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Sambasso
insediamento
(SL) Šempas
Sambasso – Veduta
Localizzazione
StatoSlovenia Slovenia
Regione statisticaGoriziano sloveno
ComuneNova Gorica
Territorio
Coordinate45°55′37.27″N 13°44′53.79″E / 45.92702°N 13.748275°E45.92702; 13.748275 (Sambasso)Coordinate: 45°55′37.27″N 13°44′53.79″E / 45.92702°N 13.748275°E45.92702; 13.748275 (Sambasso)
Altitudine96 9 m s.l.m.
Superficie5,94 km²
Abitanti1 066 (2002)
Densità179,46 ab./km²
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
TargaGO
Provincia storicaLitorale
Cartografia
Mappa di localizzazione: Slovenia
Sambasso
Sambasso

Sambasso[1], già Sanpasso[2] (in sloveno Šempas, in tedesco Schoenpass, in friulano Sanbâs), è un insediamento del comune di Nova Gorica, che conta 1066 abitanti. Situato nella bassa Valle del Vipacco (Vipavska dolina), il confine con l'Italia dista meno di 20 km.

Indice

StoriaModifica

L'insediamento è stato per la prima volta menzionato attorno al 1200, assumendo nel tempo diversi nomi come Sannd Pass, De Sancto Passo, Schoenpass.

Il centro abitato apparteneva storicamente alla Contea di Gorizia e Gradisca, come comune autonomo; era noto con il toponimo italiano di Sanpasso[2], tedesco di Schönpaß e con quello sloveno di Šempas.

Dopo la prima guerra mondiale passò, come tutta la Venezia Giulia, al Regno d'Italia; il toponimo venne cambiato in Sambasso, e il comune venne inserito nel circondario di Gorizia della provincia del Friuli[3]. Nel 1927 passò alla nuova provincia di Gorizia[4]; dopo pochi mesi vi vennero aggregati i soppressi comuni di Ossecca-Vittuglia e Ossegliano San Michele[5].

Dopo la seconda guerra mondiale il territorio passò alla Jugoslavia; attualmente Sambasso (denominata ufficialmente Šempas) è frazione del comune di Nova Gorica.

Il 6 settembre 1953 Tito nella vicina località di Stanzia Bartolomei (Okroglica), ora facente parte dell'insediamento di Ossegliano (Ozeljan), allora prossima al confine italo-jugoslavo, vi tenne un imponente raduno di partigiani, pronunciando un duro discorso in cui denunciava crimini da parte italiana e affermava di non essere interessato ad annettere la cosiddetta Zona B, che già occupava,[6] ma di voler rendere la città di Trieste un territorio internazionale e di voler annettere l'intero retroterra[7].

NoteModifica

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