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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo sottomarino della Marina Militare Italiana, vedi Salvatore Todaro (S 526).

«Un comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle»

(Salvatore Todaro, 1940)
Salvatore Bruno Todaro
Salvatore todaro.jpg
16 settembre 1908 – 14 dicembre 1942
Nato aMessina
Morto aal largo di La Galite
Cause della mortecombattimento
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
SpecialitàSommergibilista
GradoCapitano di corvetta
GuerreSeconda guerra mondiale
Comandante disommergibili Luciano Manara e Comandante Cappellini
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Navale di Livorno
Frase celebreUn comandante tedesco non ha, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle
fonti citate nel corpo del testo
voci di militari presenti su Wikipedia

Salvatore Bruno Todaro (Messina, 16 settembre 1908al largo di La Galite, Tunisia, 14 dicembre 1942) è stato un militare italiano. Comandante di sommergibili della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale ricevette diverse decorazioni.

Indice

BiografiaModifica

Salvatore Todaro (pr. Tòdaro) (famiglia paterna originaria di Palma di Montechiaro, prov. di Agrigento), entrò all'Accademia Navale di Livorno il 18 ottobre 1923 venendo promosso guardiamarina nel 1927, dopo aver completato il corso. L'anno successivo, promosso sottotenente di vascello, venne destinato a Taranto per frequentare il corso di osservazione aerea, per essere successivamente assegnato a diversi incarichi imbarcati sia su unità subacquee che di superficie.

Nel 1933, a Livorno, si sposa con Rina Anichini, dalla quale ha due figli: Gian Luigi (1939-1992) e Graziella Marina (1943).

Il 27 aprile 1933, a La Spezia, ha un incidente aereo a bordo di un S.55 su cui è imbarcato in qualità di osservatore: l'acqua sollevata da un siluro colpisce l'idrovolante nei piani di coda e lo fa infilare in mare. Todaro ha una frattura della colonna vertebrale che lo obbligherà a portare per il resto della vita un busto[1].

Nel 1936 Todaro venne destinato alla 146ª Squadriglia Idrovolanti e l'anno successivo si imbarcò su di un sommergibile operante al largo delle coste spagnole durante la guerra civile. Nel 1940, raggiunto il grado di capitano di corvetta, ottenne il comando del sommergibile Luciano Manara (Classe Bandiera) e successivamente quello del sommergibile atlantico Cappellini (Classe Marcello).

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Todaro e il Cappellini vennero destinati alla base oceanica Betasom di Bordeaux dalla quale i sommergibilisti italiani, partecipando allo sforzo germanico durante la Battaglia dell'Atlantico, si sforzavano di bloccare le rotte marittime tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

La vicenda del KabaloModifica

Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione al largo dell'isola di Madera, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo (5.186 tonnellate) e, dopo aver lanciato inutilmente tre siluri, lo affondò utilizzando il cannone di bordo. Dopo aver effettuato l'affondamento Todaro accostò e raccolse i ventisei naufraghi della nave belga e li rimorchiò, su di una zattera, per quattro giorni. Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi sul sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azzorre. Dopo averli sbarcati si sente chiedere dal secondo ufficiale del Kabalo: "Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza". Salvatore Todaro risponde: "Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me". Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene, ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede: "Ha dimenticato qualcosa"? "Si - risponde l'altro con le lacrime agli occhi - Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere". Risposta: "Dica ai suoi bambini di ricordare nelle loro preghiere Salvatore Todaro". (Brano riassunto dal volume La battaglia dell'Atlantico Ferni editore)

Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l'ammiraglio Karl Dönitz, che criticò severamente il «Don Chisciotte del mare». Inoltre l'affondamento della nave portò alla dichiarazione dello stato di guerra tra l'Italia e il Belgio; successivamente, però, emerse che il Kabalo era una nave dispersa del convoglio inglese OB.223 e trasportava pezzi di ricambio aeronautici: l'affondamento risultava quindi pienamente giustificato. Gli fu comunque riconosciuta per questa azione la medaglia di bronzo al valor militare.

Altre crociere atlanticheModifica

Il 22 dicembre 1940 Todaro lasciò nuovamente la base di Bordeaux con il Cappellini per una nuova missione. Il 5 gennaio 1941, nel tratto di mare compreso tra le isole Canarie e la costa africana il Cappellini affondò, sempre utilizzando il cannone, il piroscafo armato inglese Shakespeare da 5.029 tonnellate: durante l'azione un marinaio del Cappellini morì a causa del violento fuoco avversario. Anche in questo caso Todaro raccolse i 22 superstiti, alcuni gravemente feriti, e li pose in salvo sulle coste dell'isola di Capo Verde.

Proseguendo la crociera il sommergibile giunse nella zona di Freetown (Sierra Leone), dove riuscì ad affondare con due siluri e utilizzando il cannone il trasporto truppe britannico Emmaus da 7.472 tonnellate. Anche in questo caso il sommergibile subì alcune perdite dovute al violento fuoco di risposta. Nel corso della battaglia un aereo inglese, forse richiamato dall'SOS dell'Emmaus, arrivò sulla zona e riuscì a colpire con due bombe il Cappellini prima che si riuscisse ad immergere, causando gravi danni e diversi feriti. Ciò nonostante Todaro riuscì a portare il sommergibile fino al porto neutrale spagnolo Puerto de La Luz sulla Gran Canaria, dove giunse il 20 gennaio 1941. Grazie all'aiuto delle autorità spagnole, vicine al fascismo italiano, Todaro riuscì a sbarcare i feriti e a riparare il battello per poi riprendere il mare, il 23 gennaio 1941, e raggiungere felicemente il porto di Bordeaux. Nel corso del combattimento aveva trovato la morte il suo secondo ufficiale, Danilo Stiepovich. Per queste missioni ricevette la medaglia d'argento al valor militare.

Todaro partecipò successivamente ad altre due sfortunate crociere atlantiche.

Decima Flottiglia MAS e morteModifica

Nel novembre 1941, a causa del rimorso provato per la perdita dei suoi uomini, chiese ed ottenne di essere trasferito alla Flottiglia MAS. Assegnato alla 4ª Flottiglia MAS con il grado di capitano di corvetta, con questo nuovo reparto partecipò al blocco navale della città di Sebastopoli, sul Mar Nero, durante le operazioni sul fronte orientale. In queste ardite operazioni si distinse nuovamente, tanto da meritare la terza medaglia d'argento al valor militare.

Nei 1942 Todaro venne destinato alla base di La Galite in Tunisia e, al comando del motopeschereccio armato Cefalo, iniziò a pianificare ed effettuare una serie di attacchi al porto di Bona, importante base avversaria. Dopo essere rientrato da una missione notturna, il 13 dicembre 1942, il Cefalo venne attaccato da un aereo inglese Spitfire. Durante il mitragliamento il Comandante Todaro fu colpito da una scheggia alla tempia e morì sul colpo. Aveva 34 anni e la sua memoria venne onorata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

L'S 526 - S. TodaroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Salvatore Todaro (S 526) e Salvatore Todaro (F 550).

Al Comandante Todaro è intitolato uno dei quattro nuovi sommergibili tipo U212 che ha iniziato il servizio operativo con la Marina Militare Italiana il 5 febbraio 2007, ed è stato assegnato all'operazione Active Endeavour (= sforzo attivo) sotto comando NATO. In precedenza un'altra unità della Marina Militare Italiana era stata intitolata alla memoria di Salvatore Todaro; era una corvetta antisommergibile, appartenente alla classe De Cristofaro, in servizio dal 1966 al 1994, che nel 1990 era stata convertita in pattugliatore.

Onorificenze ricevuteModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Ufficiale superiore di elette virtù militari e civili. Capacissimo, volitivo, tenace, aggressivo, arditissimo, al comando di un sommergibile prima e di reparto d'assalto poi, affrontava innumerevoli volte armi enormemente più potenti e numerose delle sue, e dimostrava al nemico come sanno combattere e vincere i marinai d'Italia.
Assertore convinto della potenza dello spirito, malato ma non esausto, mai piegato da difficoltà materiali, da considerazioni personali, da logoramento fisico, ha sempre conservato intatte volontà aggressiva e fede e mistica dedizione al dovere intesa nel senso più alto e più vasto.
Mai pago di gloria e di successi, non sollecito di sé. ma solo della vittoria, riusciva ad ottenere il comando di sempre più rischiose imprese finché, nel corso di una di esse, mitragliato da aerei nemici, immolava la sua preziosa esistenza alla sempre maggiore grandezza della Patria.
Purissima figura di uomo e combattente, esempio fulgidissimo di sereno, intelligente coraggio e di assoluta dedizione.[2]»
— Mediterraneo giugno 1942 - dicembre 1942
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di un sommergibile oceanico, nel corso di una lunga missione di guerra in Atlantico a grande distanza dalla base, attaccava in pieno giorno ed in superficie, un piroscafo armato e successivamente un incrociatore ausiliario riuscendo dopo aspri combattimenti con il cannone adaffondare entrambe le unità nemiche, per un complesso di 12.500 tonnellate.

Fatto segno quindi ad attacco aereo che danneggiava gravemente il sommergibile fronteggiava con ogni mezzo la difficile situazione e, sfuggendo alla ricerca del nemico, rientrava alla base.»
— Oceano Atlantico dicembre 1940 - gennaio 1941

  Medaglia d'argento al valor militare sul campo
«Comandante di sommergibile in missione di guerra in Atlantico, avvistava di giorno una forte formazione navale nemica, si portava arditamente all'attacco in superficie e, nonostante la violenta reazione di fuoco dell'avversario e le menomate condizioni di efficienza della propria unità, affondava con siluro un incrociatore ausiliario, con audace manovra riusciva quindi, a disimpegnarsi dalla violenta caccia avversaria.»
— Oceano Atlantico 1941
  Medaglia d'argento al valor militare sul campo
«Organizzatore sagace ed appassionato nei Mezzi d'Assalto si offiva per guidarli in all'azione nelle acque di una munitissima piazzaforte sovietica. Esempio a tutti di audacia e di intrepidezza era sempre primo nelle imprese più rischiose e difficili. Attaccava a brevissima distanza una unità di vigilanza nemica e sapeva poi abilmente sottrarsi alla sua reazione.

Avvistate in pieno giorno piccole unità cariche di soldati nemici con armi automatiche di ogni genere, si lanciava al loro attacco mitragliandole a brevissima distanza. Persisteva nell'azione fino ad esaurimento delle munizioni, benché il suo secondo pilota fosse stato gravemente ferito ed il suo mezzo raggiunto da molti colpi dell'avversario.»
— Acque di Sebastopoli giugno 1942

  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di un sommergibile oceanico, nel corso di una lunga missione di guerra, durante la quale attaccava e distruggeva un piroscafo armato nemico che reagiva col fuoco all'azione del sommergibile, dimostrava di possedere in elevato grado doti di iniziativa,di aggressività, di prontezza e di decisione»
— Oceano Atlantico ottobre 1940
  Medaglia di bronzo al valor militare sul campo
«Comandante di sommergibili, ha effettuato numerose missioni di guerra in acque insidiate dall'avversario. Animato da elevato sentimento del dovere, ha dimostrato in ogni circostanza sereno coraggio e spirito combattivo»
— Mediterraneo e Atlantico, 10 giugno 1940 - 9 giugno 1941

NoteModifica

  1. ^ Antonino Trizzino. Sopra di noi l'oceano, Longanesi, 1968, p.54
  2. ^ TODARO Salvatore, Presidenza della Repubblica. URL consultato il 5 dicembre 2012.

BibliografiaModifica

  • Armando Boscolo Anzoletti, Il comandante Salvatore Todaro, Roma, Giovanni Volpe editore, 1970.

Collegamenti esterniModifica

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