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BiografiaModifica

Rimasto orfano del padre, lasciò la scuola dopo la terza elementare, trovando lavoro nei cantieri edili della città di Andria: con buone capacità in materia di organizzazione, divenne presto da semplice apprendista un capomastro e, infine, caposquadra. Si trasferì prima a Roma, a Trieste, e poi in Egitto e in Abissinia. In Germania fu impiegato nella costruzione di capannoni militari e fabbricati civili a Lipsia e Amburgo. Rientrato in Puglia, all'arrivo degli anglo-americani venne incaricato di organizzare squadre di lavoratori per le operazioni di scarico delle navi inglesi nel porto di Barletta. Nel 1944 costituì ad Andria la "Società anonima cooperativa muratori e affini di costruzione e consumo" (SACMA), che ottenne vari incarichi per la realizzazione di opere pubbliche nella provincia di Bari.[1]

Salvatore Matarrese SpaModifica

Nel 1948 fondò la propria impresa di costruzioni, la ditta "Salvatore Matarrese fu Michele", che vinse a Andria un appalto per la costruzione di case popolari. Grazie ai buoni rapporti con il sindaco di Bari Vito Antonio Di Cagno e la Democrazia Cristiana barese, nel 1953 costituì la "Società industria prodotti edili" (SIPE) per la produzione e il commercio di materiali edilizi. Insieme al figlio Vincenzo, che aveva costituito una propria ditta individuale su consiglio del padre per incrementare il lavoro di famiglia, i Matarrese si aggiudicarono numerosi appalti nel settore delle infrastrutture pubbliche e dell'edilizia civile a Bari e in provincia per tutti gli anni sessanta: si ricordano le case popolari IACP di Bari e vari complessi residenziali, il ponte XX settembre, la grande sede delle imprese Matarrese, il padiglione dell'agricoltura alla Fiera del Levante, la facoltà di giurisprudenza, e le opere idrico-fognarie dell'Acquedotto pugliese.[1]

Nel 1969 costituì insieme ai sei figli la società per azioni "Sa.Ma.", con un capitale di un milione di lire, mentre nel 1971 fu la volta di quattro società: la Euro Diamond Italiana spa (produzione e lavorazione di materiali metallici); la Italplastica-Costruzioni spa (materie plastiche); la Beton-Sud spa (cemento armato); e la Imco-Immobiliare costruzioni spa (per l'acquisto, la vendita, la costruzione e la gestione di terreni e fabbricati). Negli anni settanta, i lavori più rilevanti riguardarono l'avviamento dei grandi cantieri per il Policlinico e il Politecnico di Bari; ma soprattutto l'edilizia industriale, con la costruzione di numerosi stabilimenti per aziende quali Breda, FIAT, SNIA Viscosa, Citroën e Philips.[1]

Nel 1976 venne costituita la "Salvatore Matarrese spa", con un capitale di 50 milioni di lire diviso tra i figli Michele, Vincenzo, Antonio e Amato. Quello stesso anno, Salvatore Matarrese venne nominato cavaliere del lavoro. Morì a Bari il 30 gennaio 1977.[1]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere del lavoro
— 1º giugno 1976[2]

NoteModifica

  1. ^ a b c d Matarrese Salvatore, su imprese.san.beniculturali.it. URL consultato il 28 marzo 2018.
  2. ^ Due sono torinesi fra i 25 nuovi cavalieri del lavoro, "La Stampa", Torino, 2 giugno 1976, p.12.

BibliografiaModifica

  • Gruppo Matarrese (a cura di), Matarrese, Bari, 1978.
  • M. Scionti, L'immagine della città. Architettura e urbanistica nella Bari del Novecento, in L. Masella, F. Tateo, Storia di Bari. Il Novecento, Bari 1997, pp. 33-65.
  • G. Amendola, 1960-1980: gli anni della «belle époque», in ibidem, pp. 335-356.
  • Claudia Villani, Matarrese, Salvatore, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 72, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2008.

Collegamenti esterniModifica

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