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Salvatore Cancemi (Palermo, 19 marzo 1942Trapani, 14 gennaio 2011) è stato un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, legato a Cosa Nostra.

Indice

Biografia[1]Modifica

Di professione macellaio, Cancemi venne affiliato nella cosca mafiosa di Porta Nuova da Vittorio Mangano, alla presenza del boss Giuseppe Calò. Dopo l'arresto di Calò, Cancemi venne nominato reggente del mandamento di Porta Nuova da Salvatore Riina. Nel maggio 1992, nei pressi dello svincolo di Capaci sull'Autostrada A29, Cancemi supervisionò il commando mafioso che piazzò il tritolo che uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta.

Il 22 luglio 1993 Cancemi si consegnò spontaneamente ai Carabinieri e decise di collaborare con la giustizia, dichiarando che la mattina successiva avrebbe dovuto incontrarsi con il latitante Pietro Aglieri, capomandamento di Santa Maria di Gesù, per poi raggiungere Bernardo Provenzano in una località segreta, offrendosi di aiutarli ad organizzare una trappola; l'informazione però venne considerata non veritiera dai Carabinieri, i quali erano convinti che Provenzano fosse morto poiché dopo un decennio la moglie e i figli erano tornati a vivere e a lavorare a Corleone, decidendo quindi di non sfruttare l'occasione[1]. In seguito, Cancemi rese dichiarazioni sull'organizzazione delle stragi del '92 e '93, sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra e sui rapporti dell'organizzazione con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi.

Fece anche luce sul clamoroso, arresto negli anni ottanta, di Giuseppe Di Girolamo detto "Peppuccio". Secondo Cancemi, il giovane fu fatto arrestare dallo zio paterno Andrea Di Girolamo e dalla sua amante, Silvana Mega, per paura che il nipote uccidesse entrambi con la complicità di Michele Palazzotto, figlio del vecchio boss Gaetano al quale, molti anni prima, lo stesso Andrea Di Girolamo, portò via la moglie, Vincenza Cusimano. Disse anche che Andrea Di Girolamo era un "posato" da Cosa Nostra, detto "il passolone", ad indicarlo come una persona scialba, vile e traditrice. Cancemi conosceva Di Girolamo perché, oltre ad essere dello stesso rione, furono nell'infanzia compagni di collegio presso il "Boccone del Povero" di via Pindemonte, a Palermo.

Cancemi, che viveva sotto protezione in una località segreta vicino a Trapani, è morto il 14 gennaio 2011 per un ictus. La notizia è stata diffusa solo due settimane dopo, il 27 gennaio[2].

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Elio Veltri, Marco Travaglio, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, 2001
  • Decreto di archiviazione del Tribunale di Caltanissetta - N. 1370/98 R.G.N.R. / N. 908/99 R.G.I.P. [1]
  • Salvatore Cancemi, Giorgio Bongiovanni,Riina mi fece i nomi di… Confessioni di un ex boss della CupolaMassari editore, 2002 ISBN 88-457-0178-6

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

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