'ufficiale tedesco e la sua scorta.[3] Salvatore Bono, per primo aprì il fuoco contro l'ufficiale e l'uomo di scorta che gli si trovava vicino.

«Come un fulmine inaspettato da tutti, il fuoco della mia pistola rompe il gelo e fredda l'irrequieto soldato che mi separa dal capitano tedesco, questi segue il primo: tutti e due cascano finiti ai miei piedi; quasi contemporaneamente i soldati tedeschi, che stavano davanti alla porta freddano con diversi colpi di pistola il mio capitano alla schiena, che vedo cadere senza battere ciglio e proferire parola.»

(Dalla relazione di Salvatore Bono[3])

L'attacco di Bono scatenò la reazione tedesca contro i militari italiani di presidio e tra i primi cadde il capitano Breviglieri. Bono, insieme a pochi altri cercò rifugio in uno sgabuzzino da dove riuscì a sorprendere e a disarmare un ufficiale tedesco entrato all'interno per prenderli prigionieri.[3] Impugnata una bomba a mano Bono si preparò a scagliarla contro i militari tedeschi che nel frattempo stavano penetrando nello stanzone del Comando ma fu da questi anticipato. Infatti fu investito dalla deflagrazione da una granata tedesca che fece deflagrare anche quella che aveva in mano[3] Bono perse il braccio destro e l'occhio sinistro.[4]

Ferito gravemente fu ricoverato presso il nosocomio civile San Rocco, ma dopo alcuni giorni i tedeschi lo deportarono al campo di concentramento di Pierrefeu du Var.

Nel dicembre dello stesso anno, essendo ancora in regime di deportazione, riesce ad ottenere un permesso per raggiungere Nizza, allo scopo di sottoporsi ad ulteriori cure, ma in quella città resterà molti mesi e con il pretesto di essere stato nominato addetto culturale presso il Consolato Italiano[5] evitando così di essere riconsegnato ai tedeschi.

Nel 1944, ricercato dalla Gestapo, ritornò in Italia passando per Genova (nei giorni del bombardamento), Alessandria e Vercelli fino a raggiungere Milano dove viene riassunto dall'esercito italiano come ufficiale a disposizione.[6]

L'anno successivo, a Stresa, ha il primo incontro con il comandante “Renato”[7] che guidava la brigata partigiana “Stefanoni” di cui entrerà a far parte ufficialmente, anche se per alcuni giorni.[8]

Riuscito a raggiungere Roma nel giugno 1945 venne ricoverato presso il centro mutilati San Carlo dove rimase fino al 1947, quando prese servizio presso il Consolato Generale d'Italia a Marsiglia.[9]

Dopo qualche mese si fece trasferire all'Ufficio Archivi di Nizza dove rimase per un trentennio. Intanto si era laureato in Pedagogia a Genova ed il 15 aprile 1947 gli era stata conferita la Medaglia d'oro al valor militare.

All'inizio degli anni sessanta, nonostante fosse privo della mano destra e di un occhio, aveva cominciato a dipingere sviluppando un personalissimo stile caratterizzato da quelle che il critico Disma Tumminello definì “figurazioni fitomorfe” atte ad esprimere “il desiderio inconscio di ritorno alla natura”.[10]

Le sue opere sono state esposte alla "Galerie Internationale" di Nizza.[11]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Nella difesa del più importante centro logistico di un'armata, morto il suo capitano, assumeva il comando dei pochi superstiti. Aggredito da soverchianti forze nemiche in un ufficio del comando, freddava con colpi di pistola un ufficiale tedesco ed alcuni soldati, ponendo in fuga i rimanenti. In una successiva aggressione, trovatosi con la pistola scarica, impegnava una lotta selvaggia con pugni e morsi. Aiutato da un suo sottufficiale, immobilizzava un secondo ufficiale nemico che decedeva poco dopo. Mentre tentava di colpire con bombe a mano altri militari sopraggiunti, veniva investito in pieno da schegge di bombe lanciate dal nemico, che provocavano lo scoppio della bomba che teneva nella mano destra, già a sicurezza sfilata e pronta per il lancio. Crivellato dalle schegge, cieco, privo della mano destra, veniva ricoverato in ospedale ove con stoicismo, che solo i prodi e gli audaci possiedono, senza un lamento sopportava l'amputazione dell'avambraccio destro, l'enucleazione dell'occhio sinistro ed altri dolorosissimi atti operatori. Magnifico esempio di alte virtù militari e di suprema dedizione alla Patria. - Nizza (Francia), 8 settembre 1943.»
— 15 aprile 1947[12]

NoteModifica

  1. ^ Baldassare Ingrassia (a cura di), “Salvatore Bono”, Litografia Damiano Buffa- Mazara del Vallo, 2005
  2. ^ Pier Luigi Villari, Il tragico settembre, IBN Editore, Roma, 2007, pag. 61: "A un certo punto il cap. Breviglieri diede il segnale convenuto dicendo: "baionetta in canna" e scoppiò l'inferno!"
  3. ^ a b c d Pier Luigi Villari, p. 61.
  4. ^ Pier Luigi Villari, p. 62.
  5. ^ B. Ingrassia (a cura di),Op.cit.pag. 28
  6. ^ B. Ingrassia (a cura di), Op.cit.pag. 29
  7. ^ Renato Boeri, comandante della 7ª Brigata "Paolo Stefanoni" della Divisione Valtoce; Cfr. L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista; Peter Tompkins, Il Saggiatore-Tascabili, 2009, pag.276
  8. ^ B. Ingrassia (a cura di),Op.cit. pag. 29
  9. ^ B. Ingrassia (a cura di),Op.cit.pag. 29-30
  10. ^ B. Ingrassia (a cura di),Op.cit. pag. 65
  11. ^ B. Ingrassia (a cura di), Op.cit. pag. 68
  12. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=45347

BibliografiaModifica

  • Baldassare Ingrassia, “Salvatore Bono”, Litografia Damiano Buffa - Mazara del Vallo, 2005.
  • Pier Luigi Villari, Il tragico settembre, La reazione italiana contro l'aggressione tedesca, IBN Editore, Roma, 2007
  • Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza: Volume 1, Pietro Secchia – 1968
  • L'Italia di Badoglio, Roberto Ciuni – 1993
  • Panorama biografico degli italiani d'oggi: Volume 1, Gennaro Vaccaro – 1956
  • Una nazione allo sbando: l'armistizio italiano del settembre 1943..., Elena Aga Rossi - 2003